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 Locale 13

Casella di testo: ALER. Politica della casa, risorse economiche, manutenzioni e qualità abitativa
Intervista a Valerio Calzone sindacalista del SICET, Milano Seconda parte

N. 2 Marzo 2017

Bruno Salò, Mauro Valenti

Il sindacato ha spesso lamentato la presenza di appartamenti dell’Aler vuoti. Appartamenti in buone condizioni pronti per essere abitati? Puoi darci qualche dato? Esistono anche a Rozzano? Perché non vengono consegnati?

 

Non abbiamo al momento dei dati certi e recenti ma stiamo provvedendo a reperirne, quello che è certo è che dall’inizio del piano vendite straordinario, 12 alloggi di proprietà Aler sul territorio di Rozzano, sono stati inseriti in piano vendita, solo 3 di questi sono stati effettivamente venduti, gli altri nove sono vuoti, né venduti, né assegnati, in una città in cui si assegnano qualche decina di alloggi all’anno ritengo sia già un dato significativo.

 

La fatturazione ricevuta da molti inquilini ALER a Rozzano è sensibilmente aumentata. Senza un’apparente ragione ci sono stati, ad esempio, aumenti fino al 58% per il riscaldamento a partire dal 2014. Come mai? E come si può intervenire?

 

La questione del servizio di riscaldamento a Rozzano è estremamente complicata, a tratti una situazione tragicomica, in cui inquilini che vivono in alloggi di identica metratura, nello stesso stabile hanno differenze di costo del servizio estremamente rilevanti e in cui da un bimestre all’altro ci sono variazioni consistenti. Come Sicet abbiamo fatto una richiesta d’accesso agli atti ad Aler per verificare i bilanci, le pezze giustificative e venire a capo di una situazione in cui la sensazione è che gli inquilini stiano pagando oggi fallimenti e male gestioni degli anni passati ma avremo modo di affrontare specificamente l’argomento non appena avremo visionato la documentazione.

 

Veniamo alla manutenzione dei palazzi ALER a Rozzano. Abbiamo, anche qui, una realtà disastrosa. Cantieri aperti da anni e realtà abitative fatiscenti. Come mai? E cosa si può fare l’inquilino per tutelare i propri diritti?

 

Sappiamo bene dove stanno le cause della carenza di servizi e manutenzioni, è estremamente difficile ottenere dei risultati quando si sbatte contro il muro della carenza costante di risorse, la sorte dei Contratti di Quartiere di Milano ne è un esempio lampante.  Le responsabilità di questa situazione , non stanno certo nell’incapacità delle famiglie più povere di far fronte regolarmente ai pagamenti di canoni e servizi ma nella carenza di investimenti da parte di stato e regione oltre che nell’incapacità di Aler di investire in maniera efficiente le proprie risorse; ad esempio,  per quanto riguarda i contratti di quartiere Aler ha di fatto bloccato e stralciato  progetti importantissimi  che avrebbero  migliorato le condizioni di vita di interi quartieri semplicemente perché ha dilapidato risorse che esistevano e oggi non esistono più. Nonostante la situazione sia difficile, sia per  quanto riguarda casi singoli che interventi riguardanti interi stabili o quartieri è fondamentale mettere in atto tutte le azioni necessarie a ottenere quantomeno le manutenzioni spettanti all’ente gestore e ritengo che ogni azione promossa collettivamente da Comitati e Sindacati possa, nonostante tutto, portare a dei risultati concreti, soprattutto laddove veniamo messi nelle condizioni di agire a nome di un numero consistente di inquilini; insomma bisogna essere più testardi di loro, organizzarsi e andare nelle sedi sindacali a chiedere supporto.

Come risulterebbe evidente a qualsiasi inquilino Aler dovesse leggere queste poche righe, sia la questione del riscaldamento che la questione dei servizi generali è sicuramente uno dei punti più critici della gestione Aler. Gli inquilini spesso e volentieri pagano per servizi che non vengono effettivamente erogati o vengono erogati solo sulla carta con costi paragonabili se non superiori a quelli sostenuti nel privato.

Oltre a costringere Aler a vigilare sull’erogazione e sulla qualità dei servizi è fondamentale che l’azienda metta a disposizione le documentazioni necessarie a effettuare le verifiche cosa che spesso non avviene o avviene solo in parte. Inoltre sarebbe necessario moltiplicare gli strumenti volti a rendere sostenibili le spese così come viene fatto per il canone mentre oggi assistiamo a costi elevati, spesso insostenibili per i più poveri,  a fronte di una bassa qualità.

Casella di testo: Per quanto voi vi crediate assolti  

N. 3 Aprile 2017

F.S.

Non deve essere stata proprio una passeggiata per API l'ultima udienza davanti ai giudici del Tribunale Fallimentare che si è conclusa con un ulteriore rinvio di venti giorni, essenzialmente per acquisire il parere di Monte dei Paschi sulla proposta di concordato. Da esso dipenderanno le sorti della società: fallimento o liquidazione in concordato con i creditori. 

L'occasione  ci ha fatto ricordare un comunicato pubblicato sul sito ufficiale del Comune nel febbraio 2016 (per vederlo clicca qui) nel quale la Sindaca affermava con sicumera che il rischio di fallimento era scongiurato.

Rileggendolo adesso ci viene in mente qualche altro pensiero.

Anzitutto, nonostante non sia cosa nuova, non riusciamo ancora ad abituarci e restiamo sempre un po' colpiti dall'uso di parte che i nostri amministratori continuano a fare di uno strumento istituzionale quale il sito del Comune. A commentare la notizia della proposta di concordato messa a punto dei consulenti di Pwc non era infatti la sola prima cittadina ma anche, non si sa a che titolo, il segretario del PD rozzanese Marco Macaluso (solo lui ovviamente tra tutti i politici) che non ha perso occasione per scendere nella polemica politica. 

Questo fatto non è una questione di lana caprina ma, a nostro avviso, è un altro segnale del calo del livello di eticità nella gestione della cosa pubblica. È un pessimo segnale quando non si percepisce più (o lo si percepisce benissimo ma si procede lo stesso) qual è il limite oltre il quale un atto diventa arbitrio. 

La seconda cosa che balza all'occhio è il maldestro tentativo della sindaca, e di Macaluso di affrancarsi da ogni responsabilità per la situazione in cui è venuta a trovarsi API. Dichiara infatti la prima: " Possiamo dire che abbiamo tracciato un punto fermo, dopo aver trovato una situazione peggiore delle aspettative, e di essere pronti a una nuova fase". Aggiunge l'altro : "Abbiamo risposto con fatti concreti che non prescindono da una valutazione anche critica sulle eredità del passato". Una vuol far credere che lei non fosse al corrente della situazione disastrosa in cui versava API e l'altro di aver sollevato, non si sa dove, come e contro chi, critiche alla precedente gestione della partecipata. Una era assessore alle partecipate (non si è mai capito il motivo dell'avvicendamento con altri) e aveva anche la delega ai rapporti con il Consiglio Comunale che, purtroppo, veniva tenuto all'oscuro di ogni decisione presa nel C.d.A. di API. L'altro dovrebbe prendersela con sé stesso e con gli altri consiglieri che come lui (facciamo tre nomi a caso: Busnari, Ercoli, La Guardia) hanno votato a favore di tutto quanto gli era sottoposto e sono stati "promossi". 

Eppure, a voler ben guardare e a voler svolgere il proprio compito con adeguato zelo, qualche dubbio che non tutto fosse così roseo nelle prospettive dell'azienda o così limpido nella sua gestione, lo si poteva avere già da tempo. Ad esempio, il fatto che l'unico committente fosse il Comune stesso, poteva far sorgere qualche dubbio sul progetto industriale, così come forti dubbi, meglio sarebbe dire certezze, circa l'inopportunità di alcuni incarichi, rapporti, contratti, erano sicuramente alla portata di qualsiasi consigliere. 

La loro compattezza deriva da un intreccio di responsabilità che li rende sodali. 

Neppure riteniamo possa servire a mostrare discontinuità l'essersi costituiti parte civile nel processo che vede coinvolti l'ex sindaco e altri personaggi della macchina comunale. Questo è un atto dovuto ancorché forse non gradito da qualcuno. 

Non sappiamo esattamente a che si riferisse Massimo D'Avolio quando nel suo profilo Facebook, promettendo che non lascerà più sola Rozzano(?), ha dichiarato guerra a qualcuno che "insensibile pensa che si possa avere tutto, facendo capricci infantili che saranno sempre assecondati". Per questo ha deciso "che non sia più possibile tenere gli occhi chiusi davanti a debolezze, falsità, ipocrisie e incapacità". Ciò vuol dire che probabilmente in passato lo ha fatto e, a guardar bene, lo hanno fatto in molti. Potrebbe essere il segnale di una prima crepa? Le voci che girano in città dicono decisamente di sì. 

Casella di testo: Fallimento API,  centro cittadino, partecipazione e vita politica cittadina
Intervista a Marco Macaluso, Segretario cittadino del Partito Democratico

N. 4 Maggio 2017

A cura di Niccolò De Rosa

Un paio di settimane fa non si è potuto svolgere un importante consiglio, convocato con urgenza e su un tema decisivo come il fallimento API per mancanza del numero legale, anche perché mancavano 4 consiglieri di maggioranza. Marco Macaluso, cosa può dirci di questo fatto?

In realtà è stata solo una serie di casualità: un membro del Consiglio si trovava al Pronto Soccorso con un famigliare che versava in gravi condizioni, un altro era reduce da un'operazione, mentre due assenze erano già preventivate a causa di impegni lavorativi. La dimostrazione di ciò è che ieri (il Consiglio Comunale del 26 aprile, N.d.R) sul rendiconto, che era uno dei punti fondamentali dell'Amministrazione, si era tutti presenti.

 

Una casualità un po' intempestiva, perché verificatasi all'indomani dell'annuncio di Massimo D'Avolio di ritornare “a lottare” sulla scena rozzanese...

Massimo D'Avolio è stato sicuramente un amministratore importante per gli anni che ha governato questa città. Non so che cosa farà nel futuro, ma ora, purtroppo, non è più una cosa che riguarderà il Partito democratico visto che ha scelto di aderire ad Articolo1.

 

Quindi un problema in più per il PD di Rozzano nel caso volesse proporsi di nuovo come guida per Rozzano...

Non saprei. Il Partito Democratico è la prima forza politica di questa città e, aggiungo, l'unica che si mette in gioco con delle primarie. Il problema sinceramente non lo vedo, anche perché non so che scenario ci si parerà davanti tra due anni.

Certo, io vedo il PD come compatta forza di traino per le sinistre del territorio.

 

Per la vostra Amministrazione il tema più caldo sul tappeto è sicuramente il fallimento di Api. Quali conseguenze porterà per Rozzano?

Api ha affrontato una grave crisi finanziaria che si contestualizza entro una serie di problematiche, come il tracollo dell'edilizia, che hanno gravato sul Paese e quindi anche sulla città. Se dobbiamo parlare di Api quindi dobbiamo parlare anche di Aler, amministrata dalla Regione Lombardia: gli investimenti (come il teleriscaldamento N.d.R) non possono essere riversati sempre sui cittadini che da 40 anni pagano gli affitti con un ritorno quasi nulla per quanto concerne la manutenzione degli stabili. Api ed Ama hanno avuto molte difficoltà, ma queste sono strettamente collegate anche con i tanti ritardo dei pagamenti da parte di Regione Lombardia ed Aler.

 

Si, però ci sono persone che hanno perso il loro posto di lavoro.

Vero ed è un grosso rammarico. Ogni individuo è un patrimonio sociale della città e nessuno può negare che l'Amministrazione abbia cercato in tutti i modi di trovare soluzioni accettabili. Sono state fatte decine di riunioni con i rappresentati ed i dipendenti stessi in cui sono state proposte revisioni e riduzioni degli stipendi pur di preservare il loro l'impiego, ma non sono state accettate. Alla fine poi i dipendenti stessi hanno spinto per arrivare ad un causa di fallimento.

 

Esiste una via d'uscita ancora percorribile?

Noi stiamo ancora provando a capire se esistono dei margini per giungere ad un concordato, che poi sarebbe anche la cosa migliore per i dipendenti. Se però la banca che rappresenta il maggior creditore vota contro non ci sono molti spazi di manovra.

Quello che possiamo fare è ovviare ad una situazione inattesa e continuare a tutelare i servizi legati al cittadino. Oggi abbiamo 4 milioni di euro da spendere sulle scuole e 4,5 milioni di euro da investire nel centro cittadino. Magari una parte di questi lavori poteva anche essere fatta da Api...

 

A proposito del progetto di riqualificazione del centro cittadino? I fondi assegnati dalla Città Metropolitana sono già disponibili?

Il bando delle periferie mette a disposizioni dei soldi stanziati dal Governo Renzi, ma per quanto concerne l'aspetto tecnico, l'ufficio preposto sta ancora lavorando. L'Amministrazione intanto ha già coinvolto il Politecnico per la progettazione di quello che diventerà finalmente il cuore pulsante del nostro territorio.

 

A differenza di altri Comuni però Rozzano non risanerà edifici già esistenti ma rifarà tutto ex-novo...

Questo perché ad oggi non esiste nulla in quello spazio e servono nuove strutture che cambino il volto del nostro centro.

 

Torniamo un momento alle partecipate. La questione degli organismi di governo delle aziende partecipate necessita di CDA competenti e trasparenti nei suoi meccanismi. Come impedire dunque che questi diventino luoghi di sottopotere incuranti del ruolo sociale che ricoprono?

Ai CDA si accede sempre per nomina e per bando. È incontestabile però che in realtà come quelle delle aziende partecipate, dove il presidente ha degli incarichi a gettoni, diventa difficile avere appeal per grandi manager. I bandi ci sono, così come gli atti, che sono trasparenti e disponibili alla consultazione

 

Detta così però sembra un tirare a campare con quello che viene...

Stiamo prendendo quello che le risultanze dei bandi ci hanno portato. Certo, auspicarsi che si possa fare sempre meglio, nel pubblico come nel privato, è una cosa sempre lecita. I CDA comunque sono in scadenza e quindi chi pensa di essere meritevole si proponga e la parte tecnica vaglierà i vari curriculum.

 

Lei ha detto giustamente che il PD rappresenta la maggiore forza politica del territorio. Non sarebbe dunque compito suo il farsi promotore di azioni pubbliche che diano anima ad un clima cittadino che a molti appare troppo stagnante?

A me sembra che in questi decenni Rozzano si stia affrancando dal suo passato di città dormitorio. A Rozzano accadono anche cose belle. Se uno va sulla pagina Facebook o sul sito istituzionale del Comune di Rozzano, ogni venerdì vengono pubblicate le iniziative del fine settimana ed è innegabile che ci sono moltissime realtà vive e attive, come il MultiLab. Per ovvie ragioni l'offerta rozzanese non può essere come quella di Milano.

 

Cosa si auspica per il “suo” PD?

Io mi auguro che le sinistre possano trovare un punto d'unione per contrastare certi populismi che si nutrano di xenofobia e razzismo. Per giorni le pagine social rozzanesi hanno rimbalzato con sgomento la notizia che sarebbero arrivati 300 migranti, fomentando l'irrazionale paura per l'altro. Ovviamente era una bufala.

Casella di testo: Rozzano e i richiedenti asilo

N. 5 Giugno 2017

Gabriele Arosio.

Lunedì 12 gennaio 2017,nel bagno del centro di prima accoglienza di Conetta, frazione del comune di Cone, è morta Sandrine Bakayoko, giovane richiedente asilo della Costa d’Avorio.

Nel centro erano presenti al momento della morte di Sandrine quasi 1400 profughi, la frazione di Conetta in cui il centro è ospitato ha 197 abitanti.

I dati parlano chiaro. Chiamarlo centro di prima “accoglienza” è sbagliato.

Andrebbe piuttosto chiamato centro di custodia.

Per accogliere richiedenti asilo sul serio occorre dare loro scuole di italiano, tutela legale, sanitaria, occasioni di socialità e di integrazione, proposte di tirocini lavorativi.

Un paese di 197 abitanti con 1400 richiedenti asilo non ce la farà mai.

C’è una lezione nella storia del nostro paese che andrebbe sempre ripassata.

E’ la lezione della più grande rivoluzione sociale operata in Italia dal dopoguerra ad oggi. Una lezione tutta italiana di cui dobbiamo essere fieri. E’ la storia di Franco Basaglia e del suo gruppo di lavoro.

Fino a lui si accoglievano i matti mettendo al centro dell’intervento la tutela della collettività da salvaguardare contro i rischi costituiti dalla minaccia della malattia mentale.

Oggi, grazie a Basaglia, abbiamo capito che ogni servizio sociale deve avere al centro la persona, la sua dignità, le sue condizioni di vita.

Purtroppo va detto che una delle ragioni del sovraffollamento di centri come quello di Conetta è che i comuni del Veneto non danno disponibilità all’apertura di centri di accoglienza per richiedenti asilo: meno del 50 per cento dei comuni della provincia di Venezia ha aderito al sistema di accoglienza governativo, quindi i richiedenti asilo vengono spesso mandati dai prefetti in edifici militari riconvertiti in centri di accoglienza straordinari, lontani dalle città.

Siamo in Veneto, potrebbe obiettare qualcuno.

A 40 km da Rozzano c’è un centro della Croce Rossa a Bresso che ospita 500 richiedenti asilo e da tempo associazioni di volontariato ne denunciano le precarie condizioni.

Il prefetto di Milano dott.ssa Lamorgese, ha lavorato alacramente dal giorno del suo insediamento in collaborazione con alcuni sindaci della Città Metropolitana per affrontare il problema del dislocamento dei richiedenti asilo nel milanese.

Il risultato è stato un Protocollo tra prefettura di Milano, Città Metropolitana e comuni dell’area omogenea per un’accoglienza equilibrata, sostenibile e diffusa dei richiedenti la protezione internazionale.

Ad ogni comune viene assegnata una quota di migranti secondo criteri di ripartizione per differenziare la distribuzione.

Ogni comune si impegna a creare una collaborazione con associazioni e imprese del terzo settore per individuare alloggi sul territorio dove distribuire i migranti. Possono essere appartamenti reperiti sul mercato con cui stipulare contratti di affitto o unità abitative a disposizione degli stessi comuni.

Il punto qualificante è proprio l’implementazione di una dislocazione in piccoli nuclei di migranti in cui essi possano sperimentare una propria responsabilità di conduzione della vita (vitto, pulizie della casa, piccole riparazioni); le associazioni, con una visita quotidiana degli operatori, possano seguire i percorsi necessari di tutela legale e sanitaria, lezioni di italiano, inserimento in progetti di volontariato e successivamente di ricerca lavoro.

Non possiamo permetterci più nessuna Conetta e nessuna Bresso.

Bene ha fatto l’amministrazione di Rozzano ad aderire al protocollo, insieme ad altri 75 comuni.

Lo dobbiamo anche a Sandrine perché la sua morte ci insegni qualcosa