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Rozzano Anno VI - N. 7 – Luglio 2019

Anno VI- n.7 – Luglio 2019

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Casella di testo: Il momento giusto
La Macchina del Vento: attualità e opportunità dell’ultimo romanzo di Wu Ming 1

Lorenzo Parigi

“Poche decine di chilometri al largo della costa tirrenica, tra Lazio e Campania, c’è un rado arcipelago di isolotti sputati da un vulcano quando Zeus era ancora in fasce. Sono le isole Ponziane: Ponza, Palmarola, Zannone, Gavi, Santo Stefano e Ventotene.”

Inizia così La Macchina del Vento, ultimo lavoro uscito dalla penna di uno dei membri del collettivo Wu Ming, per l’esattezza la “tessera n.1”, al secolo Roberto Bui. Un romanzo sul momento opportuno, il kairos degli antichi Greci, l’attimo in cui alcuni uomini riescono a immaginare il futuro e, con l'aiuto della Fortuna, a fabbricarlo, mentre tutto intorno a loro c'è ancora il buio di un sonno reazionario.

L’isola di Ventotene, sede del più conosciuto istituto di confino fascista, non è solo luogo dei fatti, ma anche scopo e protagonista, come è evidente già nel titolo: gioco di parole tra la macchina del tempo e il nome dell’isola. Il lettore scoprirà poi che la macchina del vento in realtà è anche il nome di un particolare strumento musicale, l’eolifono, costruito per produrre il suono del vento, perciò in qualche modo l’isola stessa è una “macchina del vento”.

-Agostani Filippo!

-Presente.

-Anderlini Medardo!

-Presente.

-Bidoli Giovanni!

-Presente.

La vicenda è essenzialmente la storia personale di due confinati d’invenzione, tra il 1939 e il 1943. Giacomo Pontecorboli è uno studente di fisica romano, membro dei “ragazzi di Via Panisperma”, il gruppo di assistenti di Enrico Fermi a La Sapienza, arrestato dopo la militanza in Giustizia e Libertà, mentre Erminio Squarzanti, ferrarese, grecista, socialista è colui che narra i fatti in prima persona. Due individualità diversissime, nella forma mentis e nelle esperienze personali, che nella brutalità del confino si trovano a raccontarsi le rispettive storie, legandosi in un commovente rapporto di amicizia e introducendo l’un l’altro alle rispettive tribù politiche. Eh già, perché a Ventotene il regime fascista – ahilui! – aveva internato, in un perimetro di settecento metri, comunisti, socialisti, giellisti, anarchici, repubblicani, cani sciolti e criminali comuni.

-Pazienza Raffaele!

-Presente.

-Pederzani Orlando!

-Presente.

-Pertini Alessandro!

-Presente.

La forza straordinaria di questo gruppo di militanti politici e intellettuali viene oggi ricordata prevalentemente per il Manifesto di Ventotene, redatto sull’isola da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. Il primo, ex comunista espulso dal Partito nel ’37, è descritto come visionario al limite del fanatismo; il secondo, militante di spicco di Giustizia e Libertà, rimane un liberale incallito e molto lontano dal socialismo; mentre il terzo, ebreo e filosofo, è un socialista ricco di dubbi. Il romanzo racconta da subito una complessità di rapporti, nella quale il Manifesto viene assai poco condiviso dai confinati più illustri: Pertini, Nello Traquandi, i comunisti Scoccimarro, Secchia e l’eretico Umberto Terracini. Il manoscritto infatti, formidabile slancio nel futuro, si rivela pieno di cortocircuiti politici e tradisce un’idea di Europa allergica ai meccanismi democratici:

 “Bè… la forma non è il contenuto. Che contenuto avrebbe quest’Europa federata? Sarebbe capitalista o socialista? Rimarrebbero le divisioni in classi?

Dopo, fece Altiero suotendo appena la testa, come tra sé e sé.[…]

Già, è probabile che nemmeno noi tre la pensiamo esattamente allo stesso modo, chiosò Rossi.

No, no, no – sbottò Spinelli. – Tutto ciò dopo, dopo! Altrimenti dividiamo subito le forze.

Forze? – domandai – Quali forze?

Quelle che aggregheremo, - rispose. Fissava il vuoto, o il futuro innanzi a sé, con sguardo ardente da profeta.”

Altiero Spinelli a Ventotene faceva l’orologiaio per arrotondare la diaria e forse è proprio questa sua consuetudine a “manipolare” il tempo a fargli intuire più di altri il senso di quello che Giacomo, il fisico,  racconta alla camerata in una notte di confessioni. E qui si dispiega l’intreccio superbo di  un Wu Ming 1 in stato di grazia. Gli esperimenti del nostro Giacomo prima di essere arrestato, intento a progettare nientemeno che una macchina del tempo, sono ricondotti alla misteriosa scomparsa del fisico Ettore Majorana suo socio nell’impresa, storicamente avvenuta proprio nel Marzo del ’38. Si palesa infine la portentosa intuizione del giovane studente romano sulla natura paranormale dell’isola. Siamo dunque in un romanzo tributo alla fantascienza di H. G. Wells? Forse, o forse la macchina del tempo è proprio il confino stesso, con il suo portato di esperienze che si incontrano e si scontrano, intellettuali visionari e duri animali politici, uomini di innata tempra e giovani poetici, riuniti in un unico luogo al momento giusto per comprendere il kairos della Resistenza. Per essere in grado, mettendo in comune le proprie personali sconfitte, di vedere e di “visitare” quel futuro d’Italia che il continente assopito dal Fascismo ancora non scorge.

-Spinelli Altiero!

-Presente.

-Secchia Pietro!

-Presente.

-Terracini Umberto!

-Presente.

Cosa può mancare a questo affresco? Gli dèi dell’Olimpo, naturalmente, e il loro interprete: quell’Erminio Squarzanti vero protagonista del romanzo, nel senso “classico” del termine. La sua metà della storia ci invade la mente come  il Mare Nostrum della mitologia ellenica, la lotta omerica tra Atena e Poseidone, il Mediterraneo del viaggio, dell’incontro inatteso e sorprendente tra razze diverse, della seduzione e dell’erotismo, contrapposto all’autarchico mare fascista, ormai ridotto a prigione, tomba d’acqua di navi e di uomini.

E poi Mussolini nel ’41 invade la Grecia del suo emulo Metaxas, sfidando direttamente i figli di Zeus e perdendo miseramente. E poi ancora Efesto, dio dell’industria, sotto shock dopo il patto tra Hitler e Stalin, si risveglia nella lotta affianco di quest’ultimo, quando il primo marcia verso Stalingrado. Inutile dire che Eolo, Signore dei Venti, tutto può nel bene e nel male sull’isola che vento tiene. Mentre Atena ed Hermes, i Giusti, si spingono fin dentro al confino per ascoltare, ispirare, indicare la via a quegli uomini con lo sguardo lungo e alla loro guida morale, Sandro Pertini, ricordandogli ancora una volta la sua missione finale.

 

“La Macchina del Vento”, Wu Ming 1, Einaudi Stile Libero, 2019, 335 pagg., 15 €

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