Territorio 1

Periodico di informazione, cultura, opinioni

Casella di testo: Urbanistica e territorio: il “campo di battaglia” tra interessi poco chiari, proprietà immobiliari, affari e una “disinvolta” amministrazione pubblica.
Intervista a Nicola Calembo ex assessore e consigliere comunale di Sinistra Democratica

N. 2 Aprile 2015

A.P.

Mentre procedono le indagini che riguardano la vita amministrativa del nostro Comune, noi vorremmo proseguire nel lavoro di “scavo”, memoria e discussione intorno alle questioni politiche che stanno all’origine di certe pratiche amministrative. Riteniamo che, come si usa dire, il problema sia innanzitutto politico: dietro a un falso dinamismo e a una presunta innovazione, si celano in realtà, e neanche tanto bene, vecchie pratiche di potere. Insomma ci spacciano per nuovo e moderno un film già visto… e non solo, purtroppo, sugli schermi dei cinema rozzanesi.

Così abbiamo fatto qualche domanda a Nicola Calembo, storico esponente della Sinistra in città; più volte consigliere comunale e assessore. Prima con il PCI, poi con i DS e infine con Sinistra Democratica, si è sempre occupato di questioni legate a urbanistica e territorio, spazio privilegiato per le incursioni di affaristi e faccendieri.

 

Nell'intervista all'ex Consigliere Igino Gabriele, pubblicata nello scorso numero di Piazza Foglia, lei é stato indicato come uno dei primi esponenti politici locali ad aver mosso obiezioni a pratiche politico-amministrative della prima giunta D'Avolio,  sia di natura politica, sia relativamente alla loro correttezza. Ci vuole ricordare di quali anni e atti  amministrativi stiamo parlando?

Stiamo parlando di circa 10 anni fa e della politica urbanistica che l’Amministrazione stava allora inaugurando. Le scelte  urbanistiche adottate con  l’approvazione del  “documento di inquadramento delle politiche urbanistiche”, che precedette  il P.G.T., provocarono  lacerazioni tra i componenti il Consiglio Comunale a causa del forsennato iter adottato per approvare piani integrati  e quant’altro potesse consentire di edificare. Sembrava una corsa contro il tempo, poiché  senza il cappio del  nuovo regolamento edilizio, del piano delle regole e dello  studio dei flussi di traffico, le concessioni venivano rilasciate adottando  le vecchie norme, indipendentemente dall’approvazione del P.G.T.

Il consigliere comunale Davide Currò, mise in evidenza gli aspetti  riguardanti la mancanza di  trasparenza. Ricordo che i Consiglieri Comunali  della maggioranza, furono coinvolti, prima del Consiglio Comunale, per sole due delibere:  l’ampliamento del Fiordaliso e l’edificazione dell’immobile eretto  tra la via Lambro e viale Isonzo. Una riproposizione senza tregua  di atti, che riguardavano interventi edilizi.

Quanto alle pratiche politico-amministrative e alle scelte, ritengo che già nel corso dell’incarico quale assessore alla partita urbanistica/edilizia, D’Avolio  suscitò, in  alcuni amministratori in carica, perplessità circa la mancanza di  confronto nella gestione delle questioni urbanistiche, che hanno poi modificato l’assetto territoriale della città. A pochi mesi dalla scadenza del suo mandato assessorile, fece approvare  il progetto  edilizio  degli stabili che insistono  tra la via Alberelle e la Cascina Bandeggiata, che successivamente gestì in qualità di Sindaco. L’iter seguito  e molti dei fatti  occorsi prima e durante l’attuazione del piano,  suscitarono  malcontento, che ancora oggi  è oggetto di dibattito tra le persone sensibili nei confronti del  rispetto dell’ambiente e delle regole. La regolamentazione urbanistica  di quelle aree, era contenuta in una convenzione,  frutto di confronti e discussioni che si protrassero  per un decennio, a far data dagli anni settanta. Prima che sulla lottizzazione venisse sancita la chiusura, io e l’allora consigliere Emilio Mastropaolo, presentammo   istanze presso il Comune,  per tentare di porre rimedio alla colata di cemento, oltre che tentare di capire le motivazioni per cui fosse stata stipulata una nuova convenzione con la stessa proprietà, che nel frattempo aveva  mutato  la ragione sociale.  Non è esagerato affermare  che  tutte le aree libere o fabbricati in dismissione furono oggetto di  interesse da parte dell’Amministrazione Comunale. Dopo una fase di leale  sostegno, emerse in me la certezza che le finalità perseguite dalla Giunta Municipale non fossero a favore dell’interesse pubblico. Le contestazioni iniziarono con la presentazione di una serie di interventi, tra i quali:  la “Vecchia Filanda” (un mostro ai margini del parco 1); il “Parco delle Rogge”; le lottizzazioni di Valleambrosia Nord e Sud; l’ampliamento del Fiordaliso; il recupero” della Riseria Inverni” sul Naviglio Pavese.

L’ampliamento del Fiordaliso rappresentò “l’ultimo atto” di un rapporto oramai logorato. Una parte della maggioranza riteneva che la capacità di cubatura  della struttura potesse essere realizzata solo in elevazione, così come prevedeva il Piano Regolatore e le N.T.A. e non occupando ulteriore territorio. Si raggiunse un compromesso tra le forze politiche, poiché l’ampliamento  assentito dal Piano avrebbe indotto l’azienda ad interrompere l’attività. Venne dato l’assenso a condizione che la proprietà rinunciasse a future possibilità edificatorie, perché con l’ampliamento in orizzontale avrebbe accresciuto, di fatto, le capacità volumetriche previste nell’originaria concessione; si trattava di  “ un regalo “ del valore di  milioni di euro. Al tutto, si aggiunge la questione ex area Poclain. Parte delle aree destinate a verde pubblico attrezzato, poste in via del Volontariato, in via della Cooperazione, in Strada per Basiglio e in via Buozzi, furono trasformate in aree edificabili; in via del Volontariato e in parte in via della Cooperazione,  già insistono degli immobili aventi, a mio avviso, dimensioni che contrastano con l’ambiente circostante e la disponibilità delle aree in termini di volumetria. Anche la scelta di ricorrere alla realizzazione delle opere a scomputo, da parte degli imprenditori, suscitava perplessità stanti i carenti meccanismi di controllo. Seppi poi che la proposta  di incaricare un professionista, per l’affidamento dei  controlli tecnici  e contabili dei lavori pubblici eseguiti dai lottizzanti, che fosse retribuito in percentuale rispetto alle somme  risparmiate, non venne accolta. Una aspetto mancante di qualsiasi ritegno di carattere etico, stava nell’enorme mole di pubblicità che gli imprenditori pubblicavano sul periodico, che veniva spacciato quale organo di informazione dell’Amministrazione Comunale; pubblicità diffusa ancor prima dell’approvazione delle concessioni.

Lei ha un passato significativo di amministratore e consigliere comunale; é stato un esponente politico locale prima del PCI e poi dei DS; ha partecipato a scelte importanti che hanno segnato lo sviluppo urbano e sociale della nostra città. Come é cambiato, se é cambiato, il modo, i tempi, il livello di partecipazione, del dibattito politico in Città e nel Consiglio Comunale?

Ritengo che rispetto al passato, alla quantità e qualità del  dibattito politico e del livello di partecipazione,  si riscontra un decadimento preoccupante. La degenerazione non è solo frutto della mutazione dei tempi, e per me anche della perdita di identità di molti partiti, ma rappresenta il risultato di un modo di far “politica”, che ha fatto emergere la “tecnica” della “pacca sulle spalle”, anziché il confronto rispetto ai problemi, che, al tempo dei precedenti Sindaci era linfa della  democrazia. Al  tempo  di Giovanni Foglia, ad esempio, il ruolo dirigente dei Consigli di Quartiere, a cui venivano demandate le discussioni e valutazioni di tutti provvedimenti edilizi e non solo, fu trainante rispetto alla crescita della  partecipazione generale, anche su questioni che riguardavano l’interesse dell’intera città. Con  Enrico Sala e Maria Rosa Malinverno, decaduto il ruolo dei Consigli di Quartiere, si cercò di sviluppare una pratica del confronto con la valutazioni delle delibere da proporre  all’approvazione del Consiglio Comunale. Da una condizione di tensioni ideali e politiche, si passò poi alla disinformazione assoluta, a danno dei  consiglieri comunali della maggioranza e dell’opposizione. E’ sotto gli occhi di tutti  lo stato di  decadenza, che si  evince assistendo alle riunioni dei Consigli Comunali, almeno  negli ultimi dieci anni. Alcuni componenti non sono stati posti nelle condizioni di poter esprimere le proprie  naturali predisposizioni; altri sono stati prescelti e inseriti nel consesso senza un minimo di supporto.  La dignità di molti soggetti ne è uscita umiliata, assoggettata  a critiche senza una valutazione dei perché  delle scelte. Una condizione di mancanza totale di partecipazione “della base”, dei cittadini attivi nella vita politica, ha fatto emergere le  “capacità” di chi ha perpetrato l’obiettivo di gestire il potere senza intralci e con pochi scrupoli, avendo, tra l’altro,  ridotto anche le forze di opposizione al ruolo di supporters, come alcune scelte hanno ampiamente dimostrato.

La politica urbanistica é da sempre il terreno privilegiato su cui si esercitano interessi privati intrecciati a  pratiche amministrative non sempre chiare e al sevizio di un progetto di città. É anche il terreno che forse più di altri segna la qualità della vita dei cittadini: viabilità, verde e ambiente, servizi… sono tutte questioni legate alle politiche del territorio. Come valuta il nuovo PGT varato dalla seconda giunta D’Avolio?

Il mio giudizio è nettamente negativo, poiché ritengo il PGT la sanatoria degli insani provvedimenti  adottati  attraverso le varie delibere assunte al tempo in cui era in vigore il documento già trattato nella prima domanda. Con l’approvazione del “documento di inquadramento delle politiche urbanistiche” del 2006, il territorio divenne un vero campo di battaglia.(si può leggere il documento redatto da me e da Emilio Guastamacchia a proposito della politica urbanistica che stava preparando il futuro PGT cliccando qui) Viabilità, verde e ambiente,  sono stati  compromessi da una serie di scelte che appaiono  gesti di disperati. L’importanza  storica, paesaggistica e culturale, che avrebbe potuto assumere il  P.G.T., è scemata, inesorabilmente.

E’ grave che Rozzano non abbia  più attività di carattere agricolo, pur essendo una città del Parco Agricolo Sud Milano. E’ in un profondo declino la storica realtà artigianale, che viene sostituita dal  massiccio insediamento di attività commerciali.

Un’altra questione oggetto delle indagini in corso è quella delle Aziende Partecipate, in primis la disastrosa situazione di API. Come si è arrivati a questo punto in cui è messa in discussione la gestione e l’organizzazione dei servizi e dei beni comuni da parte del Comune, cioè dell’interesse pubblico che dovrebbe tutelare sia la qualità dei servizi che la loro distribuzione secondo il criterio della giustizia sociale?

Il progetto, che aveva generato la costituzione di  società in grado di gestire parte dei servizi assegnati al comune, è fallito. I fatti, stante le vicende di cui è storia, hanno fatto emergere episodi  di insana  gestione. A parte le difficoltà delle amministrazioni comunali, dovute al patto di stabilità e alle varie ristrettezze economiche imposte da un folle sistema della gestione pubblica, a Rozzano la questione API, ma anche la gestione delle altre società partecipate, mettono in evidenza una scellerata condotta da parte di chi ha avuto le responsabilità decisionali,  per  l’assegnazione  di incarichi, con i relativi  onorari, parcelle, ecc..., a prescindere dal possesso  delle  capacità necessarie per poter sviluppare un progetto o raggiungere determinati obiettivi. In una condizione di ristrettezze finanziarie, i primi provvedimenti devono mirare al contenimento dei costi, oltre che al rilancio della qualità del prodotto e del servizio. Se un dirigente dimostra di non essere in possesso di specifiche capacità, non deve avere la possibilità di reiterare i propri errori.

Le gravità delle questioni addotte dai mezzi di informazioni e dalle notizie ritenute  ufficiali, mi inducono a  ritenere che la Città pagherà a caro prezzo gli errori gestionali, che genereranno una  grave stasi delle risposte alla domanda di servizi da parte dei cittadini.

Casella di testo: Centro cittadino, “area Cabassi” e soprattutto stop al consumo di suolo
A proposito della revisione del PGT di Rozzano

N. 6 Settembre 2015

Adriano Parigi

Nonostante le spossanti  “ondate di calore”, sulle pagine rozzanesi  dei social network, si sono sviluppate anche nel periodo estivo, conversazioni e dibattiti sui temi, sempre molto sentiti, dell’ambiente e del destino del nostro territorio. In uno di questi siamo venuti a conoscenza, da parte di esponenti politici locali di maggioranza, che l’Amministrazione sta seriamente pensando a una revisione del Piano di Governo del Territorio. Accogliamo con favore la notizia! Non è infatti sostenibile, da tutti i punti di vista, un Piano fondato su uno sviluppo economico in profonda crisi e sui presupposti di un modello economico/territoriale  vecchio e inadeguato ai bisogni dell’oggi.

Innanzitutto ci preme sottolineare, coerentemente con quanto prevede la legge urbanistica regionale che ha istituito lo strumento urbanistico chiamato PGT, sostituendolo al vecchio PRG, che la sua elaborazione e ovviamente le sue revisioni, non possono prescindere da un percorso di  coinvolgimento e condivisione. Pertanto sarebbe opportuno che, una volta chiariti volontà e tempi, si manifestasse da parte dell’Amministrazione, una esplicita chiamata alla partecipazione, una raccolta di idee, saperi, bisogni

Ci permettiamo in questa sede di proporre, molto sommessamente, un paio di priorità che dovrebbero trovare adeguato spazio in questo processo di revisione. (Piazza Foglia ha già dedicato in passato analisi e articoli al PGT. Per approfondire clicca qui e qui) E’ opportuno fare comunque una premessa generale: qualsiasi modifica apportata a questo o quell’aspetto, norma, destinazione specifica prevista dal PGT, non può prescindere da un ripensamento profondo dei suoi assunti di base. Una forte ed esplicita contraddizione sta infatti al fondo del documento di piano, e sono gli stessi autori a porla in evidenza. Mentre da una lato essi osservano giustamente come Rozzano abbia ormai raggiunto una soglia limite di superficie edificata, dall’altro il Piano da loro stessi redatto, prevede comunque la bellezza di circa 520.000 mq di superficie lorda da destinare a nuove edificazioni, con l’aggiunta di aree rese impermeabili per realizzare strade e parcheggi! Questa contraddizione deve essere sanata: se lo stop al consumo di suolo è una priorità strategica del piano, ad essa devono conseguentemente ispirarsi tutte le specifiche disposizioni e previsioni.

Le aree “Cabassi”: un patrimonio per tutto il Sud Milano

Se il tema è il consumo di suolo, appare inevitabile cominciare da qui a individuare le priorità. Qui infatti si concentra la previsione di ben 325.000 mq di nuove edificazioni, sul totale previsto, con una destinazione per il 50% a residenza e 50% a terziario generico. Oltre alla quantità di mq, risalta immediatamente l’incongruità di una destinazione siffatta, di fronte alla crisi di locazioni e vendite del vicino comparto di Milanofiori. A parziale “discolpa” dell’attuale PGT, va rilevato che tali aree sin dagli anni ottanta furono oggetto di numerosi “assalti” da parte della proprietà, l’immobiliarista Cabassi, che causarono anche crisi politiche nelle giunte comunali di allora. Vennero ai tempi scongiurati (va detto: grazie all’opposizione del PCI) massicci interventi di cementificazione estesa dell’area, ma successivamente il PRG introdusse comunque possibilità edificatorie nelle aree a ridosso della tangenziale. Come si può constatare dando una semplice occhiata alle mappe, quelle aree hanno un peso e rivestono un ruolo strategico che va ben oltre la dimensione del nostro comune. E qui sta la prima considerazione: un’area di tale rilevanza deve essere oggetto di una proposta “forte”, capace di dare alla nostra città un luogo di pregio e lustro. Ciò deve però oggi fare i conti con quanto prima accennato circa l’uso di quella risorsa preziosa e finita che è il suolo, contemperando qualità e capacità attrattiva con la conservazione del paesaggio agrario. L’area è privata e probabilmente la proprietà, nonostante i tempi di crisi, ha delle aspettative, ma ricordiamo che la potestà edificatoria è comunque in capo all’Amministrazione Comunale che può rivedere quantità e destinazioni d’uso e pare evidente soprattutto percorrendo l’area, come essa, nonostante sia  interclusa da autostrada, Naviglio e tangenziale, mantenga grazie alle notevoli dimensioni e alla qualità del paesaggio una immagine ed una impronta fortemente legata all’agricoltura. E’ possibile partire da qui per immaginare un destino per quelle aree? A Nord, immediatamente a ridosso della tangenziale, si trova la Cascina Nuova, che è stata recentemente oggetto di sgomberi di insediamenti abusivi da parte dell’Amministrazione. Essa non presenta edifici di particolare pregio architettonico, ma conserva un impianto interessante. E’ possibile sviluppare da questi elementi minimi una destinazione che fonda agricoltura, scambio dei prodotti, tempo libero, sperimentazione e ricerca… con interventi che prevedano anche le necessarie e circoscritte opere edilizie e infrastrutturali di collegamento? Certo, sappiamo bene che è facile immaginare, più difficile è trovare le risorse e le forze per affrontare gli “appetiti” del mercato immobiliare. Ma, forse, proprio questi grami tempi di crisi possono facilitare un tale compito: si tratta di mobilitare le energie di enti, istituzioni… soggetti, oltre l’asfittica dimensione cittadina in un quadro decisamente metropolitano, che possano giocare un ruolo nella progettazione di un tale destino di nuova qualità ambientale, paesaggistica e urbana per la nostra area.

Un nuovo centro cittadino

Difficile pensare a questo come un tema di secondo piano. Di enorme rilievo per la nostra città è infatti la sistemazione, meglio, la realizzazione di un vero centro cittadino, che faccia giustizia di quelle aree, edifici, spazi senza qualità e forma che stanno tra la Chiesa di S.Angelo e il palazzo del Comune (anche qui Piazza Foglia ha già detto la sua). In qualche cassetto o armadio dell’Ufficio Tecnico giacciono, forse, ancora gli elaborati di un concorso di idee, indetto dall’Amministrazione  Comunale verso la fine degli ’80, che aveva lo scopo di raccogliere proposte architettoniche per la sistemazione di quelle aree. Poi, nel 2006, venne elaborato un “Progetto Centro”, in cui si cominciò a delineare una strategia complessiva di qualificazione, ampliando l’ambito e ipotizzando un quadro di interventi con scambi di capacità edificatorie tra diverse aree e contesti. Tale progetto costituì la base per l’elaborazione del PGT del 2012. La seconda “area di trasformazione” indicata dal PGT, per quantità di mq di superficie edificabile, dopo l’area “Cabassi”,  è infatti quella che interessa il centro cittadino, in cui sono previsti circa 50.800 mq di nuova edificazione. Le aree coinvolte sono numerose: quella del centro vero e proprio con Piazza Foglia, il PAM, i “portici” con i negozi e gli spazi aperti limitrofi; quella del Cinema Fellini che potrebbe lasciare spazio a nuova residenza, con la realizzazione di un nuovo auditorium nell’ambito del progetto centro; l’area dell’ex capolinea del 15, inclusa nel “progetto centro”, ma rientrante tra quelle cosiddette di “concentrazione edificatoria”. Ci sia consentito dubitare della “capacità” del nostro centro città di contenere più di 150.000 mc di nuove costruzioni, anche comprendendo le aree dell’attuale capolinea del 15. E ci sia inoltre consentito di dubitare anche del complesso gioco di scambi tra aree, mc, destinazioni d’uso… da cui dovrebbero essere ricavate le risorse per qualificare il centro. Ci rendiamo perfettamente conto della complessità del tema e della portata degli investimenti necessari, ma crediamo innanzitutto che serva un’idea circoscritta e condivisa, discussa e partecipata, che affronti qualità, destinazioni e forma innanzitutto del cuore cittadino. Non crediamo sia possibile giungere a una soluzione senza la chiamata in causa della Regione (ente a cui fa oggi riferimento ALER), senza un investimento che parta innanzitutto dal pubblico. Certamente è possibile in forme limitate e definite nei tempi e nella qualità, attuare “scambi”che coinvolgano operatori privati – soprattutto se si immagina una consistente porzione di spazi commerciali nel centro città -, ma non è possibile fondare la speranza di vedere riqualificato, meglio, realizzato un nuovo centro cittadino, su complessi e articolati meccanismi di scambio, senza che vi sia idea e investimento della mano pubblica a guidare l’opera.

Be’ ci fermiamo qui. Molti sono gli aspetti che non ci convincono di questo PGT – dalla previsione di circa 12.000 nuovi abitanti, al destino di nuova edificazione per i campi sportivi e altre aree verdi marginali…-; ne abbiamo già parlato su queste pagine, ma ora, se quanto emerso circa una revisione del PGT è vero, le cose sembrano farsi più interessanti. Staremo a vedere.

Casella di testo: Il profumo del grano
La Cascina Sant’Alberto: una storia di lavoro agricolo a difesa del paesaggio

N. 3 Marzo 2016

Adriano Parigi

La pianura lavorata persiste, nelle parvenze della natura e dell’opere,

ad essere la madre cara e necessaria, la base di nostra vita.”

Carlo Emilio Gadda

Piazza Foglia ha dedicato molte pagine a raccontare la ricchezza del patrimonio di soggetti e  realtà culturali, sociali e di difesa del territorio che  la nostra città può orgogliosamente annoverare. Ciò di cui ora intendiamo parlarvi rappresenta una sintesi di tutto questo, con l’aggiunta di essere oggi un’importante realtà economica legata all’agricoltura, ormai l’unica nel territorio di Rozzano. Stiamo parlando della Cascina Sant’Alberto che origina da una costola della Azienda Agricola Triulza, da cui nacque nel 1999 la Società Agricola Sant’Alberto. L’Azienda lavora circa 110 ettari di terreno prevalentemente coltivato a cereali, nel territorio del Comune di Rozzano. Dal 2003 grazie a fondi europei l’azienda inizia inoltre un percorso di riforestazione, intervenendo sulle rive delle rogge e ridisegnando un complesso sistema naturale fatto di radure e fasce boscate che diviene habitat di numerose specie animali: dalla lepre al tasso, dal picchio alla poiana, dall’airone al fagiano, e oggi è classificata come oasi di ripopolamento faunistico. Quest’opera sta tuttora proseguendo: sono state messe a dimora 7.000 piante, interessando una superficie di circa 120.000 mq, tra alti fusti – querce, frassini, aceri, ontani, ciliegi selvatici, tigli – e cespugli, tra cui biancospino, melo selvatico, rosa canina, prugnolo, pero selvatico. Altre 5.000 saranno piantumate nel prossimo futuro e il programma prevede di intervenire su circa 300.000 mq nell’arco di vent’anni. L’azienda sin dall’origine si fonda su un ciclo produttivo senza l’uso di prodotti chimici e nel 2009 si specializza nella produzione di farro, segale e frumento, che fa macinare a pietra nel Mulino Bava di Abbiategrasso. Infine nel 2013 nasce il progetto di un forno per la produzione diretta di pane all’interno degli edifici della Cascina che, nel 2014, vede infine la produzione e la vendita dei primi prodotti: dal classico pane di grano duro, al pane di farro o di segale, dalle focacce ai biscotti, dal pane con l’uvetta al pane col cioccolato. In poco tempo il forno della Cascina Sant’Alberto si guadagna l’attenzione di Slow Food e di altri importanti soggetti della cultura del cibo sano, grazie all’uso di lievitazione naturale con pasta madre e all’attenzione sia per i prodotti che per i processi di lavorazione. Il pane della Sant’Alberto lo potete trovare nei mercati agricoli milanesi, dal Popogusto di Radio Popolare, al mercato della Cascina Cuccagna, o nella catena Bio-c'-bon.  Il progetto agricolo della Cascina si fonda sull’alternanza con rotazione colturale, tra prati stabili e coltivazione a cereali utilizzando semi prodotti direttamente dalla Cascina, sperimentando anche la produzione di grani tipici o utilizzando cereali antichi come il Senatore Cappelli, tramite scambi con altri produttori cerealicoli del nostro paese. Accanto alla produzione agricola e al laboratorio di panificazione, l’azienda, che occupa attualmente 8 persone, persegue, come abbiamo detto, un progetto di conservazione e di rinaturazione di vaste aree che, seppur “sacrificate” alla produzione diretta, consentono una varietà di paesaggio agrario e anche la possibilità di coinvolgere istituzioni come l’Università di Pavia e di sperimentare nuove forme di agricoltura di “prossimità urbana”, come ad esempio la coltivazione di ortaggi. E’ infatti in programma l’avvio di un’esperienza di “orticoltura selvatica” che prevede anche l’attivazione di corsi in collaborazione con il MUSA insediato nella poco distante Cascina Salterio (v. la locandina in prima pagina).

Tutto questo e altro ancora sul lavoro della Cascina ci ha raccontato Walter Meles, amministratore dell’azienda, che ha seguito sin dall’origine lo sviluppo di questa esperienza. Walter viene dall’ambientalismo e ha portato la sua cultura e la sua esperienza in questa avventura imprenditoriale, culturale e di presidio del territorio. E si, perché abbiamo un bel parlare di verde, di preservazione di ambiti e spazi di natura, di conservazione del paesaggio, ma il primo requisito perché ciò sia possibile è che permanga l’agricoltura e trovi la possibilità di dare prodotti di qualità, lavoro e reddito! Solo così infatti essa può “resistere” nelle fasce del margine metropolitano, all’espansione urbana facilitata dall’abbandono dei campi e dal degrado che ne consegue.

Qualcuno si sarà già chiesto:  ma dove si trova tutto ‘sto ben di Dio?La Cascina Sant’Alberto si trova nella cosiddetta “area Cabassi”, la famosa area D3, l’Ambito di Trasformazione 1, cosiddetto “Città Nuova”, del PGT di Rozzano. Si, proprio quella vasta area di circa 1.100.000 mq (più o meno il 15% del territorio comunale) tra il Naviglio e l’autostrada dei Fiori, che si vede passeggiando in bicicletta lungo l’alzaia, dalla tangenziale sino ai confini con Zibido S.Giacomo. La cascina è posta al limite Sud dell’area, con l’ingresso dalla strada “Bazzanella” che porta verso Assago e Buccinasco.  E’ nei dintorni  dei suoi fabbricati che sono  iniziati i lavori di riforestazione di cui abbiamo parlato e che ora stanno proseguendo verso Nord. L’azienda lavora tutti gli appezzamenti agricoli sino a quelli a ridosso della tangenziale, dove si trovano i ruderi della Cascina Nuova e dove il PGT di Rozzano concentra la prevista attività edificatoria. Ricordiamo infatti che lo strumento di pianificazione comunale, destina all’edificazione 378.000 mq di questo complesso di aree e prevede la realizzazione di più di 320.000 mq, metà con destinazione residenziale e metà a terziario. Nel percorso di elaborazione del PGT è entrata anche l’esperienza della Cascina Sant’Alberto ed ha costituito momento di riflessione proprio sul tema della sostenibilità del processo di trasformazione urbana, condizionando anche le ipotesi di pianificazione. Tuttavia l’imponenza dell’edificazione prevista e la sua destinazione d’uso, con le implicazioni in termini di utilizzo del suolo, rappresentano un problema difficilmente aggirabile e chiedono oggi, anche in virtù della profonda crisi del settore edilizio, proprio nel mercato della residenza e del terziario, un riconsiderazione complessiva. L’area con la sua attività agricola e di trasformazione qualificante non può essere vista solo come vasto spazio “verde” di valorizzazione e “compensazione” del costruito, ma dovrebbe essere proprio l’agricoltura col suo paesaggio, col suo lavoro e coi suoi prodotti,  l’occasione da cui partire per immaginare un destino di questo ampio scampolo di pianura lombarda, ormai l’ultimo lembo di paesaggio agrario nel nostro Comune, con una peraltro assai più vasta valenza territoriale. Certo la situazione è differente, ma quanto sta accadendo a pochi chilometri dalla Cascina Sant’Alberto, è particolarmente significativo. Le famose “aree d’oro” dell’immobiliarista Ligresti nel Parco Agricolo del Ticinello, passate dopo anni di battaglie civili e legali in mano al Comune di Milano, saranno assegnate a progetti di agricoltura periurbana tramite un bando rivolto a giovani agricoltori. Circa 500.000 mq, su un totale di circa 900.000 che compongono l’area in oggetto, attualmente ancora adibiti ad attività agricola, saranno infatti destinati a rimanere produttivi e a comporre un articolato paesaggio agricolo a ridosso della città.

Si sta già provvedendo a lavori di rimboschimento e a svolgere le necessarie opere di manutenzione della Cascina Campazzo, che rimarrà produttiva e costituirà il cuore del Parco, svolgendo attività culturali e agricole, di coordinamento delle attività e centro visita. Come già detto la situazione qui è differente: le nostre aree non sono pubbliche e il PGT ne ha destinato una fetta cospicua all’edificazione. Ma la crisi profonda che investe il settore edilizio e il mercato immobiliare non è una tempesta passeggera. Vi è una saturazione del mercato residenziale e il terziario, per avere futuro, deve essere assai specializzato. Inoltre la stessa relazione di accompagnamento del PGT del 2012 ci avverte che il territorio del Comune di Rozzano si trova già ora su un pericoloso crinale in cui il 50% del suolo è già “cementificato”, rischiando, con le scelte edificatorie programmate, di superarlo abbondantemente. Pertanto non si tratta certo di una bestemmia immaginare di poter coinvolgere la proprietà – peraltro sensibile ai temi della sostenibilità ambientale, come testimonia il supporto dato all’esperienza della Cascina Sant’Alberto -  in una ipotesi che ridimensioni grandemente le prospettive edificatorie - anche attuando scambi nel quadro della pianificazione comunale -, riprogettando un futuro per la nostra area in cui l’agricoltura, il suo paesaggio e i suoi prodotti possano giocare un ruolo da protagonisti. I pur necessari interventi di infrastrutturazione ed edificazione, dovrebbero essere contenuti e mirati alla valorizzazione anche economica di questa agricoltura periurbana, coinvolgendo istituzioni e soggetti – progetti europei, università, strutture commerciali, centri di ricerca... – che potrebbero offrire sostegno e competenze. Non sta a noi avanzare qui ipotesi, ma il mondo è ormai pieno di piani e progetti che mirano alla conservazione e alla qualificazione dei margini agricoli metropolitani, senza che ipotesi di questo tipo possano essere descritte come frutto di attività onirica! La Cascina Sant’Alberto è la testimonianza che nella nostra terra natura e cultura, forme del paesaggio e attività dell’uomo sono fortemente intrecciate e rappresentano una ricchezza reale per l’economia e la vita, per il sistema produttivo e per il nostro abitare. Informazioni e notizie sulla Cascina Sant’Alberto le trovate su www.cascinasantalberto.it