Periodico di informazione, cultura, opinioni

 Locale 3

Sara Donatelli – Agende Rosse

Da circa due anni si sta celebrando a Palermo uno dei processi più importanti della storia del nostro Paese: il processo sulla trattativa stato-mafia. Per la prima volta sul banco degli imputati troviamo spietati boss mafiosi e personalità delle istituzioni, tutti sotto processo con l’accusa gravissima di “violenza e attento a corpo politico dello Stato (art. 338 c.p). Totò Riina, Mario Mori, Giovanni Brusca, Giuseppe De Donno, Antonio Subranni, Marcello Dell’Utri: questi alcuni dei nomi degli imputati in questo procedimento penale, abilmente ignorato dalla maggior parte degli organi di informazione. Pochi conoscono l’esistenza di questo processo, pochissimi ne hanno compreso l’importanza.

Al centro del dibattimento vi sono gli eventi dei primi anni Novanta, i contatti tra alcuni uomini del Ros e i mafiosi, le stragi del 92 e del 93, e soprattutto, le cause e le conseguenze di tutto ciò.

Le cause sono da ricercare in primo luogo sull’esito del famoso maxi-processo, conclusosi il 30 gennaio 1992 con delle condanne pesantissime nei confronti degli imputati mafiosi. Quest’ultimi infatti, essendosi sentiti traditi dai propri amici politici che non avevano mantenuto i patti, decisero di portare avanti un piano di vendetta e di destabilizzazione politica attraverso l’eliminazione dei “traditori” e degli “scassaminchia”.

Vecchi e nuovi obiettivi dunque, bersagli da colpire, ostacoli da eliminare per giungere alla re-definizione di nuovi patti con un nuovo referente politico. E così fu ucciso Salvo Lima, l’uomo di Andreotti in Sicilia. Furono fatti saltare in aria Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme ai ragazzi della scorta. Furono fatte esplodere bombe a Firenze, Milano e Roma. Un paese sconvolto, una classe politica incapace di gestire questa situazione di emergenza, e uomini delle istituzioni che decidono di abbattere quel “muro contro muro” (Mori dixit) con la mafia per provare a trovare un accordo.

Ecco cos’è stata la trattativa.

I due uomini che avevano dedicato la propria esistenza alla lotta alla mafia erano stati eliminati, l’agenda rossa di Paolo Borsellino trafugata, numerosi innocenti uccisi. Ed una parte dello Stato, ignorando tutto ciò, scelse di sedere ad un tavolino ed accogliere le richieste dei boss mafiosi. Richieste che verranno puntualmente esaudite dai vari di governi di destra e di sinistra durante la Seconda Repubblica: le supercarceri sono state chiuse, la riforma dei pentiti è stata approvata, numerosi 41 bis non sono stati rinnovati, e tanto altro ancora.

La mafia nel frattempo torna nell’ombra, nel silenzio, e ricomincia il suo lavoro: lucrare e distruggere il nostro Paese, con la complicità di nuovi referenti politici.

Mai più stragi, sangue, attentati. Fino a quando quattro magistrati, Antonino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi, decidono di indagare su quella scellerata trattativa e sui suoi protagonisti, mettendoli sotto processo.

Un processo ostacolatissimo, dicevamo. Un processo che spaventa, ma un processo necessario.

“Uno Stato che non ha la forza di processare sé stesso, è uno Stato che non ha alcuna credibilità nel condannare anche il più feroce assassino”. Queste le parole di Antonino Di Matteo. Un magistrato minacciato di morte da Totò Riina e Matteo Messina Denaro.

Un magistrato messo sotto procedimento disciplinare a causa del conflitto di attribuzione sollevato dall’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolino. Un magistrato isolato e delegittimato. Eventi e parole che tanto ricordano ciò che dovettero subire Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, troppo spesso tacciati di manie di protagonismo. Uno Stato troppo spesso assente e silente, pronto ad ignorare o sottovalutare i rischi che il PM corre ogni giorno.

Tantissime, fortunatamente, le battaglie condotte dalla società civile per proteggere la vita del magistrato e degli uomini della scorta: sit-in, manifestazioni, petizioni.

Molti gli obiettivi raggiunti, tantissimi quelli da raggiungere.

Numerose le città che hanno conferito la cittadinanza onoraria ad Antonino Di Matteo: Messina, Modena, Torino, Rozzano, Castelfranco Emilia. Altrettanto numerose le città che ne hanno fatto richiesta.

Segnali importantissimi, fondamentali. Quella rivoluzione culturale e morale di cui parlava Paolo Borsellino forse sta prendendo forma.

Ma sono tantissime ancora le cose da fare: le nostre menti sono purtroppo costantemente bombardate da distrattori sociali, e mantenersi lucidi ed obiettivi è sicuramente un’ardua impresa. Difficile, ma non impossibile.

Perché la società civile è l’unico vero protagonista nella lotta alla mafia: mai più eroi, mai più indifferenza. Troppo facile delegare alla magistratura la lotta al malaffare. Troppo difficile assumersi le proprie responsabilità, di uomo prima e di cittadino poi.

Ma queste sono le uniche armi di cui disponiamo: la conoscenza, l’impegno, la consapevolezza, la dignità. Perché la mafia si è mantenuta in vita grazie ai rapporti con la politica, con l’imprenditoria, con i servizi segreti deviati, con la finanza.

Si stanno prendendo tutto, tutti insieme.

E per impedire questo occorre sì, un risveglio delle coscienze. Ma occorre anche che tutti i cittadini del nostro paese facciano da “scudo” a tutti quei magistrati, come Antonino Di Matteo, che per quel fresco profumo di libertà rischiano di essere uccisi con un kalashnikov, con una bomba o sparati da un cecchino.

E la prima arma in questa lotta è la conoscenza, lo studio del fenomeno mafioso.

Tantissimi, ad esempio, i libri che trattano l’argomento. Noi vogliamo segnalarvene uno. “Collusi”, scritto a quattro mani da Salvo Palazzolo ed Antonino Di Matteo, crea quel filo rosso che collega uomini delle istituzioni ai più feroci boss mafiosi. Un libro che vale la pena leggere, una luce contro il buio ed il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. 

Casella di testo: Il Comune di Rozzano concede la cittadinanza onoraria a Di Matteo… ma 
rifiuta la costituzione della Commissione Antimafia

N. 5 Luglio 2015

Casella di testo: Quella sgradevole sensazione di abbandono…
A proposito di decoro urbano e uso dei soldi pubblici

N. 6 Settembre 2015

Niccolò De Rosa

Da qualche anno ormai abbiamo fatto il callo ad una progressiva diminuzione del margine di spesa di qualsiasi ente territoriale; la crisi, si sa, attanaglia senza pietà i forzieri del Bel Paese e di conseguenza ogni campo dell’amministrazione pubblica si vede costretta a compiere quotidianamente acrobazie di alta ragioneria per evitare che gli ingranaggi statali si inceppino nel  pantano dell’insolvibilità. Ci si sta abituando anche all’idea che molti servizi, prima ritenuti scontati, debbano ora venire sacrificati sull’altare della Spending Review. Ciò può essere un atteggiamento comprensibile, perché nei periodi di vacche magre è inutile, anzi, controproducente, continuare a foraggiare attività accessorie con il pericolo di allargare ulteriormente certe voragini del bilancio, ma comporta anche una pericolosa tendenza a restringere sempre di più la sfera di compiti che invece dovrebbero continuare ad essere tutelati, anche in tempi critici come questi. In una realtà comunale  tale inclinazione rischia di far scivolare il territorio in una condizione generale di abbandono e incuria. Ora, chi ha un minimo di raziocinio e senso pratico non può ignorare le oggettive esigenze di un tesoro comunale che langue, ma è altrettanto evidente come  Rozzano sia ormai decaduta in uno sconcertante stato di degrado. Le strade sono un mosaico di crepe e buche abissali e i marciapiedi invasi da sterpaglie selvagge e sporcizia ricordano le atmosfere delle serie “The Walking Dead”. In una situazione così allarmante, non è populistico chiedersi perché la Giunta, apparentemente con le mani legate, si sia invece mossa  per “investire” 5.500 € in una querela alla pagina FB del “Comitato Occhi Aperti”, per affermazioni ritenute “lesive dell’onore” del Sindaco, quando non riesce poi ad arrampicarsi sui proverbiali specchi al fine di trovare le risorse per soddisfare basilari esigenze quali quella di vivere in un luogo in cui non si senta questa sgradevole sensazione di abbandono. Consapevole delle difficoltà dei tempi e accantonate le critiche irragionevoli dei polemisti di professione, il comune cittadino rozzanese non è certo cieco davanti a scelte discutibili  che minano la fiducia in una certa politica autoreferenziale, molto social, ma poco sociale.

Casella di testo: Ad agosto Occhi aperti su:
A cura del Comitato Occhi Aperti di Rozzano

N. 6 Settembre 2015

ADRIANA ANDO’ di OCCHI APERTI VERRA’ QUERELATA?

E’ questa la decisione della Giunta Comunale di Rozzano n. 109 del 27.7.2015 in quanto le numerose pubblicazioni di Comitato OCCHI APERTI e la denuncia presentata alla Magistratura per le presunte irregolarità nella costruzione del “viadotto nel parco 1” sono “”da ritenersi lesivi dell’onore e carica nei confronti del Sindaco che rappresenta il Comune””.

Nel giro di tre giorni, appresa la notizia, 4200 cittadini disapprovano sul Social network Facebook.

DUE NUOVE ASSUNZIONI al Comune di Rozzano costano al Comune 82.000 euro l’anno.

Si riferiscono all’assunzione di FABIO MASSA e di MARTA MASACCI alla segreteria della sindaca. Erano proprio necessarie o non era forse meglio destinare questi denari alla manutenzione della città?

ODORI a QUINTO:

Nel mese di Agosto si sono presentati ancora più nauseabondi e nelle ore serali e notturne. OCCHI APERTI presenterà denuncia alla Magistratura nel caso in cui l’amministrazione non si attivi seriamente per la ricerca delle imprese responsabili.

PISTA CICLABILE O PISTA AD OSTACOLI?

Al confine con Rozzano vicino al depuratore S. Rocco è stata costruita una bellissima pista ciclabile di circa tre kilometri. Unico inconveniente è che è tagliata da 32 sbarre di ferro rigidamente fissate da catenacci di ferro.

FESTA DELLE CONTRADE A QUINTO dal 4 al 13 SETTEMBRE

Una bella festa organizzata dai cittadini di Quinto per creare comunità e per la gioia di partecipazione di Bambini ed adulti e per colorare la frazione con festoni dei colori delle quattro frazioni.

INQUINATORI ATTENTI: PASSA TONY BRUSON

Tony Bruson scopre e denuncia chi sparge veleni nei prati per uccidere le nutrie, gli inquinatori di acque, chi sparge rifiuti nelle campagne della città.

Casella di testo: Nel blu dipinto di blu
A proposito dei parcheggi intorno alla fermata Abbiategrasso della M2

N. 7 Ottobre 2015

Niccolò De Rosa

“La Città metropolitana di Milano rappresenta le comunità locali che la costituiscono, ne cura gli interessi, ne coordina lo sviluppo e valorizza il principio di partecipazione di cittadini e cittadine e dei residenti, sia singolarmente sia in forma associata, conformando la propria azione al principio di sussidiarietà ai sensi dell’art. 118 della Costituzione”. Così recita il terzo comma dell'Articolo 1 dello Statuto della Città Metropolitana di Milano, idea partorita per consegnare un respiro più ampio alle realtà locali in un concerto di intenti volto a dare un governo a quella comunità urbana complessa che è l’area metropolitana milanese. Eppure, dopo l'entusiasmo iniziale, ai proclami e agli intenti sono seguite alcune disposizioni che stridono con i buoni propositi iniziali; se ne è subito accorta la comunità rozzanese - e limitrofe - la quale si è vista colorare di blu tutta la zona di Piazzale Abbiategrasso, storico approdo per i pendolari che grazie alla linea M2 partono per raggiungere i propri posti di lavoro dislocati in tutta la città.

Tale provvedimento, fortemente voluto dal Consiglio di Zona 5, rientrerebbe in una comprensibile – e in linea teorica condivisibile - politica tesa a scoraggiare il traffico cittadino e i conseguenti parcheggi selvaggi, con il guadagno di una maggiore vivibilità per i residenti e di una diminuzione dell’inquinamento. Tralasciando l'annosa questione del principio secondo il quale chi paga può comunque disporre di spazio e soluzioni, restano dei punti che destano qualche perplessità. Innanzitutto, e conseguentemente a quanto dianzi detto, si ha la sensazione che si stia appioppando una sorta di tassa a chi risiede in molti casi pochi metri oltre il fatidico cartello – alla faccia della Città Metropolitana di cui sopra -, a chi, già penalizzato da una rete di trasporti che non riesce a dimensionarsi sull’area metropolitana, deve spesso obtorto collo, usare l’auto anche per poi prendere il mezzo pubblico. Procedendo per sensazioni, sembra quindi che a pagare la maggior vivibilità dei residenti nelle immediate vicinanze della fermata M2, siano innanzitutto coloro che risiedono subito al di là della cinta daziaria del Comune di Milano. Infatti, mentre un qualunque abitante di Gratosoglio, o del quartiere Terrazze, può tranquillamente prendere la macchina e parcheggiare nei dintorni della fermata M2 di Abbiategrasso senza alcun esborso, chi abita poco più in là e spesso non gode di una prossimità con le linee 3 e 15, si trova fortemente penalizzato. Sembra inoltre eccessivo, quasi una cattiveria, imporre il pagamento anche nei posti auto di fronte al Centro Sportivo Carraro, vero e proprio parcheggio lontano da residenze e con nessun rischio di ingolfare il “tentacolare” traffico della zona. Vero, i rozzanesi hanno la linea tramviaria 15, ma è anche vero che molti motivi (dagli orari frammentati e flessibili, agli impegni famigliari) spesso rendono complesso e frammentato il viaggio e possono costringere ad un uso limitato dell'automobile per raggiungere le fermate delle linee tranviarie e metropolitane, con il rischio ora che quell’uso limitato si trasformi in uso tout court. Infatti siamo nella paradossale situazione che mentre, ad esempio, a Città Studi, al di là della linea 90/91, il parcheggio è ancora prevalentemente libero, nel “congestionato” Gratosoglio è tutto a pagamento. Perché, come in tutti i capolinea, che di questo si tratta, non si dota la fermata M2 Abbiategrasso di un adeguato parcheggio per i naturali flussi “forestieri”? Chi poi obietta che esiste il capolinea di Assago Forum, non tiene conto che tale destinazione è disagevole per chi proviene da diverse frazioni di Rozzano (Ponte Sesto, Quinto de' Stampi, Cassino) e che la corsa da quel punto esige un sovrapprezzo sul costo del biglietto urbano, sempre alla faccia della Città Metropolitana (gli assaghesi hanno invece una convenzione che li tutela). Per non parlare del parcheggio Famagosta, verso il quale già oggi si dirigono molti rozzanesi, che proprio in questi giorni, a causa delle “strisce blu”, é diventato meta obbligata con interminabili code all'ingresso e veloce esaurimento dei posti.

Non neghiamo i problemi che sosta selvaggia e traffico automobilistico portano ai residenti della zona 5 – soprattutto nelle aree intorno a Piazzale Abbiategrasso -, ma ci chiediamo se non sia il caso di trovare soluzioni che affrontino la questione nella sua giusta dimensione metropolitana, con disposizioni che combinino i pur necessari divieti con altrettante agevolazioni, come l’allargamento della tariffa urbana, l’estensione delle riduzioni previste per gli abbonamenti al parcheggio urbano anche a chi proviene da insediamenti limitrofi, la trasformazione del 15 in una vera metro tranvia con “semafori intelligenti” e l’eliminazione di diverse fermate… Insomma ci eravamo illusi di vivere tutti nella grande metropoli milanese, ma non solo siamo esclusi dall’elezione del nostro Sindaco Metropolitano, appannaggio dei soli residenti della città di Milano, veniamo inoltre considerati alla stregua di parcheggiatori a scrocco. In conclusione ci chiediamo se la misura è stata, non diciamo discussa, ma quanto meno presentata e motivata agli amministratori di Rozzano e se questi ultimi hanno almeno provato a interloquire con quelli milanesi per far presente i nostri problemi e le nostre esigenze. Parti della nostra Rozzano, città di 40.000 abitanti, sono quotidianamente attraversate da flussi importanti di traffico, anche provenienti dal capoluogo, basti pensare alla presenza dell’Humanitas, adesso polo universitario in ulteriore ampliamento, o ai centri commerciali, ma noi siamo qui ad esultare per aver “conquistato” – incrociamo le dita! -, cinque nuove fermate e circa 1,5 chilometri di linea tranviaria, con ticket extraurbano (!), di fronte a esigenze di trasporto e mobilità pubblica di ben altra portata e dimensione!

Casella di testo: A settembre Occhi aperti su:
A cura del Comitato Occhi Aperti di Rozzano

N. 7 Ottobre 2015

ADRIANA ANDO’ di OCCHI APERTI VERRA’ QUERELATA?

Una determina del dirigente responsabile Dottoressa Stefanea Martina assegna € 5.500  allo Studio dell’avvocato Casella-Brambilla – Pisoni – Borasi  che dovrà tutelare l’Ente

ODORI A QUINTO:

la situazione delle emissioni in atmosfera è diventata ancora più seria: abbiamo riscontrato fonti di inquinamento olfattivo anche a Cassino. A distanza di decenni nei quali i cittadini soffrono per le emissioni in atmosfera di sostanze molto probabilmente nocive visto che causano malori ai cittadini, l'amministrazione risponde che :"una volta ricevute le risultanze degli accertamenti eseguiti da ARPA, questo Comune attiverà tutte le procedure amministrative di competenza atte a risolvere i problemi segnalati.”

i siamo rivolti direttamente ad ARPA affinché prenda gli opportuni provvedimenti per la tutela della salute dei cittadini.

Il prossimo passo sarà un esposto alla Magistratura nel caso in cui non si ottengano seri risultati

STRISCE BLU PER LA SOSTA A PAGAMENTO A GRATOSOGLIO E IN PIAZZA ABBIATEGRASSO

Il Comune di Milano, con decisione unilaterale, ha segnato con strisce blu a pagamento tutti i luoghi dove da sempre i rozzanesi parcheggiano nelle vicinanze delle fermate della metropolitana o della linea tramviaria n. 3. Abbiamo chiesto alla Sindaca Barbara Agogliati di intervenire per contestare questa decisione e almeno di contrattare una tariffa agevolata sui mezzi pubblici da e per Rozzano:

nessuna risposta

MANUTENZIONE DELLA CITTA’

I marciapiedi di Rozzano ormai sono diventati piccoli boschi: abbiamo chiesto all’amministrazione di chiedere la collaborazione dei cittadini per ridurre il disagio provvedendo personalmente alla ripulitura dei giardini antistanti i palazzi di proprietà condominiale:

nessuna risposta

IL PORTONE DEL COMUNE NON SI APRE E SCRICCHIOLA

Quando il degrado raggiunge la porta di casa di una città diventa veramente grave.

Ci siamo molto indignati nel constatare che la porta del Comune si apriva con difficoltà e strisciava sul pavimento con un terribile suono lugubre: nessuno si era accorto?

Abbiamo protocollato una richiesta di riparazione della porta di ingresso alla casa comunale.

Nessuna risposta

Spostamento del casello autostradale a Binasco

Il Sindaco di Rozzano Barbara Agogliati non sembra interessata al problema dello spostamento del casello a Binasco, decisione molto importante per la nostra città e storica richiesta delle amministrazioni rozzanesi. Infatti il 25 settembre si sono riuniti sulla questione sindaci  e assessori dei comuni d’area, però la nostra non ha partecipato. Per scelta o non era stata invitata?

Casella di testo: A ottobre Occhi aperti su: API!
A cura del Comitato Occhi Aperti di Rozzano

N. 8 Novembre 2015

1. API s.r.l è stata costituita  nel 2006 per amministrare i beni di proprietà del Comune di Rozzano, proseguire il lavoro di ampliamento dell’ impianto di teleriscaldamento nel quartiere Alboreto, iniziato nel 2002, e  gestire i servizi pubblici locali.

2. Con l’affidamento ad API di tutti i servizi pubblici, il Comune veniva spogliato di uno dei suoi compiti primari con la differenza che i lavori venivano effettuati senza il controllo necessario nella Pubblica Amministrazione, a costi incontrollati e incontrollabili che hanno fatto lievitare l’indebitamento di API nei confronti delle banche molto velocemente, tanto che i debiti verso il sistema bancario sono passati da quasi diciassette milioni nel 2007 a 19 milioni nel 2008, poco più nel 2009 fino a 33 milioni e rotti nel 2010 con un crescendo sempre più irrefrenabile.

3. Nel 2010 API riceve un finanziamento da MPS e Cassa Depositi e Prestiti per un importo di 45 milioni per il teleriscaldamento. La prima tranche  di 19 milioni e rotti viene trattenuta dalle banche per liquidare i debiti pregressi. Il contratto di mutuo sottoscritto da API si configura come un cappio al collo di API,  AMA e del Comune di Rozzano in quanto le banche chiedono ad API, Comune di Rozzano e AMA garanzie capestro quali: ipoteche sui beni per 90 milioni, pegni sui conti correnti, fidejussioni del Comune ed AMA ed altro.

4. Proprio queste garanzie hanno fatto precipitare la situazione con le banche che hanno bloccato i conti correnti di API e uno di AMA negli scorsi mesi.

5. Nel corso degli anni i revisori contabili hanno sempre espresso, su ogni relazione sul bilancio della Società,  molte perplessità sull’andamento della gestione di API chiedendo al  Comune, socio unico, di regolamentare con chiarezza i rapporti fra AMA, API E COMUNE DI ROZZANO e di provvedere ai pagamenti con maggiore regolarità.

6. Il Comune di Rozzano, dal canto suo, molto probabilmente per eludere il patto di stabilità, fin da subito ha cominciato a maturare debiti nei confronti di API  passati da quasi tre milioni già nel 2006, a 5,5 milioni nel 2007, a 4 milioni nel 2008 e così via senza considerare le ripetute richieste di pagamento che provenivano da API che, a sua volta veniva pressata dai fornitori.

7.Il personale  dipendente è passato da 39 persone nel 2006, a 68 nel 2007 a 93 nel 2008 con costi insostenibili.

8. In sostanza una situazione fallimentare che la Giunta D’Avolio ha iniziato e  che l’attuale Sindaca, Assessore alle partecipate dal 2009 al 2013,  non ha saputo controllare e portare sul giusto binario.

9. Ora la situazione è praticamente senza speranze in quanto, con la liquidazione volontaria si sarebbero potuti vendere i beni affidati ad API con licitazione privata, ma con  l’eventuale fallimento o con il concordato in bianco, proposto dagli avvocati,  è molto probabile che i beni vengano venduti all’asta per pagare per primi i dipendenti, poi i contributi, le banche e, se rimane qualcosa, i fornitori.

10. Le banche però sono garantite per l’intero debito che, allo stato attuale non è precisato, in quanto hanno a garanzia le fidejussioni del Comune di Rozzano che non può fallire e quindi tenuto a pagare.