Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno IV - N. 10 – Dicembre 2017

Franco Spiccia

Anche questo autunno i liquidambar di via Guido Rossa ci hanno regalato il loro magnifico spettacolo di foglie rosse che prima hanno colorato i rami e poi si sono stese, come un raffinato tappeto, sui marciapiedi. Peccato che da qualche anno ormai, a causa dei lavori di prolungamento del tram, la bellezza dei colori della natura sia interrotta da transenne ed elementi che poco hanno a che fare con la vegetazione che, a piccoli spicchi, è rimasta a testimoniare l’alternanza delle stagioni in quella zona della nostra città.

Una camminata per la via, in una bella giornata di sole, che quasi i riflessi di quel tappeto rosso abbagliano i passanti, induce a pensieri sparsi su questo quartiere venuto su laddove una volta i campi di mais separavano, in modo netto, la vecchia Rozzano dalle case popolari. Pensieri su quel che sarà e ricordi di quello che era quando, arrivati al vecchio capolinea della 201, ci si perdeva, appunto, in sentieri sterrati, nel mais più alto degli uomini, per sbucare al Cinema Aurora, dove con 500 lire si vedevano due film e si comprava anche un sacchetto di gommoni. Avevamo lo sguardo fiducioso della fanciullezza mentre ora guardiamo al futuro con i dubbi dell’esperienza.

Casella di testo: Pensieri sparsi, come le foglie di via Guido Rossa

Anno IV- n.10 – Dicembre 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

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I lavori del tram finalmente procedono ininterrotti e si comincia a intravvedere la fine di un’odissea così lunga che alla fine si individueranno solo responsabili e nessun benemerito. L’area del capolinea diverrà sicuramente più intasata di traffico, diventando luogo di trasbordo e punto di riferimento. Sembra già di vedere decine di biciclette delle varie società milanesi di bike-sharing abbandonate qua e là sui marciapiedi. Si potrebbe immaginare un servizio più ordinato di cura delle biciclette, anche private, che favorisca la mobilità di quanti, ad esempio, dal capolinea si recheranno all'Humanitas? La via, sarà in grado di reggere il traffico, già ora pesante nelle ore di punta, che vi si convoglierà? I semafori asserviti che agevoleranno la marcia del tram, quale impatto avranno sul traffico automobilistico?

Proseguendo nel cammino si arriva al monumento alla Resistenza. Ogni volta è uno sforzo immane per decifrare le scritte. Il carattere adottato, essendo opera di un’artista, non si trova certo tra quelli di Word di Excel; ricorda i caratteri runici e non è male visivamente, ma le scritte servono se sono leggibili, altrimenti basterebbero le immagini a comunicare emozioni. Da sistemare.

Al di là della rotonda, a sinistra di via del Volontariato, si estende un’area verde una volta destinata agli orti comunali. Si diceva che anche lì si sarebbe dovuto costruire e per questo gli orti sono stati trasferiti altrove. Che ne è stato di questi progetti? Chi ha i diritti edificatori? ALER ha ancora, volendolo, diritto di costruire nel nostro comune? Possibile che un’area come quella non abbia ancora solleticato gli appetiti dei cementificatori?

Passando davanti ai numeri civici 21-23-25 viene un brivido: le strisce pedonali, disegnate su un piccolo dosso rallentatore, inducono istintivamente i pedoni (non avendo nessun dislivello a rallentare il cammino) ad attraversare senza aver posto la necessaria attenzione e sbucando tra le macchine parcheggiate. Quasi nessuna delle vetture procede rispettando il limite di velocità e comunque anche una botta a 50 all’ora può fare molto male. Incrociamo le dita ma forse un intervento andrebbe fatto.

Infine, perché il dulcis è sempre in fundo, i famosi box sotterranei mai finiti per il fallimento dell’impresa che li costruiva e diventati rifugio per persone in difficoltà, sbandati, umanità varia. Che ne sarà? La bellezza di una città è data anche dall’inesistenza (o quantomeno dal contenimento al minimo) di luoghi come questo, nel tempo abbandonati ad un destino di degrado e il cui recupero funzionale ed urbanistico sembra impossibile. Possiamo solo sperare in una soluzione di tipo privato?

Poco più avanti si entra nel parco 2 e i colori virano verso il giallo e il bronzo. Bello, per carità, ma solo la via Rossa è splendidamente rossa.

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