Società 3

Periodico di informazione, cultura, opinioni

Casella di testo: ASSOCIAZIONE IL FILO DI  ARIANNA
La violenza non ha mai giustificazioni

N. 9 Dicembre 2015

Stefania Anelli. Elisabetta Martello

In questi mesi abbiamo incontrato diverse associazioni, ma questa del “Filo di Arianna” segna una tappa particolare del nostro percorso conoscitivo della varie realtà presenti sul territorio rozzanese.

Un tema, quello della violenza sulle donne, che non ci lascia né indifferenti né ignavie di fronte al dilagante fenomeno del femminicidio.

Ci piace ricordare come cappello di presentazione dell’associazione il libro di Serena Dandini, “Ferite a morte”, una lettura consigliata tanto alle donne per prendere coscienza di non sentirsi  colpevoli e inermi, tanto e specialmente agli uomini perché comprendano che il mondo femminile non è antagonista di quello maschile: è solo diverso.

 “Dietro le persiane chiuse delle case italiane si nasconde una sofferenza silenziosa e l’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica” (Sabrina Dandini).

Il “Filo di Arianna” cerca di dare delle risposte e un aiuto concreto alle donne supportandole sotto vari aspetti a uscire dalla violenza. Per vedere come è organizzata e opera abbiamo incontrato una delle volontarie in occasione dell’evento “La violenza contro le donne è una questione anche di uomini” tenutosi a Rozzano presso lo Spazio Aurora lo scorso 21 novembre.  Iniziativa promossa nell’ambito della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, che è il 25 novembre di ogni anno.

L'Associazione

L'associazione Filo di Arianna è una realtà associativa non istituzionale di donne per le donne che opera senza fini di lucro sul territorio; è gestita interamente e gratuitamente da volontarie per contrastare la violenza alle donne e la violenza all'interno della famiglia, la meno visibile ma più comune. L'associazione si muove in convenzione con l'Amministrazione Comunale e collabora con i Servizi Sociali del Comune e con gli altri servizi territoriali.

Il suo operato

Opera attraverso un centralino telefonico di primo ascolto, finalizzato a fornire informazioni e stabilire un primo contatto di aiuto e di accoglienza del bisogno. Due volontarie rispondono alle chiamate ogni giovedì dalle 16 00 alle 18 00; negli altri giorni è attiva una segreteria telefonica che registra i messaggi, quotidianamente ascoltati per permettere di contattare con rapidità la persona. Seguono uno o più colloqui personali di prima accoglienza, per un racconto e un ascolto privo di giudizio, in uno spazio "protetto", dove le donne in difficoltà, nel rispetto della propria cultura, del credo religioso e della storia personale, possono rivolgersi alle volontarie e con loro progettare un percorso di autonomia e di uscita dalla violenza e dal disagio.

Durante i colloqui di prima accoglienza si può individuare e soddisfare la necessità di una consulenza legale e/o di un sostegno psicologico individuale.

Chi si rivolge al “Filo di Arianna”?

Sono soprattutto donne che arrivano da un lungo vissuto di soprusi, di violenze fisiche e psicologiche, da anni in attesa di aver la forza di chiedere un aiuto, vuoi per amore e protezione dei figli, vuoi per la paura nei confronti del partner, vuoi per la poca fiducia nelle forze dell'ordine.

...E ci chiediamo:”Chi non si rivolge al “Filo di Arianna”?

Donne abituate da tempo a convivere con le denigrazioni, con le umiliazioni, con i divieti a ogni relazione e contatto umano. A queste donne viene vietato di frequentare la famiglia, le amiche, vengono spinte ad allontanarsi dal lavoro e lentamente relegate nelle pareti domestiche che sono il luogo ideale per la violenza.

Sono donne che cadono nella completa mancanza di stima e di consapevolezza di se stesse; i loro pensieri finiscono per confondersi con i pensieri dell'aggressore, arrivano a considerare normale e giusta la violenza subita.

Chi sono gli aggressori?

Spesso sono uomini per così dire, insospettabili; fuori dalle mura domestiche conducono uno stile di vita normale, con un lavoro normale.

Il fenomeno

Il fenomeno è un problema culturale che non si risolve con la sola repressione, ma con l'educazione al rispetto alla donna e a se stessi,  in famiglia, a scuola, attraverso i mass media. Più specificatamente è necessaria la diffusione di una educazione alle Pari Opportunità, alla promozione degli stessi diritti tra uomo e donna.

Forte bisogno di volontari

La nostra associazione è molto viva ed energica ma ha sempre forte il bisogno di volontarie, vera linfa per la realtà associativa. Rivolgiamo l'invito, anche a chi sente un timido richiamo, a contattare l'associazione e offrirsi come volontario.

Come si diventa volontari

Dopo un periodo di affiancamento alle altre volontarie per prendere consapevolezza del servizio, vengono frequentati inizialmente corsi di formazione e successivamente corsi di aggiornamento e approfondimento.

Criticità per problemi di spazio a disposizione della Sede

La sede dell'associazione di Rozzano dispone di poco spazio e risulta molto problematico condividerlo con altre associazioni  proprio per la delicatezza della sua attività che richiede riservatezza e un clima di accoglienza e di conforto.

Progetti in corso

L’associazione ha in corso  il progetto “Una Rosa per il Sud” che sostanzialmente si basa sull'idea di costruire una rete di diversi servizi antiviolenza, quali:  ascolto, sostegno psicologico e consulenza legale, protezione sull’emergenza e servizio di orientamento al lavoro. I servizi sono totalmente gratuiti e garantiscono l’anonimato.

Tale rete è costituita da enti, associazioni, consultori, punti ospedalieri e di forza dell'ordine, capace di coprire interamente il campo di accoglienza e aiuto alla donna in difficoltà.  In particolare,  il “Filo di Arianna” con l'associazione di Pieve Emanuele “Donne insieme contro la violenza” sono parte attiva di questo progetto nato nel nostro delicato territorio, finanziato dalla Regione Lombardia.

Informazioni sul Filo di Arianna—Contatti: www.filodarianna.org comunicazione@filodarianna.org Tel. 02 89201400  Centralino telefonico, ascolto telefonico, accoglienza, valutazione del rischio tutti i giovedì dalle 16 00 alle 18 00 – altri giorni attiva segreteria telefonica Numero verde gratuito antiviolenza: 1522

Casella di testo: Da Rozzano a Holliwood. L’avventura dei Teatrabili
Intervista con Fabrizio Maddalena

N. 1 Gennaio 2016

Niccolò De Rosa

Fabrizio Maddalena è un rozzanese. Un rozzanese che fa cinema. Un rozzanese, orgoglioso di essere di rozzanese, che fa cinema per chi ama il cinema. Quante ripetizioni in così poche righe, eppure è davvero tutto lì, non ci si può girare troppo attorno: Fabrizio Maddalena è un rozzanese verace che ha scelto di dedicarsi anima e corpo alla produzione filmica e teatrale, libero da ossessioni di rivalsa o cervellotiche ispirazioni filosofiche, ma mosso dalla semplice volontà di intrattenere un pubblico.

 

Come comincia la fortunata avventura dei “Teatrabili”, associazione culturale volta allo sviluppo di spettacoli e pellicole indipendenti?

Tutto nacque da un corso di recitazione patrocinato dal Comune di Rozzano che io, Paola Rita (che sarebbe divenuta mia moglie) e Mauro Ruggeri frequentammo insieme. Ultimato il percorso formativo, la passione ardente per tutto quello che concerneva il mondo dello spettacolo ci spinse a compiere un ulteriore passo. L'idea era quella di cristallizzare la gioventù in un progetto stabile, non a breve termine come può capitare in un laboratorio o un corso, per generare una realtà teatrale che potesse crescere e sperimentare nel corso del tempo.

Eppure, a dispetto del nome, opere teatrali vere e proprie non videro mai la luce..

Il piano originario era quello di mettere in piedi una compagnia slegata dal teatro dialettale, che all'epoca andava per la maggiore. Forti dell'esperienza maturata nei corsi di teatro e della spavalderia tipica dei giovani, iniziammo dunque a radunare le idee per un primo progetto teatrale che fosse interamente scritto e recitato dai Teatrabili, avevamo anche un abbozzo di copione, ma alla fine l'amore per il cinema prevalse.

Ecco allora il vostro primo film, “Cinematogramare”.

Si, un lungometraggio (72min. N.d.R) autobiografico che racconta la storia di un gruppo di ragazzi che cerca di farsi produrre un film. La sceneggiatura, il cast e le scelte di regia furono tutte farina del nostro sacco, ma altrettanto fondamentale fu l'aiuto dell'Assessorato alla Cultura di Rozzano, al quale il progetto piacque fin da subito e che ci fornì i mezzi economici per realizzare l'intera opera.

Fu un lavoro lungo e appassionante che occupò ogni week-end e ogni attimo di tempo libero per 8-9 mesi, ma il gioco valse la candela; oltre al premio del Festival di Castrocaro Terme e al riconoscimento di numerose e valide testate giornalistiche (scrissero di noi il Corriere, il Giorno, il Giornale...), di grande impatto fu l'accoglienza della cittadinanza rozzanese. Il film venne presentato nel 1988 in Cascina Grande di fronte a 400 persone e il plauso di una città che si sentì davvero parte di quanto realizzato fu molto gratificante.

Da allora il tuo percorso ha definitivamente abbandonato ogni atmosfera amatoriale; il cinema è diventato davvero la tua vita.

Beh, non esageriamo! Diciamo che al momento sto cercando di coniugare il cinema con la mia vita professionale, ma decisamente ho cominciato a dedicare ai Teatrabili parecchio del mio tempo. Tornando alla nostra storia, per arrivare a quello che siamo ora sono stati necessari altri passaggi e scelte importanti nel corso degli anni. Dopo l'esordio ben riuscito che ci valse una discreta attenzione mediatica (all'epoca non era molto usuale che dei ventenni producessero un film , per di più girato nel pionieristico formato di pellicola a 3/4 di pollice!) producemmo altri cortometraggi come “l'Urlo”(1989) o “Cronaca Nera”(1992), premiato a Parigi e Colonia e trasmesso su Rai Tre. Nel 2005 però, dopo aver girato il corto “Naturalmente” (2005), scegliemmo di fermarci. Per fare un ulteriore salto qualitativo serviva studiare in maniera più approfondita la parte attoriale, nonché quella di scrittura. Tra famiglia, lavoro e seri corsi di recitazione, si era giunti allora al 2009, quando ci lasciò tragicamente Mauro Ruggeri, “attore” del gruppo e mio amico fraterno. Fu un colpo terribile.

In quegli anni avvenne però la svolta..

Dopo la perdita di una persona che reputavo come un fratello la voglia di mettersi ancora in gioco non poteva essere molta; in quei tristi giorni entrò però in scena un altro personaggio determinante, un omino di nome Rocco Alvaro. Alvaro voleva fare il cabarettista e sognava di portare una storia sul grande schermo. Mi propose quindi una sceneggiatura, o almeno ciò che lui reputava tale. Il mio rifiuto fu categorico.

Come riuscì a convincerti?

Per anni fui perseguitato da martellanti pressioni e chiamate insistenti fino al giorno in cui accettai di incontrarlo per farmi raccontare da lui stesso la storia che aveva mente. Ebbene fu una rivelazione, perché l'idea, anche se messa giù in forma piuttosto maldestra, era geniale: un fanatico di film di gangster si accorda con un proprietario del locale per organizzare delle serate a tema in cui i partecipanti si comportano esattamente come le efferate canaglie che popolano le pellicole americane. Se esiste gente che gioca a Soft Air credendosi un soldato, perché non potrebbe esistere un'iniziativa del genere?

Iniziammo a lavorare  pertanto a “Come Joe Pesci”, ultimato nel 2011 e principio per il Nuovo Corso del nostro percorso.

Cosa intende per Nuovo Corso?

Dal 2011 le opere realizzate non sono più opere calate dall'alto, frutto di una sola mente, ma si cercherà di lavorare in una vera e propria “Factory” che metta a frutto i talenti e le esperienze condivise…io in genere mi occupo della produzione insieme a Bruno Dallavalle. E mi riservo il ruolo di supervisore dell’opera, soprattutto riguardo al montaggio del materiale!

Questo Nuovo Corso è pertanto una seconda vita dei Teatrabili?

Si, fu l'inizio per un'evoluzione sia per l'Associazione che a livello personale. Dopo “come Joe Pesci” mettemmo in produzione “3GF. 3 Giorni Famoso”. La storia, per essere coerente e credibile, richiedeva la presenza di un personaggio noto. Rocco scrisse allora a Debora Villa, comica di Zelig e volto televisivo, la quale si innamorò della sceneggiatura, ma non poteva prendere parte alle riprese per motivi famigliari; girò però il tutto a Massimo Costa (“Pippo” nella fortunata Sit Com “Camera Cafè), che prese parte al progetto con entusiasmo. Massimo sarebbe diventato poi il nostro più grande sostenitore…e lo è tutt’ora! Riuscimmo anche ad ottenere la partecipazione gratuita di altri artisti come Enzo Polidoro, Steve Vogogna e Gianluca Fubelli (del gruppo comico “I Turbolenti”). Il bello fu che tutti questi professionisti rimasero molto colpiti dalla gestione tutt'altro che improvvisata del Set, al punto che ci lasciarono con la voglia di partecipare e tutti gli altri lavori futuri. “3GF”, che venne trasmesso su Infinity TV e sul canale Iris, ci aveva aperto le porte di un nuovo mondo.

In una società sempre alla ricerca di un “messaggio”, che cosa offre il cinema dei Teatrabili?

Intrattenimento. Semplice intrattenimento, che poi è ciò per cui la gente va al cinema. Noi siamo amanti del cinema che strizzano l'occhio al cinefilo e cercano di farlo divertire. Siamo osservatori, non critici. Certo, il nostro non è basso divertimento fine a se stesso, c’è sempre un progetto sotto, una storia…ma il messaggio, se di messaggio si può parlare, risiede nella godibilità stessa dell'opera. Anche se non raccontiamo la periferia, noi siamo però orgogliosi di dimostrare che Rozzano non è solo ciò che mostrano i giornali, ma una città in cui si può anche fare buon cinema.

Qualche settimana fa è stato presentato al Cinema Fellini il vostro ultimo cimento “Milano Trema Ancora”. Di che si tratta?

Il promotore è stato Franz Rotundo, un creativo ed esperto di montaggio che voleva mettere in scena un film del genere Poliziottesco, stile anni '70. Il film, da lui diretto, è stato finanziato in parte con il sistema del Crowdfunding (un sistema di microfinanziamento collettivo nel quale chi aderisce contribuisce alla causa con una piccola somma. N.d.R.) e ha stupito molti addetti ai lavori per la complessità e l'efficacia di alcune scene nonostante i pochi mezzi a disposizione. Questa volta i festival verrano in un secondo momento perché vogliamo testare l'accoglienza del pubblico direttamente nelle sale d'Italia; nel nostro Road Show toccheremo anche Genova e Roma.

Qual’è la trama di questo nuovo lavoro?

Beh, per la trama non vi resta che andare a vederlo!!

Casella di testo: Intervista a Mauro Repanati, presidente di USSA Rozzano

N. 2 Febbraio 2016

Niccolò De Rosa

Lo sport è una componente fondamentale nella vita di un territorio e fortunatamente la nostra città ospita numerose associazioni che ogni giorno si impegnano nel creare spazi di svago e competizione agonistica per i cittadini rozzanesi. Visionando questo variegato mosaico di società polisportive abbiamo incontrato Mauro Repanati, presidente della storica società sportiva oratoriale USSA.

Da anni la USSA, con i suoi colori gialloblu, è una realtà fissa nel panorama sportivo rozzanese. Come è cominciata questa bella storia di sport?

La USSA (Unione Sportiva Sant’Ambrogio) è nata nel 1982, per merito di un gruppo di amici che avevano intenzione di far giocare i ragazzi in un ambiente oratoriano. Si narra ("passa parola" ottenuto da fonti attendibili) che il primo vero spogliatoio, dopo l’utilizzo della saletta vicino al campanile, sia stato una carrozzone del latte fuori servizio portato lì appositamente con dentro un paio di panchine di legno. Da allora si sono succeduti diversi Presidenti, di cui ometterò i nomi per evitare di dimenticarne qualcuno. Il campo di calcio era sito “sotto” all’attuale oratorio, in una “buca” che sembrava un’arena. Negli anni 90 circa, quando allenavo in allegra compagnia una squadra di calcio dell’USSB (zona viale Missaglia a Milano), affrontai la compagine Giallo/Blu con i miei ragazzi. Non rammento come finì, ma ricordo che l’arbitro del CSI pensava fosse un derby. Nel 2001 la società si è evoluta come ASD (Associazione Sportiva dilettantistica), in modo da adeguarsi alle normative in essere. Come ASD si compone di soci, un presidente e un Consiglio Direttivo eletti dai soci, e quant’altro necessario per un’associazione di questa tipologia.  

 Essendo una società sportiva inserita in un contesto parrocchiale, le logiche dei risultati sul campo si intrecciano a una certa vocazione educativa; quali sono dunque i fini e i valori da perseguire e trasmettere

Innanzi tutto sottolineo che, pur essendo un’ASD “autonoma”, la realtà in cui è inserita è quella dell’oratorio di Sant’Ambrogio nell’ambito della comunità pastorale di Rozzano. Questo vuol dire che condividiamo il progetto educativo dell’Oratorio, e contestualmente cerchiamo di far corrispondere gli impegni in modo da permettere ai ragazzi interessati di partecipare anche alle attività oratoriane stesse, come per esempio catechismo, ritiri, ecc… Per il resto, la società sportiva si comporta come dovrebbe essere, ossia scendere in campo per giocare e, possibilmente, vincere. Infatti i valori che vogliamo rafforzare nei nostri ragazzi (e ragazze, ndr) è il rispetto delle regole, quello verso gli avversari e quanto ruota attorno alle singole attività, quindi anche dirigenti, arbitri allenatori, strutture, ecc…   Praticamente educare attraverso lo sport. Certo l’obiettivo è sfidante, ma senza sfida non si arriva da nessuna parte. Senza avversari non si vince, senza arbitro non si gioca, senza allenatore non si hanno compiti, quindi occorre riconoscere a ciascuno il proprio ruolo, pur senza dimenticarsi che il compito di una Società Sportiva è anche vincere, migliorarsi, divertirsi!!! In società ci sono anche, attualmente, due settori dedicati tipicamente agli adulti, uno di Podistica e uno di Cicloturismo, che ovviamente non seguono le logiche degli sport di squadra ma che fanno aggregazione, sano sport e, come obiettivo comune, hanno tanto divertimento. Le discipline di squadra sono invece Calcio a 7, Calcio a 11, Pallacanestro e Pallavolo.

 Quali attività svolge la società gialloblu nel tessuto sociale rozzanese?

In ambito rozzanese, la società si propone come una delle tante alternative sul territorio, con lo scopo principale di fare aggregazione e di praticare sport, fondamentale soprattutto in età adolescenziale, età soggetta a  distrazioni spesso non positive. Ma per fare gruppo non si può partire da quelle fasce d’età, occorre “lavorare” sui piccoli per arrivare ad avere gruppi coesi nei più grandi, ovviamente laddove il gruppo stesso resista alle disavventure che succedono in corso d’opera (sia interne che esterne). In questo contesto fa molto  anche la collaborazione con l’Oratorio.  Oltre ai vari campionati,  la società organizza anche alcuni eventi, per esempio  le feste interne della società (Natale e chiusura), oppure  i Memorial a ricordo di persone che sono state molto importanti per la società ma che,  purtroppo per noi, sono  state chiamate in anticipo alla casa del Padre, persone alle quali abbiamo anche dedicato i campi su cui giochiamo (mi riferisco, in particolare, a Marco, Valeriano, Ciccio, Ermanno e Paolo, che ci hanno lasciato nell’ultimo decennio circa). Hanno tutti contribuito enormemente alla crescita dei nostri ragazzi, e li ricordiamo sempre con gioia e con partite a cui partecipano varie società. Non ultima, ritornando alle attività parrocchiali, la collaborazione alla gestione della Strambrogina, corsa non competitiva per i parchi e le vie di Rozzano, arrivata nel 2015 alla 29sima edizione. Per comprendere al meglio i rapporti che ci legano alla comunità, come è noto ai Rozzanesi,  il penultimo presidente (Serafino Piras) è da anni impegnato in Africa a portare il sorriso a un gruppo di comunità (32) che ha a disposizione molto meno di quanto noi possiamo immaginare, e a cui diamo una mano quando possibile.

 L'Amministrazione è un appoggio?

Come ASD, oltre a utilizzare gli spazi dell’Oratorio, ci appoggiamo anche a strutture comunali, e questo ci ha permesso (nel tempo) di stringere rapporti positivi con l’Amministrazione del territorio, ben sapendo che comunque non sempre tutto è fattibile. È ovviamente chiaro, almeno agli "addetti ai lavori", che non si possa prescindere da rapporti con le Amministrazioni Comunali al fine di proporre questa tipologia di  attività sul territorio.

 Valori e iniziative sono importanti, ma, dopotutto, chiunque si impegni in un'attività sportiva punta a conseguire un certo risultato. Come sta andando in questo senso?

La società partecipa ai campionati di categoria del CSI, Ente di Promozione Sportiva associata al Coni, e in questi anni ha avuto degli ottimi risultati che hanno permesso la partecipazione di varie squadre al Gran Galà, manifestazione che premia le squadre meglio classificate in ambito provinciale. Queste sono sicuramente giornate che i nostri atleti non dimenticheranno mai e che ci permettono di “attingere” dal loro entusiasmo per poter raggiungere quegli obiettivi di cui parlavo prima, che speriamo servano loro nel futuro della vita