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Rozzano Anno IV - N. 10 – Dicembre 2017

Anno IV- n.10 – Dicembre 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

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Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

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Le recensioni di Piazza Foglia

Casella di testo: Slessico familiare 
Un glossario aggiornato e critico sui nostri tempi di Guido Viale

A.P.

“Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!” Suona sempre un po’minaccioso, ma per me vero e attuale, il monito del Michele Apicella/Nanni Moretti di Palombella Rossa.

Ogni tanto è necessario fermarsi e fare il punto sulle cose per non essere travolti dalla superficialità, dal pregiudizio, dall’intento mistificante con cui il senso comune dominante, ripropone e logora parole e concetti, rovesciando significati che occultano il senso autentico delle parole e la loro vitalità.

E così sembra pensarla anche Guido Viale, economista e ambientalista, studioso e ricercatore sul rapporto tra processi economici e ambiente, nonché storico militante della nuova sinistra ed ecologista di lungo corso.

Viale ha infatti messo insieme, raccolte per capitoli, le parole sotto cui soggiacciono concetti, questioni, idee e problemi che descrivono il nostro tempo, con il desiderio di offrirci “uno schizzo del mondo in cui viviamo, certo incompleto, ma comunque sottratto alle interpretazioni dominanti: quelle fatte apposta per non farci capire niente”.

Ne risulta un glossario in cui vengono esaminate questioni complesse, con una notevole ampiezza e trasversalità di saperi coinvolti, trattati con efficacia e originalità, e con grande chiarezza espositiva e di linguaggio.

Viale affronta un campo assai ampio di concetti e temi, smontando luoghi comuni e interpretazioni ideologiche già usurate. Come nel caso del “merito”, disvelando come dietro l’esaltazione del valore individuale, sbandierato spesso come antagonista rispetto alle pratiche clientelari, in realtà si muova un orizzonte di pensiero che ruota attorno alla competitività come misura anche nel campo dei diritti di base. Senza valutare poi come si compone e articola la scala gerarchica chiamata a giudicare il merito. In sostanza dietro l’idea meritocratica c’è  “una visione del mondo che giustifica e promuove la competizione universale – una versione totalizzante di darwinismo sociale – come soluzione ’naturale’ di tutti i problemi: il sistema ottimale, si sostiene, per allocare le risorse – anche quelle cosiddette ’umane’ – e promuovere il benessere di tutti. Il darwinismo sociale legittima le diseguaglianze responsabilizzando o colpevolizzando gli individui per la loro condizione”.

Più singolare e stimolante la trattazione di concetti quale quello di “proprietà”, che apre a sviluppi di pensiero e orizzonti culturali ampi: “La più antica, persistente e fondativa forma di appropriazione, ovvero di proprietà (’il terribile diritto’, per Stefano Rodotà), nelle diverse forme che ha assunto nel corso della storia, è quella degli uomini sulle donne. Su di essa si sono modellate tutte le altre forme di proprietà che hanno accompagnato il succedersi delle civiltà”. Viale apre ad una contraddizione messa in luce dal femminismo, senza peraltro dimenticare che il potere dell’uomo sulla donna, come fondativo di ogni rapporto di dominio politico, economico e sociale è già stato messo in luce dal giovane Marx dei Manoscritti economici e filosofici.

Nella trattazione delle varie voci, come già accennato, Viale mette in campo un ampio arco di saperi, dalla filosofia alla psicologia, dalla teoria economica all’analisi sociale, restituendoci la complessità sottesa alle parole del suo lessico e togliendole dalle semplificazioni ideologiche che invece ritroviamo nell’uso e nell’interpretazione dominante.

“L’uomo indebitato” più che una parola è la sintesi, il prodotto del capitalismo finanziario globale anche in questa sua fase di crisi. E’ una figura antropologica non solo l’effetto di un’economia; la “sua” porzione di debito è lo strumento di dominio che vincola la sua vita a quella del sistema che quello stesso debito ha creato e alimenta.

“Ascolto”, “conoscenza”, “sensibilità”, “ignoranza”… chi vuole affrontare temi e parole del linguaggio pubblico, con un occhio rivolto alla scuola, ai processi formativi, trova in questo glossario un ricco materiale di riflessione: “le cascate di parole e immagini che ci investono attraverso i media audiovisivi difficilmente si depositano e, come la moneta cattiva scaccia quella buona, l’inflazione di informazioni e immagini prodotta dai media restringe progressivamente lo spazio riservato ai contenuti meditati. La scuola – ancora quasi interamente affidata alla parola scritta in quotidiana competizione con la marea di suoni, immagini e parole, gridate, sussurrate o cantate, prodotta dai media – è stata la prima vittima di questo passaggio”.

La formazione culturale di Viale, il suo ecologismo, sostenuto da una solida preparazione economica, attraversa tutto il libro. La sua attenzione all’”ecologia della mente”, nei termini di Gregory Bateson, lo spinge ad affrontare i temi con un’attenzione a “tutte le interazioni che determinano o condizionano il comportamento umano”.

Anche sotto le parole più classiche del vocabolario economico, da “moneta” a “reddito”, da “lavoro” a “crescita”, operano categorie interpretative più ampie e, soprattutto, l’arsenale teorico classico viene adeguatamente rinforzato e opportunamente aggiornato da una visione delle contraddizioni sociali ed economiche che vedono nel rapporto tra l’uomo e il suo ambiente una nuova centralità. Parole come “progresso”, “sinistra”, “socialismo”, trovano qui una critica che parte proprio dall’idea che “la direzione da imboccare è quella di una cultura del limite, pacifica, tollerante e capace di mescolare visioni diverse – cioè “meticcia” – ma armata dei saperi prodotti e diffusi dal lavoro di scavo, di elaborazione e di divulgazione che ha visto impegnata negli scorsi decenni la componente più attiva dei movimenti”.

Questo libro offre una sintesi dei contributi teorici necessari a costruire un’azione politica radicale nuova e consapevole, che spesso nella contingenza della polemica e della lotta quotidiana arretra e si pone costantemente sulla difensiva.

Certo l’assertività di alcune interpretazioni e affermazioni di Viale a volte colpisce; siamo per cultura e formazione avvezzi al dubbio. E siamo ben coscienti che i continui richiami alla crescita, gli inviti a tornare a politiche keynesiane senza aggettivi, sono del tutto inadeguate di fronte alla natura della crisi economica/sociale/ambientale che attraversiamo e hanno bisogno di nuovi innesti teorici e politici, ma la necessità di riconvertire l’economia, la produzione, la distribuzione delle merci e il consumo, si deve misurare con le forme che il potere di classe assume nel mondo e con le giuste spinte a conquistare livelli di vita migliori nelle periferie del globo e a proteggere e tutelare i ceti deboli e il lavoro nel nostro mondo ricco, ma profondamente disuguale.

Ma anche col beneficio del dubbio e con la pratica della discussione, è necessario che una sinistra che si vuole radicale si doti degli strumenti analitici, delle visioni globali e degli elementi programmatici capaci di fornire nuova vitalità all’azione politica.

La sintesi culturale e teorica che il glossario di Viale offre, è un buono viatico per uscire dall’asfissia della polemica politica quotidiana, riconnettere le battaglie locali con la dimensione generale dei problemi, comprendere il legame tra quanto accade nei territori del nostro agire quotidiano e le forme globali delle contraddizioni. Considerando le cose dal nostro piccolo angolo di mondo, potrebbe essere un buon esercizio per tenere insieme locale e globale, provare a utilizzare le lenti analitiche di Viale per guardare il fallimento di una piccola azienda partecipata. Certo incompetenza, affarismo, approssimazione e cattiva gestione hanno segnato il destino di quella partecipata, ma potrebbe farci sentire meno soli cogliere in queste folli pratiche amministrative le dinamiche diffuse di appropriazione e privatizzazione dei beni comuni e le forme di dominio finanziario e di mercificazione del debito che “qualcuno” ha importato nel governo della res publica.

Guido Viale, Slessico familiare. Parole usurate prospettive aperte. Un repertorio per i tempi a venire, Edizioni Interno 4, pp.184, euro 14

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