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 Locale 9

Casella di testo: L’impietosa analisi della Corte dei Conti sul governo della nostra città

N. 8 Settembre 2016

F.S.

Agosto non è un mese fortunato per la nostra amministrazione: puntuale come una cambiale è arrivato anche quest'anno, come due anni fa, il giudizio della Corte dei Conti Lombardia sul bilancio del comune di Rozzano.

In questa delibera della giustizia contabile, vengono evidenziati ben undici punti critici, ma tutta la relazione è scritta con un tono che traspira biasimo e incredulità per come alcune semplici regole di governo della cosa pubblica siano state completamente trascurate. Più che una delibera sembra una sentenza: non siete stati né capaci né trasparenti e avete causato un bel danno alle casse comunali. Quali sono le conseguenze individuali che gli amministratori dovranno sopportare lo stabilirà la Corte dei Conti, quali dovrebbero essere le conseguenze politiche lo possiamo anticiparlo già da ora, prima di addentrarci in una analisi puntuale della delibera: dimissioni della sindaca per il ruolo importante rivestito in tutta la vicenda. Facciamo nostra, infatti, la domanda che il comunicato di una forza politica di opposizione ha posto: con quale faccia la Sindaca potrà presentarsi alla città come rappresentante di un'amministrazione efficiente e trasparente.

ANTEFATTO - La delibera della Corte dei Conti, sezione regionale lombarda, dei n. 223 del 2016, depositata l'11 agosto di questo anno, ha il suo antefatto in un'udienza collegiale, tenutasi il 27 aprile, che si è resa necessaria per l'emergere di numerose criticità nell'esame dei questionari, relativi agli anni 2013 e 2014, che il Collegio dei revisori dei conti del nostro Comune ha inviato alla Corte stessa. A questa udienza hanno partecipato la Sindaca Agogliati, la Segretaria comunale Stefanea e un funzionario comunale. Non ci risulta che i consiglieri comunali fossero stati in qualche modo informati di questo "incontro" , né tantomeno dei contenuti, neppure successivamente allo stesso.

L'analisi dei conti ha come principale oggetto le vicende di API, società che nasce già decotta. Si legge infatti a pag. 25 che già dal 2009 la società non riusciva a far fronte correttamente ai propri impegni ordinari e il successivo indebitamento, che avrebbe dovuto finanziare il progetto teleriscaldamento, fu utilizzato per "alleggerire momentaneamente" la situazione finanziaria salvo  ritornare in situazione di crisi nel 2011.

IL FINANZIAMENTO - Siamo quindi nel 2009, D'Avolio è stato rieletto primo cittadino, e API è sommersa dai debiti. Viene giocata la carta del finanziamento: si contrae un mutuo con Monte Paschi e Cassa Depositi e Prestiti ufficialmente per investire in un progetto industriale, in pratica, in buona parte, per far fronte alla spesa corrente; cosa che va contro la legge, così come è contrario alle regole della concorrenza il non avere esperito una gara tra i possibili fornitori (le banche). La conseguenza paventata dai giudici contabili è di non poco conto: "se le risorse ricavate da un mutuo non sono finalizzate solo al pagamento di spese di investimento ma a spesa corrente, tutto il contratto può essere dichiarato nullo per contrasto con la regola costituzionale .... All'accertata nullità conseguirebbe il venir meno del titolo in base al quale la società ha pagato interessi e commissioni per tutto l'arco del contratto di mutuo".

L'importo concesso dagli Istituti di credito è di 45 milioni di euro "da utilizzare secondo gli specifici termini e modalità indicati nel contratto". La prima tranche erogata è di 19,5 milioni (ma nelle casse di API ne entrano solo 18,8 perché 0,7 se ne vanno in commissioni bancarie varie) e la seconda di 9,1 milioni. In pratica di questi 28 milioni solo 9,1 milioni vengono utilizzati per nuovi investimenti, tutto il resto serve a ripagare vecchi finanziamenti e a pagare debiti verso fornitori, fisco ed Istituti di previdenza. Negli anni successivi vengono erogate somme minori che portano il debito complessivo verso le due banche, come risulta dalla proposta di concordato preventivo, a circa 31,8 milioni. La differenza tra tale importo e 45 milioni non è stata erogata o è stato assorbito in commissioni e spese bancarie.

A fronte di questo finanziamento sono state concesse garanzie immobiliari e costituiti pegni a favore delle banche  da parte di API e dello stesso Comune di rilevante entità.

IL CONTRATTO IN DERIVATI - All'erogazione del finanziamento API sottoscrive con MPS un contratto derivato di copertura del rischio tasso. Anche questo avviene senza esperire i dovuti atti necessari a garantire la concorrenza e la convenienza finanziaria per l'Ente. Di fatto, si scrive a pag. 19 della delibera, tali derivati si sono rivelati una costante fonte di costi per la Società, senza avere di contro, alcun vantaggio sotto il profilo finanziario. In sintesi, per un finanziamento di meno di 32 milioni di euro, API si trova a pagare in totale quasi 11 milioni ( 3,4 già pagati negli esercizi 2010-13 e 7,5 ancora da pagare per chiudere il contratto). La Corte fa altre notare che il costo del derivato aumentava ogni anno mentre gli interessi sul mutuo restavano costanti: si trattava quindi di un hedging inefficace.

Un altro rilievo che la Magistratura contabile muove all'azienda partecipata su questo punto è quello di non avere esplicitato correttamente la natura del passivo di bilancio, rappresentandolo per anni come genericamente come "interessi passivi su finanziamento" ed omettendo la delicata parola "derivato".

L'APERTURA DI CREDITO CONCESSA DAL MONTE PASCHI - Oltre al finanziamento di cui sopra, il MPS concede ad API  un'apertura di credito in conto corrente già dal 2007. Altri 7 milioni di debiti dei quali non si conosce la genesi (pag. 22) e il fine. Non si sa, cioè, se siano stati utilizzati per investimenti o per spesa corrente. Nella seconda ipotesi l'azienda sarebbe incorso nella violazione delle leggi che regolano l'indebitamento degli enti pubblici (e il Comune ne avrebbe omesso il controllo) con conseguente danno erariale e il contratto sarebbe nullo e quindi non dovute eventuali somme  per interessi, commissioni e spese bancarie.

I RISCONTI PASSIVI - La necessità di arraffare quanti più soldi possibili per fare fronte ai pesanti debiti che gravavano sull'Azienda, porta nel 2011, ad incassare anticipatamente ben 12 annualità (4,5 milioni) del canone di locazione della rete e degli impianti per la distribuzione del gas. La gara è stata vinta da Gaspiù Distribuzione che inopinatamente accetta questa forma di pagamento capestro (bisognerebbe capire perché) ma il ricorso della seconda classificata, Enel Rete Gas, viene accolto dal Consiglio di Stato. Solo che i 4.5 milioni  a questo punto (siamo nel 2014) non ci sono più, inghiottiti nell'enorme buco nero dei conti di API, essendo stati utilizzati tutti già nel 2011.

IL FINANZIAMENTO DIRETTO DI 3 MILIONI - Ma ancora non basta: il Comune di Rozzano ha inoltre erogato ad API, sempre nel 2010, un finanziamento di tre milioni di euro che non sono stati mai stati restituiti. Questi soldi non rientreranno mai più nelle casse comunali perché il credito vantato dal socio unico è postergato rispetto a quello degli altri creditori. La Corte rileva l'inazione dell'Amministrazione nel richiedere il rimborso del finanziamento e, di conseguenza, inoltra segnalazione alla Procura per l'eventuale azione di rivalsa.
I CREDITI MAI RISCOSSI - La delibera della CdC ricorda che "la mancata esazione di crediti scaduti
costituisce un flusso finanziario indiretto che l'Ente locale concede alla propria società partecipata, elemento che produce, altresì, una non trasparente evidenza della situazione finanziaria"  (pag. 36). Più avanti paventa il dubbio che questa omissione sia stata posta in essere per celare un "soccorso finanziario" che sarebbe non conforme alla legge.  Nella fattispecie, oltre al credito di cui al paragrafo precedente, i nostri amministratori hanno "dimenticato" per anni di richieder ad API il pagamento di ICI e IMU. Gli avvisi di accertamento relativi al 2010 sono stati emessi nel 2015 quando ormai il dissesto della Società partecipata era conclamata. Il credito rientrerebbe tra quelli  privilegiati nella procedura concordale ma visto che l'attivo non è in grado di coprirli tutti, "i predetti crediti tributari comunali difficilmente troveranno piena soddisfazione".  Quindi un altro motivo di rinvio alla Procura per accertare le responsabilità di questo danno erariale.

IL MANCATO PAGAMENTO DEI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI - La corte rileva che già dal 2009 API non era in grado di adempiere correttamente al versamento dei contributi previdenziali (attualmente ammontanti a 1,113 milioni di euro) e non può fare a meno di aggiungere che la situazione dei debiti tributari e contributivi evidenzia, meglio di ogni altra, la criticità della situazione finanziaria in cui la società versava già da quell'anno o, aggiunge, forse dal momento stesso della sua costituzione nel 2006 (pag. 25). Conseguenza di tutto ciò era anche l'impossibilità per l'Amministrazione comunale di pagare le fatture emesse nei suoi confronti da API per le commesse eseguite, non essendo disponibile il DURC (documento che certifica il pagamento dei suddetti contributi).

I RAPPORTI CON CRC srl E ALTRI CREDITORI - Tra i vari debiti con creditori e fornitori, la delibera si sofferma particolarmente su quelli vantati da parte dell'ing. Ancora, da parte del Sig. Gianotti e dalla società CRC. Si evidenzia che il Sig. Gianotti è passato dal ruolo di socio di CRC (che comunque è rimasta sotto il controllo della sua famiglia) a dirigente tecnico di API sin dal momento della sua costituzione. Il 98% delle quote di CRC erano detenute dalla Sig.ra Lentati che è stata poi presidente del CdA di API dal 2006 al 2012. Il credito vantato da CRC è stato oggetto di pegno con successiva liquidazione delle somme dovute; la Corte fa notare che al momento del pagamento da parte del terzo pignorato (la BPM), la società API era già in grave insolvenza finanziaria (con istanza di fallimento avanzata da alcuni dipendenti) e questa circostanza era probabilmente a conoscenza di CRC "in virtù dei qualificati rapporti personali e professionali sopra esposti". Al commissario giudiziale spetterà valutare la revocatoria fallimentare.

Tra gli altri debiti, 190 mila euro sono reclamati da CRC per lo smaltimento di attrezzature obsolete di proprietà di API. Su questa pretesa la Corte, dopo aver alluso alle particolari "qualificate relazioni di natura personale" che legano API e la proprietà di CRC, allarga la sua analisi all'incremento dei costi che si è avuta di anno in anno, passando da 120 mila euro del 2008 a 173 mila nel 2012, e che non è giustificata assolutamente dall'andamento del mercato immobiliare. Anche questa vicenda viene segnalata alla Procura della CdC  per la corresponsione di canoni di locazione a prezzi non congrui o sulla base di contratti non formalmente stipulati.

GLI ORGANI DI CONTROLLO - E' fondamentale che gli organi di controllo siano legittimi. La delibera rileva che il Collegio Sindacale di API risulta essere in carica immutato dal 2006 laddove il Codice Civile prevede una durata triennale. "Una specifica sanzione è prevista per gli organi a cui tocca il dovere di nomina e di ricostituzione, ritenuti responsabili dei danni conseguenti alla decadenza determinata dalla loro condotta omissiva" (pag. 8).... "Nel caso di specie, tale responsabilità ricade in capo ...... al Sindaco (a quei tempi D'Avolio). Anche in questo caso parte la segnalazione alla Procura per l'erogazione dei compensi ai sindaci dopo la cessazione ex-lege).

IL LIQUIDATORE - A più riprese viene ricordato come il primo liquidatore di API, Sig. Gambato, abbia avuto un atteggiamento poco collaborativo nei confronti dei revisori dei conti del Comune. Ci chiediamo chi lo abbia scelto e perché abbia assunto tale atteggiamento.

LA SINDACA SBUGIARDATA - La Sindaca Agogliati viene sentita in riferimento ad una anticipazione di cassa di 1,5 milioni di Euro concesso questa volta ad AMA, non ad API, con delibera di Giunta Comunale (non del Consiglio, quindi), il 21 maggio 2014 (Sindaco in carica Gaeta). Dopo il voto di quella primavera che elesse la Sig.ra Agogliati, il Consiglio Comunale ratifica quella delibera nella seduta del 9 luglio. La delibera dice che "per il solo fatto che la concessione di anticipazione comportava una variazione di bilancio di previsione, si tratta di atto che avrebbe dovuto essere approvato dal Consiglio Comunale". Viene poi argomentato, per ragionamento logico, che spetti sempre al Consiglio la concessione di un finanziamento.  Viene inoltre sollevata una critica alla redazione formale della delibera di giunta che dopo aver motivato la necessità di procedere al finanziamento, dimentica di menzionare espressamente la concessione nel dispositivo e ,soprattutto, di indicare i capitoli di bilancio utilizzati e la relativa copertura finanziaria. La delibera di maggio indicava la fine di settembre dello stesso anno come data di rimborso del finanziamento, cosa che puntualmente non si è verificata, tanto che una nuova delibera di giunta dell'11 dicembre 2014 intitolata "Proroga dell'anticipazione di cassa della società AMA" proroga ulteriormente a fine giugno 2015 il rimborso. La nostra Sindaca sostiene in una memoria che il Comune  non ha mai prorogato o dilazionato il pagamento ma la delibera di dicembre la contraddice.

CONCLUSIONI

IL CONCORDATO PREVENTIVO - Come noto ai nostri lettori, il liquidatore di API ha chiesto e ottenuto dal Tribunale Fallimentare l'ammissione al concordato preventivo per la ristrutturazione del debito. L'Azienda oltre ad essere decotta finanziariamente, con ripetute perdite annuali di bilancio, era completamente dipendente, economicamente e finanziariamente, dalle commesse ricevute dal Comune. A pag. 9 della delibera della CdC leggiamo: "La società, in sostanza, non costituisce uno strumento operativo a servizio del Comune, ma, viceversa, una struttura che, in quanto esistente, l'Ente locale socio deve in qualche modo finanziare ( direttamente o mediante le altre società). Comunque a prescindere dalla situazione finanziaria, API avrebbe dovuto essere liquidata ex-lege per i limiti imposti agli enti locali nel numero massimo di aziende partecipabili. Il prossimo atto formale sarà una riunione dei creditori dinnanzi al giudice delegato che si terrà a brevissimo, il 23 settembre 2016. Anche in questa fase, quel legame per cui l'Azienda (o meglio il fallimento), succhia soldi dal Comune e da AMA, non viene meno. Vediamo perché.

Il passivo di API è di 42,9 milioni, tra cui circa 7,2 milioni di debiti tributari, 5,5 di debiti verso fornitori e professionisti , 1,8 di altri debiti, compresi quelli verso i dipendenti, e 26,7 verso banche. Di questa cifra, 34,7 milioni sono crediti privilegiati ma ammontando l'attivo a solo 23,9 milioni ben 10,8 milioni non saranno completamente soddisfatti. La beffa finale consiste nel fatto che dei 23,9 milioni di attivo, ben circa 20 milioni saranno pagati ancora dal Comune e da AMA per l'acquisto di beni immobili (a prezzi stracciati) del patrimonio di API (che già gli appartenevano) e dal pagamento dei debiti che avevano verso l'Azienda in liquidazione. La Corte sottolinea a questo punto che è necessario che la decisione di acquistare beni del patrimonio API sia adeguatamente motivata in funzione delle esigenze di interesse pubblico che questi immobili devono soddisfare.

I RILIEVI - La delibera 223/16 si chiude con l'elencazione di ben 11 rilievi (molti dei quali abbiamo analizzato in queste righe) e per 9 dei quali si ritiene necessario l'intervento della Procura della Corte dei Conti "ai fini dell'eventuale avvio di un giudizio di responsabilità amministrativa". Se non è un finale, è certamente una tappa decisiva per l'accertamento di responsabilità personali e per un giudizio politico basato non su teoremi ma su fatti accertati da un organo di giustizia.

LE RESPONSABILITÀ POLITICHE - La responsabilità della Sindaca Agogliati è evidente per il ruolo ricoperto all'interno dell'amministrazione anche come incaricata dei rapporti con il Consiglio. Era lei personalmente, ci raccontano testimoni dell'epoca, a prodigarsi affinché i consiglieri votassero compattamente  quanto lo sponsor del fallimentare progetto teleriscaldamento, il sindaco D'Avolio, ordinava. Lei non poteva non sapere in quali condizioni finanziarie versasse API già dalla sua nascita e  non  poteva non sapere quale situazione di conflitto d'interesse gravasse su alcuni amministratori dell'Azienda comunale. Non poteva non sapere che i finanziamenti erogati ad API per fare fronte a spese ordinarie non erano legittimi e non poteva non sapere che l'Azienda non era più in grado nemmeno di pagare i contributi previdenziali dei propri dipendenti.

Se la pubblicazione delle delibere della Corte dei Conti sul sito del nostro Comune non  fossero obbligatorie, probabilmente, la città sarebbe ancora all'oscuro dei fatti, delle cause e delle responsabilità di questa situazione, così come per anni all'oscuro sono rimasti il Consiglio Comunale e, a detta di qualche assessore, persino la giunta.

Casella di testo: Ad agosto Occhi Aperti su… 
A cura del Comitato Occhi Aperti di Rozzano

N. 8 Settembre 2016

Cascina Grande di Rozzano chi la gestisce e come?

La Cascina Grande di Rozzano è un bene pubblico dato in gestione (non si sa se rispettando o meno le regole dell'assegnazione in gestione di Beni pubblici a privati) che deve essere mantenuto efficiente SEMPRE dal gestore.

L'amministrazione ha il diritto e dovere di controllare la manutenzione del bene e ha il diritto e dovere di richiamare il gestore al rispetto del buon mantenimento di un bene pubblico.

Alla Cascina Grande si celebrano i matrimoni ed oggi mi ci sono recata per un matrimonio.

Fin dall’ingresso nell’area che conduce al primo piano si ha una sensazione di sporcizia e di degrado.

 

Moria di avifauna nel Cavo Borromeo. Epidemia?

Al Cavo Borromeo si sta verificando una importante moria di anatre, germani e altri volatili. Il nostro Tony Bruson ha chiesto alle Autorità competenti un intervento incisivo per capire la causa, ma non si è avuta risposta

 

Alloggi di fortuna nel cantiere sequestrato dei box in via Guido Rossa

a Rozzano non mancano le sorprese. Una vecchia autorizzazione a costruire box poi abbandonata per fallimento è stata trasformata in luogo sicuro dove potersi rifugiare senza essere visti e senza controlli. Ovviamente chiederemo all'amministrazione se era al corrente di questa situazione e se , dopo l'articolo di Massimiliano Saggese, sempre attento a ciò che accade nella nostra città, ha ritenuto di prendere provvedimenti

 

E’ il botulino il killer dei volatili nelle nostre rogge

Il nostro amico Tony Bruson continua a perlustrare le zone dell'inquinamento segnalando i luoghi dove vengono rinvenute le carcasse degli uccelli morti affinché possano essere recuperate per limitare la diffusione del contagio.

Casella di testo: Rozzano in Tribunale: a novembre D’Avolio, a dicembre API

N. 9 Ottobre 2016

S.F.

Nello stile di Milena Gabanelli, dobbiamo, di tanto in tanto, aggiornare i nostri lettori sull’evoluzione di fatti dei quali ci siamo occupati nei mesi e negli anni scorsi. In particolare di due che si intrecciano tra di loro: il quasi fallimento di API e le vicende giudiziarie dell’ex sindaco D’Avolio. 

Nello scorso numero avevamo scritto che il 23 settembre u.s. si sarebbe dovuta tenere la riunione dei creditori di API davanti al giudice delegato. Tale appuntamento è stato prorogato a dicembre. Nella speranza che questo fatto non nasconda difficoltà ad arrivare ad un accordo, magari emerse informalmente, ci impegniamo naturalmente a seguire attentamente gli sviluppi, o l’epilogo, della faccenda e a riportarli puntualmente.

Il consigliere regionale D’Avolio, secondo quanto riporta il blog Rozzano Futuro (non smentito), invece si dovrà presentare davanti al giudice per l’udienza preliminare il giorno 8 novembre. La vicenda era assurta agli onori della cronaca nel gennaio 2015 allorché gli uffici comunali e quelli privati dell’ex sindaco erano stati perquisiti dalla Guardia di Finanza alla ricerca di atti che comprovassero alcune ipotesi di accuse riguardanti anche tecnici comunali ed ex dirigenti delle aziende partecipate. Il quotidiano “La Repubblica” parlò allora di ipotesi di abuso di ufficio in relazione ad alcuni atti amministrativi riguardanti le aziende comunali mentre “Il Fatto Quotidiano” entrava maggiormente nel dettaglio (per quanto possibile in indagini coperte dal segreto istruttorio) scrivendo: "D’Avolio attraverso alcune delibere, avrebbe autorizzato il pagamento della partecipata Ama ad alcune società della moglie. Con l’ex primo cittadino è indagato anche l’attuale capo gruppo Pd nel consiglio comunale di Segrate, l’ingegnere Vito Ancora. Anche per lui l’accusa è abuso d’ufficio. Infine, risulta coinvolto un dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Rozzano per un presunto danno erariale legato alla compravendita di un’area industriale.”

Il quotidiano diretto da Marco Travaglio ripercorreva poi tutte le vicende del buco di API, che cominciava allora il suo percorso fallimentare, e raccontava di fornitori dell’azienda pubblica tra gli azionisti dei quali risultava esservi la moglie dell’ex sindaco.

Mesi dopo il giornalista Massimiliano Saggese su Quotidiano.net parlava anche di possibili indagini sulla compravendita del terreno dell’area ex-Poclain a prezzi lievitati, come denunciato da tempo dal Comitato Occhi Aperti che paventava un grande danno erariale a favore di privati.

Nell’archivio del nostro mensile, sotto la sezione “Locale” (sotto la testata) trovate anche quanto scrivemmo nel numero di marzo 2015 in due articoli.

Sta di fatto che ad inizio novembre, i 1400 faldoni portati via dalla Guardia di Finanza produrranno il loro primo effetto quando il giudice a disporrà il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

Si tratta di due momenti importanti per la storia della nostra città: ad uno è  probabilmente legato il destino politico di chi ha concepito quel progetto industriale che vedrà forse la sua pagina finale scritta anch’essa nelle aule di un Tribunale un mese dopo e al quale, a loro volta, sono appesi i destini di lavoratori che per mesi non hanno percepito lo stipendio e di creditori che cercano di ottenere quanto a loro dovuto. 

Vi terremo aggiornati.