Società 1

Periodico di informazione, cultura, opinioni

Casella di testo: Prostituzione: lo sfruttamento più antico del mondo

N. 3 Maggio 2015

Cristina Cavataio

In Italia si stimano 9.000.000 di uomini che pagano una prostituta per fare sesso, ad oggi (fonte Eurispes). Se gli uomini italiani tra i 25 e i 60 anni sono 15.094.693 (Fonte I.S.T.A.T., 1 Gennaio 2014), il conto è presto fatto.

Venerdì 10 aprile, si è tenuto un incontro a Pieve Emanuele dal titolo “Consumatore Finale” – Due incontri per discutere di prostituzione e della domanda di sesso a pagamento (il secondo, uguale, si è tenuto a Carpiano Venerdì 17 aprile).

La serata è parte del progetto RAGAZZE DI PERIFERIA1, un progetto volto a contrastare l’esclusione sociale di donne e minori vittime di tratta e di sfruttamento sessuale sul territorio della Strada Provinciale 40-Binasca. Sono previste molteplici azioni, tra le quali incontri per sensibilizzare e dare informazioni sul tema a tutti i cittadini e formare nuovi volontari per il contrasto del fenomeno.

Il Corso di formazione per i nuovo volontari, gratuito, partirà Martedì 19 maggio e vedrà cinque incontri, dalle ore 21.00 alle ore 23.00, presso Piazza della Chiesa 2 a Pieve Emanuele (MI). E' necessaria l'iscrizione al corso scrivendo a: ums@luleonlus.it entro il 10 maggio.

Un’azione molto innovativa, che vedrà la partecipazione attiva della Croce Viola Rozzano, riguarda la formazione per le prostitute stesse circa la propria salute. Monia Aloise, comandante dei volontari della Pubblica Assistenza cittadina, ci dice: “Croce Viola Rozzano da anni lavora sul territorio con professionisti volontari del soccorso, facendo formazione alla cittadinanza e ai futuri soccorritori, quindi l'idea di insegnare il primo soccorso alle "ragazze di periferia" che spesso, come possiamo immaginare, hanno paura ad utilizzare i normali ospedali o mezzi di soccorso, o non ne hanno accesso, è stata ben accolta da tutto il gruppo di istruttori e da tutto il corpo volontari che non ha esitato a fornire la propria disponibilità per le attività correlate”.

 Cos’è la tratta di persone per lo sfruttamento sessuale?

In generale, la tratta di persone è un fenomeno che prevede la cattura, il sequestro od il reclutamento, nonché il trasporto, di una o più persone, usando mezzi illeciti, ad opera solitamente di organizzazioni criminali transnazionali. Il guadagno è poi reinvestito in altre attività, di solito illecite.

Considerato che la maggior parte delle prostitute sono legate a questa forma di mafia, e sicuramente lo sono tutte le prostitute della strada provinciale 40-Binasca, pagare per fare sesso significa finanziare queste organizzazioni criminali e quindi diventare complici di una tragedia che prevede spesso vittime minorenni, molto minorenni, se non bambine.

Esistono diverse forme del fenomeno: la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, per sfruttamento lavorativo, il traffico specificamente di minori (per l’accattonaggio, il prelievo di organi, pedo-pornografia,…).

In particolare, per lo sfruttamento sessuale, nella maggior parte dei casi le vittime sono donne e ragazze provenienti dalla Nigeria (in maggioranza) e dall'Europa dell'Est, e sono costrette a prostituirsi per strada. Da segnalare anche la tratta di donne cinesi che vengono sfruttate all’interno dei centri bellezza.

Le vittime della tratta sono soprattutto attirate con l'inganno e con promesse di migliori opportunità di lavoro. Spesso, quindi, non c’è consapevolezza da parte delle vittime: non sanno che andranno a prostituirsi; vengono poi trattenute in condizioni di schiavitù e sfruttamento, vivono in condizioni di violenza fisica e sessuale, spesso in ambienti pericolosi. Spesso sono costrette a praticare sesso non protetto.

Le vittime riferiscono di aver pagato da 30,000 a 60,000 euro per raggiungere l'Europa, aiutate da tutta la rete familiare, e comunque contraggono forti debiti coi loro trafficanti; subiscono minacce quotidiane sia verso loro stesse che verso le loro famiglie rimaste nel paese di origine.

Quali strumenti abbiamo in Italia per contrastare il Fenomeno?

L’Italia ha ratificato i principali strumenti internazionali sui diritti umani e abbiamo molti strumenti normativi nazionali al riguardo.

Dal 2000 esiste un numero verde anti-Tratta, 800.290.290, anonimo, gestito da operatori qualificati che indirizzano circa il percorso da intraprendere per la denuncia o comunque l’uscita dal tunnel dello sfruttamento. Chiunque può rivolgersi a questo numero.

Ci sono poi le unità mobili che garantiscono la presenza di operatori sociali qualificati tra le popolazioni a rischio di sfruttamento. Si tratta di operatori sociali che si recano fisicamente in mezzo alle prostitute potenziali vittime di tratta, in strada. Portano umanità, informazioni circa la loro condizione e le possibilità che hanno di partecipare a progetti di inserimento sociale nonché della possibilità di regolarizzare il loro status giuridico sul territorio italiano.

Le vittime di tratta, hanno infatti diritto ad avere un permesso di soggiorno per protezione sociale, volto, appunto, a tutelare le persone che decidano di uscire dalla violenza. Il permesso di soggiorno dura un anno, rinnovabile per altri sei mesi e consente di svolgere attività lavorativa o studio. La persona è vincolata a seguire un percorso di integrazione sociale, viene accolta in una struttura protetta e segreta, e viene seguita da un punto di vista sia sanitario che legale.

La denuncia alle autorità, invece, non è necessaria per accedere al programma e alla regolarizzazione: può sembrare un controsenso, ma dobbiamo pensare che si tratta di persone fragili, minacciabili e, spesso, traumatizzate. Questo tutela maggiormente i diritti delle persone e comunque succede che passato un certo periodo di tempo, le donne decidano da sé di denunciare l’organizzazione criminale.

Nel totale silenzio di tutti i media, dal 12 al 20 settembre 2013, è venuto a trovarci in Italia, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.). Il suo Relatore Speciale, l’avvocatessa Joy Ngozi Ezeilo, ha prodotto un Report molto dettagliato circa la situazione Italiana riguardo la tratta di esseri umani.

In Italia a livello politico e mediatico, vi è la preminente propensione a criminalizzare la migrazione irregolare e questo si ripercuote ferocemente anche sulle vittime della tratta. Su questo punto, l’O.N.U. ci ha fortemente bacchettati: porre la questione migrazione come “sicurezza nazionale”, usare propaganda “razzista e xenofoba”, pregiudica spesso la corretta valutazione dello straniero che si ha di fronte, rendendo ancor più difficile distinguere il traffico da altre forme di migrazione. Le migranti, così, sono spesso classificate come irregolari e quindi non identificate come vittime.

La vittima che vuole denunciare, si espone a tale rischio, andando incontro fino all’espulsione. Rischia di essere portata in un C.I.E. (Centro di Identificazione ed Espulsione), dove l’espulsione è convalidata entro 48 ore da un magistrato che spesso non ha una formazione specifica in materia di migrazione, asilo o di traffico.

Come risultato, molti migranti irregolari hanno paura di contattare le autorità.

Questa è una chiara violazione dell'obbligo giuridico internazionale per l’Italia di identificare le vittime della tratta; la situazione è particolarmente preoccupante in quanto molti migranti irregolari sono minori, come abbiamo già descritto.

Ad oggi, operano in prima linea sia le forze dell’Ordine, coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia, sia moltissime realtà territoriali del terzo settore, coordinate dal Dipartimento per le Pari Opportunità.

L’incontro del 10 aprile

L’Associazione Lule (“fiore” in albanese, dal nome della prima ragazza salvata dalla tratta), è una di queste realtà; ha progetti sia di Unità di strada, sia di Comunità di accoglienza per le donne che intendono sottrarsi al circuito della tratta e dello sfruttamento. L’incontro è stato tenuto da Marzia Gotti, Coordinatrice servizi bassa soglia, 15 anni di esperienza sul campo.

Mi vien subito da chiedere: “Capita che veniate contattati dalle organizzazioni criminali che recriminano la loro fonte di guadagno?”. “No, è molto raro. Una donna costa circa 2000 euro, con un investimento molto basso possono reperirne un’altra”.

L’Assessore di Pieve Emanuele alle Politiche Sociali e di Genere, Paola Battaglia, è la prima ad intervenire. L’assessore sottolinea subito che il fenomeno è endemico: “Non dobbiamo pensare ad un cliente tipo, allo stereotipo del cliente come persona deviante. Sul nostro territorio, la prostituzione è totalmente in mano alla criminalità. Sfatiamo quindi da subito la credenza di alcuni, che una donna scelga di prostituirsi per la comodità dei facili guadagni: dietro c’è violenza, criminalità. Pensiamo alla corazza che una donna si deve fare, una forma di sfruttamento che mina l’intimità di una donna”. L’attuale giunta di Pieve Emanuele, ha emanato un’ordinanza che prevede una pena pecuniaria di 500 euro per coloro che si fermano a contattare le prostitute.

L’incontro procede con Marzia Gotti, che utilizza tre strumenti per delinearci i diversi profili dei clienti.

Il primo, è la puntata di Presa Diretta del 7 Settembre 2014, che ha ricostruito l’inchiesta della Procura di Roma sulle due ragazzine di 14 e 15 anni che per mesi si sono prostituite in un appartamento dei Parioli, uno dei quartieri più esclusivi della Capitale. Una storia incredibile che ha coinvolto centinaia di uomini adulti che hanno contattato le due ragazzine. Uomini che non si sono fermati davanti alla minore età, anzi a volte è stata proprio apprezzata. Ogni minorenne arriva alla fine a guadagnare 600 euro al giorno. L’intera puntata è visibile sul sito www.presadiretta.rai.it.

Il secondo strumento è la rete internet. Ci illustra come è assolutamente facile accedervi, basta l’iscrizione e dichiarare di avere la maggiore età.

Numerosi i siti di incontri, in cui sono presenti delle bacheche annunci, in cui la “merce” (le ragazze, minori o meno), viene descritta in maniera molto precisa, elencando le prestazioni sessuali disponibili, con tanto di foto esplicite.

Esistono poi dei Forum di discussione sulle prestazioni erogate, da prostitUITE (e non prostitute, visto che parliamo di vittime della tratta) della strada o di appartamento, in cui i clienti si confrontano e suggeriscono/criticano la prostituita consumata, sull’esperienza vissuta. Per dare un’idea quantitativa, sul Forum che vediamo durante l’incontro, a titolo di esempio, sono aperte 118.982 discussioni e partecipano ad esse 97mila uomini, quasi tutti italiani. I post sono più di un milione.

Il lavoro che ha fatto l’associazione Lule, è stato di analizzare, senza presunzione scientifica, questi commenti, quasi tutti. Questo è ciò che ne emerge, senza giudicare.

Il quadro è variegato, trasversale per fasce di età: quelli che si vedono di più attraverso le unità di strada, hanno tra i 25 ei 40 anni. Estrazione sociale di ogni genere; posizione professionale che va dal commesso di negozio al consulente di una multinazionale. Troviamo il ragazzo single, ma anche l’uomo di mezza età sposato. Tutti hanno in comune una cosa: è assolutamente fondamentale mantenere l’anonimato. E non tanto per non incorrere nelle sanzioni, quanto per la reputazione.

Il vocabolario utilizzato dai clienti è nutritissimo: tecnicismi sulle prestazioni, descrizioni molto dettagliate del corpo abusato e del comportamento di lei durante la prestazione.

A titolo di esempio, riporto parte di un commento di un cliente della “sempreverde Binasca”. Non ho cambiato nulla: avverto che sono presenti espressioni molto volgari. Ma questa è la realtà.

“Come sempre dei giorni di festa grande [è il giorno di Pasqua 2015], mi riproponevo un itinerario dal cielo alla terra che contemplava la Messa, un’ora per il puttanizio e poi solenne adunata intorno alla tavola imbandita. Per economizzare i tempi mi dirigo verso Carpiano, con la certezza che la binasca non muore mai. […] Mi chiede 20 per il pompino coperto, 30 per il boccafiga [si paga di più per il non protetto], 100 per l’albergo che promette senza cronometro, non fa preliminari scoperti. Non le chiedo per il momento dell’anale perché non mi trascinava. Le pago il pompino di reciproca presentazione. […] E’ ben piantata, le cosce in mostra tra stivali e minigonna, ben tornite, anche il posteriore è corazzato, il seno meritevolmente scoperto, con capezzolo grande. […]”.

Da questo post, rappresentativo, emerge come i clienti siano promotori, oltretutto, di comportamenti sanitari a rischio: si richiede la non protezione e la si paga di più.

Esistono quindi diversi profili dei consumatori si sesso a pagamento. Tutti comunque concepiscono la sessualità come oggettivazione della donna, come essere la mercato di merci senz’anima.

Il primo è il profilo dell’indifferente: a lui non interessa della donna, nega o sottovaluta lo sfruttamento; il suo è mero sfogo fisico. In questo profilo sono compresi la maggioranza degli uomini.

Il secondo profilo è quello del sensibile: si affeziona alla donna, cerca e compra affetto, comprensione, l’emulazione di una reale relazione. Contattano gli operatori, vogliono aiutare la ragazza ad uscire dal circuito. Di solito, però, le prostituite non hanno richiesto loro aiuto. Quindi, possiamo dire, che il “salvatore” segue solo il proprio bisogno di essere utile.

Il terzo profilo è il violento: è un soggetto che non sa gestire l’aggressività. Molto spesso sono le donne che riportano questo tipo di racconti, numerosissimi, sia in strada che in appartamento. Le vittime riportano la loro rabbia, oltre che per la violenza subita, anche per non aver ricevuto soccorso da nessuno (se in strada) o la solitudine in cui si sono ritrovate (in casa). Il violento colpevolizza la donna: “te lo meriti, è colpa tua, io ti picchio così ti domino”.

Il quarto profilo è il moralista: giudica ferocemente in pubblico sia chi va a prostitute, sia le prostitute stesse. Afferma che è colpa delle donne se ci va.

E poi c’è l’accompagnatore (quello che le nigeriane chiamano papà-giro): è il cliente che compra prestazioni sessuali, non attraverso il denaro, ma attraverso dei servizi erogati a sua volta. Accompagna dal medico, in posta,…E’ la persona che solitamente non ha un ruolo sociale nella sua vita quotidiana e che quindi cerca così la sua posizione, il suo sentirsi utili a qualcuno.

Dopo questo viaggio nei numeri altissimi, nella criminalità che c’è dietro, nell’identikit del cliente che è, appunto, solo il consumatore finale di una donna, vittima e intrappolata in un tunnel, chiedo a Marzia Gotti: “Cosa volgiamo dire a questi clienti?”. Marzia risponde: “Fate l’amore che è la cosa più bella, e non comprate il sesso, anche perché dietro c’è lo sfruttamento della fragilità, si alimenta tutto un Racket che continua a rigenerarsi, che utilizza questi fondi per reinvestire in attività illegali quali droga e armi”.

 

1 Il progetto RAGAZZE DI PERIFERIA, finanziato dal “Bando Volontariato 2014-15” di Regione Lombardia, promosso da Associazione Lule Onlus, Associazione Oltreconfine e P.A. Croce Viola Rozzano con la collaborazione di Comune di Carpiano, Comune di Pieve Emanuele, Circolo Culturale Mi-Rò (Badile di Zibido San Giacomo), Associazione IntegraMente (Melegnano), Parrocchia di Sant’Alessandro (Pieve Emanuele), Associazione Culturale Pieve in movimento (Pieve Emanuele), Cooperativa Lule Onlus.

Casella di testo: Etica e utopia per una società libera
APIDA (Associazione per  i Diritti Animali)Etica ed utopia per una società libera

N. 4 Giugno 2015

All’inizio credevo fosse sufficiente il cambiamento di stile di vita di pochi, ma con il tempo ho capito che è l’intero sistema che deve cambiare. Tuttavia la nostra società non è ancora pronta, nostro compito è di tenere vivo questo pensiero, diffonderlo il più possibile, non farlo spegnere, nell’attesa che arrivi il suo giusto tempo”.

Fabio Bersani Presidente APIDA (Associazione per i Diritti Animali)

Stefania Anelli, Elisabetta Martello 

Parlare degli animali risulta un po’ difficile per la maggior parte delle persone specialmente se si vuole gettare uno sguardo che vada oltre il nostro abituale agire quotidiano.

Infatti, per ognuno di noi è naturale pensare agli animali dapprima in una sfera personale ed affettiva riferendoci ai nostri animali da compagnia, oppure nell’ambito gastronomico quando cuciniamo ricette dove la carne dell’animale ne è il protagonista, o ancora quando soddisfiamo un nostro desiderio ricreativo assistendo a spettacoli in cui gli animali, spesso esotici, diventano delle star. Si può proseguire con un lungo elenco che porterebbe a individuare l’”uso” dell’animale in modi che sconfinano i visibili confini tranquillizzanti in cui li collochiamo. Tauromachia, vivisezione, combattimenti tra galli o cani, giusto per citarne qualcuno.

Ma in questo pensiero unico collettivo c’è qualcuno che sta dalla parte degli animali. Si presenta così: “Sono amico della non violenza, antispecista e vegano. Penso che la difesa dei diritti umani sia impossibile se non diventa affermazione dei diritti del vivente”. E’ la dichiarazione di Fabio Bersani, 54 anni, attivista, fondatore e Presidente dell’associazione APIDA, e spiega così le motivazioni che lo hanno spinto a diventare vegano dopo esser stato per qualche anno vegetariano.

Quanto racconta Fabio fa comprendere che abbracciare uno filosofia di vita e sposare delle scelte anticonformiste sottendono un’attenzione etica verso tutti gli essere viventi che nella storia dell’umanità soffrono di un rapporto sbilanciato a favore dell’uomo che dispone del “creato” in modo usurpante. Egli dedica la sua azione ad approfondimenti, che fa nell’ambito di APIDA, attraverso conferenze ed interventi radiofonici. L’obiettivo è sensibilizzare sul fatto che gli animali sono “senzienti”, ovvero in grado di capire, che hanno una forma di intelligenza, provano dolore, sofferenza, possono essere felici o terribilmente tristi. Tutto ciò è stato ufficialmente riconosciuto e recepito dall’Unione europea e inserito nel Trattato di Lisbona.

Rispettare un altro essere vivente riconoscendogli il diritto di esistere a prescindere, significa incidere sui modelli di comportamento dettati da una cultura fondata sull’esasperazione di consumo e soffermarsi a riflettere sulle conseguenze e su chi paga il prezzo più alto.

Ma dal punto di vista di Fabio Bersani c’è ancora molta strada da fare e il percorso passa attraverso alcuni concetti fondamentali che sono: Vegano, Antispecismo, Animalismo.

Partiamo con vegano, cosa significa essere vegani? Vegano è colui che sceglie una dieta ed uno stile di vita che esclude l’uso di prodotti di origine animale. Il vegano sostiene un’alimentazione al 100% di origine vegetale, vuole eliminare la sofferenza degli animali e sceglie di non mangiare carne e derivati  di alcuna specie, non indossa pelli di animali, non partecipa a spettacoli con la loro presenza (circhi, zoo …). Il vegano compie una scelta di vita consapevole e responsabile, senza alcun compromesso, mandando un importante segnale alla società.

Un segnale che ha valore etico inteso come impegno a favore dei diritti animali. Alcuni animalisti affermano che il veganesimo ha un effetto positivo ed immediato sull’ambiente: l’allevamento intensivo è causa di rilevanti danni al nostro pianeta, dalla deforestazione all’inquinamento chimico, dal  riscaldamento globale alle piogge acide…; un impegno a sostegno della lotta alla fame nel mondo: basti pensare che la produzione di carne utilizza in proporzione molto più terreno e risorse di quella necessaria per gli alimenti di origine vegetale; in modo particolare un aspetto drammatico dell’allevamento intensivo è l’enorme consumo di cereali necessario per nutrire i bovini, il meccanismo mantiene alto il prezzo dei cereali penalizzando i paesi poveri e contribuendo in maniera rilevante al problema fame nel mondo.

Si inizia a parlare sempre più di specismo ed antispecismo. Sono concetti nuovi che stanno cambiando profondamente il mondo dell’animalismo. L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che si oppone allo specismo. Lo specismo  è la centralità attribuita dalla specie umana a se stessa, è una sorta di rivendicazione del diritto di disporre a piacimento dei corpi, delle vite di individui appartenenti ad altre specie, è una visione del mondo che ci è abituale e che diventa il metro di misura di ogni scelta politica e morale. L’antispecismo è una filosofia che intende impostare su basi nuove le relazioni fra le specie umane e le altre specie animali, mette in discussione pertanto la classica distinzione fra natura e cultura, la frattura fra umano e animale.

Infine l’animalismo più profondo (liberazionismo o critica all’antropocentrismo) che si può intendere come l’attitudine a considerare gli animali come “soggetti di una vita”, si declina come la tendenza e l’atteggiamento volti alla salvaguardia ed alla protezione degli animali (senza alcuna distinzione) rispetto ai comportamenti umani diretti ed indiretti (caccia, sperimentazione animale, impiego nei circhi …).

L’Associazione è attiva, organizza e promuove ogni anno conferenze e dibattiti. Agli esordi gli intenti associativi erano volti anche alla formulazione di leggi e petizioni ma nel tempo si è concentrata verso attività come manifestazioni, feste (citiamo tra tutte la manifestazione “Rozzanese Animali…amo?” che il prossimo 14 giugno giunge alla sua 6° edizione), corsi di cucina vegana.

Cerca ed incontra movimenti affini al proprio per creare sinergie e mobilitare su larga scala un pensiero “alternativo” riconoscente degli esseri viventi senza distinzione.

La sede di APIDA si trova a Rozzano, per conoscerne le attività vi invitiamo a consultare il sito www.apida.it mentre per  contattarla occorre  telefonare al numero 02/57512691/cellulare 347 8264012 o inviare una mail a info@apida.it. 

Informazioni su APIDA

Sede: Via Massimo D’Azeglio, 21—Rozzano

Le persone: 10 soci

Le attività: Conferenze di sensibilizzazione, interventi radiofonici, presentazione di libri, dibattiti pubblici, corsi di cucina vegana

Casella di testo: Gioco d’azzardo patologico
Una serata di discussione

N. 4 Giugno 2015

Fiorella Gebel

Martedì 5 maggio 2015, ore 21.00 presso lo Spazio Aurora, alla presenza di un buon numero di cittadini,  abbiamo potuto assistere ad un ben organizzato incontro su un tema molto “caldo” per molte anzi troppe famiglie italiane: il gioco d’azzardo!

All’incontro, organizzato da “Sei Rozzano/Sel”, erano presenti Maria Cristina Perilli e David Gentili. Chi sono, direte voi e perché loro?

Cristina Perilli è l’autrice di un libro dal titolo “Giocati dall’azzardo. Mafie, illusioni e nuove povertà”. L’autrice è  una psicoterapeuta e sessuologa, dirigente Psicologa in un “Ser.T”  milanese dove segue giocatori d’azzardo patologici. La sua esperienza è partita sin dalla fine degli anni ’90 ed ora è anche membro attivo di molte associazioni quali Libera, Alea, SAO e delle Campagna Nazionale Mettiamoci in Gioco.

David Gentili è il Presidente della Commissione Consiliare Antimafia del Comune di Milano e da molti anni impegnato sul fronte delle tematiche legate alle infiltrazioni mafiose nelle diverse fasi del vivere sociale.

Nel corso della serata l’autrice del libro ci ha fatto una panoramica sul mondo dell’azzardo, dagli aspetti storici agli sviluppi attuali (online) e della diversa legislazioni che ha negli anni accompagnato questo problema con tutti i suoi risvolti di tipo economico. Assistiamo all’incongruente scelta statale di incentivare il gioco d’azzardo per ottenere liquidità senza preoccuparsi che tutto questo avviene sulla “pelle dei soggetti deboli del nostro sistema sociale”!

Ma anche la pubblicità fa la sua parte! “E’ diventata sempre più invasiva, seducente e ingannevole”, ci ha detto nel corso della serata Cristina Perilli, “promuove il gioco d’azzardo spingendo le persone a credere che poiché è facile anche vincere lo sia e si possono così risolvere i propri problemi”!

Molti gli interventi e le domande che sono state rivolte ai relatori, in particolare sulla correlazione tra “ambienti di gioco e malavita”

A fine serata l’invito ad organizzare una specifica ricerca sul dato complessivo locale della malattia derivata dal gioco d’azzardo. Certo, non sarà facile trovare le risorse adeguate soprattutto se si pensa che Guido De Vecchi, consigliere comunale di 6Rozzano-Sel, aveva invitato TUTTI gli amministratori comunali di Rozzano a partecipare alla serata e non è arrivato nessuno!

Il nostro invito è ovviamente quello di aderire alla Campagna Nazionale “Mettiamoci in Gioco” e ad acquisire sempre maggiore consapevolezza dei danni da gioco d’azzardo