Società 6

Periodico di informazione, cultura, opinioni

Casella di testo: Emergency. Presidio a Rozzano
“Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare”  Gino Strada

N. 11 Dicembre 2016

Stefania Anelli, Elisabetta Martello

Nel nostro percorso di conoscenza dell’associazionismo rozzanese, incontriamo in questa nuova tappa Edoardo Bogani e Silvana Dallavalle, rispettivamente coordinatore e volontaria dell’associazione Emergency gruppo di zona 5 di Milano.

Emergency è nota a molti tramite il suo fondatore Gino Strada, un cardiochirurgo che ha avuto l’ambizione di offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime di guerra, delle mine antiuomo e della povertà.

Gino Strada ha lanciato un messaggio forte e tragico al mondo che gli deriva dall’aver visto come le vittime principali e più numerose delle guerre sono i civili, specialmente i bambini che sono uno dei bersagli nei conflitti. Per questo nel 2014 ha lanciato una campagna internazionale volta alla abolizione della guerra come metodo di risoluzione delle controversie.

Gino Strada, testimone della tragedia della guerra, non esita a dichiarare che la guerra non significa altro che l'uccisione di civili, morte, distruzione.

La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.

“La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani”.

Negli ultimi vent’anni, Emergency ha costruito e gestito ospedali con centri chirurgici per le vittime di guerra in Ruanda, Cambogia, Iraq, Afghanistan, Sierra Leone e in molti altri paesi, ampliando in seguito le proprie attività in ambito medico con l'inclusione di centri pediatrici e reparti maternità, centri di riabilitazione, ambulatori e servizi di pronto soccorso.

Oltre 6 milioni di persone sono state assistite grazie al contributo di decine di migliaia di sostenitori che hanno deciso di fare la propria parte per garantire un diritto fondamentale - il diritto alla cura - in alcuni dei Paesi più disastrati al mondo.

Grazie alla politica sociale portata avanti da Emergency nei vari Paesi si inizia a capire da parte delle autorità locali l’importanza della sanità pubblica gratuita. In Sudan, per esempio, nello stato di Khartoum, le autorità sanitarie locali, per la prima volta, hanno garantito sanità pediatrica gratuita negli ospedali pubblici.

L’intervento nel sociale con una parziale contribuzione dei costi da parte dei paesi destinatari degli aiuti premette di dirottare risorse in nuovi progetti.

Però Emergency non opera solo come chirurgia di guerra nei paesi coinvolti in guerre civili come Afghanistan e Iraq, o come sanità di pace in paesi dove la povertà è elevata e non ci sono strutture di cura gratuite come Sierra Leone, Sudan, Centrafrica.

Emergency interviene anche in Italia con ambulatori mobili e fissi e sportelli informativi destinati agli immigrati e a coloro che non possono accedere alla sanità pubblica perché incapienti o indigenti. I poliambulatori si trovano a Palermo, Polistena e Marghera, gli ambulatori a Castel Volturno, Napoli e Sassari; i mobili a Bologna, Milano e nelle piane dove si trovano i raccoglitori di frutta e verdura.

Tutto ciò è reso possibile grazie alle donazioni e alla raccolta fondi tramite iniziative. Il 92% dei progetti è finanziato in questo modo grazie al volontariato di molti attivisti, alla raccolta del cinque per mille, ai finanziamenti dei Paesi destinatari o ai progetti finanziati da parte della UE.

Fra i vari gruppi di volontariato di zona presenti a Milano, c’è anche Emergency Gruppo di zona 5, nato due anni fa, che accoglie operativamente l’appello di Gino Strada di essere portavoce dei messaggi di pace di Emergency e di promuovere eventi per la raccolta di fondi.

L’attività del gruppo di zona di Edoardo e di Silvana si svolge nell’ambito dell’area geografica che va da Binasco a Melegnano: le loro azioni sono volte anche a sensibilizzare scuole e associazioni sulla cultura di pace, di solidarietà e di rispetto dei diritti umani.

Emergency promuove la diffusione di una cultura della pace attingendo alla sua esperienza diretta in zone di guerra. Su invito di insegnanti e studenti, Emergency interviene nelle classi con progetti differenziati. La finalità è trasmettere un messaggio positivo, ovvero che si può fare concretamene qualcosa per restituire una vita dignitosa alle vittime di guerra, contribuendo alla costruzione di un futuro di solidarietà e di rispetto dei diritti fondamentali.

Emergency si propone anche nelle biblioteche civiche e rionali con una serie di attività quali laboratori, mostre incontri, gruppi di lettura.

Oltre gli aspetti umanitari citiamo la collaborazione tra Gino Strada e l’architetto Renzo Piano per la costruzione in Uganda di un nuovo centro di eccellenza di chirurgia pediatrica. 

E’ un progetto solidale che combina eccellenza della cura, italianità dell'opera ed approccio transnazionale. La realizzazione sarà a Entebbe, 35 km a sud-ovest di Kampala capitale dell'Uganda, sul lago Vittoria, dove sono già in corso i lavori di realizzazione del Children’s Surgery Center.

Per contattare i referenti di Emergency Zona 5 di Milano, si può scrivere una mail all’indirizzo di posta elettronica e.bogani@tiscali.it o milano.zona5@volontari.emergency.it.

Casella di testo: Perché occuparsi degli animali? Con tutti i bambini che muoiono di fame!
Una riflessione etica ed ecologica

N. 1 Febbraio 2017

Fiorella Gebel

Questa è una domanda che molto spesso ci si sente fare. Quando si dice a qualcuno che occorrerebbe avere una maggiore attenzione per loro, che occorrerebbe farsi carico del loro benessere complessivo o, quanto meno, sarebbe necessario considerarli come parte integrante e fondamentale della nostra vita sul pianeta Terra, ci si sente dire che “al mondo ci sono problemi più importanti di cui occuparsi” (a parte il fatto che spesso chi risponde così non si occupa di alcun problema se non il suo).

Non lo nego, certo, ci sono problemi più importanti su questo pianeta, ma vorrei ricordare che molti di questi, in particolare tutti quelli legati all’eco sistema, sono proprio connessi al mondo animale.

Come disse Maneka Gandhi, “il nostro benessere dipende strettamente da quello animale… e mangiare carne è una delle maggiori cause della distruzione ambientale”!

Pensate che il 37% del territorio dell’India  è stato trasformato per coltivare biada per alimentare animali che vengono uccisi per la loro carne da esportare in Paesi stranieri.  Una delle maggiori organizzazioni che si occupa dell’ambiente mondiale, scrive: “mettere in tavola mezza libbra di carne (225 gr.) ogni giorno, presenta un conto molto salato all’ambiente, che va dal depauperamento e dalla contaminazione delle acque sotterranee alla contaminazione dell’atmosfera per l’emissione dei gas che causano l’effetto serra. Gli allevamenti di bestiame assorbono gran parte dei raccolti del paese che li alleva. Gli USA e la Russia danno più granaglie e cereali al bestiame di quanto viene consumato dalle persone dell’intero cosiddetto Terzo Mondo. La Gran Bretagna dà due terzi dei suoi cereali nazionali al proprio bestiame: tale quantità potrebbe nutrire 250 milioni di persone ogni anno. La foresta pluviale del Sudamerica viene tagliata per allevare il bestiame che fornirà gli hamburger consumati negli Stati Uniti: come conseguenza di ciò è stato accelerato l’effetto serra che, tra circa 20 anni, distruggerà quasi tutta la vita conosciuta.

La produzione moderna della carne include un uso intensivo ed errato dei raccolti di cereali, risorse idriche, zone di pascolo ed energia. Se tutti quei cereali fossero consumati direttamente dagli esseri umani nutrirebbero un numero di persone cinque (5) volte superiore a quello che nutrono una volta convertiti in carne, latte e uova!

L’immagine che danno i paesi coinvolti in questa follia di distruzione (India e Sudamerica in particolare) è quella di  Paesi schiavi che si autodistruggono per nutrire un altro Paese!!

Davvero pensiamo che gli animali siano sulla terra per nostro unico  piacere e diletto? Davvero pensiamo che possiamo usarli, torturarli, ucciderli per il nostro unico piacimento?

Certo tutti noi preferiamo non pensare a come viene prodotta tutta la carne che giunge sulle nostre tavole, meglio non pensare a cosa accade all’interno degli allevamenti intensi: non vediamo e non sentiamo niente: poco fa c’era un animale e ora nient’altro che un pezzo di carne per il nostro nutrimento. La nostra forma di cannibalismo.

E’ una affermazione eccessiva? Sì , se pensiamo che gli animali non abbiamo anima, sentimenti, passioni, affetti e non provino dolore.

Immagino che queste mie poche righe suscitino molto fastidio in molti di voi. “Che palle”, questa storia sugli allevamenti! Siamo onnivori e quindi mangiamo la carne! Certo, vero!  Ma ricordatevi che i saggi, i nostri antichi abitanti della terra e ancora oggi alcune popolazioni chiedono perdono all’animale che stanno uccidendo per sfamarsi; non lo deridono, non lo umiliano, non lo torturano.

Capisco che è un dibattito che interessa pochi,  ma anche questo appartiene alla necessaria riflessione sul nostro ambiente e sulla nostra civiltà!

Una civiltà che acquista a prezzi elevati animali e che, alla prima difficoltà,  li abbandona magari sulle strade mettendo a rischio la vita di coloro che percorrono le  strade stesse. Una civiltà di adolescenti che per puro divertimento, quando smettono di giocare con il telefonino, prendono di mira una animale randagio per ucciderlo come forma di passatempo.

Ma certo, queste sono persone che per passatempo potrebbero anche abusare, violentare o uccidere una donna (guarda caso sempre i soggetti considerati più deboli nelle società) .

Quali risposte dobbiamo dare e quali insegnamenti ai più giovani? Difficile dirlo oggi in una società così corrotta e insensibile, così occupata a divertirsi per dimenticare i soprusi di cui siamo vittime tutti i giorni. La nostra è una società che non rispetta, che non ama, che non combatte per la civiltà.

Vi sembro catastrofica? Forse! Ma ogni giorno riceviamo quali unici messaggi quelli del potere, delle guerre, della sopraffazione e ormai sembriamo abituati a riceverli, siamo anestetizzati di fronte al dolore, alle guerre, alla morte.

Le immagini che ci giungono dall’est Europa dove migliaia di persone vengono lasciate al freddo a morire, immagini che ricordano gli uomini presenti nei lager nazisti, quasi non ci colpiscono più, al massimo ci fanno dire “poverini!”

Le immagini di città come Aleppo ormai completamente rasa al suolo e i cui abitanti sono ora lì in fila, al freddo a morire, sono quasi dimenticate.

E’ questa la società in cui vogliamo vivere?

E, per tornare al nostro argomento e alle mie dissertazioni da poco, pensate che vi stia chiedendo di diventare in massa vegetariani, vegani? Certo che no!

Una cosa sola vi chiedo: riflettiamo in quale  mondo vogliamo vivere ora e vogliamo lasciare ai nostri figli, non chiudiamo sempre gli occhi, proviamo a fare delle scelte.  Voi direte: ma da che mondo è mondo la guerra c’è sempre stata e abbiamo sempre mangiato carne allevando a questo scopo gli animali.  E’ vero, ma oggi la popolazione mondiale è cresciuta con tale imponenza che costringe tutti noi a fare nuove valutazioni. E forse della fame nel mondo e dei bambini che muoiono ci possiamo occupare così, riflettendo e modificando anche le nostre abitudini, imponendoci un nuovo stile di vita.

Occorrono scelte consapevoli e nuove battaglie in difesa dell’ ambiente nel suo insieme, nuove battaglie in difesa delle libertà e nuove battaglie di denuncia che portino alla luce le VERE RAGIONI delle guerre in questa cosiddetta era moderna.

Per quanto riguarda gli animali occorre ripensare a come allevarli,  ripensare ai nostri reali bisogni di carne per sopravvivere, e occorre pensare alla nostra salvezza e a quella del pianeta che abitiamo!

Casella di testo: Quando la solarità di un bambino è oscurata
ADHD - Sindrome da deficit di attenzione e iperattività AIFA Onlus - Associazione Italiana Famiglie ADHD

N. 1 Febbraio 2017

Stefania Anelli, Elisabetta Martello

ADHD, una sigla che per molti risulta ignota o incomprensibile, invece riconoscibile a quelle famiglie che hanno un figlio al quale è stata diagnosticata l’Attention Deficit Hyperactivity Disorder, cioè la sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

 

Cerchiamo di capire di cosa si tratta e se alcuni aspetti di condotta sono da  considerare legati ad una vivacità comportamentale oppure nascondono un disturbo organico.

Quante volte ci è capitato di vedere bambini con l’argento vivo addosso, che saltano e si dimenano continuamente quasi come se avessero un motorino dentro, che ne combinano di tutti i colori e disapprovati dai genitori che stentano a contenerli. Queste persone, bambini, ragazzi e persino adulti, non sono vivaci o monelli ma possono soffrire di ADHD.

 

Tale patologia purtroppo è ancora sconosciuta, difficilmente diagnosticata, spesso banalizzata e quindi non adeguatamente curata.

Si tratta di un disturbo dello sviluppo neurologico, fino a poco tempo fa era ritenuto esclusivo dell’età evolutiva, invece si tratta di un disturbo che accompagna tutte le fasi della vita.

Il disturbo interessa tre aree principali: l’attenzione, l’impulsività e l’iperattività. Se non è riconosciuta precocemente e curata adeguatamente nell’infanzia o nell’adolescenza, la sua sintomatologia nell’età adulta provoca nella persona dei problemi psichici che condizionano fortemente le sue relazioni sociali, lavorative e affettive.

 

L’ADHD segue in ciascuno traiettorie diverse: più positive, ed anche di successo, nei percorsi che hanno potuto usufruire di corretta diagnosi e di adeguata terapia cognitiva-comportamentale, più negativa in caso di un suo misconoscimento e mancato accompagnamento terapeutico che possono condurre all’esclusione sociale e a comportamenti deviati.

 

Abbiamo affrontato questa particolare tematica, di importante impatto sociale,  con la referente Milano Sud dell’Associazione AifaOnlus (Associazione Italiana Famiglie ADHD) Chiara Gori, nella duplice veste di coordinatrice della sede di Rozzano e di genitore di un adolescente con ADHD, coadiuvata nelle attività artistiche da Franco Pirovano e TabataCominetti che hanno messo a disposizione oltre che la propria professionalità, la loro ampia esperienza nell’associazionismo e la loro umanità verso persone in difficoltà.

 

Incontriamo Chiara Gori durante il laboratorio di mosaico che viene svolto il sabato presso la sede di Aifaalla Casa delle Associazioni e rimaniamo colpite oltre che dall’entusiasmo e dalla competenza (scopriamo che è neurologa presso una UO di Riabilitazione Specialistica per adulti di un noto IRCCS milanese), anche della bellezza dei lavori realizzati dai ragazzi e dagli adulti guidati dall’esperta di arte musiva TabataCominetti (a breve anche arteterapeuta). L’ambiente della sede rivela le opere realizzate dai soci, artistico ma anche familiare.

 

Chiara, una professionista entusiasta e dinamica ci racconta molte cose di questo disturbo che purtroppo sconta oggi un problema culturale legato alla mancanza di conoscenza, della difficoltà di accettare i sintomi come una malattia e di conseguenza una capacità di gestione e di miglioramento della vita delle persone affette da questo disturbo. L’Italia è fanalino di coda in Europa per il riconoscimento di questa malattia che coinvolge dal3 al 5 per cento della popolazione infantile e circa il 4% della popolazione adulta.

 

Ma quali sono i sintomi che devono allarmarci e farci distinguere se nostro figlio è vivace o svogliato o affetto da ADHD?  I campanelli d’allarme più significativi possono essere: non presta attenzione ai particolari, ha difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti e giochi per un tempo prolungato, apparentemente non ascolta chi parla e non segue le istruzioni, ha difficoltà ad organizzarsi con i compiti e cerca di evitare compiti che richiedono uno sforzo prolungato. Spesso tale patologiaè collegata ad altre difficoltà come la dislessia, i disturbi del linguaggio, l’autismo.

 

Chiara Gori fa presente che sono stati approntati numerosi strumenti per affrontare bene la malattia e aiutare i bambini ad avere una vita scolastica, familiare e sociale più gestibile e felice.

Certamente l’approccio terapeutico è multimodale e prevede il parent-training per i genitori, il teacher-training per gli insegnanti, la psicoterapia con il bambino con approccio cognitivo comportamentale e se necessario anche la terapia farmacologica. Questo percorso consente ai bambini di migliorare notevolmente il loro modo di vivere le relazioni con i genitori, gli insegnanti e i compagni, ma soprattutto migliorerà la loro capacità di concentrazione.

 

Nel 2002 nasce l’AifaOnlus per iniziativa di famiglie aventi bambini affetti da ADHD con il progetto Parents for Parents.

Nel 2007 è entrato in vigore anche il Registro Nazionale per l’ADHD allo scopo di garantire la sicurezza dei farmaci autorizzati nella fascia di età compresa tra 6 e 18 anni. 

Esistono diversi Centri di Diagnosi e Cura per l’ADHD dove è possibile ricevere la diagnosi eseguita da uno staff di medici esperti coadiuvati da psicologi, pedagogisti ed assistenti sociali. Nel 2009 è nata la sede regionale AIFA OnlusLombardia.

Aifa fa parte anche di un circuito europeo di associazioni sull’argomento, cioè ADHD Europe.

 

Quali sono le attività di Aifa a Rozzano?

Innanzitutto l’associazione prosegue il progetto “Parents for Parents” al fine di creare una catena di solidarietà tra le famiglie per cercare di aiutare i propri figli, una disposizione all’ascolto e all’aiuto di altri genitori in difficoltà.

Oltre al citato laboratorio di mosaico destinato ai bambini e ragazzi con ADHD che li aiuta a sviluppare la concentrazione e finalizzare l’attenzione su un’attività, l’associazione promuove eventi di formazione, divulgazione e confronto per le famiglie, gli educatori sia didattici che sportivi.

 

Molto significativa l’esperienza della fine del 2015 del laboratorio artistico “La rabbia che sorride” nel quale un gruppo di ragazzi affetti di ADHD ha potuto dare forma a parole, sentimenti ed emozioni altrimenti difficili da esprimere. Spesso i ragazzi con ADHD emozionalmente si sentono agitati, di malumore, in collera e con scoppi improvvisi di rabbia.

Il progetto “La rabbia che sorride” ha dato quindi la possibilità ai giovani artisti coinvolti di mostrare i loro stati d’animo alla società nella quale vivono e dalla quale desiderano sentirsi capiti.

 

È importante segnalare la presenza del gruppo di mutuo aiuto AIFA per genitori in Via Saponaro 20 a Milano che si riunisce il quarto mercoledì di tutti i mesi alle 18.30 (prossima data, 22 febbraio) nonché lo sportello gratuito per diagnosi sia pediatrica che di adulti in Via S. Paolino 18 a Milano, tenuto dalla psicologa dott.ssa Francesca Sgroi (francesca.sgroi.milano@aifa.it)

 

Il sito dell’Aifa è visitabile all’indirizzo www.aifaonlus.it, per contattare la coordinatrice della sede AIFA di Rozzano, Chiara Gori, il  cellulare è 338-7788653 (referente.milanosud@aifa.it); mentre la referente di Milano, presente anche lei al gruppo di mutuo aiuto,  è Giuliana Monti   che risponde al 338-4145662 (referente.milano@aifa.it).

La sede di AifaOnlus a Rozzano si trova presso la Casa delle Associazioni in Via Garofani 21.