Periodico di informazione, cultura, opinioni

 Locale 6

Casella di testo: Il quartiere non è il massimo…
Sul centro cittadino, il “villaggio” Aler e la dignità urbana

N. 2 Febbraio 2016

Lorenzo Parigi

Il 2015 è stato l’anno in cui Milano ha accolto e messo in mostra le periferie del mondo all’interno del carrozzone di Expo. L’anno in cui la città metropolitana della quale la nostra Rozzano fa parte ha gonfiato il petto e combinato poco. Infatti ci sono ancora tante cose che non tornano nella periferia più prossima. Anzi, sembra quasi che per confronto con i “lustrini” milanesi, a Rozzano si siano riaperte vecchie ferite, siano tornati alla ribalta forti sentimenti di marginalità. Complice la crisi economica e sociale, senza dubbio, ma soprattutto la consapevolezza di abitare in un contesto urbano misero e degradato.

Anche dalle ormai prossime primarie del centrosinistra a Milano arrivano impegni e inviti a occuparsi delle periferie: rigorosamente dopo cinque anni dedicati a lustrare la cerchia dei Bastioni, anche se con successo, bisogna dire. Rozzano è periferia di Milano, questo è certo, ma la sua vicinanza e il suo essere satellite dei capoluogo non ci fanno rinunciare a ribadire un tema che ha già trovato posto sulle pagine di questo giornale: la necessità di dare dignità al centro urbano della nostra città.

La stessa individuazione di un unico centro rischia di essere ambigua, ma ci riferiamo all’asse di Viale Liguria, dalla rotonda della torre Telecom alla Cascina Grande. Lungo viale Liguria si affaccia tutta la Rozzano “popolare”: gran parte del quartiere Aler, l’Oratorio di Sant’Angelo, Piazza Foglia, il Municipio, il Parco Uno e, appunto, la Cascina e la Biblioteca. Questo stesso asse sta diventando la sede del prolungamento della linea 15, pertanto sarà anche il futuro biglietto da visita della nostra città per chi proviene da Milano. Se lo si percorre ce n’è abbastanza per vergognarsi…

Una condizione di particolare degrado interessa l’area di fronte al Municipio, che dovrebbe essere il vero cuore civico di una comunità locale di periferia. Lo squallore della stecca commerciale di via Mimose, nata come struttura temporanea, riassume tutta la sciatteria di una rinuncia, o di una incapacità, ad occuparsi del paesaggio urbano. E’ proprio da qui, infatti, che un auspicabile progetto di riforma del centro urbano dovrebbe partire. Come può esistere un cuore civico senza una vera piazza? Se girate la gran parte dei comuni dell’hinterland milanese troverete quasi sempre un luogo di incontro della cittadinanza degno e vissuto, dalla borghese Segrate alla proletaria Cesano Boscone, per fare due esempi particolarmente virtuosi in questo senso. A Rozzano questo luogo non c’è o non è affatto degno. Ciò si riflette senza dubbio sui sentimenti dei rozzanesi, per i quali la disabitudine alla bellezza non può che inaridire, accentuando il senso di apartheid rispetto a una Milano “europea”.

Piazza G. Foglia è di fatto un grande parcheggio, che la cittadinanza si riprende giusto il sabato mattina con il mercato settimanale. Un parcheggio enormemente sottoutilizzato, tanto più tra qualche mese quando il prolungamento del tram sarà completato, che potrebbe essere almeno dimezzato e riposizionato su un lato della piazza. Dopodiché, largo alla fantasia! Lo spazio che si libera è immenso e con po’ di cura per il disegno del suolo e per l’arredo cambierebbe volto a un pezzo di città. Immaginiamo un grande spazio civico di sosta, passeggio e gioco che nasce dall’angolo tra via Mimose e viale Liguria, abbraccia il Municipio e rende bello e dignitoso l’accesso al Parco Uno, che già oggi è un eccellente parco urbano tragicamente poco curato…

Ma sarebbe solo l’inizio. La costituzione di un cuore civico donerebbe alla cittadinanza un luogo della vita pubblica, di ritrovato orgoglio comunitario, ma non possiamo dimenticare il tema delle condizioni abitative. La “bonifica” dell’Edilizia Residenziale Pubblica è IL tema dei prossimi trent’anni e purtroppo in questo caso Rozzano non è una pecora nera, ma lo specchio fedele dell’intero paese. Un paese nel quale la massima riforma auspicabile nei quartieri popolari non può essere il “rammendo” proposto da Renzo Piano, risolto magari abbattendo un muro tra un parco e un mercato comunale, o la semplice manutenzione ordinaria delle facciate. Se guardiamo al di là delle Alpi, soprattutto in Francia, dove il patrimonio dell’edilizia popolare presenta problematiche analoghe al nostro, le proposte di riforma sono spesso alquanto radicali. Dalla riqualificazione di piani terra a interventi sulle facciate: non semplici manutenzioni, ma vere e proprie rivoluzioni architettoniche, ampliamenti degli spazi esterni agli alloggi che sfruttano i premi volumetrici concessi a fronte di sensibili risparmi energetici. Naturalmente molto è stato ideato, annunciato, proposto, ma pochissimo è stato fatto, anche in Francia. Il problema italiano e rozzanese in particolare (e le sua colpa ulteriore) è la rinuncia al dibattito, a elaborare contenuti progettuali e a informare (e informarsi) sull’esperienza internazionale. Non parlo solo dei livelli amministrativi, ma della cittadinanza tutta, altrimenti il rischio è che senza un impegno civico qualsiasi progetto mediamente ambizioso venga derubricato e rimandato a tempi finanziariamente migliori. Al contrario l’inversione di tendenza passa proprio da qui: esistono da diversi anni programmi europei di finanziamento che possono sbloccare fondi strutturali per progetti di riforma del territorio. Il più recente ed esteso di questi è il programma ELIH-Med (www.elih-med.eu), dedicato proprio alla riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica nei paesi mediterranei. Oppure esiste il Sostegno europeo congiunto per investimenti sostenibili nelle aree urbane (acronimo inglese JESSICA), che consente agli stati UE di destinare cospicua parte dei fondi strutturali a progetti di sviluppo urbano.

Non voglio raccontare favole. Mi è perfettamente chiara la complessità attuativa di questi meccanismi, in particolare in Italia, ma non è questa la sede per aprire tale discorso. Nel piccolo della nostra comunità basterebbe tuttavia non mollare il colpo, non disabituarsi alla bellezza più di quanto non lo siamo già e rivendicare un impegno civico per la riqualificazione del paesaggio urbano come LA battaglia politica dei prossimi anni.

Casella di testo: Con l’acqua alla gola Fallimento API: procedure tecniche, contraddizioni e responsabilità politiche

N. 3 Marzo 2016

F.S.

Con un improbabile appello della maggioranza alle opposizioni ad assumersi la corresponsabilità nella soluzione della vicenda API, si è concluso il consiglio comunale di lunedì 22 febbraio, convocato - come al solito in fretta e furia - per discutere una informativa sulla procedura concordataria relativa all’azienda pubblica e approvare la delibera con la quale si chiede al Tribunale Fallimentare l’ammissione al concordato preventivo, lasciando cadere l’ipotesi alternativa di proposta di ristrutturazione del debito.

In quel momento, chiunque era presente nella sala consiliare (probabilmente anche gli stessi rappresentanti della maggioranza) è stato attraversato dallo stesso pensiero: ma come, quando ci sono da eleggere i consigli di amministrazione, quando c’è da fare chiarezza sui conti e sulle strategie industriali l’opposizione non viene mai coinvolta e adesso che siamo vicini al baratro ci si appella al senso di responsabilità?

Sta di fatto che le opposizioni, con la sola eccezione di Guido De Vecchi di 6Rozzano-SEL che si è astenuto, non hanno partecipato alle votazioni in segno di assoluta presa di distanza da ogni atto che la giunta compie su questa vicenda e ribadendo le accuse alla attuale sindaca e alle precedenti amministrazioni, di cui lei faceva parte, per il danno economico arrecato alla collettività con una gestione insana delle aziende partecipate.

Il consigliere De Vecchi pur essendo su posizioni analoghe per quanto riguarda l’attribuzione delle responsabilità, ha voluto esprimere un voto sul merito del documento all’o.d.g., non dando un apertura di credito ma riconoscendo, che a questo punto arrivati, la soluzione proposta di concordato preventivo è forse il male minore e che la costituzione di una società a capitale misto (di cui parleremo più avanti) è sicuramente più conveniente per la valorizzazione del patrimonio pubblico rispetto a soluzioni che prevedono l'alienazione degli impianti di proprietà. Ha inoltre ribadito la richiesta di procedere ad un profondo ripensamento dei c.d.a. delle aziende partecipate, con l’inserimento di rappresentanti dell'opposizione al loro interno.

Cosa prevede la proposta di concordato preventivo (che, detto en-passant, non è a costo zero ma prevede una pre-deduzione di qualche milione di euro per il fondo rischi e spese varie) ?

Nei vari documenti forniti ai consiglieri, insieme ad alcune incongruenze che non è il caso di approfondire qui, vi è anzitutto, e diremmo finalmente, la quantificazione - fatte le necessarie svalutazioni - del “buco”: prendendo per buona la relazione dei consulenti, il passivo supera l’attivo di circa 17 milioni. I “bastonati” saranno i creditori chirografari poiché buona parte del credito è coperta da garanzie ipotecarie o comunque è privilegiato ai sensi di legge.

La proposta prevede inoltre la costituzione di una new-co, cioè una nuova azienda a capitale misto, con oggetto sempre la produzione e la vendita di calore per riscaldamento. Ad essa, per semplificare, il pubblico conferisce “l’azienda” mentre il privato porta i capitali. I dettagli di questa compartecipazione, così come il piano industriale, non sono stati ancora stabiliti e quindi siamo in presenza di un’ampia area di aleatorietà che impedisce una valutazione di lungo periodo su questo progetto.

La soddisfazione dei creditori comporterà necessariamente la vendita del patrimonio immobiliare dell’azienda partecipata. A tal fine l’amministrazione comunale ha già espresso interesse a riacquistare le farmacie comunali,  il centro polifunzionale di Quinto de’ Stampi, la piscina del Parco 2. Tutto ciò, ovviamente, è soggetto a verifica della sostenibilità economica e alla conformità ai vincoli di bilancio.

Quindi, come già successo in passato, i rozzanesi dovranno pagare due volte per acquisire e mantenere la proprietà dei propri beni.

Per quanto riguarda gli altri immobili, sembra ci siano state alcune serie manifestazioni di interesse da parte di privati, mentre, dal lato creditori, l’incontro avuto con le banche per informarle dello stato dell’arte della liquidazione di API e degli sviluppi previsti, non ha prodotto nulla in quanto queste si sono limitate ad un “ ok, fateci sapere”. Rimangono ancora aperti davanti ai giudici alcuni contenziosi di natura giuslavoristica che, pur non essendo eccessivamente rilevanti dal punto di vista economico, danno l’impressione di una scarsa accortezza nella gestione dell’impresa.

Questo è quanto, in estrema sintesi, i consiglieri hanno saputo e quanto hanno dovuto valutare. Il giorno dopo, il 23, scadeva il termine entro il quale presentare al giudice fallimentare la proposta di concordato preventivo. E in effetti tocca a quest’ultimo valutare nel merito se questo progetto ha le basi giuridiche ed economiche per soddisfare adeguatamente tutte le parti.

Dal punto di vista politico invece, risulta evidente a tutti che valutare l’operato di questa amministrazione enucleando questo ultimo passaggio da tutta la storia, non solo locale a dire il vero, della gestione delle società partecipate è un esercizio che non ha alcun valore.

Il nostro giornale si è già chiaramente espresso in favore di un passo indietro della sindaca Agogliati e della sua giunta non per un giudizio ex-post sui risultati economici prodotti da API (cosa che pure potrebbe avere un senso) ma per un giudizio ex-ante sulle scelte manageriali e per avere sempre gestito tutte le aziende comunali come cosa propria e non come bene collettivo che ha nel consiglio comunale intero il proprio riferimento politico piuttosto che nel partito politico da lei, e prima da D’Avolio,  rappresentato.

Ecco perché mentre reiterare il nostro appello al passo indietro  può sembrare inutile, farne uno come quello raccontato in apertura suona non beffardo, ma assolutamente ridicolo.

Casella di testo: A febbraio Occhi aperti su...
A cura del Comitato Occhi Aperti di Rozzano

N. 3 Marzo 2016

CMB utilizza il terreno comunale per il cantiere Parco delle Rogge?

Abbiamo chiesto chiarimenti in Comune:

Egregi Signori: Barbara Agogliati, Stefano Apuzzo, Antonio Panzarino

oggi abbiamo potuto constatare che al parco delle Rogge, la CMB utilizza impropriamente il terreno di proprietà comunale che non è stato ceduto in vendita all’atto della stipula della convenzione parco delle Rogge.

Chiediamo formalmente di voler precisare se Codesta Amministrazione ha autorizzato l’impresa CMB a costruire nell’area di proprietà Comunale le baracche di cantiere e se ha altresì autorizzato l’utilizzo dell’area comunale per il cantiere.

Dalla scheda catastale si evidenzia chiaramente che la striscia di terreno adiacente all’area venduta o ceduta per l’utilizzo del cantiere risulta essere di proprietà comunale

Chiedo una cortese risposta.

Allego foto inequivocabile

Distinti saluti

Il 17 Aprile si vota per il referendum contro la “trivellazione” del nostro già martoriato territorio

In Aprile dovremo a votare per il referendum sulle trivellazioni e molti non hanno la minima idea di cosa si tratti. Noi cittadini del Sud Milano siamo molto coinvolti perché a Badile sono già iniziati lavori di preparazione per un pozzo esplorativo di QUATTRO KILOMETRI SOTTO TERRA. Per favore cominciate a diffondere la notizia

Odori a Quinto Stampi: la situazione è sempre più seria

Il 20 aprile 2015 avevamo spedito questo esposto a Sindaco di Rozzano ed Enti preposti al controllo della salute dei cittadini. Ad oggi nulla è cambiato anzi la situazione è peggiorata.

Chiare, fresche e dolci acque

CAP HOLDING ha informato il nostro amico TONY BRUSON che mercoledì 24 febbraio saranno iniziati i lavori per immettere i rifiuti fognari che ora scaricano direttamente nella roggia POBBIANA DI ASSAGO in fognatura e relativo depuratore di ASSAGO. Contemporaneamente inizieranno altri lavori a CESANO BOSCONE dove un intero quartiere scaricava nel Cavo Corio e quindi anche questa zona sarà servita dalla fognatura e collegata al depuratore.
Controlleremo che i lavori vengano eseguiti e Vi informeremo. Queste scoperte ci inducono a pensare che non solo negli anni passati le amministrazioni hanno fatto scempio dell'ambiente, ma che ancora chiudono gli occhi

L’ottovolante dello svincolo “Fiordaliso”

Abbiamo scritto all'amministrazione chiedendo spiegazioni. """Ci è stato segnalato su facebook questo strano giro dell’oca per accedere al fiordaliso o semplicemente alla tangenziale.
Riteniamo che la situazione sia nota anche a Voi e però non ci rendiamo conto delle motivazioni che ci costringono a percorrere forse più di un kilometro abbastanza inutilmente.
E’ possibile modificare il percorso?
Ci sono motivazioni logiche che lo hanno determinato?
Attendiamo cortese risposta.
Allego una foto per Vostra comodità
L’Ufficio Tecnico comunale ci ha risposto che “Pur riconoscendo che la viabilità di accesso allo svincolo non è particolarmente intuitiva va sicuramente precisato che la viabilità
di allacciamento allo svincolo e di distribuzione ai centri commerciali è stata concepita con l'obiettivo di distribuire gli accessi lungo il loro perimetro in diversi punti fra loro distanti.

Questo schema viabilistico permette di regolamentare le intersezioni attraverso un sistema di rotatorie che rendono la circolazione più fluida è sicura....”

La Notte delle Civette

Una bellissima iniziativa dell'amministrazione di Pieve Emanuele: L'Amministrazione Comunale informa la cittadinanza che Venerdì 26 febbraio 2016 alle ore 18.30 presso l'ingresso dell'area naturalistica "Laghetti di Tolcinasco" si terrà l'iniziativa dal titolo "La Notte delle Civette", laboratorio serale alla scoperta della vita delle specie notturne.

Casella di testo: Comunicazione o propaganda?
Social network e piazze virtuali: nuove forme e vecchi problemi nel dialogo tra cittadini e amministrazione

N. 4 Aprile 2016

F.S.

Dire che Internet, e particolarmente Facebook, è uno strumento importantissimo di comunicazione è senza dubbio una banalità; ce ne rendiamo conto tutti, compresa l’Amministrazione rozzanese che ha aperto la sua pagina non moltissimo tempo fa, così come il Partito Democratico locale. Facebook ha quella giusta dose dei principali ingredienti che ci servono per comunicare: non è stringato come un tweet ma richiede anche una certa sinteticità e immediatezza comunicativa perché l’utilizzatore spesso lo usa in situazioni e tempi non ottimali per analisi approfondite e complete (che comunque sono sempre auspicabili, vista la robaccia che gira in rete). Per i cittadini è un fenomenale mezzo di informazione e di discussione. Si possono, ad esempio, chiedere chiarimenti agli amministratori comunali su problematiche che interessano la collettività e attendersi, legittimamente e con fiducia, una risposta pubblica perché, appunto, l’interesse non è privato. 

Questo avviene anche a Rozzano, ma spesso solo da parte dei cittadini perché gli amministratori pubblici o i rappresentanti della maggioranza si guardano bene dal fornire risposte o si limitano a rimandare ai canali ufficiali e formali per interloquire con l’Amministrazione.

Scorrendo a ritroso il profilo Facebook di Piazza Foglia Rozzano (uno dei più attivi e visitati del nostro comune ma che non è collegato al nostro mensile), nel solo mese di marzo, abbiamo trovato molti post che sollevavano domande per le quali una risposta anche “ufficiosa” da parte del Sindaco, del suo portavoce o di qualche assessore sarebbe stata gradita ed opportuna: il blocco dei lavori del prolungamento del 15, il declassamento, da parte dell’ASL, del menù primaverile delle mense rozzanesi da buono a sufficiente, i cassonetti rovistati, la frutta marcia nel programma "Frutta nelle scuole", i dettagli del piano di salvataggio di API, il costo della riverniciatura delle panchine di piazza Foglia, la questione delle ore di straordinario in AREA, l’esosità della TARI, il semaforo asservito di via Mazzocchi che non funzionava, le macchine sul marciapiede nel giorno di mercato, i rifiuti buttati ai bordi delle strade.

A tutte queste domande spesso la rete ha cercato di dare risposte dirette, fornite da chi vive le situazioni da dentro. Altre volte si è lasciata andare ad ipotesi. In ogni caso, la sindaca e gli assessori si sono ben guardati dall’intervenire mentre qualche rappresentante politico di maggioranza lo ha fatto solo con intento polemico nei confronti di esponenti della minoranza, rimandando tutto alla discussione che avviene in Consiglio Comunale e nelle commissioni. Gli altri cittadini non hanno diritto di sapere o, se proprio ci tengono, ci par di capire, devono contattare individualmente l’assessore competente per un chiarimento a quattr’occhi (in bonis si potrebbe dire) senza che altri possano intervenire e sollevare altre obiezioni. Un percorso dove è forse sottintesa una gratitudine finale verso colui che ha trovato tempo anche di ascoltare un umile cittadino. 

Crediamo che il concetto di “piazza virtuale” non sia, volutamente o meno, completamente capito; essa funziona in maniera molto simile ad una piazza reale: se un cittadino incontra un politico si sente legittimato, in forza del vincolo democratico che lega gli appartenenti alla stessa comunità, a chiedere informazioni su un argomento pubblico senza essere necessariamente indirizzato al "centro ascolto” e non è bello, d’altronde, che i politici evitino di passare in piazza per non incontrare quelli che possono fargli scomode domande. E, di più, non è neanche corretto che essi scelgano di attraversare solo alcune piazze.

Certo, qualche volta le questione sollevate nei post di Facebook sono speciose, poste in modo poco civile o gratuitamente polemico ma chi assume un ruolo pubblico deve sapere interagire in ogni caso con tutti, non selezionando gli interlocutori né ponendosi su un piedistallo che non esiste. La piazza stessa riconosce chi è petulante e tende ad isolarlo.

Ancora una volta la politica riesce, come già successo per i referendum e le primarie, a trasformare qualcosa che è potenzialmente molto positivo per la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, in qualcosa che è semplicemente strumentale al proprio potere. Ci rimane il forte dubbio che ciò sia dovuto non solo ad una precisa strategia ma, ancor prima, ad una scarsa preparazione e personalità dei nostri politici locali. Chi è convinto della fondatezza delle proprie opinioni e limpidezza del proprio agire, non ha paura del confronto, anche se aspro.

Da anni ormai la macchina comunicativa, o meglio propagandistica, dell’amministrazione comunale è ben oliata e rodata: evitare gli interlocutori scomodi, glissare quando si è in difficoltà, scaricare su altri le responsabilità, veicolare messaggi positivi con mezzi semplici e alla portata di tutti: basta inutili discussioni, riempiamo le case, i circoli e le società “amiche" con riviste infarcite di foto della sindaca e degli assessori, tutti i mesi, sorridenti, finché le loro facce non si stampino bene nella mente dei cittadini e possano essere riconosciute e forse addirittura un giorno qualcuno vorrà farsi un selfie con loro; uhao !!!

D’altronde, oltre alle domande, critiche e perplessità sollevate dai cittadini, anche le più semplici e condivisibili proposte della minoranza in consiglio comunale finiscono nel buco nero del “vedremo, valuteremo, siamo in attesa”; senza ritornare per l’ennesima volta sul disastro delle società partecipate, dello squallido centro cittadino, del traffico, del cemento, e restando su richieste più abbordabili, ci chiediamo che fine abbiano fatto le richieste avanzate di sistemare il murales di viale Liguria, la casa delle associazioni di via Garofani, la villetta confiscata alla mafia, ecc. ecc. Sono cose di poco conto? Noi crediamo di no e crediamo che fin quando gli amministratori della città non capiranno l’importanza di un confronto franco e, ripetiamo, non strumentale con tutti i cittadini, a perderci sarà tutta la nostra città. Per questo, non ci stancheremo di incalzare la giunta e i partiti che la sostengono, affinché mutino atteggiamento nei confronti di coloro quali, attraverso un'interlocuzione che avviene in forme e con mezzi diversi, mostrano interesse verso la cosa pubblica e il bene comune.