Periodico di informazione, cultura, opinioni

 Locale 5

Casella di testo: Quanti ne possiamo accogliere?
Una serata di riflessione su migranti, profughi e rifugiati, promossa da SEL e 6Rozzano.

N. 9 Dicembre 2015

Fiorella Gebel

Una bella serata quella di mercoledì,  18 novembre. Coloro che hanno partecipato all’incontro organizzato dalla coalizione “Insieme si può” (Sel-6Rozzano) in collaborazione con “ l’Associazione Rozzano Oggi (editrice della nostra testata on-line) e la Fondazione I Care Ancora”, hanno potuto assistere  a un dibattito inclusivo e intenso.

Soggetti diversi tra loro, con esperienze altrettanto diverse, si sono confrontati su uno dei più importanti temi che ci coinvolge in questi ultimi anni: l’accoglienza dei profughi in fuga da paesi dove regna la morte e il terrore. Ma noi: “quanti ne possiamo accogliere?”

Questo mio sarà un breve racconto di quanto è stato detto e lascerò a voi lettori la possibilità di fare le opportune riflessioni,  così come abbiamo cercato di fare noi nel corso della serata.

Alla domanda che ha dato il titolo alla serata e sotto la sapiente guida di Raffaele Di Bennardo,  hanno dato il decisivo contributo : Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana; Alfredo Somoza, giornalista di Radio Popolare e i rappresentanti locali di Emergency, Casa di Betania e Vento di Terra.

Abbiamo capito subito che non può esserci un’unica e inequivocabile risposta a una domanda come questa che trascina  con sé gli innumerevoli e irrisolti problemi di origine religioso, demografico, lavorativo, abitativo e molto altro.

Si può provare ad assumere diverse esperienze di vita e di “accoglienza”, di lavoro sul campo, in diretta, a contatto con le moltitudini di persone che ogni giorno scappano dalla violenza, dalla guerra, dalla fame!  Le persone presenti la sera del 18 novembre sono questo, sono persone che hanno fatto del problema dell’accoglienza una ragione di vita e di lavoro. Persone che ogni giorno operano nelle diverse realtà territoriale per tentare di contenere e di dare risposte ai bisogni “primari” che queste persone esprimono.

Ha cominciato Alfredo Somoza, rifugiato politico proveniente dall’Argentina quando ancora il diritto d’asilo non era riconosciuto, che ha voluto iniziare concentrando la sua prima parte d’intervento riportando alcuni significativi dati statistici. Secondo l’ISTAT nel 2014 in Italia sono entrate 280.000 persone e ne sono uscite 140.000, quindi come possiamo interpretare questo dato?  Intanto valutando due aspetti: 1. non si può certo parlare di invasione biblica!!  2. l’Italia non è un paese attrattivo dal punto di vista socio-politico e il dato dimostra che gli immigrati passano soltanto dal nostro paese per cercare di raggiungere il nord Europa. Coloro che si fermano sono immigrati che hanno raggiunto il nostro paese per ricongiungere la famiglia. Pensate che il numero complessivo di profughi (provenienti per lo più dall’Asia e dall’Africa), cioè coloro che hanno lasciato i loro paesi per conflitti, violenze e ragioni di sopravvivenza sono circa 25 milioni!

E ancora Somoza ci ha ricordato che la maggior parte dei profughi, contrariamente a ciò che si crede, è di religione cristiana. E ancora, dato sempre ISTAT molto interessante, è quello che riguarda i nati e i morti nel nostro paese nel 2014: nati circa 509.000 e morti circa 590.000! un saldo negativo che senza gli immigrati dovrebbe cominciare seriamente a preoccupare l’economia del nostro paese che, come sappiamo, fonda molto delle sue entrate economiche e previdenziali su ciò che versano i lavoratori gli immigrati. 

Data la evidente disparità nel mondo delle condizioni di vita delle persone, l’emigrazione dai paesi poveri verso i ricchi è evidentemente un fenomeno ineluttabile! Se si sta male dove si vive, se si rischia continuamente la vita a causa delle condizioni di guerra, sia essa civile o internazionale, si scappa altrove, si cerca di mettere in salvo se stessi e la propria famiglia. Gli immigrati vanno inevitabilmente dove c’è ricchezza, dove c’è lavoro. Già vent’anni fa si leggeva in un rapporto delle Nazioni Unite “Verrà il giorno in cui se le risorse non andranno verso le popolazioni povere del mondo, saranno queste che muoveranno verso le risorse”! Il movimento è quindi cominciato, se non ci sarà maggiore equità nella distribuzione delle risorse nessuno potrà fermare questo esodo. E dato che anche il mondo occidentale è attraversato da difficoltà economiche ecco che è cominciata la battaglia tra chi teme di impoverirsi e chi cerca di sopravvivere!

Abbiamo la memoria corta, ha detto intervenendo Don Roberto Davanzo, e abbiamo dimenticato anche i contenuti dell’Antico Testamento, il suo codice morale, il monito a “ricordarsi di essere stato profugo!” Don Roberto ha voluto sottolineare come gli interventi politici di questi anni hanno, intenzionalmente,  voluto parlare alla sola “pancia” dei cittadini e solo a fini elettoralistici! Una platea politica che ha strumentalizzato l’evento per ottenere il consenso.  La retorica dell’invasione è un falso, ha detto Don Roberto, ricordando come ci siano paesi come il Libano che accolgono  in campi profughi numeri elevatissimi di persone,  1 milioni di rifugiati a fronte di una popolazione complessiva di 4 milioni di cittadini. Il nodo di questa intricata matassa, ha detto sempre Don Roberto, non si può trovare seguendo chi dice “mandiamoli a casa loro”, non è possibile, né sul piano normativo né su quello pratico, né su quello morale!  Certo non sarebbe sbagliato trovare la strada corretta per continuare e implementare la Cooperazione Internazionale, ma proprio quei politici che oggi sostengono affermazioni così ingannatrici sono proprio coloro che negli anni in cui hanno governato il paese hanno significativamente ridotto i contributi alla cooperazione internazionale!

Don Roberto ha toccato con il suo discorso le nostre coscienze, i nostri valori. Perché non ricordare ancora una volta, anche qui, che circa il 20% della popolazione mondiale si divide il 90% della ricchezza mondiale?

Un rappresentante della Casa di Betania ci ha raccontato l’impegnativo lavoro che viene svolto all’interno di questo luogo, certo per un gruppo minimo, parliamo di circa 20/25 ospiti. Si tratta di un progetto finanziato che prevede l’obbligo di frequentazione di una scuola italiana e la partecipazione obbligatoria alle attività del centro. Anche questi rifugiati, una volta ottenute le autorizzazioni necessarie, però,  parte per il nord Europa alla ricerca di condizioni di vita migliori.

Massimo Rossi di Vento di guerra, ci ha invece raccontato un altro aspetto del lavoro con i popoli in difficoltà, ci ha parlato di coloro che vanno effettivamente nei luoghi a portare aiuti concreti per la costruzione di scuole e altri luoghi pubblici, di persone che contribuiscono con il loro impegno e la loro vita ad “aiutarli a casa loro”!! così come, infine,  ci ha esposto Edoardo Bogani rappresentante di Emergency, associazione che ha fatto dell’aiuto medico concreto sui luoghi in difficoltà la stessa ragione di vita.

Quindi noi cosa possiamo fare, ha chiesto Raffaele Di Bennardo in chiusura?  In modo unanime la risposta è stata, seppur con diverse sensibilità, capire il fenomeno e modificare il nostro presuntuoso approccio personale, ma soprattutto battersi perché siano combattute  le condizioni  economiche che sostengono questo processo.

L’immigrazione è un fenomeno di carattere macroscopico, le politiche nazionali hanno il limite di guardare solo piccoli aspetti del “tutto”, di non riuscire a interpretare il fenomeno come una questione di rilievo globale. E’ necessario quindi ripensare ai programmi di Cooperazione e Sviluppo e ripensare ai numerosi finanziamenti che oggi si esprimono con la vendita di armi e sostegni economici all’una o all’altra della fazioni in guerra che rispondono a contrapposti interessi economici.

Casella di testo: Te piace o’ presepe?
Note sul Natale alla scuola di via Garofani, sulla comunicazione, la politica e la laicità.

N. 9 Dicembre 2015

Adriano Parigi.

La vicenda è nota a tutti: un gruppo di genitori della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo di via Garofani, ha fatto richiesta di poter entrare nell’istituto per insegnare agli alunni, durante l’intervallo mensa, canzoni che ricordassero ed esaltassero il significato religioso e cristiano del Natale, secondo loro evidentemente trascurato nelle attività previste; il dirigente Marco Parma ha negato loro il permesso ritenendo inopportuna l’iniziativa. Be’ nel giro di un paio di giorni stampa, politici locali e nazionali, giornalisti importanti, televisioni e financo il presidente del Consiglio, hanno trasformato il povero dirigente scolastico in un pericoloso nemico delle tradizioni cristiane e della cultura occidentale, nonché incosciente calabrache di fronte all’avanzare dell’islamismo radicale.

Chiuso il capitolo del linciaggio mediatico cui è stato sottoposto Marco Parma e ristabilita la dimensione reale dei fatti, quanto accaduto apre ad alcune riflessioni. In primis sui media vecchi e nuovi, quindi,  strettamente connessa alla prima questione, sulla politica e i politici, particolarmente quelli locali, per finire nel merito della faccenda: laicità della scuola e ruolo delle famiglie nel percorso educativo e didattico nell’istruzione pubblica. Certo, col senno di poi, piuttosto che sentire l’ex ministro dell’Istruzione Gelmini intonare Tu scendi dalle stelle in diretta televisiva, durante un’iniziativa di protesta promossa dai partiti di destra davanti alla scuola, sarebbe stato senz’altro meglio sentirlo dalle voci innocenti dei bambini… ma bando agli scherzi e veniamo alla prima delle questioni indicate.

Stampa, tv e social media

Il classico “la” alla stonatissima – peggio della Gelmini! - sinfonia mediatica, è stato dato da un articolo del quotidiano Il Giorno che, il dì immediatamente successivo al fatto, dava la notizia arricchita da accuse al dirigente scolastico di voler sopprimere i festeggiamenti natalizi e altre scelleratezze quali la rimozione di crocefissi e quant’altro. La notizia in un attimo ha conquistato le pagine locali e poi le prime pagine di quotidiani e telegiornali ogni volta ornandosi di dettagli. Salvo poche e lodevoli eccezioni, illustri opinion maker, si sono esercitati in lezioni su cosa sia la laicità e come la sua difesa non possa tradursi in negazione o soppressione – mai avvenuta come sappiamo – di tradizioni e identità cristiane. Per non dire poi della stampa di destra che non ha smesso di berciare in modo scomposto e volgare contro chi, secondo loro, offende la nostra cristianità e vuole proibire – udite, udite! -  il presepe nelle scuole. Ovviamente anche web e social media sono stati investiti dalla buriana. Particolarmente importante nella diffusione della faccenda, è stata una videointervista a Parma del Corriere online, che, in un abile montaggio ha messo insieme frasi e opinioni di una chiacchierata del dirigente scolastico con il giornalista, immagini della scuola e opinioni di passanti e genitori, offrendo una rappresentazione un po’ distorta dei fatti, da cui emergevano solo alcune frasi, decontestualizzate, della conversazione. Sui social media poi, come era facile prevedere, si è visto di tutto! Facebook e Twitter non sono strumenti informativi, ma veicoli di informazioni e opinioni, personali e politiche, individuali e di gruppo, inevitabilmente intrecciate, data la natura aperta del mezzo, da cui nessuno si deve aspettare oggettività e neutralità. Oddio, viste le bufale che girano e vengono quotidianamente condivise, qualcuno che ci casca c’è sempre… e non sono pochi! Probabilmente è vero che, come dice Umberto Eco, questi canali “hanno dato voce agli imbecilli”, ma esiste una importante quota di utilizzatori del mezzo che riesce a districarsi e a utilizzarlo come efficace e immediato tramite comunicativo e informativo. E infatti è proprio su questi media che ha cominciato a farsi strada l’esatta proporzione dei fatti, la successione degli eventi e che si è formata un’opinione matura che è riuscita a farsi largo condizionando e imponendo una correzione di rotta ai lanciatissimi media tradizionali. Possiamo arrabbiarci, anzi non dobbiamo smettere di farlo, per tutto quel che di ignobile viene condiviso via social, per le bufale, per la volgarità e la violenza che l’anonimato dischiude a menti povere o perverse o intenzionalmente maligne, ma non possiamo disconoscere la forza positiva che questi mezzi hanno. Senza esaltarne oltremisura la portata e il ruolo, possiamo dire che, in questo caso specifico, sono stati il luogo in cui si è combattuta una battaglia, vincente, per ristabilire un minimo di misura dei fatti e per contrastare la gogna mediatica cui è stato sottoposto Marco Parma.

Politica, abbagli mediatici e ricerca del consenso

Immediatamente a ridosso dell’articolo de Il Giorno, sui giornali e sui social è comparso un comunicato della sindaca di Rozzano Barbara Agogliati che si apriva con queste parole: “Ho appreso con stupore della cancellazione delle Feste di Natale da parte della direzione dell’Istituto Garofani in tutte le scuole del comprensivo”. Il comunicato proseguiva poi difendendo le nostre tradizioni cristiane e occidentali, ecc. ecc. Inutile ricordare che nessuna festicciola interna alla scuola è stata in realtà soppressa. Evidentemente si è ritenuto il boccone, sul piano del consenso popolare, troppo ghiotto. L’umore diffuso soprattutto dopo i tragici fatti di Parigi, era ed è pronto e disponibile ad accogliere posizioni di difesa identitaria. Sulle pagine social locali compaiono spesso posizioni e sentimenti riconducibili a questo umore sempre pronto alla chiamata in difesa di identità e, a sproposito, di diritti “nostri” violati dal multiculturalismo, da un eccesso di disponibilità verso gli “altri”, dove questi altri sono sentiti come competitori sia sul piano dei diritti sociali, che su quello culturale. Si sa, è a questa “pancia” resa sensibile dalla crisi, che parla la destra xenofoba, nazionalista, localista… Ma la sindaca di Rozzano è esponente del Partito Democratico, quindi non dovrebbe appartenere a questo schieramento. Ci saremmo aspettati perciò un minimo di riflessione, un approfondimento, prima di cedere alla tentazione propagandistica. Nel tempestivo comunicato si legge il maldestro tentativo di approfittare della notizia per dare candidamente voce al proprio “stupore”. Maldestro perché in realtà ha offerto un contributo importante all’innesco delle polveri mediatiche e al seguente sciacallaggio politico da parte di quelle forze che di questi temi fanno il pane della propria propaganda quotidiana. A ruota della comunicazione della sindaca e sulla sua falsariga, sono comparse sui social media indignate prese di posizione anche di noti esponenti del Movimento 5Stelle, in verità spesso sensibili a queste posizioni “viscerali”. Con l’evolvere del dibattito in rete, con l’emergere della reale dimensione dei fatti e con l’affermarsi di un’opinione diffusa di molti cittadini a sostegno del dirigente scolastico e del suo comportamento, mentre dal Municipio e dal PD cittadino il silenzio si è fatto assordante, gli esponenti del Movimento 5Stelle hanno rettificato le proprie posizioni.

Abbiamo un bel parlare di una politica riflessiva capace di sostituire alla propaganda il progetto, alla immediata ricerca di consenso e alla tentazione di cavalcare umori diffusi, una proposta coerente! La regola aurea di far discendere dall’analisi il giudizio, piuttosto che misurarlo sulla sua sintonia con il senso comune, appare sempre più roba di altri tempi! Non si tratta di nostalgie pedagogiche, ma di una politica che si fa carico del compito di persuadere e convincere, anziché di inseguire comunque il consenso. Anche questa è laicità e anche in questo caso “quella” politica non ne ha dato buona prova.

Laicità e autonomia della scuola pubblica

Quindi non è successo proprio niente nella scuola di via Garofani? Certo nessuno ha cancellato feste e ricorrenze natalizie o ha inteso anche solo ridimensionarne il contenuto religioso e spirituale, già abbondantemente ridimensionato in realtà dalle pratiche di consumo. Però effettivamente il dirigente scolastico ha negato ad un gruppo di genitori l’ingresso a scuola per “insegnare” agli alunni, per offrire contenuti esplicitamente riferiti ad una concezione religiosa, cristiana e cattolica. Oggi il ruolo e la capacità di orientamento delle famiglie nel percorso educativo e scolastico nella scuola pubblica, sta diventando oltremodo rilevante, soprattutto dopo la riforma della scuola voluta dal governo Renzi. Può apparire pertanto assolutamente “normale” e legittimo che  una componente, culturalmente importante e probabilmente maggioritaria, delle famiglie proponga alla scuola pubblica, cioè di tutti, una iniziativa didattica con una forte impronta ideologica, e può apparire strano che un dirigente scolastico voglia invece affermare l’autonomia dell’istituzione scolastica e il suo primato nella programmazione delle attività di insegnamento. Non si tratta di negare l’importanza delle famiglie nel percorso educativo, ma di affermare un principio e un metodo laico, che vuole una distinzione di compiti tra chi ha il dovere di programmare la didattica e di insegnare contenuti e capacità -  la scuola nella sua autonomia scientifica e didattica -,  e chi - la famiglia - è naturalmente protagonista dell’impronta culturale personale dei ragazzi nella loro vita famigliare e sociale. Ma la scuola rappresenta il luogo in cui “l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento” (art. 33 della Costituzione) in cui deve valere unicamente l’obiettivo di far crescere conoscenze e capacità. Laicità non è concetto che si contrappone allo spirito religioso, ma metodo, pratica che si oppone invece a quell’ideologia che vede la scuola “rispondere”, come un qualsiasi fornitore di servizi, alla sua “utenza”, ai suoi presunti bisogni e desideri culturali, differenziando e smontando quel grande dispositivo culturale e sociale unitario, costruzione non ultimata e sempre vacillante, che ha avuto e ha il fondamentale compito di formare una coscienza civile, oltre che  provvedere alla diffusione di sapere e competenze. In questo senso  #noisiamoconParma, non perché non ci piacciano “Tu scendi dalle stelle” e le tradizioni natalizie, ma per difendere la scuola di tutti, autonoma e autorevole istituzione educativa e culturale.

Casella di testo: A dicembre Occhi aperti su...
A cura del Comitato Occhi Aperti di Rozzano

N. 1 Gennaio 2016

I BOX ABBANDONATI  DI VIA GUIDO ROSSA

Un centinaio di box costruiti su terreno Comunale in via Guido Rossa, giacciono inutilizzati da anni. Essi appartengono ad una proprietà fallita, la Cooperativa Nuova Rozzano. Nel Luglio 2015 con ordinanza del Commissario Liquidatore Dott.ssa Chiara Rossini è stato chiuso e sigillato ogni accesso ai box , in quanto dopo diversi furti e incendi eseguiti da persone senza fissa dimora che occupavano Box vuoti nella notte, i vigili del fuoco hanno richiesto interventi di ripristino e messa a norma. Si tratta dell’ennesimo caso di abbandono e di seguente mancato interessamento, con le adeguate energie, da parte dell’Amministrazione Comunale di fronte al degrado di un pezzo del nostro territorio.

 

MODIFICHE DEL PGT RENDONO L’EX STATALE DEI GIOVI ARTERIA COMMERCIALE

L'amministrazione non effettua nessuna programmazione del territorio e obbliga i cittadini a trasferimenti deliranti trasformando una piccola strada come via Manzoni in una importante via commerciale su cui si affaccia il nuovo superstore Esselunga, altri insediamento commerciali sono in costruzione e, dulcis in fundo, termina con Humanitas. Adesso aspettiamoci novità per la ex statale dei Giovi trasformata di recente con una semplice delibera di Consiglio in arteria commerciale. Chissà chi ha terreni che si affacciano su quella strada?

 

LE ACQUE INQUINATE CHE PROVENGONO DA ASSAGO ATTRAVERSANO IL NOSTRO TERRITORIO

I costi dell'inquinamento delle acque non sono mai calcolati in termini di denaro perché chi controlla spesso chiude gli occhi e chi inquina va avanti tranquillamente. E' questo il caso del depuratore di Assago. Il nostro amico Tony Bruson non molla ed anche in questi giorni di festa va a controllare la fognatura di Assago. In pratica il depuratore non funziona e la fognatura di Assago scarica direttamente nelle Rogge che arrivano a Rozzano, Pieve Emanuele, Opera e via di seguito. Questo si chiama inquinamento ambiantale e noi, visto che nè la nostra Sindaca, nè l'assessore all'ambiente di Rozzano né il Sindaco di Assago ci hanno risposto, lasceremo passare ancora massimo dieci giorni e ci rivolgeremo alla Magistratura per denunciare questo reato.

 

IL MUSA – MUSEO SALTERIO Officina del Gusto e del Paesaggio

Il MUSA è un nuovo museo / biblioteca a Zibido S. Giacomo sulla strada vicino al naviglio Pavese parallela alla ex Statale, al primo ponticello che porta a Zibido. Facile da raggiungere a piedi, in bicicletta e in auto. Una struttura bellissima nella quasle si possono svolgere attività interessanti. Approfittare dell'occasione si rende indispensabile

Casella di testo: A gennaio Occhi aperti su...
A cura del Comitato Occhi Aperti di Rozzano

N. 2 Febbraio 2016

Fiordaliso fa causa al Comune di Rozzano

Fiordaliso S.p.A, in data 15 dicembre 2015 con prot. n. 44368 presenta ricorso presso il Tribunale di Milano per ottenere l’annullamento del provvedimento emesso dal Comune di Rozzano - settore commercio - datato 15 luglio 2015 “Autorizzazione apertura media struttura di vendita” (probabilmente Esselunga n.d.r.).

Il Comune di Rozzano deve fare opposizione e sceglie l’avv. Cerami che è ovviamente l’avvocato che ha presentato il miglior curriculum fra tutti gli avvocati d’Italia oltre “”ad aver seguito la vicenda di cui si tratta ed è a conoscenza di tutti i risvolti processualistici e di merito sul caso””.

La delibera di Giunta non ci informa sul perché Fiordaliso accampi diritti nei confronti del Comune di Rozzano e presumiamo che si ritenga destinatario di tutti i diritti commerciali sui nostri acquisti.

Il depuratore di Assago scarica acqua inquinata nelle rogge che attraversano anche Rozzano

Oggi 4/01/ 2016 alle ore 10,30 l'acqua in uscita dal depuratore di Assago si presenta in pessime condizioni come si può constatare dalla foto che il nostro amico Tony Bruson ha scattato e che pubblichiamo. Poiché paghiamo i costi della depurazzione dovremmo avere acque pulite provenienti dal depuratore. Se i risultati sono questi, abbiamo motivo di dubitare che il controllore sia il medesimo del controllato. L' ambiente non può più sopportare altro inquinamento visto che sono obbligatori i depuratori e che questi devono funzionare, ne va della salute publica: l'acqua, o fognatura per meglio specificare, scaricata da Assago viene utilizzata per irrigare i campi di Pieve Emanuele e dintorni. Il Sindaco Paolo Festa di Pieve Emanuele probabilmente non è informato e nè Barbara Agogliati nè il Sindaco di Assago hanno sentito il dovere di rispondere alla nostra richiesta

La situazione del Cavo Corio diventa sempre più grave.

L’Assessore all’Ambiente di Assago ci ha risposto dichiarando che la responsabilità di “eventuali sversamenti” è da riferire a CAP HOLDING spa/Amicque - Società alle quali sono stati conferiti già da tempo il depuratore e le fognature di Assago.

Questa dichiarazione, anziché esimere dalle loro responsabilità l’amministrazione di Assago, dove viene generato l’inquinamento, e dei Comuni limitrofi che lo subiscono silenti, le aggrava in quanto subiscono l’inquinamento senza protestare, venendo meno, con tale atteggiamento, il loro dovere di denuncia all’Autorità Tutoria del mancato rispetto delle leggi e regolamenti che vietano l’immissione dei reflui delle fognature direttamente nei corsi d’acqua senza alcuna depurazione.

Le conseguenze del grave inquinamento lamentato si manifestano lungo tutto il percorso che attraversa Rozzano e arriva fino all’Humanitas per proseguire verso i Comuni di Pieve Emanuele e Locate di Triulzi.

Appare chiaro che la situazione ormai è totalmente insostenibile.

Ora sembra anche che ai problemi della fognatura di Assago si aggiunga il malfunzionamento di quella di Buccinasco.

Visto lo stato di grave inquinamento constatato, riteniamo necessario ed indispensabile un intervento da parte dei Comuni interessati per la formalizzazione di una denuncia alla Magistratura per inquinamento delle acque nei confronti dei responsabili.

CAP Holding apre le porte del depuratore di Assago

I tecnici di CAP HOLDING, a seguito delle numerose pubblicazioni da noi lanciate sul WEB e riprese dai giornali locali a proposito della fognatura di Assago, hanno ritenuto di invitare i Sindaci di Assago, Buccinasco, Rozzano e Pieve Emanuele, i Comitati cittadini, le associazioni ambientaliste e i giornalisti locali per presentare il progetto dell’ampliamento del depuratore e mostrarci la struttura. E’ in corso una procedura di infrazione da parte della Comunità Europea e prossimamente si terrà una conferenza stampa alla quale parteciperà CAP HOLDING, il presidente del Consiglio Renzi e il Presidente della Regione Lombardia Maroni e speriamo anche noi. La conclusione dei lavori è prevista per gennaio 2017 e avrà caratteristiche di depurazione di alta qualità, ma fino ad allora le acque del nostro territorio dovranno pazientare e accettare un po’ di inquinamento e i pesci rassegnarsi ad una precoce dipartita da queste acque.

Abbiamo sollevato il problema della fognatura che si immette direttamente nel Cavo Corio e ci è stato spiegato che alcune imprese di Assago hanno utilizzato la Roggia Pobbiana come fognatura. Sono state intercettate alcune aziende responsabili e segnalate alle Autorità competenti. CAP HOLDING metterà in atto un rimedio tampone per risolvere temporaneamente il problema e nel contempo inizierà la procedura per convogliare la Roggia Pobbiana direttamente in fognatura. Speriamo che le Amministrazioni locali di Rozzano e Assago in primis, svolgano quella funzione di vigilanza istituzionale che compete loro per verificare avanzamento dei lavori e interventi sulle emergenze.

In sostanza, le nostre sollecitazioni sono state prese in considerazione, e non poteva essere altrimenti, con attenzione. Ringraziamo CAP HOLDING della disponibilità, non mancheremo di continuare a tenere gli OCCHI APERTI sulle rogge e sulle acque del nostro territorio.