Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno V - N. 1 – Febbraio 2017

Anno V- n.1– Febbraio 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

www.piazzafoglia.it

A.P.

In questa campagna elettorale assistiamo, come forse non è mai accaduto prima, alla gara, da parte di quasi tutte le forze politiche, a chi la spara più grossa, con promesse di riduzione di tasse per tutti – con maggior benevolenza verso i più ricchi in realtà! -, pensioni come se piovesse e altre mirabolanti imprese che verranno dimenticate il 5 marzo, quando i partiti saranno impegnati a verificare alleanze e coalizioni… quelle vere, non quelle inventate per rastrellare voti con questo infame sistema elettorale.

Nessuno però pare farsi carico, discutere, analizzare il maggior ostacolo a tali fantasmagoriche scelte espansive, ovvero il nostro debito pubblico e le regole europee che presiedono alle vere scelte di politica economica, che ne definiscono gli argini e la direzione, tutt’altro che espansiva.

C’è chi, come il Movimento 5Stelle propone tra i suoi “20 punti per la qualità della vita”, la riduzione del rapporto tra debito e PIL del 40% in 10 anni. Un ritmo più o meno analogo a quello previsto dal fiscal compact. Non c’è male per chi fino a ieri proponeva l’uscita dall’euro ed era alleato con sostenitori della “Brexit” come Nigel Farage. E pensare che ai tempi delle elezioni europee, Grillo scriveva sul suo blog del 9 marzo 2014 che il Movimento 5 Stelle “cancellerà” il Fiscal Compact, che “in mancanza di una fortissima crescita taglierebbe la spesa pubblica dai 40 ai 50 miliardi all’anno per vent’anni”. Forse con queste premesse era lecito attendersi almeno un accenno di analisi critica sulla legittimità del debito e del fiscal compact! Invece non si discute più della gabbia che questo debito rappresenta per qualsiasi tentativo di politica sociale, di difesa e allargamento dei diritti, di azione pubblica in economia – come peraltro altri punti del programma “grillino” propongono -, ci si adegua o si ignora l’ostacolo insormontabile.

D’altra parte c’è poi chi si guarda bene anche solo dal nominarlo questo moloch, dando per scontato che si tratti della nostra colpa da espiare, del nostro masso di Sisifo da continuare a spingere nell’illusione di riuscire un giorno a venirne fuori, tirando la cinghia e mettendo “i conti in ordine”, cioè continuando a tagliare servizi, welfare e pensioni e privatizzando beni comuni e proprietà collettive.

Non è questo il luogo per rifare la storia di questo debito, ma va detto subito che, a dispetto della vulgata neolib, non è certo diretta conseguenza di una dissennata spesa pubblica. Proveremo invece a porre alcune domande ai rappresentanti dei vari partiti, spostando l’attenzione dalle angosce dei rapporti politici, dei leader, delle coalizioni, ad un tema fondamentale per capire quale spazio c’è veramente per nuove politiche sociali. Perché non ci sono santi: o si mette in discussione questa gabbia, ridefinendo il campo da gioco disegnato dal mercato e regolato dalle norme europee, oppure ogni promessa risulterà inevitabilmente scritta sulla sabbia.

 

Il debito pubblico italiano ha toccato a fine 2017 il suo massimo storico, raggiungendo il 132,6% in rapporto al Pil, e collocando il nostro Paese al quinto posto dopo Giappone (239,2%), Grecia (181,3%), Libano (143,4%) e Capo Verde (133,8%).

Chi si candida a governare il paese dovrebbe provare a rispondere, magari sostanziando la risposta con un’analisi adeguata a queste domane:

 

1. Se, pur avendo chiuso il bilancio dello Stato con saldo positivo 27 volte negli ultimi 28 anni (unica eccezione il 2009), il paese è sempre più indebitato, non si pensa vi sia qualcosa che non quadra in questa procedura, cioè l’obbligo che ci viene dalle regole europee di produrre un “avanzo primario” da destinare alla riduzione del debito?

2. Gran parte dell’accumularsi dell’indebitamento è determinato dal pagamento degli interessi (per saldare i quali, lo Stato s’indebita in un circolo vizioso senza fine), è “normale” accettare di aver finora pagato 3.500 miliardi di interessi per un debito che è oggi di 2.250 miliardi, e che peraltro cresce continuamente?

3. Se l’ammontare delle entrate fiscali negli ultimi venti anni è stato di 700 miliardi in più di quello che lo Stato ha poi restituito sotto forma di beni e servizi, la cui spesa è peraltro diminuita un po’ in ogni settore  - eccezion fatta per le spese militari! -, si può continuare a pensare che tutto sia oggettivo e matematico e non frutto di un meccanismo perverso che si autoriproduce?

4. Se i Comuni nel periodo 2010-2016 hanno aumentato le imposte locali di 7,8 miliardi e nello stesso tempo le loro risorse complessive si sono ridotte di 5,8 miliardi e i servizi erogati hanno risentito di una forte contrazione, non c’è qualcosa da sistemare nella finanza locale?

5. Se nel 1992 in Italia il controllo pubblico sulle banche era il 74,5% ed oggi praticamente è zero, di contro ad un intervento pubblico di salvataggio il cui obiettivo pare quello di rimpinguare le casse dei soggetti bancari privati – si veda il “regalo” a Banca Intesa della Popolare di Vicenza a spese dello Stato -,  non c’è un terreno finanziario strutturale su cui occorre mettere mano, se si vuole tornare a pensare all’interesse generale e non a quello degli azionisti in borsa o delle varie banche?

6. L’intervento della BCE con il “quantitative easing” è alla base della pallida ripresa economica di cui sta “godendo” il nostro paese. Nonostante ciò il debito cresce sia in termini reali che per rapporto al PIL. Non è il caso di porsi qualche domanda sulle effettive possibilità di crescita dell’economia senza una svolta negli obiettivi generali, nel modello sociale ed economico che si continua a perseguire?

 

Difficilmente sentirete queste domande in un talk show. Ma senza pretendere di sentire analisi raffinate e complesse sui media di massa, ci piacerebbe che parlando di questi temi si provasse ad andare oltre le rituali risposte su Europa e conti in ordine, sugli sprechi pubblici – quali e quantificateli, con rispetto per le cifre e il loro significato però! – e le necessarie misure di contenimento.

Non è possibile infatti discutere apertamente di tutto ciò senza indagare sulla legittimità di questo debito e dei suoi meccanismi di formazione e di mantenimento, senza mettere in discussione il modello economico e di società fondato sul primato dei mercati e dello loro leggi.

 

Abbiamo ripreso queste domande e i contenuti che esse propongono dal lavoro di Marco Bersani di Attac Italia e del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm Italia), e un’organizzazione che si propone di portare anche in Italia l’attenzione sulla legittimità del debito, sui suoi usi politici:

“Per confrontarsi su come costruire un'adeguata demistificazione della trappola del debito, organizzando un Centro Studi in grado di elaborare approfondimenti e proposte concrete su come uscire dall'economia a debito.

Per costruire strumenti di conoscenza e proposte per generalizzare le indagini popolari (audit) sul debito pubblico a livello cittadino, locale e territoriale.

Per confrontarsi su un programma di azioni concrete per uscire dalla trappola del debito.”

 

Per maggiori informazioni sul lavoro e le posizioni del Comitato clicca qui

Casella di testo: Sarà tre volte Natale… ma come la mettiamo col debito?

Cultura

Capire il Corano

Contributi

I ragazzi del ‘99, una comparazione possibile?

Cultura

L’“Influencer”: a quando l’obbligo di vaccinazione?

Esegesi semiseria del fenomeno social

Giustizia

Dietro il 41 bis un ribaltamento continuo della realtà

Società

Il Progetto Texére, insieme per tessere legami e La Casa dei Diritti a Rozzano

Globale

Il comunicato di Medicina Democratica sull’istituzione del “gestore” per le malattie croniche in Lombardia

Globale

Sarà tre volte Natale… ma come la mettiamo col debito?

Società

Consumo critico e consapevole. Cosa significa e perché è importante praticarlo