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Rozzano Anno V - N. 8 – Ottobre 2018

Anno V- n.8 – Ottobre 2018

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Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

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Casella di testo: Assegno divorzile: superato il concetto di “tenore di vita”. Ecco come verrò quantificato

Adele Quaroni

Come si quantifica l’assegno divorzile? Quando se ne ha diritto? Queste domande sono state oggetto di un acceso dibattito in seguito ad una pronuncia della Cassazione  (n. 11504/2017) con la quale la prima sezione della Suprema Corte sembrava aver introdotto parametri più restrittivi per il trattamento economico dell’assegno al coniuge più debole: nella sentenza i Giudici, chiamati a decidere sul divorzio di una coppia molto facoltosa, avevano escluso l’assegno a favore della moglie perché dotata di indipendenza economica, senza porre alcun riferimento al tenore di vita goduto dalla donna in costanza di matrimonio, criterio fino a quel momento posto alla  base per l’accertamento del diritto all’assegno.

Un po’ di storia: prima di tale pronuncia l'assegno aveva carattere prevalentemente assistenziale poiché veniva riconosciuto al coniuge privo di mezzi adeguati (derivanti da redditi da lavoro, beni mobili e immobili e altre utilità) a conservare il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio; non era necessario lo stato di bisogno del coniuge richiedente ma rilevava il deterioramento delle condizioni economiche conseguenti al divorzio: nel corso del giudizio quindi il coniuge richiedente l’assegno doveva  dimostrare di non possedere mezzi adeguati a conservare il tenore di vita goduto .

E’ stato poi precisato che l’inadeguatezza dei mezzi non era sufficiente a riconoscere l’assegno, occorrendo anche la prova dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive: come accade per esempio al coniuge che si sia dedicato per un considerevole periodo di tempo nell’accudimento dei figli e al termine di un matrimonio di lunga durata fatichi a trovare un’occupazione specie se in là con gli anni. Nella prassi interpretativa l’assegno divorzile ha quindi sempre avuto la funzione di ripristinare un certo equilibrio tra i coniugi riconoscendo una solidarietà post coniugale.

Accertata l’inadeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante il matrimonio, il Tribunale ne quantificava l’entità prendendo in considerazione la storia matrimoniale, vale a dire le ragioni che avevano portato allo scioglimento del matrimonio,  il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio personale  e della famiglia, la durata del matrimonio, il reddito e l’età di ciascun coniuge:  questi criteri, negli ultimi decenni, sono stati i parametri  per quantificare e correggere al rialzo o al ribasso  l’assegno divorzile.

E’ quindi evidente come la sentenza sopra citata -  che ha sostanzialmente abbandonato il parametro del tenore di vita matrimoniale nella fase di accertamento del diritto all’assegno - abbia rappresentato  un vero e proprio terremoto; la sentenza della cassazione difatti stabilendo che l’assegno vada riconosciuto solo quando il richiedente non sia in grado, per ragioni obiettive, di garantire la propria autosufficienza economica, ha considerato l’ex coniuge che richiede l’assegno quale persona singola e non più parte di un rapporto matrimoniale seppur  estinto. Sull’onda di tale decisione molti Tribunali sono giunti alle medesime conclusioni negando l’assegno se il coniuge richiedente aveva una indipendenza economica che gli consentisse una vita dignitosa: dando così adito a molteplici interrogativi e dubbi: non esiste più alcuna solidarietà post coniugale? Il divorzio estingue il vincolo come se non fosse mai esistito? Quali sono i parametri per valutare il concetto di autosufficienza economica, impeditiva dell’assegno divorzile? I mezzi devono essere adeguati o sufficienti? Esistono criteri oggettivi per valutarlo?

 

Per porre fine a tali interrogativi e riequilibrare gli effetti della inedita pronuncia sono intervenute le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 18287/2018secondo la quale “ai fini del riconoscimento dell’assegno si deve adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all’età dell’avente diritto. Il parametro così indicato si fonda sui principi costituzionali di pari dignità e di solidarietà che permeano l’unione matrimoniale anche dopo lo scioglimento del vincolo. Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale”. In altre parole il diritto all'assegno di divorzio non dipende dalla mancanza di autosufficienza economica in chi lo richiede ma sorge quando si tratta di porre rimedio allo squilibrio esistente nella situazione economico-patrimoniale delle parti per cause che risalgono al vissuto della coppia  dando il giusto rilievo alle scelte e ai ruoli che hanno caratterizzato la vita familiare:  l'assegno diventa cioè lo strumento che consente al coniuge più debole di ricevere quanto ha dato durante il matrimonio; la suprema Corte nel ribadire il principio di solidarietà post coniugale  e pur riconoscendo all’assegno divorzile una funzione riequilibratrice delle disparità tra i coniugi, mitiga il riferimento al tenore di vita – che rischia di garantire rendite di posizione - stabilendo che sia  necessario valutare il contribuito dato da ciascun coniuge al menage familiare, l’età dei coniugi e la durata delle nozze. La domanda da porsi è quindi se lo squilibrio economico conseguente al divorzio derivi dal sacrificio di aspettative professionali (o reddituali) fondate sull’assunzione di un ruolo consumato esclusivamente o prevalentemente all’interno della famiglia : se è così e se quindi il coniuge   ha sacrificato le sue aspirazioni e possibilità professionali per assumere un impegno all’interno della famiglia allora l’assegno servirà per riequilibrare l’iniqua situazione economica che esiste al momento in cui viene domandato il divorzio; sarà necessario tenere conto delle aspettative professionali ed economiche eventualmente sacrificate, in considerazione della durata del matrimonio e dell'età del richiedente.

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