Periodico di informazione, cultura, opinioni

 Locale 11

Casella di testo: Verso il referendum costituzionale 
Una serata di informazione e dibattito organizzata da Rozzano Oggi e Piazza Foglia

N. 10 Novembre 2016

F.S.

Ha avuto un grande successo, quantomeno di partecipazione, l'iniziativa ideata dall'associazione Rozzano Oggi e organizzata dal nostro mensile che la sera del 4 novembre ha visto confrontarsi sul tema del referendum costituzionale una rappresentante del fronte del Sì, l'avvocatessa Lisa Noja, e uno del No, il consigliere regionale del PD Onorio Rosati. Riuscire a mobilitare più di cento persone per un dibattito di questo tipo in una realtà come la nostra e con nomi che non sono tutti i giorni sui media, è sicuramente incoraggiante e dimostra che, nonostante tutto, persiste una grande voglia di informarsi, di capire, di partecipare. L'unica pecca che abbiamo riscontrato è stato forse un atteggiamento pregiudizialmente polemico da parte di qualcuno che riflette quello spirito di tifo da stadio che rappresenta un difetto della politica italiana e non solo.

Moderati dal nostro redattore Niccolò De Rosa, in un ora e mezza di dibattito, seguito da mezz'ora di domande del pubblico, i due contendenti hanno abilmente illustrato le proprie argomentazioni. L'avvocatessa Noja ha sostenuto che questa riforma aiuterà a sbloccare il nostro paese che, anche a causa della precedente riforma del Titolo V della Costituzione, che aveva devoluto molte competenze alle regioni, è continuamente alle prese con conflitti di attribuzioni che vengono per lo più decise in tempi lunghi, spesso a discapito dello Stato, bloccando l'azione del governo. La modernizzazione del paese passa attraverso un'azione unitaria del governo centrale che non può essere bloccata da intralci, spesso speciosi, degli enti locali.

Il fatto che i Sindaci e i Consiglieri regionali debbano, qualora eletti senatori, ricoprire un doppio incarico non è un grosso problema in termini di impegno a parere della Noja che, d'altra parte, anche a fronte dell'incertezza sul risparmio effettivo ottenuto con la  riduzione dei senatori, ha voluto sottolineare che a suo giudizio è più importante la qualità della spesa e i risparmi “indiretti” derivanti dalla riforma, che non le riduzioni di quantità in sé.

Onorio Rosati ha dal suo canto criticato il ricorso frequente da parte del fronte opposto all'argomento della riduzione dei costi perché fomenta quel sentimento di antipolitica che fa di tutta l'erba un fascio e non educa i cittadini al fatto che la democrazia debba avere dei costi. A suo avviso, inoltre, per come è stata portata avanti la riforma rischia di spaccare il paese e si presta ad ulteriori modifiche successive e comunque a continui ricorsi alla Corte Costituzionale per dirimere conflitti di competenze.

Quanto alla riappropriazione da parte dello stato centrale di molte competenze, Rosati, in virtù del suo ruolo di Consigliere regionale, ha lamentato il fatto che lo Stato non metta a disposizione sufficienti risorse economiche per le autonomie locali. La Noja ha replicato dicendo che spesso queste ultime  non destinano i finanziamenti dello Stato agli scopi per cui erano stati erogati.  Rosati ha inoltre criticato il fatto che continuino ad esistere regioni a Statuto Speciale, cosa che la stessa Noja ha riconosciuto essere anacronistica, ma sulla quale, ha fatto capire, non c'era sufficiente consenso nel governo per andare a legiferare.

Alla domanda se questo parlamento, eletto con il "Porcellum" avesse la legittimità per mettere mano così pesantemente alla Costituzione, la Noja si è detta assolutamente convinta di sì, mentre Rosati avrebbe gradito, anche in virtù del limitato consenso elettorale ottenuto dai partiti di governo nel 2013, un intervento molto più leggero, limitato alle cose condivise come, ad esempio, l'abolizione del CNEL. Il consigliere regionale PD ha inoltre sostenuto che molti degli obiettivi che il governo vanta di raggiungere con questa riforma sono effimeri, citando ad esempio l'abolizione delle provincie fatta dalla legge Del Rio, e ratificata da questa riforma costituzionale, che ha portato un grande caos e inefficienze nella attribuzione di competenze agli enti locali.

Dagli interventi del pubblico è emersa la necessità di un nuovo e migliore ceto politico che sappia confrontarsi con chiarezza, rispetto e spirito costruttivo sui molti e diversi temi che devono essere oggetto di discussione.

La serata si è conclusa con un sondaggio anonimo nel quale si è voluto valutare l'impatto del dibattito sui partecipanti. È stato anzitutto chiesto se avessero, prima del dibattito, già idea di cosa votare al referendum. Settantuno hanno detto di sì, venticinque no e uno ha scritto "ni". È stato poi chiesto se avessero ritenuto utile il dibattito. Ottanta hanno risposto affermativamente, undici negativamente, cinque hanno messo la croce tra sì e no e uno ha lasciato la scheda bianca. Infine è stato chiesto ai partecipanti se in conseguenza del dibattito avessero cambiato idea. Nettamente prevalente il no, ottantuno, ma anche sei sì, due "ni", sette bianche e un "?". A nostro avviso, i dati più rilevanti sono che, anche tra persone che riteniamo attente e disposte ad informarsi, ancora una su quattro non ha scelto cosa votare e comunque, dopo un dibattito molto serrato, solo un piccolissimo numero ha cambiato idea o è  passato dagli indecisi a propendere per una scelta.

Casella di testo: L’Angelo delle strisce pedonali 
Tipi e personaggi di Rozzano

N. 11 Dicembre 2016

Gigliola Zizioli.

Torniamo all’anno 1993.

Bambini che escono da scuola, festanti e rumorosi.

Una mamma attenta che osserva un uomo offrire qualcosa a bambini non suoi e lo riferisce a un vicino di casa.

Il vicino di casa, ormai in pensione, ma con ancora il desiderio di essere utile alla sua città, che si fa carico di questo pericolo appena abbozzato e decide di presidiare l’ingresso delle scuole elementari e medie di via Garofani.

Non è ancora stato installato il semaforo all’incrocio fra viale Lazio e via Garofani e il vicino di casa comincia da lì, dall’attraversamento e poi pian piano si sposta nei pressi dell’entrata della scuola.

Saluta le mamme, chiacchiera con i bambini, affabile e sorridente chiede agli estranei se hanno bisogno di indicazioni. Insomma presidia il territorio con grande saggezza e garbo, mai uno scatto di rabbia o una parola grossa. In mano tiene una paletta rossa da vigile urbano, rimanenza della dotazione di una sua vecchia mansione.

Si presenta alle ore 7.00 e attende che ogni scolaro sia entrato e poi ritorna puntuale nel pomeriggio per l’uscita.

Stiamo ricordando l’operato di Giambattista Colangelo, classe 1933, ora portatore di pacemaker e perciò a riposo da giugno, con suo grande disappunto, anche perché i bambini chiedono di lui, parola del comandante Vincenzo Lo Vecchio.

Il suo servizio alle scuole, naturalmente non remunerato, gradatamente si estende pure al trasporto per le materne e la dotazione si arricchisce grazie agli omaggi di alcuni vigili, autentici questa volta e prossimi al pensionamento, che lo forniscono di divise, cappelli, cinturoni e palette.

Ma qualcosa Giambattista va a comprarsela in un negozio specializzato:  un cinturone con lo stemma della Regione Lombardia.

Porta il cinturone con la fondina vuota: non ha necessità di portare il revolver. Ha la favella, la sua innata capacità di relazionarsi con le persone e di correggerle con dolcezza.

“Per me la divisa è sacra”, afferma Giambattista e continua dichiarando che il riconoscimento più sentito e grande lo ha sempre avuto dai sorrisi dei bambini, dal loro affetto manifesto e dalla gratitudine dei genitori. Lo considerano un angelo che li protegge e li accompagna nel  percorso scolastico.

Ricorda con commozione la bimba che non voleva attraversare la strada, si opponeva con tutte le sue forze, ma si arrendeva quando il nonno supervigile Giambattista Colangelo la prendeva in braccio e attraversava così la strada.

Riconoscimenti altri ne ha avuti dai Sindaci Malinverno e D’Avolio e pure dai Comandanti della Polizia Municipale e pure dai “colleghi”, che lo hanno sempre ringraziato per la sua presenza costante.

Pure un encomio dal presidente della Regione Lombardia è giunto, tutto conservato con orgoglio e semplicità.

Con una punta di amarezza racconta che sotto il mandato Malinverno si è cercato di ampliare e organizzare il servizio dei “nonni vigili”.

Indetto il concorso, predisposta la visita medica (si presentano in 5), infine restano in 3, ognuno con la propria destinazione. Ricevono pure un giubbino con la scritta “Comune di Rozzano- Servizio Scuole”, una paletta e il berretto d’ordinanza. Insomma per farla breve, alla fine è rimasto solo il solito Colangelo…

Ora Giambattista accarezza il cuore rosso, con la scritta “Ti voglio bene Giambattista Colangelo”, omaggio di un bimbo e sospira: è impaziente di tornare a prestare servizio. Deve solo attendere il controllo del suo pacemaker e  poi… via… ancora on the road

Casella di testo: ALER. Politica della casa, risorse economiche, manutenzioni e qualità abitativa 
Intervista a Valerio Calzone sindacalista del SICET, Milano. Prima parte

N. 1 Febbraio 2017

Bruno Salò, Mauro Valenti

Abbiamo fatto una lunga conversazione con Valerio Calzone, sindacalista del SICET, in cui abbiamo parlato delle molte questioni che riguardano l’edilizia popolare e, in particolare, il quartiere ALER della nostra città. Vista la lunghezza abbiamo diviso l’intervista in due parti: la prima, che qui pubblichiamo, riguarda il tema più generale delle politiche abitative; la seconda, che pubblicheremo nel prossimo numero di Piazza Foglia, sarà più direttamente riferita alla situazione del quartiere ALER di Rozzano.

 

La politica lombarda, in questi anni, si è molto concentrata sulla casa,  ad oggi molte novità sono state messe in campo, per citarne tre, a titolo esemplificativo:

a —  la legge regionale sui servizi abitativi (8/2016),

b —    l’accordo locale sugli affitti a Milano del giugno 2015,

c — l’agenzia sociale per la locazione originata dall’assessore Benelli nella precedente giunta milanese e continuata con l’assessore Rabaiotti oggi.  Sembra, quasi che ci sia una unità d’intenti tra realtà politiche diverse. Ci puoi spiegare cosa accade?, cosa ne pensi? In che modo tutto questo ricade sui rozzanesi?

 

La politica lombarda, purtroppo, in questi anni, non si è affatto concentrata sulla casa ma piuttosto su come depennare definitivamente il costo “politiche abitative”, dal bilancio regionale e su come dismettere definitivamente il sistema di Edilizia Residenziale Pubblica nella nostra Regione.

La nuova legge regionale cui fate riferimento ne è l’esempio più evidente, il fatto stesso che introduca il termine “servizi abitativi”  è particolarmente esemplificativo delle intenzioni del legislatore. È una riforma estremamente pericolosa che non elimina le cause della grave crisi finanziaria di Aler, non prevede alcun tipo di soluzione per far fronte allo stato d’emergenza in cui versa l’azienda Regionale  proprio a causa delle riforme precedentemente volute dalla stessa Regione e introduce novità che porteranno a maggiori  inefficienze, maggiori iniquità e molto probabilmente anche a un innalzamento dei costi,  stravolgendo completamente il sistema di gestione e assegnazione degli alloggi pubblici nella nostra regione.

Rispetto alla riforma quello che ci preoccupa maggiormente, come sindacati inquilini ,è il fatto che la normativa sia di fatto una legge quadro  che demanda a successivi regolamenti di giunta la regolazione di aspetti fondamentali delle politiche abitative come ad esempio la determinazione dei canoni di locazione degli alloggi popolari e le norme relative alla formazione delle graduatorie e in generale alle nuove assegnazioni di alloggi Erp. Altro fattore di forte preoccupazione è l’apertura a soggetti privati che attraverso specifiche convenzioni  avranno la possibilità di gestire direttamente gli alloggi popolari e questo senza che vengano in alcun modo stabiliti gli standard dei servizi, demandando ancora una volta il tutto ad atti di giunta e a specifiche convenzioni da stipulare direttamente con in futuri gestori.

Per quanto riguarda l’accordo locale della Città di Milano, sottoscritto peraltro solo dal Sunia e da altri sindacati poco rappresentativi sul territorio Milanese, si tratta di uno dei pochi, forse l’unico, “risultato” portato a casa dall’ex assessore alla casa Daniela Benelli. Si tratta più che altro di una grande operazione di mera propaganda che va di pari passo con la creazione dell’Agenzia Sociale Per la locazione, due operazioni basate sulla convinzione errata di poter innescare una sorta di circolo virtuoso  facendo incontrare la forte domanda di alloggi a canoni sostenibili e l’offerta dei numerosi alloggi sfitti nel privato.  Come Sicet riteniamo che il nuovo accordo locale sia pessimo, il livello dei canoni previsti per il canale concordato viene alzato senza alcun criterio determinando situazioni paradossali in cui, in alcune zone di Milano,  i prezzi fissati  dall’accordo sono addirittura superiori ai canoni  del mercato libero. Contrariamente alle intenzioni millantate dall’ex assessore è un accordo che non viene oggi utilizzato dai piccoli proprietari che non riuscirebbero a trovare inquilini sul mercato privato ma determina solo possibilità  grossi vantaggi economici per alcune grandi proprietà che oggi hanno la possibilità di ottenere ingente  risparmio in termini di tassazione semplicemente cambiando i contratti già in essere da canone libero a concordato, mantenendo di fatto invariato il canone e oltretutto riducendo la durata contrattuale a scapito degli inquilini.

Il canale concordato insieme all’istituzione del Fondo Sostegni affitti , sono state le due misure previste dai legislatori per compensare la liberalizzazione del mercato delle locazioni  e l’abolizione dell’equo canone, oggi, dopo quasi  vent’anni ci ritroviamo con la cancellazione di fatto del Fondo Sostegno Affitti, a causa dell’azzeramento quasi totale dei finanziamenti statali e con un canale concordato che per funzionare deve garantire dei canoni paragonabili o addirittura superiori a quelli di mercato senza che il pubblico sia in grado di aumentare l’offerta di alloggi a canone sociale.

Oltre a quanto sopra il rinnovo dell’accordo locale investirà, negli anni a venire, in particolar modo le migliaia di inquilini di grandi proprietà immobiliari che oggi hanno canoni stipulati in base al canale concordato (Aler, Inps, Enpam…). Si tratta a maggioranza di un inquilinato che per condizioni economiche non sarebbe in grado di accedere al mercato privato ma che grazie al vecchio accordo locale e alle contrattazioni integrative obbligatorie fra sindacati e proprietà, ha  potuto godere in questi anni di alloggi a canoni sensibilmente inferiori a quelli di mercato, alleggerendo indiscutibilmente quella che è stata la domanda di alloggi popolari negli ultimi vent’anni. Quando i contratti in essere giungeranno a scadenza i sindacati potranno certamente far valere le ragioni degli inquilini nelle contrattazioni  integrative  ma un innalzamento generale dei canoni in questo comparto sarà difficilmente evitabile sul medio periodo.

Anche sul territorio di Opera e Rozzano le amministrazioni hanno perseguito gli stessi obiettivi del Comune di Milano, sicuramente con maggiore buona fede rispetto ai colleghi milanesi, con l’obiettivo di rendere più appetibile il canale concordato e  l’idea di poter così compensare la carenza di alloggi popolari.  Nel corso del 2015, sono stati siglati dei nuovi Accordi Locali in entrambi i comuni che giudichiamo soddisfacenti e prevedono sì degli incrementi del livello dei canoni ma entro dei limiti che, questa volta unitariamente, abbiamo ritenuto accettabili come sindacati inquilini essendo sempre inferiori ai canoni di mercato. Guardando a questi territori risulta tuttavia evidente il forte limite della legge 431/98 , laddove la normativa prevede in ogni caso la possibilità per i locatori di determinare liberamente il canone di locazione,  quello concordato rimane un canale poco utilizzato, nonostante gli sgravi fiscali e nonostante l’incremento dei livelli dei canoni. A tale proposito pur non riscontrando un incremento del numero dei contratti a canone concordato su questi territori quanto meno si è evitato di regalare risorse pubbliche ai proprietari immobiliari equiparando i canoni liberi a quelli previsti dall’accordo locale. Nel corso del 2016 entrambe le giunte hanno provato a riattivare la contrattazione fra sindacati e associazioni della proprietà edilizia trovando tuttavia un fronte sindacale unito che si è rifiutato di accettare un ulteriore incremento dei prezzi al metro quadro annuo previsto dagli accordi in questione.

Per quanto riguarda l’assessore Rabaiotti  possiamo ancora concedergli il beneficio di ereditare suo malgrado quanto costruito, poco e male, dall’assessore precedente; accogliamo di buon grado l’intenzione di investire circa 20 milioni di euro nella ristrutturazione dello sfitto tuttavia allo stato attuale dobbiamo riscontrare una sostanziale continuità con l’assenza di politiche abitative della precedente giunta e questo in particolare per quanto riguarda la carenza di offerta di alloggi in particolare per persone con disabilità e per le famiglie numerose e in generale per quanto riguarda la gestione dell’emergenza abitativa.

Più che un unità di intenti, la sensazione è che ancora una volta ci troviamo di fronte a un’assenza di obiettivi politici, l’abusivismo continua a essere contrastato esclusivamente con gli sgomberi, ignorando il protocollo d’intesa siglato da sindacati e Comune di Milano nel 2012, che prevederebbe la possibilità di regolarizzare la posizione degli occupanti cui venga riconosciuto lo stato di necessità; nonostante i protocolli siglati in prefettura che permettono la graduazione di alcune tipologie di sfratto per morosità incolpevole e il conseguente passaggio da casa a casa delle famiglie sotto sfratto, il Comune di Milano, sin ora, non è stato in grado di fare la sua parte valutando le domande presentate da quanti sono stati riconosciuti morosi incolpevoli  né reperendo sistemazioni provvisorie prima dell’esecuzione dei provvedimenti di sfratto, rendendo completamente vani i rinvii delle esecuzioni disposti dalla prefettura; da circa due anni i nuclei familiari in cui sono presenti invalidi con disabilità motoria sono fortemente discriminati  per quanto riguarda le nuove assegnazioni, vengono letteralmente saltate le relative posizioni in graduatoria,  in quanto, secondo il Comune di Milano, non vi sarebbe disponibilità di alloggi privi di barriere architettoniche; stesso discorso vale per le famiglie numerose, dai quattro componenti in su, questo nonostante lo stesso regolamento regionale 1/2004, preveda in realtà la possibilità di assegnare temporaneamente alloggi non idonei, avviando contestualmente all’assegnazione una pratica di cambio alloggio in emergenza. 

 

La situazione finanziaria ed economica di ALER sembra sia disastrosa, per ultimo si legge (da un articolo di Gianni Santucci sul corriere della sera del 16 gennaio scorso) che la Regione Lombardia chiede la restituzione di 18 milioni di euro ottenuto ai suoi tempi per un progetto  per nuova edilizia a canone sociale nel quartier “ex incis”. Ci puoi spiegare come stanno le cose? Queste manovre pesano direttamente e/o indirettamente sui rozzanesi?

 

la situazione finanziaria di Aler, come risulta evidente, pesa direttamente su tutti gli inquilini che si trovano ad abitare in un alloggio gestito dall’azienda regionale, sia per quanto riguarda l’incremento dei costi di gestione, la qualità dei servizi, la carenza delle manutenzioni ordinarie e straordinarie oltre al rischio, sempre più imminente proprio a causa della nuova normativa, che vengano nuovamente incrementati i canoni di locazione.

Esiste un documento, pubblicato anche sul sito di Aler Milano, che ha analizzato le cause del buco di bilancio di Aler Milano, dal quale emergono dati estremamente interessanti, quello a cui assistiamo oggi è una diretta conseguenza della normativa attuale, in particolare della legge 27/2009. L’idea aberrante secondo cui i gestori debbano autofinanziare il proprio intervento, ha avuto le conseguenze dirompenti che avevamo previsto. L’assenza totale di finanziamenti regionali e la precisa strategia in tal senso prima di Formigoni e poi di Maroni, ha determinato innanzitutto un incremento generalizzato dei canoni e conseguentemente della morosità degli inquilini più poveri; ha determinato una crescente difficoltà a mantenere standard decenti per quanto riguarda i servizi e le manutenzioni per mancanza di risorse ma soprattutto ha aperto le porte a operazioni immobiliari e speculazioni da parte di Aler che, per creare altre fonti di introiti e di profitto, ha investito risorse e si è esposta con finanziamenti per somme che rappresentano circa ¼ dell’attuale buco dell’azienda. Per dare un senso alle parole basti pensare che, successivamente all’introduzione della normativa attuale, a causa dell’incremento dei canoni, la morosità degli inquilini di alloggi Erp è aumentata di circa 15 milioni e i debiti verso fornitori di beni e servizi sono cresciuti di circa 40  milioni.

La situazione che ci troviamo oggi ad affrontare è particolarmente preoccupante viste le soluzioni proposte dai nostri interlocutori che hanno pensato di risolvere i problemi finanziari mettendo in atto un piano di vendite straordinario, che come prevedibile non  sta ottenendo i risultati sperati e riformando la normativa con una legge che non solo non elimina il principio dell’autonomia finanziaria di Aler ma  non abbassa nemmeno  il livello dei canoni.