Territorio 2

Periodico di informazione, cultura, opinioni

Casella di testo: “Rigenerazione urbana”: un’occasione da non perdere
Dalla Città Metropolitana finanziamenti per la riqualificazione del centro cittadino

N. 10 Novembre 2016

A.P.

Non so voi, ma io ho strabuzzato gli occhi quando leggendo distrattamente un post sulle pagine locali di facebook, ho trovato una battuta della Sindaca in cui si accennava a un finanziamento di 4,5 milioni di euro per interventi di qualificazione della città. E questo da dove esce? Sono proprio distratto! Allora vado a cercare sul sito del Comune, sulle sue pagine facebook, in giro per la rete e trovo finalmente le necessarie informazioni nelle pagine web della Città Metropolitana di Milano: la battuta della Sindaca allude al progetto-candidatura "Welfare metropolitano e rigenerazione urbana. Superare le emergenze e costruire nuovi spazi di coesione e di accoglienza", promosso dalla Città Metropolitana di Milano con decreto del 25 agosto 2016. Esso rappresenta la proposta con cui la nostra Città Metropolitana partecipa al “Bando per la riqualificazione delle periferie” promosso con decreto dal Presidente del Consiglio nel maggio di quest’anno.  Il progetto si prefigge “di costruire un sistema di servizi per l'accoglienza e la coesione sociale promosso e gestito da una rete di Comuni dell'area Metropolitana, riqualificando immobili pubblici degradati per ospitare nuove modalità dell'abitare”. L’ammontare complessivo proposto è € 50.763.172, di cui  € 10.763.172 già coperti dagli enti proponenti e € 40.000.000 il contributo richiesto al Bando. Tra i sei progetti che intervengono su altrettante aree della periferia uno ci riguarda insieme al nostro vicino Comune di Pieve Emanuele e porta il titolo: "Per una Città di noi". Interventi di rigenerazione urbana e di sviluppo socio culturale nell'area Sud-Ovest.

Per non dilungarmi in descrizioni riporto qui la tabella con gli interventi proposti e i relativi costi.

Non so bene quali elementi di incertezza vi siano nel bando e quanto tempo hanno avuto le amministrazioni locali, e la stesa Città Metropolitana, per mettere a punto i progetti, però si tratta certamente di un finanziamento cospicuo su un tema, la qualità urbana nei suoi aspetti territoriali e socio-culturali, per cui abbiamo antenne assai sensibili. Recentemente il Presidente del Consiglio a Bari ha confermato il finanziamento di tutti i progetti sulle “periferie”, quindi si presume anche quelli presentati dalla Città Metropolitana di Milano, compreso il progetto riguardante la nostra città. Siamo pertanto rimasti a bocca aperta di fronte a quei milioni...e anche al fatto che abbiamo dovuto attendere una battuta della Sindaca via social media per sapere della cosa!

Uno dei punti qualificanti della nuova pianificazione urbana, esplicitamente dichiarato nella legge regionale del 2005 che ha pensionato i PRG e istituito i PGT, è la condivisione e la partecipazione alle scelte da parte dei cittadini. Lo tesso PGT di Rozzano del 2012, nelle sue premesse, fa riferimento a questo ineludibile passaggio, anche se poi l’iter di elaborazione e approvazione del documento di piano non ha tenuto in gran conto osservazioni e procedure partecipative e di condivisione.

Tale principio deve valere per tutte le scelte di riforma e di intervento sulla città.

Difficile trovare qualcuno che dovendo fare o ristrutturare la propria casa si affidi al progettista dicendo: “faccia lei”. E non mi riferisco solo ai costi, ai tempi... ma anche alla qualità, ai bisogni cui il progetto deve rispondere, all’immagine degli spazi. Un buon risultato è sempre il prodotto di un buon rapporto, di una buona intesa tra committente e progettista, dell’esercizio di cultura e intelligenza, dal dialogo di entrambe le figure. Ciò vale anche quando ad essere oggetto di intervento sono gli spazi pubblici. Quando i soggetti si moltiplicano, le culture, i bisogni, i “gusti”, i riferimenti diventano meno omogenei, tutto ovviamente si complica. Ma tale percorso di condivisione rappresenta un ineludibile passaggio se vogliamo che lo spazio urbano viva, sia riconosciuto e apprezzato dai suoi abitanti.

Sarebbe demagogico e un po’ “paraculo” – mi si passi il francesismo – pensare ad una interlocuzione diretta e a tappeto tra progettisti e cittadini, ma esistono esempi di coinvolgimento e dialogo nell’urbanistica contemporanea, che hanno prodotto felici risultati, innanzitutto attraverso le commissioni municipali e con l’adozione di strumenti partecipativi, senza mai confondere i ruoli e le competenze di progettisti e committenti. Produrre spazi estranei come astronavi aliene, pur con tutto lo sforzo di contestualizzazione e la qualità compositiva e spaziale cui i progettisti sono capaci, è facilissimo e conduce dritto dritto al degrado di quegli spazi la cui qualità non viene riconosciuta e vissuta da chi li abita.

Bene non vogliamo che questa, per noi, inaspettata opportunità si trasformi nella ennesima occasione mancata per dar vita a un nuova qualità urbana riconosciuta e vissuta dai cittadini vero? Non risulta infatti che vi siano stati momenti di coinvolgimento di partiti, gruppi, comitati, interessi cittadini nella formulazione della proposta. Probabile che i tempi concessi siano stati realmente assai stretti, ma almeno una informazione attraverso i canali propri dell’Amministrazione e rivolta in primis ai consiglieri comunali, era a nostro avviso necessaria!

A questo proposito, dopo la battuta della Sindaca, sono state fatte osservazioni e richieste di chiarimenti sui social, ma non sono giunte risposte dall’amministrazione.

Dalla sintetica definizione del progetto si deduce che gran parte dei finanziamenti dovrebbe essere usata per la realizzazione del “nuovo cinema teatro Fellini e scuola civica di musica” e di una nuova piazza lungo il viale Lombardia. Il tutto è piuttosto vago, ma compare una valutazione economica dell’intervento, da cui si evince che oltre al titolo qualche elemento in più è stato certamente pensato.

La mente corre subito al “Progetto Centro”, un progetto elaborato dallo studio Oliva precedente il PGT del 2012 attualmente in vigore, che è poi stato pienamente inserito nel Piano definendo una delle “Aree di Trasformazione” (AT1) in esso previste (sul PGT si vedano gli articoli di Piazza Foglia, ancora cartaceo, cliccando qui e qui). In estrema sintesi quest'area di trasformazione riguardava un complesso di aree libere ed edificate, con spostamenti della “capacità edificatoria”, ovvero delle volumetrie edificabili, da un’area all’altra. Le aree coinvolte sono:  quella del centro vero e proprio con Piazza Foglia, il PAM, i “portici” con i negozi e gli spazi aperti  limitrofi; quella del Cinema Fellini che potrebbe lasciare spazio a nuova residenza, con la realizzazione di un nuovo auditorium nell’ambito del progetto; l’area dell’ex capolinea del 15, inclusa nel “progetto centro”, ma rientrante tra quelle cosiddette di “concentrazione edificatoria”. Complessivamente il progetto prevede comunque la realizzazione di circa 50.000 mq. di nuova edificazione.

Ma fu proprio la faccenda dello “spostamento” del Fellini a sollevare numerose  perplessità e contrarietà. Intendiamoci: nel quadro di un progetto complesso e a fronte di un chiaro disegno degli assetti futuri del centro cittadino, lo spostamento, con le necessarie garanzie di tempi e qualità, del cinema-teatro in posizione più centrale a riqualificare le aree degradate prossime a Piazza Foglia, non è certo una bestemmia soprattutto se si pensa alla difficoltà di reperire le risorse necessarie. Il fatto è che il PGT va a delineare questa, e altre operazioni – a prescindere dalla questione fondamentale delle quantità di cemento previste -, che chiamano in causa la proprietà immobiliare e l’edilizia residenziale, proprio quando il settore è ormai segnato da una crisi profonda, irreversibile se si pensa alle quantità e ai ritmi di crescita del recente passato.

Il richiamo al “nuovo” Fellini parrebbe riferirsi pertanto a quanto previsto dal “progetto centro”. Difficile infatti pensare a una demolizione e ricostruzione “in sito” del cinema: anche se migliorato e qualificato, sarebbe comunque un autentico spreco di risorse a fronte delle necessità di ripensare l’intero centro cittadino. Riprendere procedure e ipotesi di scambi volumetrici come previsto dal PGT sarebbe anch’essa un’operazione poco comprensibile e sostanzialmente inutile sul piano delle risorse, stante il finanziamento dei progetti di rigenerazione urbana che potrebbero far partire l’intervento sotto controllo pubblico e senza complesse operazioni di scambio e contrattazione con operatori privati.

Comprendiamo i problemi legati ai tempi di elaborazione e presentazione dei progetti concessi dal bando, ma qui si tratta di 5,9 milioni di euro di finanziamento che possono far partire – e anche far giungere al traguardo! – interventi importanti, in grado di mutare il volto del nostro povero centro città. Ci chiediamo qual è il livello di definizione del progetto e quanto esso è ancora aperto a contributi e alla partecipazione, e quanto spazio ancora vi sia per costruire una ipotesi di intervento che tenga conto della complessità territoriale e sociale di quello che chiamiamo “centro città”. A tal proposito deve essere necessariamente coinvolta ALER, proprietaria di molte aree e fabbricati su cui è necessario mettere mano...insomma i problemi sono tanti, ma si tratta di una vera occasione!

Attendiamo fiduciosi maggiori dettagli e qualche iniziativa di coinvolgimento e condivisione.

Casella di testo: A proposito del PGT, Area D3, consumo di suolo, difesa del paesaggio agrario ed economia locale

N. 2 Marzo 2017

A.P.

Il nostro PGT non è cambiato. La minaccia di un’alluvione di cemento su 378.000 mq, nella cosiddetta Area D3, in quel complesso di aree agricole oltre naviglio attualmente produttive, resta intatta. Stiamo parlando dell’ultimo scampolo di paesaggio agricolo nel nostro Comune; una vasta area di circa 1.100.000 mq, di cui 300.000 recentemente rimboschite tra rogge e cavi, su cui opera la Cascina S.Alberto coltivando cereali e trasformando il proprio prodotto in pane profumato e di ottima qualità (ne abbiamo già parlato, clicca qui per saperne di più). A nostro avviso è necessario ripensare quella destinazione – a residenza e terziario generico -  assolutamente inattuale in questi tempi di crisi, oltre che deleteria sul piano della difesa dell’ambiente, del paesaggio e di una sana e produttiva economia.

Non siamo i soli a dover fare i conti con strumenti di piano che come schiacciasassi passano sopra il buon senso, ancora prima dei principi di una moderna e sostenibile  pianificazione territoriale. Come saprete, al confinante Comune di Basiglio  è caduta sulla testa la tegola del commissariamento a proposito delle “resistenze” al pesante intervento edilizio previsto su aree attualmente verdi. Ma vogliamo qui parlarvi del caso di un Comune collocato in questa nostra fascia di territorio padano, anche se in provincia di Pavia, e della vicenda del suo Sindaco che ha messo mano ad uno sciagurato PGT che prevedeva un consistente aumento della superficie urbanizzata, restituendo ben 38 ettari all’agricoltura. Non tutto è andato liscio e il Sindaco ha dovuto e deve ancora fare i conti con appetiti e interessi che della qualità ambientale, dell’insostenibile consumo di suolo agricolo e dell’economia locale vera, se ne fottono. Riportiamo qui sotto la vicenda del Comune di Borgarello e della lotta del suo Sindaco in difesa del territorio.

 

Il sindaco di Borgarello non cede ai ricatti: nel nuovo Piano 38 ettari tornano all'agricoltura e punta a un reale sviluppo sostenibile

(Dalle pagine facebook dell’Associazione per il Parco Sud Milano Onlus, 21.01.2017)

 

Era maggio, nel 2013. Molti comuni erano andati alle urne per scegliere il nuovo sindaco. Tra questi comuni, avevamo deciso di raccontare la svolta di Basiglio e di Borgarello, il primo nel Parco Sud, l'altro confinante con esso, ma adagiato nella provincia pavese: una scelta dettata dal fatto che ci avevano ispirato un'epidemia d'amore per il territorio. I due sindaci, infatti, erano giunti alla vittoria per avere dichiarato, in campagna elettorale, di voler modificare il PGT (Piano di governo del territorio), in cui erano previsti devastanti progetti.

Ma, se a Basiglio le promesse sono ancora solo parole, a Borgarello si è concretizzato il sogno dei cittadini: il 22 dicembre scorso il Consiglio comunale ha deliberato il nuovo PGT, incentrato sulla riduzione del consumo di suolo, mentre il precedente prevedeva un aumento del 49% della superficie urbanizzata (contro una media del 14% dei comuni del pavese). "Il piano approvato -spiega alla nostra associazione il sindaco Nicola Lamberti - dopo un'attenta verifica sulle previsioni di crescita e sull’offerta già programmata, riduce del 96% il consumo di suolo del vecchio piano, restituendo agli usi agricoli una superficie complessiva di ben 38 ettari".

In particolare, quasi 22 ettari erano destinati a un centro commerciale, progetto con alle spalle lunghe e torbide vicissitudini che hanno costellato l'ormai ultradecennale storia di questo megamarket.

La pesante ritorsione dei costruttori.

Ma il colpo di spugna che cancella il devastante progetto commerciale non è certo stato un passo facile. E non solo perché il comune non incasserà i cospicui introiti che sarebbero derivati dalla realizzazione del progetto.  Anzi, "La società - fa sapere Lamberti - ha presentato la seconda richiesta danni all'amministrazione: la prima era di 20 milioni, e ora ce ne è stata consegnata un'altra da 30 milioni di euro. Ovvio che le casse del nostro piccolo comune non sono in grado di sostenere l'esorbitante richiesta. Ma intendiamo comunque affrontare tutte le cause e probabili processi annessi pur di salvaguardare il nostro vero patrimonio: l'agricoltura, l'ambiente, la biodiversità e non ultimo la qualità della vita del nostro paese. Non possiamo dimenticare che la nostra provincia è la seconda in Italia per morti causati dall'inquinamento. E la nostra area alle porte di Pavia, di traffico ne ha già in abbondanza. Noi puntiamo a un modello di sviluppo sostenibile e, nel nuovo PGT, abbiamo sottolineato come l'agricoltura sia 'una componente fondamentale, perché in grado di produrre servizi, generare lavoro e produrre benefici per l’ambiente'. Non dimentichiamoci, poi, dove sta il nostro piccolo comune, con meno di 3mila abitanti: nel territorio del Naviglio, nel Parco Visconteo e nel Parco della Certosa che, unitamente al nostro patrimonio storico, come Villa Mezzabarba, rappresentano un potenziale elemento di sviluppo economico locale".

Pronta anche la risposta, se gli si fa notare che andranno perduti centinaia di nuovi posti di lavoro: "Sono solo specchietti per le allodole - risponde convinto il Sindaco -. Per ogni centro commerciale aperto, centinaia di piccoli negozi chiudono, lasciando sul campo intere famiglie. Siamo stati eletti per salvare il territorio. Continueremo a oltranza, coerentemente col nostro programma elettorale"

Una coerenza e un impegno che dovrebbe salire alla ribalta delle cronache nazionali. Laddove invece, purtroppo, di conseguenze nefaste per il forsennato uso del cemento, se ne legge ogni giorno. Nell'indifferenza quasi totale.