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Rozzano Anno VI - N. 5 – Maggio 2019

Casella di testo: Le parole dell’Europa. 
Breve glossario sull’unione europea,  le sue istituzioni, le sue regole, la sua crisi

Anno VI- n.5 – Maggio 2019

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Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

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Adriano Parigi

Manifesto di Ventotene 1941 – Scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, antifascisti al confino, prefigura un’Europa unita e federale, come unica strada per uscire da un secolo, il ‘900, che ha visto i paesi europei sconvolti da due conflitti mondiali nel giro di trent’anni.
CECA (Comunità Europea dell’Acciaio e del Carbone) 1951 – Nasce con il Trattato di Parigi la prima aggregazione economica degli stati europei; aderiscono Francia, Italia, Germania Federale, Belgio, Lussemburgo e Olanda. Contrariamente a quello che si pensa, una spinta forte alla creazione di questo ambito europeo d libero scambio, venne proprio dagli Stati Uniti, che, sull’onda lunga del new deal incardinata negli accordi di Bretton Woods, spingevano per la formazione di un mercato forte europeo anche dopo la fase della ricostruzione postbellica finanziata dal Piano Marshall
CEE e Euratom 1957 – Con il Trattato di Roma nascono la Comunità Economica e quella dell’energia e della ricerca; si rafforzano i legami tra i sei paesi fondatori con la nascita dell’Assemblea Parlamentare, con funzioni consultive, e della Corte di Giustizia
Trattato di Bruxelles 1967 – Si fondono le tre comunità, si unifica il Consiglio e la Commissione Europea: nasce la Comunità Europea.
Elezione diretta del Parlamento Europeo 1979 – Viene eletto per la prima volta il Parlamento Europeo a suffragio universale. Con le elezioni del 25 maggio 2014 per la prima volta i cittadini europei hanno indicato un presidente per il governo dell’Europa; sino ad ora Consiglio e Presidente erano nominati dal Parlamento che tenevano conto degli equilibri politici, ma senza precisi vincoli programmatici legati ad uno dei partiti europei. Il Parlamento dell’Unione Europea si trova tuttora nella condizione di non avere la pienezza del potere legislativo, che appartiene al Consiglio e alla Commissione europea (il “governo” dell’Unione). Esso può solo proporre attraverso le sue commissioni che hanno però il vincolo dell’unanimità; pertanto raramente una legge di iniziativa parlamentare può arrivare all’approvazione del Parlamento.
Trattato di Maastricht 1992 – Con questo trattato nasce l‘Unione Europea e si fondano i pilastri economici, politici e giuridici dell’Unione: qui viene fissato il parametro del 3% come tetto massimo consentito di sforamento nel rapporto tra deficit e PIL. Anni dopo, alla richiesta di rendere noti i criteri che condussero alla scelta del fatidico 3%, i responsabili di quella scelta affermarono che non vi era nessuna ragione scientifica per quel numero, ma che si trattava di una “soluzione semplice”.
Patto di stabilità e crescita 1997 – Rafforza i criteri fissati a Maastricht e individua nel limite del 60% il rapporto tra debito pubblico e PIL; fissa i criteri per la futura unione monetaria incardinati unicamente nell’aspetto finanziario, bilanci in ordine e controllo ferreo della moneta.
BCE 1998 – La Banca Centrale Europea nasce proprio in vista dell’entrata in vigore dell’Euro. Funzione principale e mandato esplicito dell’istituto è il controllo dell’andamento dei prezzi, ovvero la guerra all’inflazione; gli altri obiettivi elencati nello statuto – ad es. la promozione del progresso scientifico e tecnologico – sono subordinati a questo obiettivo. Mentre la Federal Reserve americana, come una vera banca centrale, vive di un mandato duale – controllare i prezzi e promuovere l’occupazione e gli investimenti -, la nostra BCE ha un unico ed esplicito mandato: la lotta all’inflazione. Qui sta il limite e l’ostacolo al ruolo di questo istituto per l’attuazione di politiche di investimento, che fa della Banca “il cane da guardia” delle politiche austeritarie dominate dal monetarismo neoliberale.
Euro 1999 – Viene adottato come unità di cambio virtuale tra i paesi dell’Unione. Nel 2002 diviene la moneta comune di 15 Stati, oggi passati a 18, sui 28 paesi che oggi compongono l’Unione
Trattato di Lisbona 2007 – Entrato in vigore nel 2009 prefigura e definisce la Costituzione Europea, rafforzando i poteri del Parlamento e definendo il quadro legislativo complessivo dell’Unione.
Troika 2010 – Commissione formata da Unione Europea, Banca Centrale Europea (BCE) e Fondo Monetario Internazionale (FMI) con il compito di definire un programma di tagli radicali della spesa pubblica della Grecia per consentire interventi di rifinanziamento, da parte dell’Unione Europea, al paese di fatto fallito. Tali tagli hanno però messo in ginocchio la Grecia, fatto esplodere la disoccupazione, ridotto i servizi, cancellato diritti e tutele certificando la fine del compromesso sociale alla base del “modello sociale” europeo
Fiscal Compact 2012 – Di fronte alla crisi economica e finanziaria che la investe, l’Unione approva il "Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance" in cui si fissa il criterio di “rientro” per tutti i paesi con un debito pubblico superiore al 60% del PIL in un 1/20 all’anno al fine di raggiungere tale obiettivo. Tagli ai bilanci sociali, austerità, privatizzazioni di beni collettivi, sono la conseguenza degli imperativi dettati dai paradigmi economici e ideologici neoliberisti. Pervicacemente, nonostante la dimensione epocale della crisi, nonostante continui ad imperare la dimensione finanziaria dell’economia capitalistica, che “estrae” valore sulle spalle del lavoro e della ricchezza sociale, causa prima della crisi mondiale del 2008, le istituzioni europee rifiutano un ripensamento delle proprie politiche miopi e conservatrici. La modifica dell’art. 81 della nostra Costituzione, con l’inserimento del pareggio di bilancio tra le regole fondative della nostra democrazia, deliberato a larga maggioranza nel 2012, è conseguenza di queste politiche, in cui anche le leggi fondamentali che regolano la vita di una comunità nazionale, sono sottoposte a logiche da statuto aziendale.
Quantitative Easing 2015 - Con un colpo di reni il Presidente della BCE Draghi ha varato nel 2015 un programma di Quantitative Easing, ovvero di allentamento del rigore monetario attraverso l’immissione di denaro mediante l’acquisto sul mercato secondario, da parte della BCE, di titoli dei debiti pubblici dei paesi UE in proporzione al capitale sociale dei vari stati. L’obiettivo qui era quello di aumentare l’inflazione sino al 2% considerata la soglia massima di rischio accettabile. Ciò ha permesso di mantenere sotto controllo i differenziali di rendimento dei titoli e il loro valore nominale, ma di fronte alla dimensione epocale della crisi, non solo finanziaria, le misure si sono rivelate inadeguate al rilancio delle economie più colpite dalla crisi come quella italiana con un debito pubblico elevato e una caduta dei consumi privati e degli investimenti. Il programma si è ridotto nel corso del 2018 e si è concluso alla fine dell’anno.
Convenzione di Dublino 1990/2003 - La Convenzione sulla determinazione dello stato competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli stati membri delle Comunità Europee del 1990, venne superata e trovò concretezza nella emanazione del Regolamento di Dublino del 2003, che si prefigge l’obiettivo di impedire a profughi e rifugiati di chiedere domanda di asilo in più paesi dell’Unione Europea. Esso prevede che la domanda e la relativa procedura per l’ottenimento dell’asilo deve essere trattata unicamente dal paese di arrivo, senza tener conto della volontà del rifugiato. Ciò vincola il richiedente al paese di primo accoglimento, impedendo al profugo di potere effettuare la richiesta nel paese in cui vorrebbe andare. Si tratta di una palese violazione dei diritti di rifugiati e di una pesante incombenza per i paesi più esposti come l’Italia, in totale spregio a qualsiasi principio di solidarietà comunitaria!
Gruppo di Visegrad – Nella città ungherese di Visegrad 3 paesi dell’ex blocco socialista, Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia, diedero vita nel 1990 ad un gruppo di cooperazione culturale, economica e politica con l’obiettivo di contrattare collettivamente l’ingresso nella Comunità Europea. I paesi del gruppo, saliti a 4 con la divisione tra Slovacchia e Repubblica Ceca, entrarono nell’Unione Europea nel 2004. Oggi il Gruppo di Visegrad rappresenta il nucleo politico della reazione al processo di integrazione Europea, caratterizzandosi per la totale chiusura delle frontiere a migranti e rifugiati, un dumping fiscale e salariale che attira imprese e capitali da altri paesi e al contempo godendo di un cospicuo finanziamento da parte dell’Unione. Questo Gruppo è la culla dei nuovi nazionalismi e della reazione politica ad ogni processo di integrazione solidale.
Brexit 2016– La Gran Bretagna aderisce alla Comunità Economica Europea nel 1973 e, pur tra mille ripensamenti, incertezze e la non adesione alla moneta unica, essa è stata un importante membro della comunità politica, culturale ed economica, paese ormai integrato nell'habitat comune europeo, in quello spazio civile e culturale oltre che di scambio segnato dalle istituzioni comuni europee. Con il referendum indetto dal primo ministro Cameron nel 2016, i sudditi britannici hanno scelto di uscire dalla comunità con la conseguente necessità di negoziare l’interruzione delle relazioni con la comunità e ricostruire rapporti economici e diplomatici. Nonostante la retorica nazionalista dei vari Farage e Johnson, anche il capitale finanziario deve ridefinire relazioni e posizionamenti che, in un mondo globalizzato e fortemente interrelato, appaiono indispensabili per il processo di accumulazione. Il parlamento Inglese ha sino ad ora bocciato qualsiasi accordo con l’UE. Entro lo scorso 12 aprile le relazioni si sarebbero dovute interrompere senza alcun accordo. Per evitare un distacco “no deal”, cioè senza accordo tra le parti, che genererebbe il caos nelle relazioni economiche, politiche e diplomatiche con la Comunità e i vari paesi membri - con costi elevati per la Gran Bretagna -, il governo Inglese ha proposto una proroga al fine di ridefinire una soluzione accettabile.

 

I movimenti e le organizzazioni democratiche radicali, ambientaliste - che non si riconoscono nei partiti (Popolari, Socialisti e Liberali) responsabili delle politiche europee -, critiche rispetto alle politiche ed agli assetti istituzionali europei, devono avviare una profonda elaborazione politica e culturale per comprendere innanzitutto se e come le istituzioni europee, alla luce dei regolamenti e dei trattati vigenti, possono essere seriamente riformate, come gli interessi nazionali, delle differenti economie europee che ancora dominano le scelte di questa istituzione, possono realisticamente cedere il passo ad una visione pienamente solidale. Il dibattito sulla riformabilità di questa Unione è aperto. Oggi, in un mondo globalizzato e al contempo attraversato da nuovi nazionalismi, unilateralismi e politiche di potenza, l’Europa, ormai unica istituzione transnazionale nel disgregato panorama geopolitico, rappresenta un terreno imprescindibile di lotta per cambiare società ed economia, per l’uguaglianza sociale e dei diritti, per un radicale ripensamento dei modi di produrre, di lavorare, di impostare le relazioni tra la società umana l’ambiente e le risorse naturali. Si tratta di capire quali sono i margini reali per una riforma radicale di obiettivi, regole e istituzioni di questa Unione.

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Le parole dell’Europa.

Breve glossario sull’unione europea,  le sue istituzioni, le sue regole, la sua crisi