Periodico di informazione, cultura, opinioni

 Locale 14

Casella di testo: Dalla cultura del favore allo stato di diritto 
Una serata di discussione su giustizia, legalità e mafia con Nando Dalla Chiesa e David Gentili

N. 5 Giugno 2017

Fiorella Gebel

E’ la sera del 10 maggio 2017,  siamo in viale Lazio 32 all’interno della sede condivisa INSIEME SI PUO’ per l’iniziativa pubblica organizzata dall’Associazione Rozzano Oggi in collaborazione con il mensile Piazza Foglia e la sala è davvero gremita. Il titolo della serata è chiaro: “TUTTO A POSTO! Dalla cultura del favore allo stato di diritto” presenti il prof. Nando dalla Chiesa che, tra l’altro, presenta il suo libro “Passaggio a nord. La colonizzazione mafiosa”, e David Gentili, Presidente della Commissione Antimafia di Milano.

Partiamo dagli ospiti, anche se, crediamo, siano piuttosto conosciuti: Nando dalla Chiesa, figlio del generale dalla Chiesa,  professore di Sociologia della criminalità organizzata e sociologia dell’organizzazione, presso l’Università Statale di Milano. E’ Presidente onorario di Libera, associazione fondata da don Luigi Ciotti. Fonda, nel 1985 a Milano, la rivista Società Civile.David Gentili, Presidente della Commissione Antimafia di Milano, coordinatore dell’Area Metropolitana di Avviso Pubblico.

Molto potremmo dire dei due relatori ma non senza portar via spazio alla narrazione della serata;l’ invito, è quindi  a cercare le loro storie e i loro vissuti che  vi saranno di aiuto nel comprendere i loro discorsi e le loro affermazioni.

La serata è stata aperta dal giovane neo Presidente dell’Associazione Rozzano Oggi, Niccolò De Rosa ed è stata coordinata dal Direttore editoriale di Piazza Foglia, Adriano Parigi.  Il direttore ha voluto aprire la serata con il ricordo di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia in Sicilia proprio il 9 maggio 1978.  Adriano Parigi ha espresso una convinzione,  indubbiamente condivisa,   che  i comportamenti mafiosi siano anche culturali, sociali, siano cioè un modo di intendere le relazioni.

Comincia a parlare  Nando dalla Chiesa, del quale vi invito a leggere il personale resoconto della serata  sul suo blog, www.nandodallachiesa.it . Non parla del suo libro ma della lunga esperienza che l’ha portato a guidare importanti ambiti istituzionali, anche in Parlamento,  che si sono occupati di mafia. La mafia che, come ha voluto sottolineare dalla Chiesa,  ha trovato anche al nord un terreno adatto e confortevole.   Racconta della sua presenza a Reggio Emilia nel corso di una iniziativa organizzata dall’Istituto Cervi che si occupa di ricerca scientifica e promozione culturale, istituto  presieduto da una donna, una ex senatrice, una combattente della Resistenza, Albertina Soliani.  Proprio in questa città, fiore all’occhiello delle amministrazioni di sinistra, vi sono state, e vi sono, importanti   infiltrazioni mafiose;  una città questa dove gli esponenti politici non hanno voluto comparire, nelle loro dichiarazioni, con i propri nomi e dove la campagna elettorale dei candidati sindaci è stata “spostata” in una nota località della Calabria! Una citta però che ha accolto l’iniziativa narrata da Nando dalla Chiesa, proposta dalla Legacoop locale con l’Istituto Cervi  e che ha dato voce alla Presidente Albertina Soliani che dal palco ha invocato la “Resistenza alla illegalità” e dove il giovane Presidente della Legacoop locale così si è espresso: “Che cosa è successo al nostro territorio e perché non ce ne siamo accorti? Ammettiamolo, abbiamo un problema di rimozione. Come reagiremo ora come cooperazione?”

Chiediamoci anche noi, come è potuto accadere che il nord, Milano e il suo hinterland si siano piegate all’illegalità, alla prepotenza e alla sottomissione nei confronti della criminalità organizzata.  Perché anche qui si è preferito “chiudere gli occhi, piegare il capo, negare i fatti”.

Si legge come cappello introduttivo di uno “speciale a cura del settimanale L’Espresso”: “ Il nostro settentrione assomiglia sempre più al profondo sud degli anni ’80. Eppure, malgrado le documentate denunce dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano, ci sono ancora molti esponenti della politica e della società civile che negano l’esistenza della grande criminalità organizzata. Per i magistrati non si deve più parlare di infiltrazione ma di interazione-occupazione. Una presenza capillare che riguarda ogni regione e provincia, fino al singolo municipio….”

E infatti: Maggio 2009: intervenendo ad Anno Zero l’allora Sindaco di Milano, Letizia Moratti,  disse che Milano era indenne dall’infiltrazione mafiosa.Gennaio 2010: in quell’occasione fu l’allora Prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, a negare la presenza della mafia a Milano, “ci sono mafiosi, ma la mafia non esiste”!Novembre 2010: l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni si dice “indignato dalla parole di Saviano” quando lo scrittore in una trasmissione televisiva accennò alle infiltrazioni mafiosi al nord!   Tre anni dopo scoppiò il caso Belsito che evidenziò i numerosi tentativi di avvicinamento tra le “ndrine”  ed alcuni esposti della Lega Nord.

Ma come si è potuto anche solo pensare che la capitale economica del paese non fosse fatta oggetto di “interesse” da parte della criminalità organizzata, o si è folli o in malafede!

Milano e il suo hinterland.  Luoghi in cui i politici hanno sempre negato la presenza della criminalità organizzata  ma dove gli incendi dolosi si susseguono:  ad amministratori pubblici “non avvicinabili”, come dice dalla Chiesa, vengono tagliate gomme o bruciate  le auto. Dove il “movimento terra” è appaltato soltanto ad alcuni soggetti ben noti e così anche il business dei rifiuti.  Di qualche giorno fa un incendio doloso a Gaggiano nei capannoni della Sasomche ha visto bruciare più di 10 mezzi di una società che si occupa di rifiuti urbani in alcuni comuni del sud-Milano!

Ma la mafia non esiste!

E Rozzano, un comune dell’hinterland che storicamente non ha mai avuto  la presenza di  grandi famiglie della “ndrangheta” ma si è sempre e solo prestata alla manovalanza per conto di queste. Un comune ad alto rischio di devianza, dove le abitazioni popolari sono la metà dell’abitato complessivo,  dove gira la droga in grande quantità e dove la legalità non è proprio di casa!Ha una giunta di centro-sinistra, è vero, anche se vista l’esperienza di Reggio Emilia non per forza è una garanzia.  Una giunta che non ha voluto costituire una Commissione Comunale Antimafia ma si è limitata ad approvare l’istituzione di un Osservatorio in materia di legalità, peccato però che non sia mai stato convocato!!

Diversa l’esperienza che ci ha raccontato il Presidente della Commissione Antimafia di Milano, David Gentili.  Una esperienza che nasce con la giunta Pisapia e confermata dalla attuale giunta Sala.La Commissione Comunale Antimafia, ha detto Gentili, ha le tipiche prerogative di una qualunque commissione consiliare, si occupa di indirizzo e controllo. Questa Commissione, ovviamente a titolo gratuito, ha il compito, tra gli altri, di affiancare il Sindaco nella prevenzione e nella lotta alla criminalità organizzata. A Milano, ci ha detto sempre David Gentili, è stato costituito anche un Comitato per la legalità, la trasparenza e l’efficienza amministrativa, guidato da Gherardo Colombo.

Gentili ha ricordato come nel passato solo parlare di mafia a Milano era inopportuno, si rischiava di rovinarne “l’immagine”. Per questo i passi compiuti ora possono essere considerati una vera “rivoluzione culturale”. La Commissione da lui presieduta è bene dirlo che non ha scopi di “indagine” ma di controllo, ed in questo modo, attraverso l’azione amministrativa concertata si è lavorato e ancora si lavoro a Milano.Ricorda anche come negli ultimi due/tre anni vi siano stati gravi episodi di usura e di estorsione, legati ad incendi molto dubbi. Il comune ha lavorato molto in questo campo, garantendo il suo intervento anche attraverso l’apertura di molti  sportelli di aiuto rivolti agli imprenditori e ai commercianti che subiscono atti intimidatori e si sta lavorando efficacemente  con gli organi di polizia preposti:  non si può più chiudere gli occhi!

Nando dalla Chiesa, in conclusione e dopo numerosi interventi dei presenti, tra i quali anche esponenti politici locali sia di maggioranza che di minoranza, ha voluto chiudere la serata con queste parole: la Lombardia è oggi alla testa dei movimenti antimafia, non si possono fare accordi o patti con queste persone e tutti noi dobbiamo essere considerati “un popolo  in cammino!!”

Con queste parole si è chiusa la serata e questo e quello che speriamo per il nostro futuro e il futuro dei nostri figli, delle nostre città del nostro Paese!

Casella di testo: Diritto alla bellezza e riqualificazione del centro città

N. 6 Luglio 2017

P.A.

E così il “progetto centro”, l’iniziativa che utilizzando finanziamenti pubblici per la “rigenerazione urbana” delle periferie, si prefigge di riqualificare le aree intorno alla Piazza Foglia, ha preso avvio. Ci siamo già espressi sulle scelte di fondo di questo progetto; abbiamo contestato l’ipotesi di legare, a fronte di un finanziamento pubblico, la riqualificazione del centro cittadino al buon fine di una operazione immobiliare: cessione del Fellini attuale, che per noi può tranquillamente restare dov’è, come premessa per la sua ricostruzione nei presi di Piazza Foglia. Il ridisegno delle aree del centro non prevede tra l’altro, per ora, il coinvolgimento delle “stecche” dei negozi, di proprietà Aler, lasciando intatti proprio quelli che sono gli elementi di maggior degrado della zona.

Questionari nelle scuole primarie – giusto pochi giorni prima della chiusura estiva – e un incontro poco partecipato in Comune dovrebbero segnare l’inizio di un percorso di partecipazione e condivisione dell’intervento. Una partenza decisamente sottotono vista l’importanza dell’opera, che ha sollevato sui social media perplessità, critiche e ironia, da cui però sono emerse non solo sacrosante obiezioni, ma anche il  rifiuto della stessa idea di mettere mano al rifacimento delle aree pubbliche centrali della nostra città:  “ben altri e più rilevanti sono i problemi della città”, “le frazioni sono abbandonate e private di servizi”, “spreco di denaro pubblico” e via così.

Vorremmo a questo proposito esporre alcune riflessioni.

Sappiamo che Rozzano è “policentrica” e che le sue frazioni hanno numerosi e gravi problemi di servizi, di collegamenti e anche di qualità dello spazio urbano. Tempo fa su Piazza Foglia, quando ancora era cartaceo, lanciammo lo slogan “una piazza per ogni frazione e un centro per la città”. Oggi si fa spesso uso, a volte con enfasi eccessiva, della parola “bellezza” e la si usa di frequente legata al paesaggio, alla città storica, alla natura. Ed è indubbio che noi tutti abbiamo gran bisogno di un po’ di questa bellezza: la cerchiamo con gli occhi e con il corpo nelle città d’arte, negli spazi di natura, in quelli piccoli e domestici e in quelli grandi e “selvaggi”, nelle vecchie e care case di pietra e mattoni e nei misurati spazi urbani storici e anche nei nuovi e animati spazi urbani del consumo. Non stiamo ovviamente parlando delle magnificenze dell’arte, ma di una bellezza mite, fatta di semplici cose che vediamo, tocchiamo… su cui camminiamo, che danno senso e qualità alla nostra frequentazione della città, al nostro abitare. Spesso, sempre sulle pagine dei social media locali ci si lamenta dell’incuria, della cattiva educazione urbana dei cittadini. Più d’uno ha giustamente osservato che degrado e abbandono producono proprio incuria e maleducazione urbana, che  a loro volta generano ulteriore degrado… in una spirale in cui comportamenti e luoghi si rincorrono e da cui pare difficile uscire. E il nostro centro cittadino, volenti o nolenti luogo simbolico e, per frequentazione quotidiana, rappresentativo e centrale della nostra pur policentrica città, è la materializzazione di degrado e abbandono. Certo l’esperienza della città storica è irriproducibile e anche se oggi la pensiamo come luogo armonioso è anch’essa prodotto di trasformazioni e di conflitti. Possiamo però, e ci sono tanti e interessanti esempi, provare a pensare gli spazi della città con le forme, le tecniche, i materiali del nostro tempo e dare a questi spazi un volto e un’organizzazione che ci permettano di conquistare almeno in parte quella semplice bellezza quotidiana di cui tutti abbiamo bisogno e diritto. Pare a molti che “l’abbellimento” – parola usata in senso dispregiativo - di questi spazi sia faccenda assolutamente secondaria, superflua. A noi però sembra che una nuova qualità di questi spazi, che non si può ridurre ad un inbellettamento, sia importante per restituire dignità a tutta la città!... ed è per questo che abbiamo mosso critiche al progetto comunale.

Sappiamo bene che intorno a quel centro si sviluppa un quartiere che accoglie circa metà della popolazione di Rozzano, e sappiamo anche che le aree in oggetto sono parte di questo quartiere, tra i più grandi insediamenti di residenze popolari d’Europa. L’assenza di manutenzioni, il degrado e l’abbandono compromettono nel “villaggio” Aler la stessa abitabilità degli edifici e noi pensiamo che siano necessari più livelli di intervento per cercare di dar vita a una nuova qualità urbana: dalla quotidiana e fondamentale manutenzione di spazi ed edifici, sino alla radicale riforma che deve riguardare sia i luoghi collettivi e pubblici, sia le abitazioni, e che per  importanza ed esemplarità dovrebbe vedere un investimento di risorse e competenze dell’intero paese. E’ “roba grossa”… e forse a qualcuno pare che il parlarne sia solo una “perdita di tempo”. Non smettiamo di chiedere quotidianamente che proprietà e Amministrazione facciano quanto è di loro dovere, per consentire la vivibilità quotidiana del quartiere, ma al contempo non smettiamo di pensare e proporre soluzioni più radicali e innovative. La partecipazione politica si nutre anche di obiettivi “alti”, che spesso sono lontani, ma senza i quali lo sguardo tende a rivolgersi poco più in là dei nostri piedi, sino a non distinguere più i diritti collettivi nella loro dialettica tra le nostre fatiche quotidiane, i nostri bisogni individuali e la dimensione sociale e collettiva della comunità urbana, tra l’immediatezza dei problemi e il futuro delle soluzioni.

Qui siamo di fronte a finanziamenti pubblici – finalmente! – che hanno l’obiettivo di consentire opere di “rigenerazione urbana”.  Certamente opinabili i criteri di assegnazione, ed è sui contenuti e sul percorso previsto dal progetto comunale che devono appuntarsi le giuste e necessarie critiche. Rischiosa invece è la reazione che vede in ciò solo spreco di danaro e occasione di corruzione, o prospetta il solito “ben altro”. Siano pertanto contenti dell’attenzione critica e della vigilanza dei cittadini su ciò che accade in città e ci piacerebbe che questa critica muovesse sempre dal desiderio di andare oltre, di prospettare traguardi più ambiziosi. C’è già la politica a ricordarci limiti, risorse scarse, compatibilità… noi cittadini, con il senso della realtà sempre presente, continuiamo però a guardare lontano, a pensare una città a misura di un abitare in cui anche la bellezza abbia legittima cittadinanza.

Casella di testo: La palude rozzanese e i furbetti del quartierino

N. 7 Settembre 2017

giufo

Ci trasciniamo nei guai: la crisi di AMA, il fallimento di API, la situazione del quartiere Aler,  la Corte dei Conti che fa le pulci ai bilanci pubblici, un processo in corso in cui è coinvolto l’ex Sindaco, Consigli comunali farsa e chi più ne ha, più ne metta. Materiale sul quale la città dovrebbe scuotersi, allarmarsi, almeno domandarsi cosa sta succedendo. Forze politiche di maggioranza (ormai il solo Pd) che fanno finta di nulla e forze politiche di opposizione che sembrano indecise sul da farsi. Che altro ci vuole? Quando mai nel passato Rozzano si è trovata in una simile situazione? Stanno “rubando” la città e la sua storia sotto al naso di tutti eppure i “social” locali sono inondati di urla contro i “negri”, mica di rimostranze per come è gestita la città. Dal Sindaco alla Giunta al Consiglio comunale, c’è forse un “negro” tra loro? Tutti bianchi, profumati, italiani d.o.c.

Qualcuno ha organizzato una protesta o, quanto meno, ha formalizzato una richiesta di dibattito pubblico sui guai nostrani? Siamo ormai diventati rispettosissimi tra noi uomini bianchi. I nostri ladri, i nostri delinquentelli, quelli che guidano l’auto senza cinture, parlando al cellulare e fumano con a bordo il figlioletto ben dritto in piedi vicino al posto di guida hanno mica grandi colpe rispetto alle nefandezze che combinano i “politicanti”. Ma è tutta una enunciazione, un vomitare rabbia a fondo perduto, niente di serio, niente per cui vale la pena imbracciare un randello ed agitarlo (non usarlo, per carità!) al cospetto dei governanti. E così chi governa la città sopravvive, tira a campare. In Comune c’è un Assessore fascista dichiarato che sostiene la Sindaca del Pd? E che vuoi che sia? Siamo tutti italiani o no? In Giunta comunale c’è un Assessore che teoricamente ha ripudiato il Pd ma continua a sostenerlo con ridicole manfrine perché sennò ci sarebbe un salto nel buio? Ma più buio del buio che tutti insieme, quelli lì, hanno creato a Rozzano come potremmo immaginarlo? In Consiglio comunale ci sono quattro o cinque consiglieri di maggioranza che potrebbero staccare la spina ad una amministrazione e ad una Sindaca giudicata da loro stessi incapace e, invece di farsi interpreti della necessità di una rottura e di un cambiamento, stanno lì ad aspettare ordini dal loro Capo regionale. Il quale, con capacità tipiche dell’alchimista di lungo corso e di provata esperienza, deciderà a seconda della sua prossima collocazione e della equa suddivisione delle gravi responsabilità gestionali in capo alla vecchia e nuova gestione della cosa pubblica. Ma siccome quelli della nuova gestione son gli stessi che avevano responsabilità anche nella vecchia, lo stallo durerà a lungo. Il tema purtroppo è grave e drammatico: o la magistratura se li porta via tutti o non ci saranno né vincitori, né vinti. O meglio, i vinti saranno i rozzanesi. C’è rimedio a tutto questo andazzo paludoso e nauseabondo? Oggi, sul piano locale, non c’è forza politica in grado di rappresentare o prefigurare un’alternativa. Né da destra, né da sinistra. Forse qualche idea c’è ma manca chi è disposto a prendere la cosa sul serio, a mettersi in gioco, a spendere un pezzo della propria vita per l’interesse collettivo. Manca anche la “memoria”, manca chi è disposto a lavorare su un progetto, chi può avere una visione larga dell’idea di ricostruire una coscienza civile, inclusiva di pareri e opinioni diversi da orientare verso una sintesi utile e condivisa dai più.

Chi ha gestito il proprio potere negli ultimi lustri ha probabilmente badato alla costruzione di rapporti “personali”, al passa parola tra gli amici, raccogliendo consensi con la promessa della soluzione del problema “personale” o dei pochi costituiti in gruppo di sostegno trasformatosi spesso in gruppo di “ricatto” politico. Chi ricorda assemblee pubbliche per la presentazione di un qualsiasi progetto per la città? Chi ricorda un vecchio, sano comizio in Piazza per denunciare le responsabilità di Aler, o della Regione, o del Governo? Chi ricorda una riunione organizzata, frazione per frazione, per raccogliere le idee e le proposte dei cittadini quando si deve preparare il bilancio comunale, cioè come meglio spendere i soldi dei cittadini? Nulla! Sono anni che nulla di questo succede, né organizzato direttamente dal Comune, né organizzato dal partito che tutto controlla e tutto decide nel nostro Comune. Ma forse non decide più niente nemmeno quel partito. Ci sono Consiglieri comunali che ignorano bellamente quello che votano. Ci sono Assessori che affermano di non ricordare se quel tal provvedimento è passato dalla Giunta oppure che quando gliel’hanno spiegato gli sembrava una cosa tanto carina…

Il Comune pare essere un’istituzione fuori controllo, chi governa veramente non sta in quel Palazzo, non sono i rappresentanti dei cittadini che decidono per i cittadini.

Poi, in previsione delle prossime elezioni si stanno costruendo nuovi Comitati che, preferibilmente, fanno riferimento ai quartieri di Rozzano. Se leggi quello che scrivono pare che non stiano né di qua, né di là. Certo, sottolineano l’insofferenza verso l’incapacità degli amministratori nel governo della città, ma tengono la porta aperta a ogni possibile soluzione: “D’Avolio su questo versante è stato meglio della Agogliati ma su quest’altro meglio l’Agogliati di D’Avolio”! E il mulino macina sempre la stessa farina. Consulenti, esperti in materia, maitre à penser di questi nuovi Comitati sono alle volte elettori del Pd che non hanno ricevuto risposte alle loro attese, personalità “semplici” ma molto ambiziose in cerca di momenti di celebrità, rappresentanti del nulla che si spacciano per capipopolo senza alcun popolo dietro. Ci sono però anche quelli giustamente arrabbiati, che hanno visto tradite le loro speranze, vanificati anni di personale impegno per la costruzione di una comunità fatta di gente onesta e operosa, protagonisti della vita associativa marginalizzati perché non rispondenti ai canoni delle nuove modalità di potere.

Ecco, forse da qui si dovrebbe ripartire, lasciando ai margini “i furbetti del quartierino” che ambiscono solo a piccoli spazi di potere. Ricominciare a ricostruire relazioni con quelle persone che non hanno più un partito di riferimento, ma che hanno sempre Rozzano nelle vene e sono sconcertati dal qualunquismo e dal menefreghismo di molti, ma, soprattutto, da chi su quel menefreghismo e mancanza del senso di comunità ha costruito solo personali fortune e non l’idea di una città partecipata da tutti i suoi cittadini.