Periodico di informazione, cultura, opinioni

 Locale 16

Casella di testo: Rozzano, la città che abitiamo
Una discussione pubblica sul futuro urbanistico della nostra città

N. 10 Dicembre 2017

Daniela Giannoccaro

Mercoledì 8 novembre, si è tenuta presso la sede di Insieme Si Può una serata di approfondimento e discussione dal titolo “Rozzano, la città che abitiamo. Consumo di suolo e riqualificazione del centro cittadino. Discutiamo insieme i cambiamenti, i rischi ed il futuro urbanistico del nostro territorio”.

Sul tappeto, due grandi temi che segneranno il futuro urbanistico della nostra città: il destino dell’area D3 al di là del Naviglio Pavese, ultima area agricola produttiva di Rozzano tra tangenziale e autostrada, dove sorgeranno nuovi uffici e residenze, e la riqualificazione del centro cittadino di cui da tempo si discute, riemerso con l’aggiudicazione comunale di fondi previsti dal "Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie”. Quest’ultimo tema, a onore del vero, non si è potuto sviluppare adeguatamente, ma ci sarà modo di organizzare un’altra serata ad hoc.

Ospiti della serata sono stati l’arch. Silvia Ronchi, del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo e l’arch. Pietro Mezzi Consigliere alla Pianificazione della Città Metropolitana. Hanno partecipato al dibattito finale anche l’ingegner Luigi Pezzoli presidente del gruppo Brioschi, proprietario dell’area D3 e il dottor Walter Meles, amministratore di Cascina Sant'Alberto realtà agricola operante a sud della stessa area D3 (anche questa di proprietà del Gruppo Brioschi).

L’architetto Silvia Ronchi ci ha spiegato l’importanza di un suolo libero, non cementificato, destinato al verde naturale o all’uso agricolo e definito da lei stessa un “bene comune primario limitato non rinnovabile”, che assolve a funzioni di “servizi ecosistemici”, ossia con la capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana per evitare esondazioni e dissesti idrogeologici o in grado di concentrare tutta una serie di componenti atmosferici in funzione una migliore qualità dell’aria.

Da alcuni anni però il consumo di suolo aumenta molto più dell’effettivo fabbisogno di edifici e infrastrutture, nella maggior parte dei casi ad essere sacrificate sono proprio le aree agricole e le superfici idonee alla produzione alimentare.

Ciò è un problema di interesse pubblico ed ha ripercussioni sulla vita di tutti. Il fenomeno è ancora difficile da arrestare, ma si potrebbe contenere con strumenti urbanistici adeguati che facilitino i processi di rigenerazione urbana, ovvero il recupero delle parti di città già urbanizzate, oggi dismesse, che hanno perso la loro funzione.

L’architetto Ronchi, con alcune immagini relative alla regione Lombardia, ci ha mostrato inoltrequanto il processo di consumo di suolo sia tuttora in atto (siamo la regione che consuma ancora molto suolo libero), soffermandosi poi sul contesto rozzanese, in perfetta linea con l’andamento regionale.

Il potenziale consumo di suolo lombardo, e il nostro comune non fa eccezione, è incluso nelle previsioni degli strumenti urbanistici, come si è potuto evincere anche da una panoramica del PGT di Rozzano, dove l’area D3 (denominata dal Piano “Città Nuova”) viene identificata come “ambito di trasformazione”in cui andranno ad insediarsi funzioni e volumetrie che di fatto cancelleranno la destinazione agricola attuale.

L’architetto Ronchi ha proseguito analizzando una serie di possibili strategie da mettere in campo per limitare al minimo il consumo di suolo (suggerite che anche dalla Commissione Europea) per arrivare ad un consumo pari a zero entro il 2050.

Col successivo intervento dell’architetto Pietro Mezzi, sono state poi ripercorse le vicende urbanistiche relative all’area D3, fino a giungere all’ultimo recente episodio che ha visto la presentazione, a fine maggio scorso, di una proposta di Piano Attuativo da parte della proprietà.

Il deposito dell’istanza di Piano Attuativo, fa notare l’arch. Mezzi, è avvenuto soltanto due giorni prima dell’entrata in vigore della modifica dell’art. 5 della legge regionale 31 del 2014 sul Contenimento del Consumo di Suolo, che prevede l’impossibilità da parte dei Comuni, per trenta mesi, di poter operare una riduzione sulle previsioni edificatorie degli strumenti urbanistici. Col deposito del Piano Attuativo insomma, in anticipo sull’entrata in vigore di questa modifica, la proprietà di fatto si assicura di poter realizzare le volumetrie previsione dal PGT vigente.

Adesso al Comune non resta che valutare se il Piano Attuativo presentato sia conforme al PGT.

L’architetto Mezzi auspicherebbe un dibattito pubblico sui contenuti di questo Piano Attuativo, che non può risolversi nelle sole specifiche tecniche, ma la visione politica dovrebbe assumere una scala sovralocale. Si tratta di una trasformazione molto importante sia per le dimensioni sia dal punto di vista della localizzazione e avviene in un momento dove il Consumo di Suolo ha assunto una valenza molto rilevante nel discorso politica nazionale.

In fase di dibattito, l’ingegner Luigi Pezzoli, in rappresentanza della proprietà dell’area nonché operatore immobiliare, ha precisato che l’area è di proprietà di due società quotate (la società Bastogi e la società Brioschi - gruppo Cabassi) e la presentazione dell’istanza di Piano Attuativo è un obbligo per tali società, le quali devono segnalare al mercato le operazioni rilevanti da portare avanti.

L’area D3 è di proprietà di società quotate fin dagli anni settanta e già da allora edificabili.

L’ing. Pezzoli ha poi tenuto a specificare che l’area non verrà completamente cementificata, pur ammettendo l’entità dell’intervento, ricordando anche come il gruppo Cabassi si stato l’unico, nel territorio rozzanese, a promuovere un’importante riqualificazione del territorio agricolo con la piantumazione e le coltivazioni tradizionali della Cascina Sant’Alberto, cosa resa possibile dalla concretizzazione in altri ambiti di nuove risorse da reinvestire.

Sempre secondo tale opinione, tutte le aziende agricole del territorio rozzanese sarebbero andate via via scomparendo per l’assenza di energie per poter continuare.

Per quanto riguarda le istanze, Pezzoli le vede come la chiusura di un percorso iniziato nel 2010 e intrapreso con professionisti, l’amministrazione e la società civile, trovando una collocazione all’interno del PGT stesso.

L’istanza presentata (fase numero 1) prevede la riqualificazione dell’attività agricola sull’80% dell’intera superficie (laddove non ricadono le concentrazioni edificatorie) ed il progetto tiene conto della presenza delle importanti infrastrutture per concentrare le nuove realizzazioni edilizie.

 

L’intervento di Renato Aquilani,presidente associazione Parco Sud, ha invece ricordato che le previsioni del PGT rozzanese definiscono un incremento della popolazione pari al 35%, concentrata in gran parte sull’area D3 (denominata appunto Città Nuova). Il problema di questa enorme crescita, che non trova un riscontro con la reale crescita demografica, ormai quasi arrestata, graverà sulla già congestionata rete viabilistica esistente per la quale non vi sono soluzioni. In merito a ciò Aquilani ha ricordato un recente studio commissionato dalla stessa Associazione che conferma la grave situazione di traffico elevato e congestionato.

Le caratteristiche dell’area D3, interclusa da barriere infrastrutturali, la rendono infatti altamente inaccessibile e pressoché isolata.

Questo progetto, sempre secondo Aquilani, preoccupa tutti i cittadini del sud Milanese. L’ultima battuta ha riguardato poi una considerazione sui diritti edificatori non esercitati dalla proprietà per oltre cinquant’anni. Dopo quanto tempo, ci si chiede, le aspettative edificatorie possono essere ritenute ancora valide?

Altre questioni sono rimaste aperte per mancanza di tempo, ma Piazza Foglia proseguirà con altri incontri pubblici sulla questione Aler, con l’annosa questione del teleriscaldamento e del degrado strutturale degli edifici, la gestione scadente e l’incuria dei servizi nelle frazioni, la viabilità congestionata. Tutti temi tra di essi collegati e per i quali manterremo sempre alta l’attenzione.

Casella di testo: Vita nelle case popolari 
Il dibattito organizzato da “Rozzano Oggi” tra Autogestioni e rappresentanti politici

N. 2 Marzo 2018

Franco Spiccia

La sera del 20 febbraio, presso la sede condivisa di Viale Lazio 32, organizzato dall’associazione Rozzano Oggi e moderato dal nostro direttore, si è tenuto un incontro con il Coordinamento delle Autogestioni delle case ALER di Rozzano. Si è trattato di un dibattito molto partecipato ed interessante con momenti di vivaci scambi di battute.

L’imminenza del voto per il rinnovo del Consiglio Regionale Lombardo ha attirato la presenza di numerosi esponenti politici in corsa per l’elezione e anche della nostra Sindaca Barbara Agogliati.

Il portavoce del Coordinamento, Paolo Zamproni, dopo aver lamentato il fatto che quella fosse la prima volta in cui riusciva ad avere un confronto con esponenti del PD, ha ripercorso tutta la vicenda del teleriscaldamento e delle bollette spropositate recapitate agli inquilini ALER. Ha raccontato di aver ottenuto che tecnici di ALER, di AMA e delle Autogestioni stesse fossero incaricati autonomamente di quantificare il costo a metro quadro del riscaldamento, giungendo ciascuno a risultati diversi: 13 euro per le Autogestioni, 16 per ALER e 18 per AMA. Al momento pagano 16 euro ma questo non è quanto stabilito nelle convenzioni. Loro desiderio è che questa cifra venisse determinata una volta per tutte.

Zamproni ha parlato poi delle Unità Organizzative Gestionali (UOG) create da ALER allo scopo di avvicinare l’Azienda al territorio e ai problemi degli inquilini. Sono sei ed una ha sede a Rozzano.

Secondo le Autogestioni non sta funzionando bene perché non ci sono risorse economiche. Loro hanno stilato e presentato all’UOG locale un documento con le loro richieste e i loro consigli per un migliore funzionamento della stessa. ALER ammette le ristrettezze economiche in cui versa e ha riconosciuto che se dovessero cessare le Autogestioni, le pulizie sarebbero fatte solo una volta a settimana.

La Sindaca Agogliati è intervenuta per sostenere che i costi elevati del riscaldamento sono dovuti anche, se non principalmente, allo stato delle case popolari che hanno un‘altissima dispersione termica. Ha aggiunto che le inefficienze sono da imputare alla proprietà che non fa alcuna manutenzione e non autorizza l’investimento di ulteriori risorse per gli investimenti alle sottostazioni. Ha poi negato che l’amministrazione comunale fosse poco sensibile alle problematiche degli inquilini delle case popolari, ricordando come dai responsabili comunali fossero partite oltre 1500 segnalazioni ad ALER per situazioni critiche di varia natura all’interno del quartiere.

Il rappresentante del SUNIA, nel proprio intervento, ha affermato che le case popolari devono essere affidate agli inquilini e, quindi, ha auspicato un moltiplicarsi ed un rinnovamento delle autogestioni. Ha inoltre ribadito che i costi delle manutenzioni straordinarie devono restare in capo alla proprietà e non spalmati sugli inquilini.

Sono poi intervenuti i vari candidati alle elezioni regionali presenti alla serata: David Gentili, Elisabetta Strada, Pietro Mezzi, Silvia Fossati e l’assessore milanese Carmela Rozza (era presente anche un rappresentante del M5S che non ha preso la parola). Tutti si sono detti felicemente sorpresi dall’alto numero di Autogestioni presenti nel comune di Rozzano. Non vi sono situazioni analoghe in nessun altro insediamento di case popolari.

Silvia Fossati, consigliere regionale uscente, ha raccontato di aver presentato una mozione specifica per l’efficientamento energetico del quartiere ALER di Rozzano ma che questa era stata respinta dalla maggioranza. Carmela Rozza dopo aver ricordato lo stato di gravissima crisi finanziaria in cui versa l’Azienda regionale per un buco di 500 milioni di euro dovuto a perdite per speculazioni finanziarie (tra cui una nella limitrofa Pieve Emanuele), ha sostenuto che il ruolo delle Autogestioni va riconosciuto con apposita legge regionale e deve essere anche prevista per legge una quota percentuale annua del bilancio regionale destinata alla manutenzione delle case di edilizia popolare. C’è, a suo avviso, la possibilità di attingere ai finanziamenti europei per trovare le risorse per porre in essere quell’efficientamento energetico di cui necessitano i nostri, ormai vecchi, palazzi. La Rozza ha infine sostenuto che non è interesse di ALER di sostenere le autogestioni perché esse svolgono una funzione di controllo sulle spese e sui fornitori.

Pietro Mezzi ha sostenuto (opinione condivisa da tutti) la necessità politica di una battaglia per investimenti pubblici per l’edilizia popolare, investimenti che non sono più previsti da molti anni.

Per la cronaca, solo Elisabetta Strada e Carmela Rozza sono state elette in Consiglio Regionale mentre Pietro Mezzi torna al suo incarico in Città Metropolitana. Ci auguriamo che dalle loro sedi, unitamente a tutti gli altri politici che si sono affacciati sulle vie del nostro Comune nel periodo elettorale, portino avanti le istanze dei nostri cittadini che abitano nelle vie dei fiori. In quanto agli assenti, che poi sono risultati i vincitori (in particolare la Lega), speriamo vogliano confermare quella capacità di interlocuzione che, secondo le Autogestioni, hanno avuto in passato.

 

Casella di testo: Il nuovo Teatro Fellini e la “rigenerazione” del centro città
La presentazione del progetto

N. 2 Marzo 2018

Daniela Giannoccaro

Si è svolta venerdì 9 febbraio presso il centro civico una serata pubblica organizzata dall’amministrazione comunale dal titolo “Rigenerare il tessuto urbano attraverso la creazione dei luoghi”. Ultimo in ordine di tempo, di una serie di appuntamenti che hanno visto l’amministrazione impegnata ad incontrare i cittadini nelle diverse frazioni con temi specifici.

In questo caso l’occasione era quella di presentare il progetto del centro cittadino e per questo sono intervenuti i progettisti che hanno ricevuto l’incarico.

Presa la parola, la sindaca ha illustrato rapidamente la scaletta degli argomenti in programma per la serata. Oltre al progetto “centro cittadino”, un aggiornamento dello stato di avanzamento dei lavori della linea del tram 15 e una proposta per un nuovo percorso delle linee di trasposto pubblico su gomma.

Introducendo l’argomento principe della serata, la sindaca ha subito evidenziato che a Rozzano manca di un “un luogo storico”, un centro cittadino riconoscibile. Scopo principale del nuovo progetto è quindi proprio quello di rendere il centro cittadino identificabile e vivibile. Ha proseguito facendo riferimenti alla sicurezza, al decoro e alla fruizione attuale della piazza e dei luoghi ad essa limitrofi. Pertanto ne ha evidenziato aspetti positivi e negativi. Tra quelli positivi, anziani e bambini, ragazzini in bici o che giocano a calcio durante le ore pomeridiane, le auto parcheggiate ed il mercato del sabato, mentre tra quelli negativi, il sottoutilizzo della piazza in molte ore della giornata, gli atti vandalici e il degrado dei negozi di via Mimose e di viale Liguria ad esso adiacenti. Ha aggiunto però che questi ultiminon verranno trattatinel progetto.

Subito dopo gli architetti dello studio SBGarchitetti hanno mostrato con qualche immagine il progetto della nuova piazza e del nuovo centro culturale. Non hanno tralasciato di far conoscere le analisi e gli approfondimenti che hanno portato al concretizzarsi della proposta.Nella sostanza il progetto prevede di mantenere la forma e le sedute circolari originali della piazza, che si riduce rispetto alle attuali dimensioni,in seguito all’introduzione di nuove alberature e l’abbattimento delle barriere architettoniche là dove occorre. Inoltre prevede una nuova localizzazione dell’area attrezzata dei bambini sul retro dei negozi in via Mimose, dove oggi si trova il monumento ai caduti che verrà spostato. Molte delle immagini proiettate erano relative ad aree gioco realizzate altrove per far meglio comprendere il risultato finale.

È stata mostrata anche la nuova configurazione del parcheggio, che ospiterà ancora il mercato del sabato e per agevolarne la disposizione,avrà alberature solo lungo il perimetro esterno.

Il progetto prevede inoltre che al posto dell’attuale area giochi sorgerà il nuovo centro culturale. L’edificio principale, di forma ellittica, ospiterà il cinema-teatro, una saletta cineforum, la scuola di musica e in un edificio più piccolo ad esso collegato troveranno posto atrio e bar.

L’architetto Panzarino, responsabile del settore urbanistica ed edilizia privata del comune, è intervenuto precisando che l’edificio progettato è altamente ecosostenibile ed ha illustrato il cronoprogramma dei lavori assicurando ai cittadini il minor disagio possibile. Non sarà interrotta la possibilità di usufruire del parco giochi, la cui nuova collocazione è prevista per fine maggio. Per quanto riguarda il mercato, l’obiettivo, ha spiegato, sarà quello di non impedire il lavoro agli ambulanti e di realizzare il nuovo parcheggio/area mercato, tra luglio e settembre così da ricollocarli in maniera definitiva a novembre. Entro la primavera del 2019, prosegue l’architetto, tutta la piazza e gli spazi aperti limitrofi dovrebbero essere completati. Solo a quel punto inizierà la costruzione del nuovo centro culturale che si concluderàdopo 18 mesi.

Un interessante progetto, con un edificio di grande qualità e una piazza ben disegnata, ma che cela dietro di sé una serie di questioni non risolte.

Il fatto che questo progetto ci venga presentato col titolo “Rigenerare il tessuto urbano attraverso la creazione dei luoghi” è di per sé singolare. Infatti questo titolo deriva dal bando ministeriale, poi ridefinito da Città Metropolitana, per la “rigenerazione delle periferie” (vedi numeri precedenti di Piazza Foglia) che il comune si è aggiudicato e che prevede un cofinanziamento, ovvero solo una quota parte di ciò che in realtà serve per la realizzazione dell’intero progetto presentato.

Per tornare alla singolarità, nel nostro caso si tratta del progetto per la costruzione di un nuovo edificio che andrà a collocarsi in un’area di verde pubblico attrezzato e utilizzato, non quindi di un progetto di rigenerazione. I progetti di rigenerazione infatti, sono quelli che prevedono di riqualificare, appunto “rigenerare”, parti di città degradate o abbandonate e di edifici dismessi o sottoutilizzati, per i quali talvolta si prevede una nuova funzione. L’area di progetto è sicuramente uno spazio da riqualificare, ma non da occupare con un edificio nuovo, con un funzioni che già esistono sul territorio comunale e che necessitano altrettanto di riqualificazione. Inoltre la cosiddetta rigenerazione del centro, così come progettata, non può prescindere dalla riqualificazione dei negozi di via Mimose e di via Liguria di proprietà Aler che del centro fanno parte.

Come attribuire a questo progetto il titolo di “progetto di riqualificazione del centro cittadino” se in realtà tratta di un progetto incompleto? Il progetto manca di una parte del centro ben definita e forse quella che più di tutte necessità di un’operazione di riqualificazione.

Tra i principi ispiratori del bando vi erano la cooperazione tra soggetti istituzionali, realtà economiche e sociali, mondo associativo e del terzo settore, per la promozione di politiche e progetti di riqualificazione del territorio e dei servizi. Il bando inoltre precisava quali fossero i temi da affrontare nel progetto, ovvero: “il miglioramento della qualità del decoro urbano; la manutenzione, il riuso e la rifunzionalizzazione di aree pubbliche e di strutture edilizie esistenti, per finalità di interesse pubblico; l’accrescimento della sicurezza territoriale; il potenziamento delle prestazioni e dei servizi di scala urbana, lo sviluppo di pratiche del terzo settore e del servizio civile, per l’inclusione sociale; la mobilità sostenibile e l'adeguamento delle infrastrutture destinate ai servizi sociali e culturali, educativi e didattici, nonché alle attività culturali ed educative promosse da soggetti pubblici e privati.”

Due questioni emergono dalla lettura delle specifiche del bando: la prima è che Aler è un soggetto istituzionale da coinvolgere; la seconda è che non si parla di realizzazione di nuovi edifici.

Durante l’incontro, la sindaca ha spiegato che Aler è un soggetto “non collaborativo” e che non è stato possibile attivare un confronto. Per quando riguarda la piazza, ha affermato che affinché questa possa diventare un luogo attrattivo, necessita di una cosiddetta “funzione forte”, il centro culturale appunto.

Una “funzione forte” è però già presente nella piazza, è il municipio e ancora il mercato settimanale, la piazza è storicamente un luogo di rappresentanza.

Oggi non è più possibile pensare alla piazza come un luogo attrattivo, un luogo di aggregazione spontanea. Le persone che vi si recano lo fanno per eventi specifici come l’organizzazione di spettacoli estivi, concerti all’aperto e manifestazioni in genere, queste sono le occasioni di aggregazione di cui necessita una piazza e gli eventi bisogna organizzarli.

Per tornare alla questione Aler, nel nostro comune vi sono oltre 5.500 alloggi di sua proprietà, ossia in termini relativi, il quartiere popolare più grande d’Europa. Una quantità decisamente considerevole, tanto considerevole da meritare una forte attenzione e un impegno continuo e costante da parte della nostra amministrazione nell’avanzare richieste nei confronti dell’Ente Aler al fine di pretendere ed ottenere riscontri positivi per la nostra città.

Questo bando era l’occasione per  “recuperare” tante situazioni di degrado sul nostro territorio e pur comprendendo le difficoltà di instaurare un rapporto proficuo con Aler, possiamo solo verificare che se davvero riusciremo ad avere un nuovo centro, non avremo la percezione di un lavoro ben fatto. Non ci si può accontentare di una coperta nuova se questa risulta essere troppo corta. Il risultato che otterremo non sarà soddisfacente.