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Rozzano Anno V - N. 3 – Aprile 2018

Anno V- n.3 – Aprile 2018

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

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Franco Spiccia

In questa società sempre più malata di egoismo, in cui pare che cittadini e politici (non tutti ovviamente) siano in gara nell’assumere posizioni di maggiore chiusura, grettezza, indifferenza verso i drammi che si consumano nelle varie parti del mondo martoriate dalla guerra, dal terrorismo o dalla fame, si è di fatto istituito il reato di solidarietà, diretto a perseguire chi ancora vede nella vita di ogni uomo un valore e un bene che deve essere difeso al di là e prima di ogni altra considerazione.

I moltissimi soldi elargiti ai governi della Turchia e della Libia affinché fungano da argine all’arrivo di molti disperati, evidentemente non sono sufficienti a fare in modo che le nostre coscienze siano messe al riparo dal turbamento che dovrebbe darci la sofferenza di altri uomini.

Nei noti fatti di cronaca avvenuti al confine italo-francese del Monginevro e a Bardonecchia, si è manifestata in tutta la sua crudezza e drammaticità l’applicazione cieca e fredda della legge, quella che non distingue gli interessi in gioco: la serenità di chi vive al caldo e al riparo delle proprie case o la vita di una emigrante malata terminale di tumore che, camminando tra i sentieri innevati di fredde montagne, cerca di riuscire a portare la vita che ha in grembo a nascere là dove vive la sorella perché ne abbia cura dopo la sua morte. Il volontario che l’ha aiutata, accompagnandola al più vicino ospedale affinché non morisse di freddo e stenti, rischia cinque anni di prigione.

Episodi simili, in cui i soccorritori sembrano meritare il biasimo della collettività anziché un encomio, si susseguono in tutta l’area oggetto di questo triste fenomeno migratorio.

Eppure, nessuna motivazione di ordine politico e legale sarà mai sufficiente a fermare l’istinto e il sentimento che spinge migliaia di volontari a rischiare la vita o la libertà per una scelta di coscienza.

È forse giunto il momento per queste Organizzazioni di dire con chiarezza, accettandone tutte le conseguenze, che non tutte le regole imposte dalle leggi nazionali possono essere rispettate sempre e comunque? Se esiste l’obiezione di coscienza del medico antiabortista, perché non può esistere il rifiuto di lasciare morire in mare esseri umani o di restituirli ad aguzzini o a condizioni di vita intollerabili?  Ognuno di quelli che manifestano a parole la propria solidarietà verso i volontari delle ONG, dovrebbe chiedersi cosa è risposto a rischiare di proprio per portare aiuto agli immigrati. In tanti comuni del nord Italia, amministratori pubblici hanno emesso ordinanze che cercano di limitare l’accoglienza verso queste persone: in che maniera si può combattere questa chiusura e far si che singole persone o associazioni possano determinarsi liberamente nel rispetto delle leggi nazionali?

Il cinismo della politica, quella che solletica e accarezza i peggiori istinti della società per trarne vantaggio, ha portato le ONG a trovarsi sopra la graticola. Schizzare fango indistintamente pare sia lo sport più facile da praticare, tanto, prima o poi qualcosa che avvalori, anche vagamente, un sospetto o una calunnia bella e buona si trova, e una parte dell’opinione pubblica non aspetta altro che un appiglio qualunque per ammantare il proprio egoismo in una motivazione di qualsiasi ordine: economico, giudiziario, sanitario, ecc.

Conviene, a questo punto, alle stesse ONG perseguire il massimo della chiarezza e della pulizia all’interno del mondo del volontariato e della solidarietà. Va riconosciuto, in tutta serenità ma anche col massimo rigore, che non tutte le associazioni che agiscono nelle parti più sfortunate e afflitte della Terra, gestiscono i fondi che riescono a procurarsi nella maniera più oculata, senza sprechi e senza zone oscure. Si conoscono, per il racconto diretto di volontari che ne sono usciti, realtà poco edificanti di progetti per i quali le risorse economiche si disperdono in mille rivoli di spese amministrative e di staff senza giungere mai ai bisognosi, oppure non vi è nessuna verifica sull’ottenimento dei risultati, senza arrivare ai casi più clamorosi che riguardano scandali sessuali.

Sicuramente sono casi abbastanza isolati ma il danno “reputazionale” che può giungere a tutto il mondo della cooperazione internazionale e delle ONG è devastante.

Lo stesso vale ovviamente anche per le tante cooperative che agiscono sul territorio italiano che gestiscono l’emergenza migranti. È evidente che girano tanti soldi e quindi qualcuno cerca di approfittarne. È pure vero che i volontari hanno diritto ad un’equa retribuzione che tenga conto da un lato della specificità, anche motivazionale, del loro impegno e dall’altro della professionalità acquisita negli anni in un’attività decisamente non semplice.

Occorre quindi, per chiudere, massima chiarezza da parte delle ONG: da un lato per reclamare l’ineluttabile spinta ideale che sostiene il loro lavoro e che è fondata su valori preminenti rispetto all’ordine costituito, dall’altro perché vi sia sempre un’inattaccabile coerenza proprio tra quella spinta ideale e l’azione posta in essere.

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