Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno IV - N. 9 – Novembre 2017

Fiorella Gebel

Vorrei provare a condividere con voi alcuni pensieri in libertà, ma anche il mio disagio oggi a parlare di “sinistra”, si quella Sinistra con la esse maiuscola nella quale tutti abbiamo creduto e, spero, si possa ancora credere.  Ma quali parole e idee per la sinistra oggi in Italia, e  non solo in Italia visto quanto accade in Europa in questo  ultimo periodo.

Credo, onestamente, che dovremmo provare a ricostruire, per punti, ciò in cui ancora crediamo, ciò che caratterizza il nostro sistema valorale.

Vorrei provare a indicare alcuni dei temi che ritengo possano essere più significativi e attuali e sui quali è fondamentale riflettere: l’immigrazione, la scuola, l’umanità, l’economia, la ricerca, la vita reale delle persone. Sono queste alcune delle parole chiave dei valori della sinistra?

Partiamo dall’immigrazione. Questo è certamente uno degli argomenti che maggiormente è stato strumentalizzato dal “mercato del consenso”. La destra, Lega Nord in testa, ne ha fatto campo di battaglia facendo proprie parole d’ordine che hanno segnato, e segnano pesantemente, le campagne politiche elettorali passate e quella che è praticamente già in corso.  Quali parole per la destra sono diventate però anche parte di noi? La paura, prima di tutto. La paura dell’invasione da parte di quei soggetti ritenuti  estranei alla nostra cultura e alla nostra società, persone che “ci derubano del lavoro, della casa, dell’assistenza….” Campagne culturali continue che hanno teso a modificare la nostra percezione della realtà: lo straniero, corpo estraneo, come capro espiatorio delle contraddizioni e delle difficoltà che esistono nella nostra società. La politica è intervenuta ripetutamente in questo campo e sempre attraverso provvedimenti di segno repressivo: sottrazione di diritti, contrazione di libertà, aumenti di obblighi.  E così si è lasciato spazio aperto ai predicatori dell’odio che, attraverso una significativa cassa di risonanza concessa loro dalla stampa, hanno dettato  l’agenda politica del paese.

Cosa è mancato?  Quello che non si è visto in questi anni è stato un soggetto politico di sinistra capace di contrastare questa campagna di odio e di paura attraverso investimenti culturali  coerenti sui  diritti e sulle regole della convivenza e sull’integrazione dei soggetti.

Il lavoro. La politica ha smesso di occuparsi del lavoro, della condizione del lavoro, ha smesso di ragionare sul cambiamento, sui prodotti, sui processi produttivi e la loro sostenibilità ambientale.  Sembra aver smesso di pensare al lavoro come centrale in una società che fa impresa responsabile e non distrugge in nome del profitto e, forse,  occorre immaginare anche un sindacato che, insieme ai lavoratori, costruisca  e offra  un progetto sociale, che non parli  solo di retribuzioni, ma provi a dare un forte valore ad un sistema fiscale equo che possa così definire una rete di protezione sociale adeguata.

L’economia. Questo è un tema in cui  la sinistra è stata sconfitta? Possiamo ritenere che appartenga ad un glorioso passato che non tornerà più nelle forme e nelle parole che abbiamo conosciuto dal ’68 ad oggi, le tradizioni operaie e i movimenti studenteschi? Autorevoli autori ritengono che a sconfiggere il pensiero “di sinistra” sia stato ed è il “neoliberismo”. Il neoliberismo che si è imposto in particolare con una parola d’ordine: è l’interesse economico l’ unico legame della nostra società ed a partire dal quale si raggiunge il progresso e la sicurezza. In sostanza ci pare di capire che la società degli uomini oggi ragioni esclusivamente  per interesse, per calcolo, per convenienza!  Se si ritiene che ciò sia vero, e purtroppo è per la maggioranza vero, per  fermare questa assurdità, la politica deve avere la capacità di immaginare e formulare una nuova “cultura del rapporto umano”.

La salute. Quando si parla di salute sappiamo che è in uso cominciare sempre dal dettato costituzionale. La nostra Costituzione non parla di diritto alla terapia, ma di diritto alla tutela della salute, e certo sembra difficile pensare di poter tutelare il diritto alla salute senza garantire le cure e le terapie idonee. Ma oggi non è scontato. I processi di riforma che in questi anni hanno caratterizzato i nostri governi sono stati tutti mirati a trasformare le ASL in aziende economiche e, quindi, a valutare prima di tutto i costi, i budget ecc. Risultato: alla salute è stato dato un valore economico, si è mercificata. La salute non è più un bene ma un costo. La salute non è più un bene su cui fare investimenti, la prevenzione non è più argomento politico. La politica oggi discute solo di “contenimento della spesa”.  Cosa potrebbe fare una politica attenta ai valori, una politica di sinistra? Potrebbe pensare a riqualificare i servizi territoriali? Rivedere l’organizzazione dei Medici di Base? Programmare efficienti servizi di prevenzione? Sono molte le cose che si potrebbero pensare, a partire dalla riqualificazione del personale sanitario ridando valore alle professionalità del servizio sanitario pubblico.

La scuola. I giovani non trovano naturale inserimento professionale nel mercato del lavoro, perché? Perché c’è una crisi economica mondiale che ci affligge da anni o perché il mondo del lavoro è saturo avendo innalzato significativamente la permanenza dei lavoratori  nelle organizzazioni aziendali? Probabilmente entrambe le ragioni. E il governo quali risposte ha dato? “Alternanza Scuola Lavoro”.  Ma come, allora il problema del mancato inserimento dei giovani nel mondo produttivo è stato risolto con il maldestro tentativo di dare una risposta in termini di “formazione”?  Siamo sicuri che i nostri giovani laureati sono costretti ad emigrare in altri paesi perché hanno bisogno di maggiore formazione?  I dati delle ultime settimane ci dicono che i laureati italiano sono il fanalino di coda, insieme ai paesi dell’est, per numero complessivo, sono la metà dei laureati dei paesi del nord. Eppure vincono prestigiosi progetti europei  e vanno all’estero a fare ricerca. E la politica italiana cosa offre: alternanza scuola-lavoro. Imbarazzante!  Gli investimenti nel mondo della scuola sono ridotti al lumicino, la ricerca anche. Ognuno tragga le conclusioni che preferisce, ma guardiamo dritto negli occhi il problema della costruzione del futuro del nostro paese, della sua formazione e della sua capacità di essere al centro dell’innovazione e della progettualità.

Non sono solo questi i problemi della nostra società, ci mancherebbe, dovremmo affrontare i temi della scienza, della cultura, della mafia, della corruzione nel sistema pubblico, dell’ambiente che passa dalla salvaguardia dei territori a quello dei diritti degli animali, soprattutto di quelli “reclusi” nel braccio della morte,  dei diritti civili (testamento biologico, ius soli)  e ancora e ancora.

E in tutto questo i valori della sinistra dove sono, chi li rappresenta? Una frammentata sinistra che ha una sola abilità: litigare e dividersi.  A rappresentarci sono numerosi partitini del meno 3% che si scambiano frecciate ed ironie che i cittadini comuni neppure capiscono, completamente privi di senso. Io confesso di aver perso di vista l’insieme e i singoli: art.1 MPD, Possibile, Sinistra Italiana, Campo Progressista, Rifondazione Comunista, Campo Aperto (c’è ancora?) e perché no, Lotta Comunista!  Ma ci rendiamo conto? Alla faccia della frammentazione a sinistra, questa è polverizzazione dei valori e delle strategie e, una cosa è certa, una sconfitta sociale scritta, un’impossibilità di dare alcuna risposta ai problemi di questa società e, quindi, la deriva neoliberista che conferma che la sinistra non ha più le parole e le idee e quindi ben trascorre il suo tempo: a litigare!

Diciamolo, essere di sinistra oggi non è certo la cosa più facile del mondo. La sinistra ci appare inefficace, vittima dei suoi litigi, parla un linguaggio che ai giovani è estraneo, sembra sempre avere nostalgia di ciò che è stato.

Ma la sinistra oggi deve guardare al futuro, deve avere una visione europea, deve guardare alla cultura capace di arginare l’odio, religioso o xenofobo che sia. Deve essere veramente ecologista,  deve guardare ai diritti dei popoli e sostenere i giovani offrendo soluzioni concrete. Deve essere una sinistra capace di confrontarsi con i movimenti e deve essere portabandiera dell’uguaglianza e delle libertà, deve cioè essere una capace di una programmazione politica che abbia al centro del suo lavoro la “giustizia sociale”.

Oggi l’unico partito numericamente significante che parla al paese,  il Partito Democratico,  non rappresenta tutto questo, non tanto per le persone, ma soprattutto per i suoi programmi. E’ un partito nato da un coacervo di idee e valori molto diversi tra loro e che non è riuscito ad elaborare un percorso politico che tenesse insieme i “valori della sinistra”, perché non è nato come partito della sinistra, ma come un partito progressista dell’era moderna.

Essere di sinistra oggi è ancora, a mio modesto parere,  avere valori di uguaglianza, di quella uguaglianza che nasce dalle uguali opportunità offerte alle persone. Significa credere che il progresso e lo sviluppo di un paese passi attraverso l’istruzione, la formazione, la ricerca, il tutto all’interno di un sistema fatto di regole e di legalità.

Casella di testo: Sinistra. Spunti di riflessione, pensieri liberi….

Anno IV- n.9 – Novembre 2017

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Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

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