Società 11

Periodico di informazione, cultura, opinioni

Casella di testo: Il bullismo è questione di classe? Riflessioni a partire da una “Amaca” di Michele Serra

N. 4 Maggio 2018

Fiorella Gebel

Nel marzo 2017 mi ero già “cimentata” sul un tema sempre attuale (purtroppo!), il “bullismo”. Ovviamente l’avevo fatto con gli strumenti che possiedo,  che non sono certo una laurea in sociologia, in comunicazione o, tanto meno, in psicologia. L’ho fatto ragionando da genitore come ciascuno di noi, di voi, può fare, interrogandomi sui fatti che accadono, sul perché, sulle nostre responsabilità e su quelle della società nel suo complesso.

Avete provato anche voi?

Ora un nuovo spunto di riflessione me lo suggerisce “l’Amaca di Serra” dell’inizio di Aprile e tutto ciò che ha scatenato nel mondo che lui stesso definisce del “chattismo compulsivo”.

Queste mie poche righe sono ancora una volta il tentativo non certo di “analizzare”, “valutare” fare mera “speculazione” dello scritto, ma di invitare tutti noi a riflettere su ciò che leggiamo, pensiamo e critichiamo. Non sono forse anche queste assenze di analisi ad aver contribuito ad allontanare la sinistra dalla realtà?

Per chi non avesse letto l’Amaca di Serra preciso che lo scritto rifletteva, con le solite caratteristiche dell’Amaca, cioè poche righe, sulle aggressioni avvenute in alcuni plessi scolastici nei confronti degli insegnanti. In qualche modo Serra ha attribuito, cito testualmente, “alla struttura fortemente classista e conservatrice nella nostra società il maggior tasso di aggressività e di indisciplina che si registra nelle scuole tecnico-professionali e nelle medie inferiori rispetto ai licei…..” sottolineando che “il populismo è prima di tutto un’operazione consolatoria, perché evita di prendere coscienza della subalternità sociale e della debolezza culturale dei ceti popolari…”

Sono certamente affermazioni pesanti che colpiscono nel profondo le coscienze delle persone, soprattutto di quelle che con estrema fatica gestiscono nelle difficoltà economiche la vita delle loro famiglie, cercando comunque di dare un futuro ai propri  figli con gli strumenti posseduti. E molte di queste sappiamo bene che lo fanno con il rispetto e con l’orgoglio della provenienza sociale.

Ma non possiamo certo nasconderci dietro ipocriti populismi e non prendere atto delle difficoltà che oggi, in questa società falsa e ipocrita, gli adolescenti hanno nel trovare modelli di riferimento adeguati e ricordare che la sinistra, noi, abbiamo sempre creduto che i modelli di riferimento dovessero essere cercati non solo nella famiglia, ma anche nella scuola e nella cultura.

Voglio qui riportare unaparte di ciò che ha scritto Serra  (dopo le innumerevoli critiche di cui è stato fatto oggetto) successivamente alla pubblicazione della sua Amaca, scritto con il quale l’autore ha cercato, con più di 1500 battute, di meglio definire il suo pensiero e lo faccio con la speranza che chi avrà la pazienza di leggere queste poche righe possa riflettere e valutare sul valore che la sinistra ha sempre dato alla “differenza di classe” e alla necessità di riappropriarsene.

Serra: in altri tempi qualcuno mi avrebbe accusato di fare del facile sociologismo di sinistra, offrendo un alibi ai violenti…. Ma i tempi devono essersi ribaltati se invece in molti hanno scelto di rivolgermi esattamente l’imputazione opposta, accusandomi di “classismo” e di “puzza sotto il naso” nel solco del molto logoro, molto falsificante ma sempre trionfante cliché quelli dell’establishment contr quelli del popolo……… E’ diventato “contro il popolo” ciò che a quelli come me è sempre sembrato il più potente argomento a “favore del popolo”: denunciarne la subalternità economica e culturale, dire il prezzo che paga, il popolo, alla sua mancanza di mezzi materiali (i quattrini) e immateriali (la conoscenza, la cultura).…..Se dici che i poveri mangiano peggio dei benestanti, non è perché denunci (campagna di Michelle Obama) il disastro sanitario provocato dal junk food, è perché sei un fighetto che mangia solo lardo di Colonnata e cardo gobbo. ….. Se oggi Engels pubblicasse “Le condizioni della classe operaia in Inghilterra” i social lo aggredirebbero chiedendosi “come si permette questo borghese con il culo al caldo di parlare così male dei suburbi”……  la contraffazione ormai è perfetta: non dire mai che il popolo ieri era carne da cannone e oggi carne da pubblicità, non dire che cinquant’anni fa in prima serata si dava l’Odissea di Franco Rossi e oggi si danno filmacci americani con sparatorie e squartamenti…. Peccato che l’intera storia della sinistra parta dalla coscienza della sottomissione dei ceti popolari…

E infine Serra chiude: lo sdoganamento dell’ignoranza è uno dei più atroci inganni perpetuati ai danni del popolo.

E noi, cari lettori, siamo veramente convinti che questa analisi sia errata? Siamo veramente convinti che i nostri figli, adolescenti e non solo, abbiano dentro di loro la forza del cambiamento, della capacità di analisi, la consapevolezza della debolezza sociale? E’ questo che hanno imparato dal “Grande fratello”, da “Amici” e porcate varie che, purtroppo, ingoiano quotidianamente?  Se i giovani non vengono sostenuti da volari, cultura e coscienza sono destinati a perdersi, e con loro a perdersi è destinata la futura società.

I valori sono l’unica cosa che possiamo trasmettere;  la cultura è la strada che dobbiamo perseguire e, infine, è ancora nel riscatto sociale e nella condanna di coloro che vorrebbero farci diventare  “consumatori di semplicismo e populismo” che dobbiamo credere.

Casella di testo: Aiuto! Ci stanno togliendo il politicamente scorretto!

N. 5 Giugno 2018

Niccolò De Rosa

L'Italia non è più un Paese per stronzi. Attenzione, ciò non significa che non ce ne siano; anzi, ne abbiamo un campionario fin troppo rifornito, ma semplicemente è sparita la libertà linguistica di etichettare uno stronzo con l'appellativo che si merita.

È il “politically correct” bellezza, un concetto made in U.S.A che è nato per favorire il multiculturalismo ma che ora, nei fatti, ci sta togliendo il sacrosanto diritto ad essere cinici o, per tornare all'elegante formula di prima, un po' stronzi.

L'argomento è un campo minato, lo so, perché il rischio di confondere l'elogio del “politicamente scorretto” con un inno al rutto libero è molto elevato, ma forse esiste ancora la speranza di poter essere graffianti senza necessariamente passare per un boia nazista.

Insomma, esisterà pure una Terra di Mezzo tra i vergognosi titoli di Libero e l'italiano spersonalizzante proposto dalla Boldrini!

L'ironia, anche quella sferzante, è il sale di qualsiasi dialettica civile e farcire una lingua di tabù e restrizioni tematiche può essere nocivo tanto quanto il ricorso indiscriminato a formule eccessive e sbracate. Le parole hanno un peso, è vero, ma così si perde la gioia della satira, la poesia della presa in giro, la freschezze del sano scherzo che ci fa sorridere senza però prendersi troppo sul serio.

La battuta cattiva, il black humor e financo l'umorismo più macabro sono tutti portatori di una libertà che ci siamo guadagnati con secoli di lotte ed evoluzione culturale e che dovremmo essere in grado di esprimere senza incorrere nell'indignazione parruccona in un pensiero sempre più standardizzato.

Ovviamente, come già detto, è importante non debordare nell'altro senso: ciò che viene pronunciato o scritto non può sfociare nell'aggressione linguistica o nell'istigazione a comportamenti deplorevoli, ma in simili casi il problema spesso non è cosa si dice, ma chi lo dice.

Basterebbe infatti che ognuno di noi rientrasse nei ranghi e adattasse la varietà dei registri linguistici a disposizione in base agli ambiente di competenza: sei un deputato della Repubblica Italiana ? Mantieni toni bassi e consoni al tuo ruolo. Sei un personaggio pubblico con la possibilità di influenzare il giudizio della massa e parli a titolo personale? Sii libero di esprimere la tua opinione ma pesa le parole. Sei un comune cittadino che passeggia tranquillo in Duomo? Sia sacrosanto il tuo diritto di ridacchiare di fronte ad uno stilista agghindato come un Umpa Lumpa strafatto di acidi senza essere accusato di omofobia!

Il documento, che riprende le richieste e le proposte elaborate e condivise già con il Manifesto Genova nel 2014 a poi con la Carta di Milano del 2015, pone a chi si candida a governare l’Italia sette punti sui quali è necessario intervenire con urgenza per offrire al paese politiche sulle droghe adeguate alla società in cui viviamo, frutto di dialogo con la società civile e che garantiscano ai servizi le risorse necessarie per essere applicate:

1. REVISIONE DPR 309/90.

La completa revisione del Testo unico vigente sulle sostanze stupefacenti in particolare delle previsioni sanzionatorie, penali e amministrative previste, sulla base della proposta di legge elaborata dalle associazioni che si riconoscono nel cartello di Genova e delle proposte di iniziativa popolare elaborate per la revisione della legge 309/90. Le persone che usano sostanze devono essere liberate tanto dal rischio di criminalizzazione penale quanto dalla soggezione a un apparato sanzionatorio amministrativo stigmatizzante e invalidante e di dubbia efficacia. Il contesto normativo è uno dei fattori che maggiormente influenza la possibilità di ridurre danni e rischi correlati al consumo di droghe. La prima modifica in questa direzione non può che essere la completa depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo, ivi compresa la coltivazione domestica di alcune piante di cannabis destinata al consumo personale anche in forma cooperativa (sul modello dei cosiddetti Cannabis Social Club). Infine l’introduzione di una norma del “buon samaritano” che privilegi la salute delle persone tutelando coloro che allertano prontamente i soccorsi in caso di emergenze sanitarie causate dall’uso di sostanze stupefacenti.

2. CANNABIS TERAPEUTICA.

La messa a regime della regolamentazione nazionale sulla cannabis terapeutica, in modo da garantire quel diritto alla salute fino ad oggi solo formalmente garantito a migliaia di pazienti che hanno trovato sollievo e cura nell’utilizzo della cannabis, e che ancora ad oggi sono costretti ad errare per il paese alla ricerca di farmaci prodotti ed importati in quantità assolutamente insufficiente.

3. CONFERENZA NAZIONALE SULLE DROGHE.

L’organizzazione nei tempi più brevi possibili della Conferenza nazionale, a nove anni dall’ultima convocazione, sede naturale e legale della valutazione e della innovazione delle politiche nazionali. La Conferenza deve essere organizzata attraverso un percorso che coinvolga la partecipazione attiva del sistema di intervento territoriale, della società civile, incluse le persone che usano sostanze.

4. PIANO D’AZIONE SULLE DROGHE.

Compito primario della Conferenza la valutazione degli esiti delle attuali politiche, e la elaborazione di un Piano d’azione nazionale sulle droghe in netta discontinuità con il fallimentare approccio iper-punitivo che ha caratterizzato gli orientamenti espressi nel 2009-2010. Il nuovo Piano deve esplicitamente includere la RDD come approccio adottato dalle politiche e come pilastro degli interventi, in accordo con il Piano nazionale AIDS e con il Piano d’azione europeo 2017-2020. L’elaborazione del Piano deve essere l’esito di un percorso partecipato dalla società civile, incluse le persone che usano sostanze, dalla comunità scientifica, e basato sulle esperienze e sulle evidenze e sul rispetto dei diritti umani.

5. RILANCIO DEI SERVIZI E DELLA RIDUZIONE DEL DANNO.

Il rilancio e la riorganizzazione dei servizi per le dipendenze, il riconoscimento delle azioni e dei servizi innovativi già realizzati,  il loro non più rinviabile adeguamento ai nuovi stili di consumo: innovazione e potenziamento dei luoghi della cura, della socio-riabilitazione e accompagnamento della prevenzione dei comportamenti a rischio e della presa in carico precoce, e l’avvio di progetti di ricerca finalizzati a conoscere le reali dinamiche dei consumi e rideterminare gli obiettivi delle politiche. Adozione della riduzione del danno sia come prospettiva trasversale ai diversi obiettivi delle politiche che come quarto pilastro nel sistema degli interventi, come sancito nella strategia UE. Piena e rapida definizione dei nuovi Lea della RdD e il loro adeguato finanziamento in ogni Regione, accompagnati dall’elaborazione di Linee guida che forniscano un quadro esaustivo degli approcci, dei servizi e delle prestazioni di RDD,  a garanzia del diritto alla salute delle persone che usano sostanze su tutto il territorio nazionale. Inclusione nelle prestazioni di RdD di interventi validati a livello internazionale quali l’analisi delle sostanze nei luoghi del consumo, per un uso più consapevole e meno rischioso, e la predisposizione di luoghi per il loro uso sicuro. Particolare attenzione dovrà essere data all’offerta di servizi e sostegno alle persone con problemi di dipendenza in stato di detenzione anche attraverso il potenziamento delle offerte diversificate di misure alternative alla detenzione.

6. DIALOGO CON LA SOCIETÀ CIVILE.

Il ripristino di sedi di dialogo sulle politiche sulle droghe, non più attive a livello nazionale dal 2008, che coinvolgano sistema di intervento integrato, società civile, politica e istituzioni competenti, e l’adozione di processi partecipativi che rispettino e rendano effettiva l’indicazione del Piano d’azione europeo, quando afferma che la società civile deve poter svolgere un ruolo nel processo decisionale, di monitoraggio e di valutazione delle politiche, con particolare attenzione al coinvolgimento delle persone che usano sostanze.

7. VERSO VIENNA 2019.

Una chiara posizione dell’Italia nel contesto internazionale, in sintonia con il ruolo che l’Europa sta giocando in sede ONU per una dialogo aperto sulle politiche globali e un loro bilanciamento a favore dell’approccio sociale e di salute pubblica; la proposta in sede ONU di avviare una seria valutazione degli esiti di obiettivi e strategie fin qui adottate, sulla base delle evidenze e del rispetto dei diritti umani, e la promozione di una più ampia partecipazione della società civile ai processi decisionali in vista dell’appuntamento ONU di Vienna 2019.

 

Promuovono:

 

Associazione Antigone, Associazione Luca Coscioni, CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Coordinamento Nazionale Comunità d’Accoglienza, Funzione Pubblica CGIL, Forum Droghe, ITARDD, la Società della Ragione, Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids (LegacoopSociali)

Casella di testo: Una proposta in 7 punti contro le politiche proibizioniste sulle droghe

N. 6 Luglio 2018