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Rozzano Anno VI - N. 8 – Agosto 2019

Casella di testo: La crisi di governo e il crollo di una classe dirigente sgangherata e pericolosa

Anno VI- n.8 – Agosto 2019

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

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Franco Spiccia

Che ci fosse qualche piccolissimo problema di coesione all’interno del governo giallo-nero era sensazione diffusa, ma che la situazione precipitasse a cinque giorni dal Ferragosto, quando ormai i Presidenti delle Camere avevano augurato a tutti i parlamentari “Buone ferie”, è stata cosa abbastanza inattesa, quasi proprio come un temporale estivo. Salvini, con la sua abituale franchezza, molto irritualmente, secondo quanto riportato dal Presidente Conte e mai smentito, non ha affatto nascosto che il motivo di fondo che lo ha portato a far cadere il governo: capitalizzare i consensi che i sondaggi gli attribuiscono. Cade quindi anche quel velo di dignità politica che altri in passato cercavano di dare a scelte simili. Se in precedenza ci si lamentava del frequente ricorso alle urne, da oggi sappiamo che è legittimo troncare una legislatura cominciata da poco a seconda di come vanno i sondaggi.

Mentre scriviamo la situazione è in frenetica evoluzione e mai come in questi giorni vediamo ribaltarsi posizioni e alleanze, per cui sarebbe particolarmente insidioso lasciarsi andare a previsioni su quale sarà l’esito di questa crisi che, evidentemente, quasi tutte le forze politiche avrebbero volentieri rimandato a tempi per loro migliori.

Conviene allora fare un primo piccolo bilancio di quanto fatto dal governo Conte in questi quattordici mesi. I risultati, se raffrontati al famoso contratto di governo, non sono poi così soddisfacenti. Si è messo mano un po’ a tutto ma non si è risolto molto. Quota 100 e reddito di cittadinanza rappresentano sicuramente i provvedimenti più attesi e graditi dai cittadini. Solo che il primo provvedimento è stato adottato in via sperimentale per tre anni, poi non si sa, dipende dai conti dell’INPS che -dagli ultimi dati usciti- sembrano già in sofferenza, mentre il secondo ha meccanismi di applicazione molto farraginosi ed è già nel mirino dell’ipotetico governo di destra che Salvini conta di guidare dopo il prossimo voto.

Alla legge c.d. “spazzacorrotti” riconosciamo, insieme a qualche limite, elementi positivi così come alle norme a tutela delle donne vittime di violenze o stalking.

Seguono una lenzuolata di provvedimenti dall’alto valore propagandistico ma di pessimo contenuto come la riforma sulla legittima difesa o il decreto sicurezza. A proposito: l’esercizio delle funzioni di pubblica sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche ha sollevato spesso rimostranze e perplessità da parte dei cittadini che vi partecipavano.

Molto male la politica sui migranti: dei tantissimi rimpatri promessi da Salvini non vi è stata traccia; essi sono proseguiti esattamente allo stesso ritmo dei governi precedenti. Contro le ONG si è scatenata una disgustosa campagna di denigrazione morale e il tentativo di bloccarne l’attività e gli approdi nei nostri porti al solo fine di alimentare il consenso verso una politica di fermezza che non condividiamo e che, anche vista da altra prospettiva, si è rivelata inefficace dato che gli sbarchi da piccole imbarcazioni sono continuati tranquillamente. Si è perseguita la linea del muro contro muro nei confronti degli altri paesi europei, limitandosi a intraprendere con loro un lungo e doloroso (per i migranti) braccio di ferro affinché si prendessero ognuno una dozzina di immigrati ogni volta che una nave di soccorso si affacciava ai nostri porti, anziché recarsi nelle sedi deputate ad intavolare una seria e costruttiva trattativa per il superamento delle attuali norme che regolano lo sbarco, l’identificazione e l’accoglienza delle persone soccorse in mare. Probabilmente non è interesse di Salvini arrivare a qualsiasi accordo migliorativo perché sarebbe poi vincolato da questo e vedrebbe spuntato il suo maggior argomento di propaganda.

La vicenda TAV è sicuramente la più emblematica delle contraddizioni esistenti all’interno del governo e quella che ha reso palese, nel tempo, l’inversione dei rapporti di forza all’interno della maggioranza. Siamo passati da “riconsidereremo complessivamente tutto il progetto” a “decideremo dopo aver visto la relazione della commissione che valuta costi-benefici” a, infine e dopo che la commissione si era espressa contro la realizzazione, un clamoroso dietro-front di Conte “Costa più non farla che farla”. A quel punto, se così era, e visto che si trattava semplicemente di una questione costi-benefici, non si capisce perché il M5S restasse contrario.

Anche in politica estera, la linea del governo è stata dettata dal leader della Lega. Il suo tentativo di apparire come il Trump europeo, pronto a mutuarne in patria gli slogan, ma allo stesso tempo accreditarsi come grande amico della Russia non gli ha creato alcun problema di coerenza semplicemente perché per lui la coerenza non è un problema.

Le varie vicende che hanno riguardato Alitalia (con l’ennesimo intervento dello Stato), la Carige (idem), l’ILVA di Taranto, la TAP, oltre ovviamente alla TAV, hanno messo il M5S in grave difficoltà: trovandosi finalmente a dover affrontare dai banchi del governo situazioni spinose non ha potuto o saputo evitare di deludere le aspettative di molti suoi sostenitori. Infatti il consenso per i grillini è scemato velocemente mentre Salvini ha raccolto i frutti della sua faccia cattiva sui migranti. Tra il cattivo originale e quello falso (?), gli elettori scelgono sempre l’originale e quindi ai pentastellati non è servito a nulla avallare le scelte del vicepremier leghista se non a consolidarne l’immagine. Quest’ultimo, inoltre, ha potuto scaricare sui primi e sui loro “no” la responsabilità per i modesti risultati ottenuti in campo economico e per la crescita del PIL che è praticamente a zero.

Stendiamo un pietosissimo velo su alcune perle comunicative dei tre leader del governo: Conte con il suo “Sarà un anno bellissimo”, Di Maio col suo “Abbiamo sconfitto la povertà” e Salvini col suo “Affidiamo alla Beata Vergine Maria…”. In un paese serio sarebbero stati sepolti dalle risate e forse da altro. Solo la BVM può averli salvati da ciò.

Resta in sospeso una delle questioni più importanti, se non la più importante in assoluto: quella delle autonomie. Su questo argomento si rischia veramente di spaccare il paese e ci chiediamo se questo fosse chiaro a tutti quei rappresentanti del PD che hanno sostenuto i relativi referendum e se lo sia a tutti i cittadini del sud Italia che si accingono a votare Salvini. Non entriamo qui nel merito della questione, abbastanza complicata, ma ci riserviamo di farlo in seguito. Ognuno può scegliere la pianta a cui impiccarsi ma se si è un po’ furbi si sceglie il basilico, non quella solida che il centrodestra ha riservato alla parte di paese che più ha bisogno di risorse e investimenti. Se vi è un motivo serio per questa crisi, e non una mera ambizione personale, sicuramente è la volontà di portare a termine a breve e senza intralci un progetto di autonomia fiscale che soddisfi le regioni del nord.

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