Periodico di informazione, cultura, opinioni

 Locale 15

Casella di testo: Fuori dal partito di Renzi, per unire la sinistra, per “cambiare passo all’Amministrazione”, ma il PD resta “l’alleato naturale” Intervista all’Assessore Stefano Apuzzo

N. 7 Settembre 2017

A cura di F.S.

Assessore Apuzzo, ci risulta che sia uscito dal Partito Democratico e abbia aderito al MDP-Articolo 1. Ci vuole chiarire i motivi della sua scelta e quali sono le prospettive di questa nuova formazione nei vari livelli locali, cioè regione, città metropolitana e comune di Rozzano.

Sono uscito dal PD perché non mi sento assolutamente più rappresentato da un Partito che ha smarrito la propria vocazione originale, i valori e i temi che sono sempre stati bandiera del Centrosinistra. Renzi ha colonizzato e privatizzato il Partito. Se non vi saranno ulteriori derive a destra ritengo che il PD resti comunque un alleato naturale per qualsivoglia ipotesi di governo di Centrosinistra. Il problema è che oggi manca, all’offerta politica italiana, la sponda Sinistra.  In molte situazioni particolari, tuttavia, penso al prossimo quadro nazionale o alla Napoli resiliente e resistente di De Magistris piuttosto che alla Palermo di Orlando, uno sguardo di interesse lo meritano sia i 5 Stelle, sia i movimenti civici e le personalità come quelle che ho citato. A Rozzano ci stiamo organizzando, con il Gruppo consiliare, una sede, iscritti. Al momento il PD è il partito di riferimento non solo per concludere la consiliatura, ma anche per la prossima avventura elettorale. Tuttavia dobbiamo ricostruire una Sinistra forte, credibile, pulita e di governo, per dialogare da pari e non da paria con il PD. A Rozzano abbiamo come coordinatore l’ex Vice Sindaco, Salvatore Rizza, persona capace, competente e trasparente, un amministratore rodato e di Sinistra. Il nuovo Gruppo consiliare sarà costituito, per ora, dai Consiglieri Ilaria Oppini, Marco Valenti e Franco Cuvello.

A livello regionale auspico si possa trovare un comune candidato del Centrosinistra con una figura forte e innovativa che liberi la Regione dalla destra.

Come, a suo avviso, si può uscire dalla frammentazione politica in cui versa la sinistra ormai da moltissimi anni e quale dovrebbe essere il rapporto col Partito Democratico?

Al di là dei velleitarismi, non credo si possa avere ambizioni di governo senza il PD. A livello nazionale la Legge elettorale proporzionale ha sancito il “tutti contro tutti”: ognuno faccia la propria parte e poi si vedrà, come nella cosiddetta Prima Repubblica. A livello locale occorre unire tutte le anime della Sinistra sui valori, sulle cose concrete da proporre e da realizzare, con buon senso e pragmatismo. Gli assolutismi servono solo a sventolare bandiere e non varcano più da tempo la soglia dell’uno-due per cento. Detto ciò, occorre cambiare decisamente passo e priorità dell’Amministrazione. Avendo partecipato alle “primarie” posso dire che a mio avviso non hanno nulla di democratico, di trasparente e non rappresentano più il metodo taumaturgico per selezionare la classe politica. Ne abbiamo viste di tutti i colori in Italia. E’ indispensabile sondare nuove strade. Le primarie hanno istituzionalizzato il “cammellaggio”!

Quali pensa saranno gli schieramenti politici più significativi che si candideranno alla guida del nostro comune alle elezioni amministrative del 2019? Lei da che parte sarà?

Sento nell’aria molte ambizioni e velleitarismi. Sento parlare di un “listone comune anti PD e anti Agogliati” che, pur nel caso di vittoria, non durerebbe alla guida del Comune più di tre mesi. Io e gli altri compagni e le altre compagne di MDP Articolo Uno intendiamo aiutare il PD a farsi del bene e a fare il bene della città. E quindi, a cambiare sostanzialmente passo. Io sarò a Sinistra, un alveo politico fratturato e tutto da ri-costruire a Rozzano.

Quanto influiscono le aggregazioni sociali di vario tipo (associazioni sportive o culturali, centri anziani, gruppi che si costituiscono per offrire il proprio voto al miglior offerente, amicizie professionali) e quanto i partiti tradizionali nel risultato elettorale rozzanese?

I Partiti non contano più nulla da tempo. A Rozzano, dal 2000 in poi gli stessi Partiti un tempo colonne portanti dell’Amministrazione, erano solo cinghia di trasmissione dell’Amministrazione. Apprezzo molto gli sforzi e il lavoro del segretario del PD rozzanese, Marco Macaluso, ma il partito deve essere dialogante ma distinto dall’Amministrazione.  Ad oggi vi è ancora troppa commistione. Le associazioni sono fondamentali per il consenso. L’importante è che lo siano in piena trasparenza e non con filosofia clientelare.

Il PD vincerà ancora?

Se cambia passo si, se diventa più “partecipativo” e più dialogante con i diversi strati della società rozzanese si. In questi anni abbiamo perso la sintonia con “pezzi di città” che erano sempre stati con noi. Occorre recuperare e anche di buona lena.

Rozzano ha vissuto negli ultimi anni vicende che possono essere senz’altro definite gravi: l’ex-sindaco D’Avolio inquisito, la Finanza negli uffici comunali, il fallimento di API e le difficoltà generali che sono sotto gli occhi di tutti. Lei è sempre stato nella squadra di governo. C’è qualcosa che si rimprovera, che potendo tornare indietro farebbe o non farebbe? Qualche colpa che attribuisce a qualcuno?

L’avventura del teleriscaldamento, per quanto giusta sotto l’aspetto ambientale, è stata condotta con troppo ottimismo e con una serie di matrioske, tra società partecipate e Aler, che avrebbe ingarbugliato qualunque matassa. E, infatti, i nodi sono venuti al pettine. Alcune scelte, possono apparire le migliori nel momento in cui sono assunte. E’ chiaro che, con il “senno di poi”, siamo tutti eccepibili. Bè se devo rimproverare qualcosa posso farlo solo al sistema o a me stesso: con la nuova legge, gli assessori hanno un ruolo importante, ma non decisivo e su alcune questioni non “toccano palla”. Da questo punto di vista sarebbe necessaria maggiore coralità e condivisione. Sull’ex Sindaco D’Avolio la parola definitiva e decisiva la dirà il terzo grado di giudizio e adesso siamo ancora al primo, neanche concluso. Una cosa è certa: l’Amministrazione pubblica non deve “giocare a fare impresa”. Detto ciò, nei 10 anni di Amministrazione D’Avolio, Rozzano ha cambiato faccia e in meglio.

Secondo lei, la competenza è stata sempre adeguatamente tenuta in conto nell’attribuzione delle funzioni di governo nel nostro comune?

Avrebbe potuto essere  sicuramente più aderente in diversi casi. Non sempre si è stati gramsciani nel senso del “siano i migliori a governarci!”. Sono logiche “cencelliane” che non mi sono mai appartenute e che non apprezzo. Ma io non sono nessuno per giudicare ex colleghi o colleghi.

C’è qualcosa invece di cui lei va particolarmente orgoglioso nel lavoro fatto dalle varie giunte di cui lei ha fatto parte?

Tante e troppe per descriverle in poche righe. Abbiamo il patrimonio verde più esteso del sud Milano, abbiamo realizzato molte eccellenze sul fronte ambientale e sociale. Nel 2009 abbiamo scritto un libricino sulle eccellenze realizzate a Rozzano, “La gemma del Naviglio” (D’Alema, quando ne ebbe copia, lo giudicò un “titolo vagamente promozionale!”). Diritti e tutele sono scritte nei nostri Regolamenti e nei Bilanci, in termini di investimenti: nei confronti dell’ambiente, delle persone più fragili, dei nostri amici animali. Abbiamo realizzato politiche di accoglienza diffusa e integrazione che possono rappresentare un modello per tutta Italia. La nostra Protezione Civile è riconosciuta come una eccellenza in tutta la Lombardia e a livello nazionale. I nostri Servizi Sociali, pur a corto di risorse, hanno condotto una valida lotta alla povertà. Ma per non consumare troppo incenso, mi fermerei qui.

Quale sarà il maggior problema che dovrà affrontare la prossima giunta? 

Semplificare ed efficientare la macchina comunale e le partecipate. O meglio, eliminare il sistema matrioska delle partecipate per tenerne in vita solo una, con conti e bilanci in ordine, che gestisca servizi ai cittadini. Reimpostare le priorità del Bilancio, rendendo concreto il Bilancio partecipato.

La crisi economica ha fermato lo sviluppo di quella che era stata definita la “La città nuova” al di là del Naviglio. Ora pare qualcosa torni a muoversi. In che maniera lei crede che sia possibile contenere il più possibile la cementificazione di quell’area? Qual era la sua posizione rispetto ai progetti originari molto invasivi che erano circolati e quale pensa potrebbe essere la migliore destinazione di quell’area?

Una parte del progetto era convincente, ma un milione di metri cubi di costruito sarebbero un eccesso ovunque. Vorrei ricordare che l’Amministrazione ha assunto non pochi impegni con la proprietà dell’area. Tuttavia, la modifica del PGT potrebbe, anzi dovrà, riportare la valorizzazione dell’area D3 a più consone e sostenibili vocazioni. Ci sta anche il costruito, salvo capire chi oggi è disposto e ha la possibilità di spendere 2.500 – 3000 euro al metro per una casa, ma la vocazione prioritaria deve essere di eccellenze (una volta si parlò della Nuova Accademia di Belle Arti, ipotesi poi sfumata), e di agricoltura di qualità e di prossimità. Altrimenti, si rischia di costruire un’altra Milanofiori, un contesto avulso dalla città.

Centri commerciali, grossi supermercati, nuove strade, tangenziali… Lei come ambientalista non vede proprio nessuna prospettiva per il verde intorno, e in particolare, a sud di Milano? Dobbiamo rassegnarci a perderlo un pezzettino alla volta?

Rozzano è ultra satura di centri commerciali, strade e tangenziali. Molte opere pubbliche, come la Brebemi, la TEEM e la Pedemontana sembrano nascere solo allo scopo di spendere fondi pubblici, garantire carriere, fondi neri e corruttele varie.

Sono strade nel deserto, li da vedere. Il Parco Sud che ha la stessa agilità di un ippopotamo narcolettico, dovrebbe avviare ipotesi sperimentali di frazionamento di terreni da assegnare a giovani coltivatori di eccellenze, ad associazioni e da destinare ad orti urbani, agricoltura biologica e di prossimità. Non mangiamo cemento ma prodotti della terra.

La marginalità e l’abbandono di molte aree verdi e agricole agevolano e fanno da volano alla speculazione.

Ringraziandola per l’intervista concessa (che altri suoi colleghi hanno rifiutato) le poniamo l’ultima domanda: sui “social” lei appare sempre battagliero e molto “informale” negli atteggiamenti e nel linguaggio. Ciò le sta portando molte critiche per il ruolo che ricopre. Ritiene di dover fare una pubblica ammenda o pensa che questo suo stile sia in qualche modo giustificato?

Io sono informale in tutto, anche se ho grande attenzione e rispetto per la dignità delle istituzioni e del ruolo istituzionale. Sono cristiano, quindi porgo sempre l’altra guancia. Il problema è che di guance ne ho solo due e, quindi anche incassare  ceffoni ha un limite fisiologico. I cosiddetti “social” incentivano i “leoni da tastiera” all’aggressività e alla maleducazione. Personcine dedite al rancore e all’animosità verso tutto e tutti: lo stato, i migranti, le tasse, il Comune, i vicini di casa, i giovani, i vecchi, i poveri….

Quando queste persone, con un qualunquismo e una demagogia avvilenti e stucchevoli, si rivolgono con disprezzo e arroganza ad una persona o alle istituzioni, non credo possano pretendere anche i tappeti rossi. O gli si risponde, talvolta a tono, o si chiamano i Carabinieri, i quali, a Rozzano, com’è noto, hanno cose ben più importanti da fare.

Casella di testo: Case ALER e teleriscaldamento: costi elevati, impianti fatiscenti e tanti disagi! 
Una chiacchierata con il Comitato Tutti Insieme che coordina le  Autogestioni di Rozzano

N. 8 Ottobre 2017

A.P.

Si avvicina l’inverno e si fanno sempre più vive le preoccupazioni dei nostri concittadini che abitano nel quartiere ALER. Il quartiere ALER da solo contiene circa metà della popolazione della nostra città e, spesso, si tratta della parte più bisognosa e anziana di questa popolazione. Le vicende del teleriscaldamento che hanno visto un consistente aumento dei costi per riscaldare le case e un paradossale e contemporaneo aumento dei problemi tecnici che condizionano l’abitabilità stessa di quelle case, hanno colpito più duramente proprio questi nostri concittadini più bisognosi. Questo è stato lo sconfortante incipit di una chiacchierata con alcuni componenti del Comitato Tutti Insieme, che coordina gran parte delle “Autogestioni” operanti nello storico “villaggio”.

Ma se nel “villaggio” abita la metà dei cittadini di Rozzano, l’altra metà spesso sa poco della vita pubblica e sociale del popoloso quartiere. Pertanto facciamo un po’ di storia di queste “autogestioni”, e cerchiamo di conoscere il loro ruolo storico e attuale.

I Comitati di Autogestione nascono nel lontano 1983 dalla crescente insoddisfazione degli inquilini dell’allora IACP, in merito alle condizioni manutentive degli stabili. In particolare essi nascono per “prendere in mano” la pulizia delle parti comuni e gestire direttamente questo importante servizio. Le autogestioni infatti, su mandato della proprietà pubblica, bandiscono le gare per gli appalti alle imprese di pulizia, controllando così da vicino il lavoro e verificandone l’efficienza. E’ l’ALER che paga le Aziende di pulizia attraverso le Autogestioni e gli inquilini rimborsano tali spese all’ALER stessa; sono le autogestioni, comunque, a stipulare i contratti e verificare le forniture. In poco tempo questi comitati crescono di numero e ora vi sono 22 autogestioni, distribuite su tutto il quartiere, con una consistenza che varia dalle 120 alle 850 famiglie, per un totale di 5064 alloggi ed una popolazione di circa  18.500 abitanti.

Oltre alla gestione diretta delle pulizie è seguito l’intervento sulla raccolta dei rifiuti e una vigilanza sulle piccole manutenzioni.

Con l’improvvida iniziativa del teleriscaldamento intrapresa dal Comune di Rozzano, le autogestioni trovano un nuovo terreno di intervento... e una nuova fonte di preoccupazioni.

Esse non rappresentano solo una modalità di organizzazione dei servizi che vede un ruolo attivo degli inquilini attraverso organismi di gestione, ma, col tempo, diventano interlocutori della proprietà e del sindacato degli inquilini per molte questioni tecniche, amministrative, legate all’abitabilità delle case ALER. Recentemente, alla costituzione della UOG (Unità Operativa Gestionale) che gestisce uffici organizzativi decentrati dell’ente proprietario nell’area milanese e anche a Rozzano, erano presenti 35 comitati di autogestione, di questi 22 erano del nostro quartiere.

Le autogestioni non hanno alcun ruolo diretto nella gestione del teleriscaldamento, ma, essendo di fatto un comitato inquilini, in virtù della loro rappresentatività sono interlocutori importanti sia per la proprietà, sia per l’Amministrazione Comunale, responsabile in primis del progetto di teleriscaldamento. Sin dalle fasi di avvio, dalla stipula della convenzione in cui si è stabilito il prezzo al mq. della nuova modalità di riscaldamento, le autogestioni si sono mobilitate per chiedere prezzi più congrui rispetto a quei 22 €/mq. circa IVA compresa che erano stati richiesti. Ricordiamo che gli inquilini pagano ad ALER le spese di riscaldamento, ma AMA è l’ente erogatore che fattura all’ente proprietario quanto stabilito in convezione.

Questa tegola spinge le autogestioni verso una nuova unità di intenti. Nasce così nel 2013 il Comitato Tutti Insieme, che coordina le attività di rappresentanza delle autogestioni, in cui si riconoscono 20 comitati su 22, circa il 92% delle famiglie coinvolte nelle pratiche delle autogestioni.

Una prima contrattazione consente una revisione della tariffa a 18 €/mq IVA compresa, ancora molto elevata se rapportata a quanto spendono per servizi simili altri quartieri  di edilizia pubblica nella metropoli milanese. Ma soprattutto la tariffa è assolutamente fuori luogo se si pensa che essa traeva giustificazione dai costi per i lavori di adeguamento della rete e delle sottostazioni, quantificati in 11.400.000,00 € da AMA e mai spesi. Tali interventi mai realizzati o realizzati in minima parte, senza la necessaria sistematicità, rendono assai precaria l’erogazione del servizio, che con l’avvento del teleriscaldamento è radicalmente cambiato e ha bisogno di impianti adeguati. Con il risultato che nelle case del quartiere si muore di freddo o, in alcuni casi, si crepa dal caldo.

Tutti ormai sanno che l’impresa del teleriscaldamento è all’origine del fallimento della partecipata API e del rinvio a giudizio dell’ex sindaco D’Avolio e di altri. Più volte ne abbiamo parlato su Piazza Foglia e la faccenda è ancora in divenire, sia per quanto riguarda le conseguenze del fallimento di API, sia per la conclusione del processo a D’Avolio e non ne parleremo qui.

Veniamo pertanto ai nostri giorni, all’inverno incipiente e alle buone notizie sullo storno dei conguagli… con relativi strascichi polemici.

Nel 2015 ALER richiese agli inquilini di Rozzano il conguaglio delle spese di riscaldamento sospese relative alle stagioni termiche dal 2011/2012 al 2014/2015. Nel novembre scorso il Comitato delle Autogestioni e il Sunia concordarono con ALER sull’incongruità della tariffa applicata e sull’inesigibilità dei conguagli sulle stagioni passate di riscaldamento e, nonostante il cambio della dirigenza di ALER, tale accordo che prevedeva il blocco dei conguagli rimase. Qualche mese fa viene convocato un incontro tra tutte le parti per concordare una soluzione definitiva della spinosa faccenda. E tra le parti vi è ovviamente anche il Comune di Rozzano, che in tutte queste fasi di trattativa e di interlocuzione, non ha fatto sentire granché la propria voce a sostegno dei diritti dei suoi cittadini. Bene, a questo incontro la nostra sindaca non si presenta neppure! In assenza di un interlocutore così importante ALER, Comitato delle Autogestioni, Sindacato Inquilini e Regione Lombardia concordano lo storno dei conguagli e si orientano su una tariffa più congrua (16 €/mq IVA compresa) per la fornitura del servizio. Tutto ciò senza “l’onore” della presenza dell’ente da cui dipende, infine, il servizio di riscaldamento. In questi giorni ALER rende noto agli inquilini di voler procedere allo storno dei conguagli, previa verifica nella regolarità dei pagamenti dell’affittuario. Ciò è avvenuto, così dichiarano ALER e rappresentanti degli inquilini, grazie al non riconoscimento di 2.300.000 € circa fatturati da AMA e conseguentemente non pagati dalla proprietà, consentendo il ricalcolo degli arretrati e lo storno dei conguagli.

Un comunicato del Comitato Tutti Insieme e del SUNIA ha chiarito motivi e procedure di questo storno. Senonché un volantino del PD di Rozzano attribuisce “alla fermezza con cui il Sindaco Barbara Agogliati e l’Amministrazione hanno saputo imporre ad ALER e AMA di fare chiarezza sui conti e sulle tariffe”, il merito di questa parziale e comunque temporanea buona notizia per le tasche degli inquilini. A questo volantino ha risposto un piccato comunicato di ALER che nella sostanza ribadisce quanto già detto dagli inquilini, contestando quanto affermato dal PD di Rozzano.

Già è opinabile che la “fermezza” si esprima non presentandosi ad un incontro, ma ciò che stupisce di questo incauto volantino del PD, è l’improvvido tentativo di ascrivere a chi nei fatti ha condiviso il mal concepito e peggio condotto progetto di teleriscaldamento, da cui  originano tutti questi guai e disservizi, il merito di questo risultato.

Il Comitato di Coordinamento delle Autogestioni non è un organismo politico; in esso si riconoscono gli inquilini di tutti i partiti e le tendenze politiche, che si affidano alle autogestioni per risolvere alcuni concreti problemi di vivibilità del loro quartiere. Se il Comitato in questi anni si è fatto interlocutore della proprietà anche su questioni che non appartengono ai compiti “istituzionali” delle Autogestioni, proprio in virtù, come già detto, della sua rappresentatività, è anche perché è mancato il rappresentante istituzionale degli inquilini di Rozzano, ovvero il Comune. La chiacchierata con gli esponenti del Comitato, che non vogliono entrare nel merito delle polemiche tra partiti ed enti, si conclude con la constatazione che questo storno è provvidenziale e fa tirare un po’ il fiato agli inquilini. Ma la tariffa deve comunque essere ridimensionata e le opere di manutenzione straordinaria necessarie devono essere effettuate senza gravare sugli inquilini, come stabilito dalle leggi vigenti e come giustizia vorrebbe. E vogliamo concludere riprendendo il tema con cui abbiamo aperto questo colloquio: è paradossale, e non dovrebbe essere proprio possibile, che i costi di progetti e scelte amministrative sbagliate, gravino sulle spalle della parte più povera della nostra città.