Periodico di informazione, cultura, opinioni

 Locale 10

Casella di testo: Decimali di democrazia
Ovvero di come il dibattito in Consiglio Comunale sulla mozione di sfiducia, dipenda da una frazione di consigliere

N. 9 Ottobre 2016

A.P.

Così vanno le cose nella nostra città. Abbiamo abbondantemente informato sulla recente relazione della Corte dei Conti che mette sotto accusa il governo della nostra Rozzano, soprattutto per il fallimento della partecipata API. Un fallimento che è maturato in un contesto di pratiche amministrative poco chiare, in cui si sono intrecciati politica, interessi e affari. Bene. Su queste pagine avevamo chiesto che l’attuale Amministrazione, nata in totale continuità con la precedente, su cui gravano in primis le accuse dalla Corte, prendesse atto delle responsabilità di quanto sta accadendo. In particolare ricordiamo che l’attuale Sindaca Barbara Agogliati è stata Assessore nella precedente compagine e, per un periodo, proprio con delega alle aziende partecipate. Prendere atto delle proprie responsabilità, ribadiamo e sottolineiamo innanzitutto politiche, si traduce con dimissioni.

I consiglieri di opposizione hanno unitariamente promosso una mozione di sfiducia nei confronti della Sindaca, che avrebbe dovuto essere dibattuta in un Consiglio Comunale straordinario dedicato unicamente alla discussione di tale mozione, come previsto dalle leggi e dai regolamenti in vigore.

A prescindere dal risultato – per aver effetto concreto, la mozione dovrebbe essere approvata “per appello nominale” dalla maggioranza assoluta dell’assemblea –, il Consiglio Comunale straordinario avrebbe rappresentato un occasione di discussione in cui tutte le parti politiche, in special modo la maggioranza, avrebbero potuto chiarire posizioni e responsabilità su una questione cruciale per i destini della nostra città. Diciamo avrebbe, perché, nonostante la maggioranza blindata di cui gode l’amministrazione attuale, la mozione non è stata accolta dalla Presidente del Consiglio Comunale, a cui compete l’esame della richiesta, in quanto mancante di “alcuni decimali” di consigliere per ottenere il numero necessario di richiedenti.

Sul piano formale appare tutto perfettamente corretto, per carità! Gli articoli che normano la richiesta di mozione di sfiducia, recitano che per essere accolta, la mozione deve raccogliere l’adesione tramite firma dei due quinti (2/5) dei consiglieri con esclusione del sindaco, ed essendo il Consiglio Comunale composto da 24 rappresentanti più il sindaco, la quota necessaria è esattamente di 9,6 consiglieri, mentre i firmatari, ovvero tutti i consiglieri di opposizione ammontano a 9. Be’ trattandosi di persone, individui, esseri umani è difficile trovarne uno 0,6...

Uno si immagina che si tenga in conto questo incontrovertibile fatto, invece, mentre sia il Testo Unico sugli Enti Locali, ovvero la legge nazionale, sia il regolamento del Consiglio Comunale di Rozzano, si fermano ai 2/5 senza specificare, lasciando quindi un certo margine interpretativo, lo Statuto del nostro Comune richiama esplicitamente alla necessità di arrotondare all’unità superiore. Per regola algebrica e statistica al di sotto dello 0,5 si arrotonda all’unità inferiore, mentre al di sopra si va all’unità superiore, ma qui si tratta quantità indivisibili, pertanto un margine di valutazione deve essere concesso. Lo Statuto del nostro Comune invece prevede sempre e comunque un arrotondamento all’unità superiore. Estensore lungimirante? Ci chiediamo inoltre perché debba prevalere nella valutazione quanto previsto dallo Statuto Comunale piuttosto che quanto espresso sia dalla legge nazionale (Testo Unico sugli Enti Locali del 2014), che dal Regolamento del Consiglio Comunale, il quale avrebbe proprio la funzione di specificare quanto espresso in termini di principi dallo Statuto.

Ma la questione è, come sempre, di sostanza politica.

Speriamo nessuno voglia negare che la faccenda – fallimento API, relazione della Magistratura Contabile, situazione generale delle aziende partecipate – sia grave e che ipotechi fortemente la possibilità di sviluppare politiche di riforma per la nostra città. Pertanto a fronte di una maggioranza forte coesa e blindata, come quella che sostiene la nostra Amministrazione, ci si immagina che una sana e aperta discussione in Consiglio su temi così importanti, non avrebbe certo potuto pregiudicarne la tenuta... o no? Forse è meglio non rischiare e attaccarsi ad uno 0,6 di consigliere.

Ci stiamo avviando verso modifiche alla nostra costituzione che avvicineranno ruoli, compiti e relazioni politiche tra governo e parlamento nazionale, a quelli che già oggi sono operanti per gli enti locali. Molti, a partire dal nostro Presidente del Consiglio, innalzano a modello di efficace pratica di governo il cosiddetto “Sindaco d’Italia”, con il corollario delle norme elettorali amministrative, esempio di “democrazia governante”, che come uno schiacciasassi passa sopra opposizioni, dibattito, condivisione per raggiungere il proprio obiettivo.

Bene, ci troviamo al cospetto di un fulgido  esempio di questa “democrazia governante” che ferma la politica di fronte ad una frazione di consigliere comunale.

Secondo la “narrazione” dominante, pare che questo paese sia stato immobile e paralizzato per anni da una eccesso di democrazia parlamentare. In realtà esso ha praticato politica, ha legiferato, ha deciso importanti e radicali riforme e atti di governo – sia detto per inciso: non stiamo tessendo le lodi di tutto ciò che nell’Italia della DC e dei suoi alleati si è fatto, stiamo solo constatando – e tutto ciò è storicamente verificabile. Esso si è impantanato proprio quando ha cercato nella scorciatoia istituzionale, nella ingegneria dei dispositivi di governo, la risposta a crisi che sono politiche, economiche e culturali e che riguardano le trasformazioni nel corpo della società, nei meccanismi della partecipazione politica e della rappresentanza. Dalla crisi dei partiti di massa della cosiddetta prima Repubblica e della loro rappresentanza politica e culturale, dalla debacle democratica di tangentopoli, si è andata formando nel ceto politico dirigente, la convinzione che si dovesse procedere ad un mutamento di fatto della forma di governo repubblicano, che spostasse sull’esecutivo ulteriori poteri e decisioni. Questo “abbaglio” — per alcuni, per altri si è trattato di un coerente progetto reazionario —, è stato foriero di un ventennio di continue “riforme” elettorali, di continue e destabilizzanti proposte di modifiche costituzionali, che da un lato seguitano a eludere il tema democratico del rapporto tra rappresentanza e governo, mentre dall’altro attuano i progetti e le volontà delle classi dominanti globali, del capitalismo finanziario e delle sue istituzioni sovranazionali.

Ci permettiamo di citare alcune recenti parole di Pietro Ingrao – e si, ogni tanto ci prende la nostalgia canaglia di uomini di questa statura intellettuale, morale, politica...-, che qualcuno, senza il minimo pudore, ha voluto arruolare tra i padri delle attuali proposte di riforma costituzionale: “ La rappresentanza, di questo sono convinto, non è mai mera delega. E’ una relazione attiva, quali che siano concretamente le sue modalità. Ed è qui il problema. Se è una relazione costruita sullo scambio di interesse, o sul messaggio mediatico. O, viceversa, su una condivisione di esperienze, un dialogo sulle idee, in qualche modo un patto tra soggetti diversamente coinvolti nella politica. (...) Crisi dei partiti di massa e crisi della rappresentanza, sono due facce della stessa medaglia. O restituiamo sostanza e trasparenza alla relazione tra rappresentanti e rappresentati, e le assemblee elettive tornano ad essere un luogo di confronto che conosce momenti di conflitto e momenti di mediazione e sintesi, oppure si acuirà la divaricazione tra procedure del consenso e sedi della decisione. Da un lato la personalizzazione della politica, affidata a poche figure di leader e al loro messaggio, dall’altro una miriade di tecnici, concentrati su questioni settoriali, nei vari gabinetti e vertici di concertazione corporativa ”. (Indignarsi non basta, Aliberti editore, 2011)

 

Si dovrà valutare la presentazione di proposte legislative di iniziativa popolare o referendum propositivi o qualche altra diavoleria popolare e partecipativa, per poter introdurre nelle assemblee elettive anche consiglieri che possono essere scomposti o frazionati al di sotto dell’unità. Qui erano sufficienti  i 6/10 di un consigliere... basta che non si stia a specificare quali siano le parti richieste.

Casella di testo: A settembre Occhi Aperti su… 
A cura del Comitato Occhi Aperti di Rozzano

N. 9 Ottobre 2016

ANCHE SE NON E' VIETATA DALLE AUTORITA',  LA CACCIA NEL PARCO SUD MILANO E' PERICOLOSA. SI AVVISINO I CACCIATORI CHE CORRONO UN FORTE RISCHIO A PORTARE A CASA EVENTUALI VOLATILI ABBATTUTI

Le acque intorno a Basiglio presentano forti dosi di Botulino e gli uccelli muoiono da mesi. Il nostro amico Tony Bruson ha cercato di chiedere l'intervento di tutte le Autorità preposte alla caccia e alla cura degli animali e delle acque, ma non ha avuto molto ascolto per incapacità delle varie amministrazioni ad intervenire.

Le autorità non avvertono i cacciatori che gli animali sono ammalati e li lasciano cacciare liberamente. Solo Tony Bruson  continua una battaglia che lascia indifferenti coloro che dovrebbero dare un segnale forte per evitare che si diffonda la malattia che uccide i volatili nella zone del parco Sud Milano

TONY BRUSON IL GRANDE!!!

Grazie all’intervento di Bruson, infatti, è stato fermato nei giorni scorsi un gruppo di cacciatori con alcuni esemplari di germani. «Mi hanno ringraziato ma erano infuriati con la propria federazione e con Ats per non aver dato l’allarme – prosegue l’ambientalista –. Bisogna diffondere il messaggio che i cacciatori sono a rischio, in particolare in zona cascina Giuseppina, a Zibido San Giacomo, ma anche in tutti i territori attraversati dal Cavo Borromeo, quello colpito dall’epidemia». Da Assago, fino ai confini di Lacchiarella, passando per Pieve e Zibido, è meglio, secondo le parole di Bruson, che i cacciatori lascino stare tutti gli esemplari acquatici, non solo germani ma anche gallinelle.

A ZIBIDO S.GIACOMO ARRIVANO LE TRIVELLE

La politica peggiore ha vinto e il pozzo esplorativo di Zibido San Giacomo si farà.In uno dei comuni più belli del Parco Sud, arrivano i petrolieri: spezzeranno non solo la fertile campagna, ma inquineranno l'ambiente e devasteranno il meraviglioso paesaggio agrario. Non sono bastate le molteplici azioni di contrasto messe in campo dai cittadini e dagli ambientalisti, dalle manifestazioni ai ricorsi al TAR, agli incontri con esperti per informare sugli effetti devastanti di questa operazione. E neppure è stato tenuto in conto del parere negativo dell'Ente Parco Agricolo Sud Milano: il pozzo si farà!

A PROPOSITO DELLA MANUTENZIONE DEL VERDE PUBBLICO

Quando il degrado può creare danni a persone e cose non si tratta solo di degrado, ma di responsabilità precise. La strada di Rozzano che va da Via Franchi Maggi alla Via Roma ha un tratto (proprio in curva) in buona parte invaso dalla vegetazione che ostruisce la carreggiata costringendo gli automobilisti a spostarsi sempre più a sinistra per poter vedere al di là della curva. Avevo scritto all'amministrazione invitandola a provvedere all'eliminazione del pericolo.

Mi è stato risposto che è stato chiesto un preventivo e, compatibilmente con le risorse economiche, verrà eseguito il lavoro

Casella di testo: Apuzzo o “la meraviglia di essere simili”
A proposito di Rozzano e della sua immagine screditata

N. 9 Ottobre 2016

F.S.

Non possiamo negare all’Assessore Apuzzo un merito: quello di metterci la faccia. Laddove suoi colleghi di partito e di giunta glissano, scompaiono, si sottraggono al confronto, lui invece è presente, dichiara, spiega. Però (perché c’è sempre un però dopo un’introduzione di questo tipo), qualche volta sarebbe meglio che si lasciasse andare a qualche attimo di riflessione in più, magari di introspezione, prima di lanciarsi in affermazioni che, uscite dalla sua bocca o scritte dal suo pc, suonano come inappropriate, maldestre o, peggio, incoerenti .Il mese scorso il nostro assessore è stato artefice, insieme ad altri suoi viciniori, di un feroce attacco nei confronti di un consigliere comunale di minoranza, accusato di aver caldeggiato o stimolato un articolo denigratorio nei confronti del nostro comune pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” in seguito a un triste fatto di cronaca locale che ha avuto ampia ecco sui social network. Il giornalista aveva veramente calcato la mano e l’immagine di Rozzano ne usciva a pezzi, così come a pezzi - a sua volta - è stato fatto appunto il consigliere, dipinto come un traditore, uno speculatore sulle disgrazie della gente, ecc. ecc.

Per coincidenza, ci è venuto nelle mani un interessante documento di qualche anno fa, esattamente del maggio 2008. Si tratta di una lettera aperta che l'allora Preside del Calvino, Marco Parma, indirizzò al Sindaco Massimo D’Avolio e che riguardava anche, o forse soprattutto, l’Assessore Apuzzo. Pochi giorni prima il settimanale berlusconiano Panorama aveva pubblicato un bel servizio che aveva per protagonisti i nostri due amministratori. All’apogeo del potere del cavaliere (aveva appena stravinto le elezioni politiche sfiorando la maggioranza assoluta), nel pieno della campagna leghista per la creazione di ronde di cittadini sceriffi, D’Avolio e Apuzzo avevano pensato bene di fare una bella operazione di sgombero di Rom facendosi seguire (invitando) da un giornalista di quella parte politica che, ovviamente, ebbe buon gioco a strumentalizzare a suo piacere la situazione, parlando di "ronde rosse" e mettendo anche un po’ alla berlina questi “sceriffi de noantri”. Ma loro non lo capirono, tanto che ordinarono anche numerose copie -così ci risulta- per divulgare questo successone, questa grande impresa contro le forze del male. 

Il Preside Parma (al quale, ora che ha lasciato la presidenza dell’Istituto Calvino e del complesso di via Garofani, immaginiamo siano arrivati i fervidi e sinceri ringraziamenti della nostra amministrazione per gli anni dedicati all’insegnamento nel nostro Comune) scrisse allora questa lettera che ci piace riproporvi integralmente perché veramente molto bella, chiedendovi di prestare particolare attenzione all’ultimo paragrafo nel quale viene dato un  giudizio su quali sono gli atteggiamenti che realmente infangano la nostra città non solo agli occhi degli esterni, ma soprattutto a quelli di tanti rozzanesi. 

 

“Ronde rosse” a Rozzano. Lettere aperta al Sindaco Massismo D’Avolio

Rozzano, 19 maggio 2008

Egregio Signor Sindaco,

Essendo “domiciliato per la carica” a Rozzano in via Guido Rossa presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Italo Calvino”, mi sento Rozzanese per adozione: anche perché a questa Città ho dedicato già ben diciotto anni della mia vita professionale, prima come docente e poi come capo di istituto. In quest’ultima funzione, ho impostato e mantengo un rapporto di leale e fattiva collaborazione con l’Amministrazione Comunale da Lei diretta, da cui ritengo che tanto la scuola quanto l’Amministrazione abbiano ricavato evidenti benefici.

Tuttavia, proprio perché leale, il rapporto deve anche essere franco e diretto. Per questa ragione non posso mancare di esternare la perplessità e la costernazione che ho provato nel leggere sul settimanale “Panorama” l’articolo intitolato “Una notte di primavera con le ronde di sinistra”. Mi ha profondamente rattristato vedere la Città, i suoi Amministratori e un Ufficiale di Polizia Locale sottoposti al sarcasmo di un giornalista che, già in partenza, non poteva non essere sospettato di tale intenzione. Le suggerisco quindi, Signor Sindaco, di liberarsi sollecitamente del Suo collaboratore che l’ha fatta cadere in questa trappola.

Non so cos’abbia pensato Lei nel rileggersi, dipinto come sceriffo, nelle descrizioni di “Panorama”: “42 anni ben portati dentro un giubbotto sportivo ” “Si capisce che la parte dello sceriffo democratico comincia a piacergli”. Assai peggio, ai miei occhi, ne esce il Suo Assessore accompagnatore Stefano Apuzzo che – racconta “Panorama” – scherza con colpevole leggerezza con i cappucci del Ku-Klux-Klan senza minimamente tenere presente la doverosa prudenza suggerita dal famoso detto popolare “Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”. L’Assessore viene anche umoristicamente descritto nell’atto di apostrofare un Rumeno (dandogli del “tu”: perché agli stranieri non si dà mai del “lei”?) in dialetto napoletano, sulla base della presunzione di universalità di questo idioma. Nel quadro dell’inutile e rovinoso degrado d’immagine gratuitamente inflitto alla nostra “Rozzangeles”, non viene risparmiato dall’ironia del giornalista nemmeno l’incolpevole Vincenzo La Vecchia, descritto con “faccia e baffi da film poliziesco anni 70”. All’intento sarcastico del giornalista dà poi alimento la scarsa rilevanza delle operazioni di ordine pubblico poste in atto in quella notte brava: dieci Rumeni sloggiati da via Perseghetto, due famiglie accampate sotto un ponte allontanate fra l’abbaiar dei cani. Nella mia fatica quotidiana, in cui, non diversamente da tanti altri docenti e presidi delle scuole di Rozzano, cerco di coniugare le politiche dell’accoglienza con la valorizzazione delle eccellenze che questo territorio sa esprimere, non mi sento certo sostenuto da un Sindaco e da un Assessore che del tutto impropriamente si improvvisano poliziotti e mettono in scena una scimmiottatura delle “ronde padane” (illudendosi che gli elettori preferiscano la brutta copia all’originale), esponendo al ridicolo una Città che disperatamente, con il faticoso lavoro quotidiano di molti, cerca di sottrarsi a una vecchia, negativa immagine stereotipata.

Restano fuori da questa mia lettera gli interrogativi di fondo, che meritano una discussione più ampia: per aumentare i livelli di sicurezza dei cittadini esistono veramente ricette semplici a portata di mano, come qualche interessato semplificatore vuol farci credere? E, se è vero che i problemi si risolvono solo con delle politiche di lungo respiro, perché ricorrere a inutili (anzi, dannose) operazioni di facciata? Quando saremo chiamati a farlo, sarà indifferente votare per l’uno o per l’altro, oppure continueremo ad avere la possibilità di scegliere fra chi semplifica artificiosamente problemi complessi e qualcun altro che, invece, si fa carico di questa complessità e sa tradurla in politiche credibili?

Cordialmente

Marco Parma

Casella di testo: Chiacchiere in coda alla cassa
Interviste al supermarket

N. 10 Novembre 2016

Gigliola Zizioli

Chissà quante volte ci è capitato di restare in coda alla cassa, dopo aver fatto la spesa in un supermercato o in un centro commerciale.

Se si è in compagnia non sorgono problemi. Ci si scambia pareri sugli acquisti o si fanno programmi per la giornata.

Se invece si è soli, lo sguardo vaga attorno e  si sofferma sul contenuto degli altri carrelli, spesso rammentandoci  qualcosa che abbiamo tralasciato e ci fa correre ad acquistarlo, non senza aver pregato l’acquirente che si trova dopo di noi: “Per favore mi dà un’occhiata al carrello? Me lo spinge in avanti? Mi sono scordata una cosa. Faccio prestissimo. Corro a prenderla e ritorno. Grazie.”

Oppure si orecchiano le chiacchiere altrui e ci si aprono scenari interessanti: chi ha litigato coi parenti, chi ha problemi con i figli, chi anelerebbe a una vacanza, chi non tollera l’ambiente di lavoro e desidererebbe strozzare il collega, chi adora il proprio micio, che invece non è più gradito al partner, perché graffia tutti i divani. Insomma c’è di che  svagarsi.

Ma se sei un critico allenato e vuoi spassartela, il meglio consiste nell’osservare atteggiamenti, trucco, pettinature, abbigliamento di chi hai sott’occhio.

Che ci farà quella ragazza con il trucco da avanspettacolo alle 10 di mattina? Sarebbe più attraente senza o con un trucco leggero. Ha bisogno di una maschera? Non sa che la giovinezza è di per sé bellezza? La bellezza dell’asino, la chiamava la mia mamma. Chissà perché dell’asino. Mah!

E quell’altra… o Madonna dell’Incoronata!!! Verso i cinquanta sicuramente, piuttosto bassa e bella in carne, per dirla elegantemente, con un culo come un pianoforte a coda flaccido, per dirla con sincerità. I LEGGINS, no. I leggins nooooo. Ti prego, indossa pantaloni normali e cela tutte le tue sciabordanti attrattive.

Quel tipo lì poi. Crede di essere dandy e invece è solo sciatto. La barba non se la rade da qualche giorno. Sicuramente ha rotto il pettine. Non conosce nessun barbiere. La lavatrice è in panne. E ha finito il sapone… e… si sente!

La donna che lo accompagna invece è carina, semplice ma attraente. Si conferma il detto popolare che un/a bello/a si accompagna di solito a un/a brutto/a.

Qui sorge spontanea la domanda: fra me e mio marito chi è il bello e chi il brutto? Stendiamo un velo di insipienza.

Teneri i due anziani. In ordine e sereni parlottano fra loro. Programmano il pasto, che deve risultare gustoso ma assolutamente leggero, altrimenti il geriatra li rimbrotta. Lei è un poco svanita, ma ciò aumenta l’allure di fascinoso mistero. La adoro.

Il piccolino sul seggiolino incorporato al carrello sbocconcella il suo boccone di pane con una tecnica precisa, partendo da un lato e procedendo verso il centro. Man mano che procede attacca la parte già inumidita dalla saliva che ha lasciato, quando attaccava il pezzo  precedente. Mi sa che sta mettendo i dentini, povero, chissà che fastidio. Si accorge che lo sto osservando e mi sorride con la sua boccuccia imbrattata, lasciando colare la bauscia sulla maglietta. Incantevole, bauscia compresa, riflette le luci del soffitto e pare una scia viscosa di una lumaca.

Se invece i vicini sono inclini allo scambio di vedute, ci si getta in discussioni, giudizi, pareri, esperienze molto avvincenti.

Proprio in una di queste occasioni ho pilotato lo scambio sulla valutazione libera dello stato di Rozzano in questo momento, in ogni suo aspetto.

Di seguito ciò che ho raccolto, da più persone alle quali ho chiesto il nome e il permesso di divulgare. Permesso concesso di buon grado, anzi, avrebbero preferito avere la possibilità di esprimerlo nelle sedi competenti.

Giuseppe

La mia città pare il set di un film, ormai inusato.

C’ è ovunque un che di trascurato, di desolazione, di disordine.

Sul tragitto che compio per andare in Cascina Grande per un caffè, incontro un neon abbandonato in un angolo. È lì da mesi ed è pure pericoloso.

Angela

Dopo i sorrisi e i saluti cordiali della campagna elettorale la sindaca Agogliati è ora un fastasma. Ma dove è finita? Non la si vede più. Ma sta sempre tappata in Comune oppure resta casa sua?

Luigi

Trascuratezza, nessuna manutenzione, sporcizia.

Se si rompe qualcosa non viene più aggiustata.

Tiziano

Lo stato del verde è vergognoso! La gestione dei parchi, dei giardini, la potatura e la cura degli alberi pare affidata a persone che non se ne intendono affatto. Se poi riflettiamo sul fatto che il responsabile è una persona, la cui qualifica è quella di aver fatto il vigile urbano, siamo sconcertati.

Margherita

Qui siamo allo sbando! Abito nel quartiere Aler e mi pare di trovarmi in una banlieu. Qui vige la legge del faccio ciò che mi pare e che mi è più comodo. Per fortuna ci sono i Consigli di Quartiere, in particolare i Presidenti, che si impegnano a mantenere un certo ordine e pulizia.

Laura

Che barba quei mercati periodici. Sempre le stesse cose e ben poco di bello. Non capisco perché li facciano. Forse qualcuno ci guadagna. Se pensano di fare qualcosa di culturale, sbagliano di grosso.

Lorenzo

I lavori iniziati non solo non sono finiti, ma non procedono. La città è tagliata in due, perciò si formano code di automobili e le persone sono costrette a fare giri oziosi per raggiungere la destinazione.

Federico

Col sorgere della “Città Metropolitana”, la sindaca Agogliati ha assunto un ruolo molto importante in seno all’organismo e probabilmente si impegna su quel versante e tralascia di occuparsi di Rozzano, ove è stata eletta e alla quale è suo preciso dovere dedicarsi.

Credo le sia chiaro che quello in corso sarà il suo unico mandato a Rozzano e perciò si sta preparando l’ufficio per il futuro, un posto sicuramente più appetibile e retribuito.