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 Locale 12

Casella di testo: Perché il PD può vincere ancora le prossime elezioni a Rozzano

N. 1 Febbraio 2016

giufo

Nel 2014 si è verificata in assoluto a Rozzano la più bassa partecipazione degli elettori alle elezioni comunali. Dei 31.841 iscritti nelle liste elettorali si sono recati ai seggi in 21.525 e di questi 936 hanno lasciato la scheda bianca o l’hanno annullata, abbassando così il numero dei voti validi a 20.589. Al turno di ballottaggio son tornati alle urne solo 12.906 elettori (il 40,5% degli aventi diritto) ma in 508 han scelto scheda bianca o nulla, portando così il numero dei voti validi a 12.398.

La candidata Sindaco del PD Barbara Agogliati raccolse al primo turno 9.746 voti (il 47,5% dei 20.589 voti validi) non sufficienti alla immediata elezione e, al ballottaggio, 7.653 voti (pari al 61,7% dei 12.398 voti validi). Dunque, per diventare Sindaco di Rozzano alle ultime elezioni sono bastati 7.653 voti su un totale di 31.841 potenziali elettori, cioè il 24% di tutta la forza elettorale.

Degno di nota il dato dei voti della coalizione capeggiata dalla Agogliati che al 1° turno raccolse 9.555 voti che dopo 15 giorni diventarono quei 7.653 ricordati sopra, con una perdita secca di 1.902 elettori che, probabilmente, non avevano più interesse a ribadirle la fiducia. Analizzando i dati, seppur non scientificamente (non c’è modo di farlo), si può immaginare che sono tornati a votare tutti gli elettori del PD e pochi altri della sua stessa coalizione.

E’ dunque così facile diventare Sindaco di tutti i Rozzanesi, raggranellando così poco consenso?

Parrebbe di sì, dato che tutte le altre forze politiche che si schierarono in alternativa a Barbara Agogliati, frantumate in sei coalizioni, raccolsero “solo” 10.700 voti e al ballottaggio andò il Centro Destra di Giovanni Ferretti con i suoi 4.734 voti. Questo è il meccanismo della legge elettorale ma è anche la “legge” della politica che non può vedere insieme “destra” e “sinistra” al solo scopo di sconfiggere un avversario.

Il tema riguarda tutti e rimane attualissimo: nessuna forza politica riesce a smuovere una fetta molto ampia di elettori. Oltre 10.000 Rozzanesi non ne vogliono sapere di esprimere una preferenza per designare i propri rappresentanti nella massima istituzione cittadina. Addirittura al ballottaggio questo numero sale a oltre 18.000.

Il dato degli 8.000 astenuti in più al secondo turno può essere fisiologico e politicamente comprensibile, assodato che molti possono non essersi riconosciuti né nella candidata PD, né nel candidato di Forza Italia, ma rimane il problema di quel terzo dei cittadini di Rozzano che non hanno visto nei programmi e nei candidati in gara una valida soluzione di rappresentanza e di governo.

E’ arcinoto che la crisi dei partiti, la sfiducia nella politica e nelle istituzioni è tema ricorrente e non circoscrivibile alla sola dimensione rozzanese. Non è dunque per niente facile ragionare su questo fenomeno se non riportando pareri, opinioni, analisi che esperti e studiosi hanno elaborato a livelli ben più sofisticati di quelli alla nostra portata. Tuttavia un elementare approccio al quadro politico locale è opportuno tentarlo.

Il PD in città non appare mai, o meglio, si palesa con una certa forza solo qualche settimana prima delle elezioni. Si muovono il Sindaco, qualche Assessore, qualche Consigliere, qualche Amministratore di una delle varie Partecipate, qualche Presidente di associazione. Di assemblee pubbliche non c’è notizia. Un lavoro sotto traccia, non eclatante, fatto di contatti personali, sulla fiducia. Poi, certo, ci sono i banchetti del sabato al mercato. Banchetti che nessuna forza politica disdegna a testimoniare esistenza, presenza e, qualche volta, proposta. Sempre le stesse facce quelle di chi propone, sempre le stesse facce quelle di chi semplicemente si ferma a discutere, a protestare o a farsi infilare un volantino nella borsa della spesa. Non è esattamente quello il luogo di raccolta del consenso, ma una utile rappresentazione di fisicità politica: “Ci siamo, siamo come voi, siamo tra voi”.

Sul piano della "partecipazione" c’è poi da segnalare tutto il comparto dei cosiddetti Social, in particolare Facebook. Sulle quattro/cinque pagine che raccontano di vicende rozzanesi (compresa “Piazza Foglia”) è difficile trovare un esponente del partito di maggioranza che propone un argomento, che illustra una proposta, che lancia l’idea di un incontro pubblico. Delle opposizioni locali scrivono spesso 5 Stelle e militanti della coalizione 6Rozzano/SEL, unici anche a organizzare iniziative pubbliche. Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia et similia non danno da mesi segni di vita. Grande affollamento, invece, di decine di cittadini spesso molto arrabbiati per quello che accade in città che, tra segnalazioni ed esplicite critiche testimoniano il proprio malcontento. E’ noto che le vicende delle società partecipate comunali API e AMA, lo stato del quartiere Aler e del teleriscaldamento, nonché le condizioni generali (urbanistiche e sociali) cittadine alimentano un frenetico dibattito che pare non smuovere alcuno che abbia responsabilità di governo. Come detto, solo una piccola parte delle opposizioni si preoccupa di dare risposte a chi scrive o di proporre soluzioni alternative.

Così è stato anche nel corso della campagna elettorale del 2014. La candidata del PD ha proposto un programma di governo che sostanzialmente non si discostava dalla “gestione” D’Avolio, ricevendo dal web molte critiche; tutte le altre coalizioni hanno proposto progetti apparentemente molto condivisi ma, alla fine, scarsamente considerati, visti i risultati ottenuti alle elezioni. Eppure tra quelle ipotesi alternative c’erano risposte concrete proprio a quei temi che oggi sono oggetto delle lamentazioni che costituiscono il “bombardamento” quotidiano degli scontenti.

Non volendo soffermarci nell’analisi più approfondita dei temi oggetto di maggiore disapprovazione da parte dei cittadini o delle scelte compiute dall’Amministrazione Comunale (questo giornale continua a occuparsene da tempo), si vogliono semplicemente rilevare tre dati. Primo, i social possono essere d'aiuto alla competizione politica perchè sono rivelatori di uno stato d'animo ma non sanciscono appartenenze e ritorno di voti. Secondo, l'assenza di iniziative pubbliche spegne ogni possibilità di far emergere volontà di partecipazione e induce al "rapporto personale" tra eletti ed elettori che spesso si trasforma in strumento di reciproco "ricatto". Terzo, un esiguo numero di Rozzanesi può decidere, in base ai vigenti meccanismi elettorali, le sorti del governo della città per ben cinque anni.

Paiono banali ovvietà ma rivelano un problema politico non indifferente che riguarda soprattutto chi si oppone alla gestione Agogliati/PD e pensa di candidarsi per sostituirla tra due anni.La Sindaca ha (aveva) con sé solo 7.653 cittadini (il 24%) ma “gli altri” divisi in molti rivoli ne hanno (avevano) ognuno molti di meno. Ma, dato rilevantissimo, in 10.000 disertano le urne piuttosto che sostenere una soluzione alternativa. Certo, per ogni partito va considerato anche il “valore nazionale”, ciò che rimane del radicamento sociale costruito nel corso di decenni e la pratica della  relazione personale.

Tutti fattori che, a oggi, fanno ritenere il PD vincente anche alle prossime elezioni.

E’ questione di programmi elettorali non conosciuti? E’ questione di scarsa rappresentatività e affidabilità degli altri candidati? E’ questione di scarsa fiducia in un possibile cambiamento? Probabilmente ogni parte in causa ha la propria risposta e non spiacerebbe vedere proprio su queste pagine le singole forze politiche, esponenti istituzionali, singoli cittadini esprimere una propria valutazione e un proprio proponimento.

Casella di testo: La risposta dell’Amministrazione Comunale di Rozzano alle severe note della Corte dei Conti

N. 1 Febbraio 2016

F.S.

Nel numero di settembre 2016 vi avevamo raccontato dell'impietosa analisi del bilancio del  Comune di Rozzano che la Corte dei Conti Lombardia aveva fatto nella sua delibera n. 223/2016 (l'articolo è reperibile nell'archivio del nostro mensile cliccando qui). 

E' necessario riferire ora quali sono state le controdeduzioni che la nostra amministrazione, in data 11 ottobre 2016, ha prodotto a confutare le tesi dei magistrati contabili. Trenta pagine che riassumiamo il più possibile e che partono dall'affermazione che non vi è "alcuna concreta compromissione degli equilibri di bilancio" del Comune, che anzi chiude in avanzo, per poi affrontare analiticamente tutti i rilievi sollevati dalla CdC.

Rilievo 1) inerente alle protratte perdite di esercizio registrate dalla società API che ne hanno determinato  l'insolvenza nel 2015.

L'Amministrazione difende la propria scelta, sotto il profilo giuridico e strategico, di aver costituito API, la quale aveva lo scopo di conservare e valorizzare il patrimonio comunale e implementare infrastrutture ritenute strategiche per la collettività. In tale quadro, aggiunge con un'affermazione che può dar luogo a obiezioni, " l'angolo di visuale del Comune era avulso da parametri prettamente economicistici e di mercato, non destando inizialmente preoccupazione - specie in fase di start up rispetto al progetto di infrastrutturazione a rete del territorio - la mancanza di un redditività stabile". I primi sintomi della tensione finanziaria in cui versava API sono stati percepiti dall'amministrazione solo nel 2012 perché sino ad allora, sostengono le controdeduzioni, la società aveva assolto al suo compito e aveva reperito le risorse ad esso necessarie. Le cause di questa crisi vengono ricondotte a fattori congiunturali e soprattutto al sopraggiunto Patto di Stabilità che, riducendo la capacità di spesa del Comune (in pratica unico committente dell'azienda partecipata) determina l'incapacità di API di rimborsare le rate del finanziamento contratto con le banche. A questo punto l'Amministrazione ha riorganizzato le società partecipate trasferendo le funzioni dell'azienda posta in liquidazione ad AMA e  incaricando "un team di qualificati consulenti" affinché predisponessero un nuovo piano industriale.

Negli anni successivi, purtroppo, la situazione si è ulteriormente aggravata per effetto dei vari pignoramenti cui sono state sottoposte le disponibilità liquide dei API (da parte di MPS e di altri fornitori e consulenti) e per "l'interruzione dell'erogazione dei servizi ad essa affidati dal Comune di Rozzano con ulteriore venir meno dei flussi attivi nelle casse della società ...". Anche in queste circostanze, sostiene l'Amministrazione, la sua risposta non si è fatta attendere: "Avendo evidenza di alcune incoerenze dei dati gestionali della Società, il Comune ha reagito rifiutando l'approvazione del bilancio 2014 ed incaricando qualificati professionisti per l'assistenza alla ristrutturazione dell'esposizione debitoria della Società in liquidazione". Sulla base di ciò è stata presentata la proposta di concordato preventivo per evitare il fallimento e limitare il danno. Quindi, in conclusione, l'Amministrazione si autoassolve  perché, sostiene, le sue scelte risultano improntate all'efficace perseguimento di obiettivi di interesse pubblico sia nella fase di costituzione di API che nella gestione della sua crisi. Detto ciò l'Amministrazione comunque si riserva di intraprendere eventuali azioni legali qualora dovessero emergere responsabilità gestionali. 

Rilievo 2) inerente alla permanenza in carica del collegio sindacale della società API srl, senza alcuna ulteriore deliberazione assembleare di nomina (in pratica, dalla costituzione della società sino alla liquidazione n.d.r.)

Le controdeduzioni ritengono che la CdC sia incorsa in errore ritenendo applicabile il DL 293/1994 (che autorizza la proroga degli organi in scadenza di mandato per soli 45 giorni e determina la nullità di tutti gli atti da questi assunti dopo tale data ) perché tale normativa si applica unicamente nelle tassative ipotesi in cui sia l'Ente pubblico a nominare direttamente uno o più membri del collegio sindacale. Essendo stato invece il Collegio Sindacale di API eletto dall'assemblea dei soci, in base al proprio statuto, si applica la normativa prevista dal Codice Civile per cui l'organo in scadenza rimane in carica, in regime di prorogatio, fino a quando non viene eletto il nuovo. Solo l'anno scorso, il D.Lgs. N.175/2016 ha previsto l'applicazione del DL 293/1994 alle società "in house" e di conseguenza l'amministrazione si è mossa per dare un nuovo organo sindacale alla società il liquidazione.

Rilievo 3) inerente la destinazione del mutuo ipotecario contratto dalla società API anche all'estinzione di finanziamenti pregressi e di debiti di natura corrente.

Le controdeduzioni sostengono anzitutto che le delibere consiliari che hanno approvato la contrazione dei finanziamenti di MPS e CDP erano del tutto legittime perché basate su un piano industriale, proposto da API, del tutto coerente con le linee guida del Piano Energetico Comunale e con gli obiettivi di risparmio energetico e contenimento dell'inquinamento in esso contenute.

In secondo luogo si sostiene che, secondo quando stabilito dalla legge finanziaria del 2004, l'obbligo di usare l'indebitamento solo per finanziare spese di investimento non sussisteva nei confronti di "società costituite per l'esercizio di servizi pubblici" intendendo per tali sia quelle che effettivamente producono e/o erogano servizi alla collettività sia quelle strumentali ad un servizio pubblico. Quindi API, secondo le controdeduzioni, ha agito ritenendo di essere esclusa da quel divieto (ricordiamo però che il finanziamento risale al 2010). Ma anche se quella disciplina limitativa fosse stata applicabile ad API, continuano le controdeduzioni, la sua violazione non sarebbe "sostanzialmente" avvenuta perché le somme sono state utilizzate per ripagare altri finanziamenti finalizzati ad investimento. Rimane da chiarire la parziale destinazione di somme per spese correnti per fornitori (che comunque potrebbero essere eventualmente considerate di investimento) per le quali l'Amministrazione sostiene di non essere in grado, al momento, di ricostruire la contabilità e per le quali si riserva di accertare eventuali responsabilità gestionali.

Rilievo 4) inerente la stipulazione di mutuo ipotecario e contratti di finanza derivata in assenza del previo esperimento di una procedura di gara.

L'amministrazione qui se ne esce con un semplice: "Scusate ci eravamo scordati di dirvelo ma la gara c'è stata". Vengono citati quattro primari gruppi bancari ai quali è stato proposto il business plan. MPS e CDP pare abbiano avuto la sfortuna di presentare la proposta più conveniente. Riguardo ai derivati, si comunica alla CdC che nel frattempo, in sede di concordato, questi sono stati "sciolti". Viene poi significato che il Consiglio Comunale non avrebbe potuto, in base alla legge, opporsi alla stipula di tali contratti e che questi erano ritenuti un accessorio obbligatorio dal sistema bancario. Ancora una volta, il Comune proseguirà nell'accertamento di responsabilità ecc. ecc.

Rilievo 5) inerente il protratto ricorso tra il 2007 e il 2015, da parte di API ad un'apertura di credito destinata alle ordinarie esigenze di liquidità.

"Ancor oggi l'amministrazione sta cercando di appurare la genesi dell'apertura di credito e il concreto utilizzo delle relative somme" (sic). Tutto ciò fermo restando eventuali azioni di responsabilità ecc. ecc.

Rilievo 6) inerente il mancato pagamento sin dal 2009, da parte di API, delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali ai dipendenti.

Tutto è sanato  nel piano di concordato preventivo che prevede l'integrale soddisfazione dei debiti tributari e contributivi. 

Rilievo 7) inerente la mancata esplicitazione nelle note integrative dei bilanci societari  di alcuni rilevanti dati economici e patrimoniali (contratti derivati, operazioni con parti

correlate e incremento di alcune voci di costo con soggetti o società aventi relazioni personali o professionali con API). Richiesta di esatta quantificazione delle posizioni debitorie e creditorie di API verso terzi. L'Amministrazione riconosce le carenze rilevate dalla Corte. Chiederà al liquidatore e proseguirà essa stessa le "investigations" in ordine ai rilievi sollevati.

Rilievo 8) inerente l'utilizzo, sempre da parte di API, nel 2011 dell'intero canone ricevuto anticipatamente per tutti i dodici anni della concessione della rete gas da GasPiù (e susseguente debito verso la stessa nel momento di subentro di altra società dichiarata vincitrice della concessione).

Le controdeduzioni mirano a dimostrare che non vi è danno per il Comune perché la Società subentrante a GasPiù, in forza della sentenza del Consiglio di Stato, cioè 2i Rete Gas, ha già pagato ad API l'importo di 4 milioni e mezzo di euro quale corrispettivo per l'affitto delle reti di distribuzione (una parte, 2,5 milioni, copriranno la quota dovuta in restituzione a GasPiù per gli anni in cui non ha effettuato il servizio di erogazione per la soprovvenuta nullità dell'aggiudicazione). 2i Rete Gas ha inoltre corrisposto al Comune circa 1,2 milioni di euro e pagherà allo stesso un canone annuo. Riguardo al fatto che originariamente il canone fosse stato percepito in unica soluzione e relativamente alle modalità di impiego delle somme introitate, le controdeduzioni sostengono che esse rientrano nelle scelte discrezionali degli Amministratori della società e non di quelli comunali che non possono ingerirsi nelle scelte gestionali dei primi. 

Rilievo 9) inerente la presenza di discrasie, non ancora conciliate, tra debiti e crediti esistenti tra API e società partecipate.

L'Amministrazione rassicura la Corte che è stata avviata un'approfondita analisi che "si confida condurrà in breve tempo" a conciliare i reciproci rapporti di debito e credito.

Si informa inoltre la Corte che il Comune ha respinto la richiesta di AMA di dilazione per la restituzione dell'anticipazione di cassa concessa, pretendendo l'immediato ed integrale versamento della quota residua (una parte del debito è già stato rimborsato (restano da riscuotere 276.000 euro).

Rilievo 10) inerente la mancata riscossione, neppure parziale, del finanziamento soci di 3 milioni concesso dal comune ad API.

L'Amministrazione ci tiene a precisare che tale finanziamento è stato concesso in fase di start-up, cioè in una fase cui non si aveva evidenza della situazione di tensione finanziaria, in funzione dell'implementazione di un'infrastruttura strategica per la collettività, restando quindi -a suo avviso- nell'ambito delle attribuzioni statutarie. Esso è servito a rendere possibile il reperimento di altre fonti di finanziamento. Aggiunge poi che tale credito non è mai stato in concreto esigibile perché la società partecipata è stata messa in liquidazione prima della data prevista per il rimborso e, in forza dell'art. 2467 C.C., risulta postergato ad altri crediti. 

Rilievo 11) inerente la ritardata emissione (nel 2015 e 2016) da parte del Comune degli accertamenti per il pagamento da parte di API di ICI e IMU sugli immobili di sua proprietà (anni 2010-15).Rispetto a questo rilievo le controdeduzioni sostengono che i crediti vantati non risultano compromessi perché aventi natura privilegiata nella proposta di concordato preventivo e quindi sono destinati ad essere pagati totalmente unitamente agli interessi legali maturati. Sul ritardato invio degli avvisi di accertamento, l'Amministrazione si limita a far notare che essendo API in situazione di dissesto finanziario già dal 2012, anche con una maggiore tempestività non si avrebbero comunque avute maggiori possibilità di introitare le somme dovute. Gli avvisi del 2014 e 2015 , essendo stati inviati nel febbraio 2016 non possono essere considerati tardivi, mentre gli altri sono stati emessi comunque entro il termine quinquennale di prescrizione (almeno questo...) e l'Amministrazione non ha mai autorizzato dilazioni. 

Dopo tutti questi rilievi, la Corte rivolge due inviti all'Amministrazione Comunale rozzanese.

 Invito 2) ( il primo non è citato nelle controdeduzioni) a motivare adeguatamente la decisione del Comune di acquisire immobili del patrimonio API che fanno parte dell'attivo concordatario. L'amministrazione chiarisce che l'interesse è relativo solamente al Centro Polifunzionale per anziani "in ragione delle finalità ed utilità pubbliche rivestite dall'attività ivi esercitate". Il Comune si riserva di approfondire ulteriormente la compatibilità dell'operazione con le disponibilità finanziare del bilancio. Quindi niente di certo al momento.

Invito 3) ad autorizzare AMA ad acquisire immobili API dell'attivo concordatario se finalizzati al soddisfacimento di servizi erogati dalla medesima.

In risposta a questo invito, dopo aver argomentato analogamente a quanto fatto per il precedente, l'Amministrazione si spinge oltre allargando il discorso anche alla costituenda new-company, a capitale misto, prevista nel piano di concordato per la gestione del teleriscaldamento e della relativa rete. Dopo aver ribadito che questo progetto è strategico per il Comune (essendosi già operati significativi investimenti) e sostenuto che questa nuova società ne razionalizzerebbe la gestione, integrando rete e servizio, le controdeduzioni informano la Corte che "un piano industriale e finanziario (è) in corso di predisposizione da parte di qualificati professionisti che dovrà nuovamente dimostrare il sostentamento dell'iniziativa in corso di predisposizione". Non ci resta altro che sperare che questi professionisti siano, se non più qualificati, almeno più accorti di tutti quelli che li hanno preceduti.

Casella di testo: Una città con l’Alzheimer?

N. 2 Marzo 2016

Niccolò De Rosa

Uno dei sintomi tipici della terribile malattia di Alzheimer è proprio quello che si manifesta con la perdita della memoria “a breve”, ovvero quella relativa ai fatti della quotidianità, a quanto appena accaduto, a quello che ancora si sta facendo. Qui memoria non è solo ricordo, ma allude alla capacità di compiere gesti, di ripetere azioni, di essere dotati di una personalità. La memoria è un tratto fondamentale dell’esser vivi.

E’ per questo che ci chiediamo: Rozzano è ancora viva? Che domande, direte voi, certo che lo è. Ci sono ancora le case, ci sono ancora le scuole, ci sono ancora i negozi, i supermercati, i parchi e la torre della Telecom...

Certo che Rozzano esiste ancora! Ma come può una città definirsi tale senza uno spirito di collettività che unisca i suoi abitanti? Come può una città esistere davvero quando manca la partecipazione ed il senso di appartenenza? In assenza di tali elementi una città è solo un grigio centro urbano, un dormitorio, un agglomerato di cemento e strade, buono solo per rincasare al termine di una giornata di lavoro.

D'altronde, purtroppo, è proprio il cuore politico e partecipativo, il Comune che a Rozzano sta dimostrando di essere incurante della necessità di stimolare qualsiasi spinta partecipativa che faccia sentire il cittadino come fattore attivo di un processo condiviso.

Certo, la sfida non è semplice e l'avvento della città metropolitana rischia di vibrare il colpo finale ad una comunità che sempre più punta il suo sguardo verso Milano come meta di studio, lavoro,  divertimento e attività culturali.

È però altrettanto vero che non si sta facendo nulla per contrastare il fenomeno, ma anzi tutto porta a pensare che a qualcuno una simile passività vada più che bene.

Consigli comunali in orari pomeridiani che sembrano pensati apposta per essere disertati, comunicazione pressoché inesistente tra Amministrazione e cittadinanza (eccezion fatta per qualche sporadico post su Facebook), assenza di memoria nei confronti di fatti e personalità che hanno contribuito alla storia della città. Tutto contribuisce a “svuotare” Rozzano della sua storia e della sua essenza. Qualche giovane saprebbe dire oggi chi fu quel Giovanni Foglia che dà il nome alla piazza principale, ma di cui quest'anno, proprio in occasione dell'anniversario della sua scomparsa, non è stato citato nemmeno in un trafiletto sul sito del Comune?

Per carità, non servono parate commemorative in cui tromboni del passato se la cantano e se la suonano, ma una maggiore attenzione a ciò che eravamo potrebbe evitare questo continuo svilimento dell'essere rozzanesi e, magari, ricordarsi che il luogo dove viviamo non è solo “la città dove c'è il Fiordaliso”.

Tuttavia ci piace ricordare che ci sono stati anni in cui questo comune dell’hinterland ha sognato di “Diventare città” ("Diventare città: Rozzano 1936-1984 - Mostra sull'evoluzione storico-urbanistica di Rozzano"… chi se la ricorda?); c’è stato un tempo in cui Arnaldo Pomodoro, scultore di fama internazionale, ha pensato di collocare qui la sua Fondazione (dal 1999 al 2004 la sede del museo - fondazione è stata a Quinto Stampi); c’è ancora uno dei 10 musei dell’automobile più interessanti d’Italia, presso l’editoriale Domus, che, tra l’altro è editore di numerose importanti riviste di settore e ha sede in un edificio progettato dall’architetto Mario Oliveri dello Studio Nizzoli (Marcello Nizzoli fondatore dello studio è il progettista di della Olivetti “lettera 22”, della penna Aurora… tanto per capirci). E potremmo continuare con fatti, persone, cose, idee della nostra recente storia, della nostra attualità, di cui poter dire e ricordare… senza necessariamente andare al Fiordaliso.