Periodico di informazione, cultura, opinioni

 Locale 2

Casella di testo: Rozzano: storia di luoghi, famiglie, territorio
La famiglia Ferrario e Ponte Sesto

N. 4 Giugno 2015

Niccolò De Rosa

Per raccontare la storia di epoche e luoghi, non bisogna per forza occuparsi dei grandi eventi e delle personalità studiate a scuola; talvolta gli aneddoti più interessanti, quelli che ci dicono realmente da dove proveniamo, si nascondono proprio nei racconti di coloro che si sono ritagliati un piccolo angolo sul foglio del tempo e hanno visto e vissuto il mutare delle cose. Anche una realtà minuta come quella rozzanese può essere pregna di storicità e perciò ci siamo rivolti ad una persona la cui famiglia ha da secoli una certa rilevanza sul suolo nostrano, per ripercorre alcuni passi nella memoria della nostra comunità.  

Massimo Ferrario, lei proviene da una famiglia che affonda le sue radici nella storia del territorio rozzanese.

Come nasce la vicenda dei Ferrario?

Facendo di ricerche presso la parrocchia di Ponte Sesto e in Arcivescovado si è recuperato un albero genealogico in cui si attesta il primo battesimo di un Ferrario a San Giorgo in Ponte Sesto Vecchio, oggi impropriamente chiamato Villalta, nel 1689; da lì è iniziata una serie di discendenze che hanno portato la famiglia a radicarsi sul territorio e a osservare la Storia fare il suo corso: vi è anche un documento che dimostra la vendita di un appezzamento di terra alla famiglia Ferrario da parte di un generale napoleonico. Le mie conoscenze dirette partono però dai racconti del bisnonno, Luigi Ferrario, detto Bigio,il quale, insieme al fratello Giovanni, si era stabilito nella zona di Gambarone. Luigi era un giudice di pace, mentre Giovanni fu anche sindaco di Rozzano. La famiglia è sempre stata molto unita e prosperosa tanto che dei sei figli che Bigio mise al mondo, Giovanbattista Ferrario, mio nonno, ebbe a sua volta sette discendenti, tra cui papà Mario. Anche io, benché nato a Milano, mossi i primi passi a Rozzano, ma all’età di 5 anni ci trasferimmo a Milano, lasciando la casa padronale come residenza estiva. La fattoria però continuò nella sua attività fino alla morte di nonna Angelina Gnecco, moglie di Giovanbattista, la cui scomparsa coincise con l’inizio della lottizzazione dei terreni di Ponte Sesto e portò i vari figli e cugini a vendere parte dei terreni della Cascine di Gambarone, Villalta e Fizzonasco. Tali aree sono diventate gran parte di Ponte Sesto e dei quartieri di edilizia popolare.

Quale ruolo ebbero i Ferrario sul territorio?

La mia famiglia si occupò per decenni della coltivazione di riso nelle cascine di Gambarone e Villalta. Intorno al 1870 bisnonno Bigio costruì una avanzata macchina per spulare il riso e raccogliere i chicchi passati al setaccio nei sacchi di raccolta. I miei nonni invece misero a punto una delle prime motofalci, consistente in un carro trainato da due buoi e da un cardano collegato con le ruote che faceva girare 4-5 falci sotto il carro. Essi hanno inventato anche i primi essicatoi italiani dotati di caldaia che servivano ad asciugare il grano al riparo dalle intemperie, per poterlo quindi rivendere ai mulini ad un prezzo migliore senza che diventasse un pastone inutilizzabile. Tali macchinari venero venduti in Germania, Francia, Inghilterra e America. Le cascine erano delle piccole comunità in cui, oltre alla casa padronale, vi erano gli alloggi dei contadini e le numerose stalle. Ci si dedicava infatti anche alla produzione di formaggi (non yogurt, ai tempi ritenuto latte andato a male!) e all’allevamento di polli, benché per un breve periodo; in quegli anni si usava arrotolare il caglio appena pressato con la terra appena fuori dalla stalla per formare la crosta e impedire che il formaggio potesse ammuffire. Certo, l’igiene non era proprio il massimo, ma erano anni in cui tutte le sere, munito di secchiello e sgabello, potevo godermi una bella tazza di latte appena munto!

La guerra mutò qualcosa nella vita quotidiana delle campagne rozzanesi?

Essendo Rozzano ancora un paesino di campagna relativamente isolato, la guerra non influì più che da altre parti la vita di tutti i giorni; ci fu però una volta, nel 1945, quando mio padre aveva 18 anni, in cui dalla strada sterrata giunse una camionetta di soldati tedeschi che venivano per rastrellare giovani da mandare al fronte. Mia zia allora nascose papà Mario nel granaio e accolse con pane, salame e vino i soldati che naturalmente si bearono di tanto ben di Dio e se ne andarono satolli senza portare via nessuno.

Come si delineava la realtà rozzanese in quegli anni?

Prima delle varie lottizzazioni, Rozzano e l’area  circostante era una campagna collegata a Milano solo da una stretta strada sterrata fiancheggiata da due fossi. Non era raro che mio padre fosse costretto dalla nebbia a scendere dall’auto e a illuminare il percorso con un accendino per capire dove proseguisse la strada; Anche il Lambro non era ancora canalizzato e nei suoi affluenti, oltre alle rane, era possibile pescare squisiti gamberi di fiume, ormai totalmente scomparsi. La distanza tra città, che finiva in Piazza Abbiategrasso  e la campagna era pertanto abissale. Fino alla costruzione negli anni ’60 di Via dei Missaglia, Milano rimase una realtà ben distinta. A sua volta il centro di Rozzano, l’odierna Rozzano Vecchia, era un luogo piuttosto distante dalla vita dei campi circostanti; a parte i bisnonni Luigi e Giovanni, la mia famiglia non partecipò mai in maniera assidua alle vicende del paese e gran parte dei contatti con il mondo fuori dalle proprietà avveniva mediante i camioncini ambulanti che settimanalmente portavano un piccolo mercato nei cortili delle tenute.

Come ha vissuto nel corso degli anni la spola tra la grande città e il paesino di periferia?

Io ho vissuto per 32 anni a Milano, ma c’e sempre stato affetto per la casa di campagna e appena c’era l’occasione si prendeva la macchina e si tornava alla cascina. Dopotutto quei mattoni trasudano storia! Tra l’altro pare anche che ci sia un fantasma buono, il signor Maierna, un casaro che venne sgozzato dalla moglie perché sorpreso con un’altra gentile signora e i cui passi sono stati uditi più volti dagli inquilini della casa padronale. Facezie a parte, io e la famiglia siamo sempre stati legati al territorio e ormai, ora che mi sono definitivamente trasferito qui, mi sento un vero rozzanese che vive e lavora per in una comunità pulsante

Come vive oggi la città e le sue vicissitudini?

Come cittadino mi sento in dovere di fare qualcosa per la mia gente; da anni ho intrapreso l’avventura della Casa del Riuso che permette l’inserimento al lavoro di persone con difficoltà mentali, fisiche e sociali. Essa permette anche a chi ha forti disabilità di fare cose reali (piccola manutenzione, pulizie, raccolta differenziata) e sentirsi utili. Senza alcuna presunzione si prova quindi a migliorare una città che nonostante i suoi problemi e alcune contraddizioni piuttosto evidenti, merita di continuare a crescere.

Casella di testo: Partito Democratico. Una forma partito modello social network
Marco Macaluso segretario cittadino del PD a Rozzano

N. 5 Luglio 2015

Niccolò De Rosa

C’era una volta la sinistra delle piazze, la sinistra dei circoli, la sinistra che, anche quando non si riusciva a portare a casa un risultato elettorale, era in grado di mantenere la sua compattezza grazie alla capillare presenza sul territorio e al lavoro coordinato dei suoi instancabili militanti. Tempi diversi, tempi andati. Oggi l’agone politico si è spostato sul web, sui social, dove le idee circolano più libere e la testiera riesce a trasformare il più grigio dei qualunquisti in un novello Montesquieu. Ora più che mai la piazza non è un adeguato termometro del clima politico e perfino il più refrattario dinosauro del panorama politico nostrano si è dovuto adattare alle nuove regole del gioco.

La politica rimane però un’esigenza delle persone, non degli account; coloro che scelgono di impegnarsi in prima persona per migliorare la propria città necessitano comunque di referenti in carne ed ossa con cui confrontarsi, poiché la collettività esige e merita che i protagonisti della cosa pubblica ci mettano la faccia, e non solo la foto profilo.

C’è un partito a Rozzano che, forse inebriato dal restyling 2.0 di Renzi, o, come sussurrano alcuni maligni, mosso da un volontario intento oscurantista, sembra aver dimenticato questi valori di condivisione e partecipazione. Da più di un anno infatti, incassata la vittoria alle municipali, il PD rozzanese si è reso uccel di bosco nei confronti dei propri iscritti, con le riunioni aperte alla base militante che si contano sulle dita di una mano e un’assenza pressoché totale di comunicazione interna, se non nelle “alte sfere”. Unica modalità di incontro con i propri rappresentanti è Facebook, catino onnicomprensivo di opinioni cui le figure locali più in vista affidano i flebili sussulti di un’attività di partito altrimenti morente.  Il risultato vede una massa indistinta di tesserati che non si conoscono tra di loro e che saltuariamente si vedono calare dall’alto le linee guida di un cerchio magico senza volto. Ultimo esempio di ciò è il recente avvicendamento alla Segreteria del Partito che ha visto Marco Macaluso prendere il posto dello storico predecessore, Antonio Lo Preiato; senza entrare nei meriti della scelta, l’anomalia che salta all’occhio riguarda il fatto che Macaluso sia stato l’unico candidato “d’ufficio” proposto nel corso di una rapida due giorni di congressi e votazioni che ha concluso un passaggio di consegne durato meno di un mese ed è stato privo di qualsiasi tipo di dibattimento. Certo, la possibilità di avanzare altre candidature c’era eccome, ma le liste si sarebbero dovute compilare nell’esiguo spazio di tre settimane, tempo in cui l’eventuale candidato avrebbe dovuto farsi consegnare la lista degli effettivi tesserati sul territorio (il cui numero esatto è ammantato da un alone di mistero), raccogliere le firme necessarie, e far conoscere al resto del partito il proprio programma, il tutto senza che nessuna riunione venisse programmata a tale scopo.

Molti elementi farebbero sospettare che si sia scoraggiata la formazione di un’alternativa valida all’Apparato attualmente alle redini del partito di maggioranza rozzanese, perciò non ci resta che confidare che il nuovo corso appena intrapreso ( l “obiettivo 2.0” come ribattezzato dallo stesso Macaluso) porti ad una nuova ventata di trasparenza, di partecipazione costruttiva, e di dialogo con le altre forze politiche, nell’ottica di un futuro migliore per la nostra comunità.

Casella di testo: A giugno Occhi Aperti su...
A cura del Comitato Occhi Aperti di Rozzano

N. 5 Luglio 2015

CHI SPARGE VELENI PER UCCIDERE LE NUTRIE?

Tony Bruson ha indagato sui veleni sparsi nei campi agricoli vicino alle rogge di Basiglio, Pieve, Lacchiarella, ha individuato i responsabili ed è riuscito  a fare intervenire la Polizia Locale e la Protezione civile di Lacchiarella che ha raccolto i veleni e procederà alle relative denunce.

VIADOTTO NEL PARCO LUNGO 38 METRI

Il viadotto è stato completato esattamente nei 90 giorni previsti. Ci hanno riferito che già il Piano Integrato non era stato approvato dalla Provincia e quindi non avrebbe dovuto essere attuato.

 PARCO DELLE ROGGE

Dietro la baracca di Ufficio Vendite comincia a crearsi una discarica: riteniamo possa essere di protesta

TRIVELLAZIONE ESPLORATIVA A ZIBIDO S. GIACOMO

Il ricorso al TAR non è stato respinto, ma il Giudice ha deciso che nei prossimi mesi verrà approfondito e discusso nel merito. I cittadini di Zibido chiedono di partecipare alla raccolta fonti che si rende indispensabile per pagare gli avvocati. Qualche speranza può nascere se saremo uniti.

OCCUPAZIONE ABUSIVA DI UN’AREA PUBBLICA A QUINTO DE’ STAMPI

L’orto abusivo è stato smantellato e resta un boschetto di ulivi e alberi da frutto che ci auguriamo non vengano abbattuti. L’abusivismo risaliva a molti anni addietro. Piccolo successo di OCCHI APERTI

NEGOZIO IN PIAZZA FOGLIA

Già locato a FERRUCCIO DEGRADA / COSVIN, disdettato molti anni fa che ancora mostra l’insegna e la pubblicità delle case nel parco. Ci ha insospettito il fatto che fosse molto pulita la vetrina nonostante in molti anni non sembra sia stato aperto. Abbiamo interpellato l’amministrazione circa il pagamento della tassa sulle insegne e non ci ha risposto. ALER ci ha risposto che farà le indagini del caso. Come mai non sono state rimosse le insegne e la pubblicità e da anni non è stato locato e risulta perfettamente pulito?

Casella di testo: I cavalieri della Valle solitaria
Intervista al Comitato di Quartiere di Valleambrosia

N. 5 Luglio 2015

A.P.

1 Da quanto tempo è stato costituito il Comitato di Quartiere e quale percorso ha portato alla sua nascita?

L’idea del CdQValle nasce circa 8 mesi fa su iniziativa di tre persone per rispondere a quella che veniva avvertita da tempo come una necessità molto sentita. Valleambrosia conta infatti quasi 5000 residenti, merita servizi adeguati e non vuole più essere considerata la periferia della periferia.

Abbiamo scelto di passare ai fatti e di creare le basi per la costituzione del nostro comitato di quartiere che ha fondamentalmente il compito di

dare voce e rappresentare tutti - indipendentemente dalla relativa appartenenza politica

perseguire obiettivi di utilità sociale strettamente legati ai problemi del territorio di Valleambrosia.

Questa scelta, avvenuta in tempi non sospetti, ovvero fuori da un periodo di campagna elettorale, ha trovato la più ampia adesione da parte della gente. A febbraio abbiamo distribuito in tutto il quartiere un questionario nel quale chiedevamo di esprimere l’indice di soddisfazione in merito allo stato del quartiere e ai servizi presenti. Abbiamo dunque convocato la nostra prima assemblea pubblica e presentato gli esiti del sondaggio. La partecipazione a quella prima assemblea è andata ben oltre le nostre migliori aspettative ed è stata riconfermata anche negli incontri successivi.  Ci siamo quindi costituiti formalmente in Associazione con atto del 27.4 scorso ed eletto pubblicamente Consiglio Direttivo di 8 membri.

2 Che tipo di organizzazione si è data il Comitato o come pensate di articolare la partecipazione degli aderenti alle varie attività? Avete in mente iniziative di coinvolgimento dei cittadini della frazione?

Ci siamo costituiti come Associazione di Volontariato per perseguire – con carattere apartitico - il fine esclusivo della solidarietà sociale, umana, civile e culturale.

Il coinvolgimento funziona attraverso la condivisione di programmi e azioni mediante l’organizzazione di gruppi di lavoro e la gestione della comunicazione. A tal proposito segnaliamo che sono state già istituite 3 commissioni (gruppi di lavoro) che si occuperanno dei temi riguardanti il Territorio, la Scuola e i Trasporti; alle stesse si sono già iscritte 16 persone e, con l’avvio della Campagna di Adesioni, confidiamo di aumentare il numero dei soci partecipanti e di trovare più forza lavoro per le commissioni.

3 Per un organismo di partecipazione come il Comitato, aver cura del proprio territorio vuole necessariamente dire entrare in una relazione interlocutoria con il Comune, i suoi Uffici Tecnici e gli Amministratori. Avete già avuto rapporti con l’Amministrazione? O come pensate di impostare questa interlocuzione?

L’interlocuzione sarà senz’altro improntata alla massima collaborazione ma vogliamo cambiare l’abitudine a delegare. Preferiamo infatti porci in rapporto con le istituzioni come soggetti che non si limitano a chiedere un servizio ma anche a proporre soluzioni pratiche che siano attuabili nel rispetto delle varie competenze. Adesso che abbiamo istituito il nostro Consiglio Direttivo, nominato al suo interno le cariche e notificato al Comune la nostra esistenza, chiederemo al Sindaco e a tutti i referenti istituzionali un incontro per illustrare i nostri programmi.

4 Quali problemi, tra i tanti che affliggono Valleambrosia, avete individuato come prioritari e sui quali esercitare l’attività di vigilanza, di osservazione e di denuncia?

Dagli esiti sui sondaggi sono emerse percentuali di insoddisfazioni significative sui seguenti temi:

Manutenzione del manto stradale e riordino della viabilità

92,1%

Praticabilità e pulizia marciapiedi

80,8%

Demolizione dei vecchi capannoni in disuso

88,7%

Definizione di nuove destinazioni d'uso per le aree dismesse

86,8%

Creazione di luoghi di aggregazione per giovani e anziani e regolamentazione degli stessi, ove già esistenti

84,8%

Modifiche ed implementazioni del servizio di trasporto da e verso Milano

65,6%

 

Lo spirito con cui poi, nel corso dell’assemblea e dei successivi incontri, abbiamo ritenuto di operare è stato quello di far concentrare l’attenzione della gente - quantomeno nei primi interventi – su pochi obiettivi facilmente raggiungibili, tenendo in considerazione anche la questione ‘costi’ che come sempre impatta in maniera determinante sulla concreta realizzabilità dei progetti.

In tale ottica abbiamo quindi invitato la gente a non limitarsi a proporre i problemi ma anche le ipotesi di soluzione. Ciò che è emerso dai dibattiti così improntati è stato significativo, perché pur considerando certamente importanti temi quali sicurezza, demolizione dei vecchi capannoni o rifacimento delle strade,  la gente ha capito che limitarsi a denunciare i problemi aspettando che l’Amministrazione Pubblica provveda a risolverli è una forma di delega che non sempre porta a risultati concreti e immediati. La scelta fatta è stata dunque quella di affrontare principalmente problemi di più immediata soluzione.

Oltre alla vigilanza e alla denuncia sia presso gli Uffici comunali che verso l’opinione pubblica, avete anche pensato a qualche proposta da avanzare per migliorare la qualità ambientale, insediativa o sociale di Valleambrosia?

Abbiamo già allo studio delle Commissioni varie proposte. Di seguito un paio di esempi.

Da tempo a Valle c’è un solo medico di base con conseguente elevato numero di pazienti a carico: perché non cercare di ottenere dalla ASL l’impiego di un secondo medico di base? Oppure: dal prossimo mese di settembre, l’area circostante la stazione metropolitana di Abbiategrasso diventerà zona con sosta a pagamento. Perché non provare dunque a creare alternative valide all’utilizzo dell’automobile, chiedendo ad ATM di incrementare le corse degli autobus locali (201 e 328), a modificare il percorso della linea 79 facendo proseguire la corsa (che attualmente ferma al quartiere Basmetto) fino alla rotonda che incrocia Via Monte Amiata, a spostare il capolinea della 201 in Via Franchi Maggi in prossimità della fermata del tram 15 o a chiedere a società di car-sharing come Car2Go o Enjoy la disponibilità ad estendere alla nostra zona l’area di utilizzo delle vetture a noleggio nell’ottica dello sviluppo della propria attività e della cd. città metropolitana? Tutte iniziative che per la P.A. avrebbero solo un coinvolgimento operativo legato a concessioni e formalizzazione di protocolli di intesa, senza alcun impatto sul versante economico.

Piazza Foglia è uno strumento a disposizione dei cittadini che vogliono occuparsi della città. Come intendete far conoscere le vostre iniziative, con quali canali e mezzi?

Al momento i nostri canali ufficiali sono una mailing list riservata agli associati, un profilo Facebook (Comitato di Quartiere Valleambrosia) aperto a tutti, il rilascio periodico di volantini presso gli esercizi commerciali e il buon vecchio passa-parola.

Ci stiamo inoltre attrezzando per creare un servizio espressamente dedicato all’informativa periodica a mezzo degli organi di stampa locale, compresa ovviamente “Piazza Foglia” che con l’occasione ringraziamo per l’attenzione che – prima fra tutti – ci ha riservato.