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Rozzano Anno IV - N. 7 – Settembre 2017

A cura di F.S.

Assessore Apuzzo, ci risulta che sia uscito dal Partito Democratico e abbia aderito al MDP-Articolo 1. Ci vuole chiarire i motivi della sua scelta e quali sono le prospettive di questa nuova formazione nei vari livelli locali, cioè regione, città metropolitana e comune di Rozzano.

Sono uscito dal PD perché non mi sento assolutamente più rappresentato da un Partito che ha smarrito la propria vocazione originale, i valori e i temi che sono sempre stati bandiera del Centrosinistra. Renzi ha colonizzato e privatizzato il Partito. Se non vi saranno ulteriori derive a destra ritengo che il PD resti comunque un alleato naturale per qualsivoglia ipotesi di governo di Centrosinistra. Il problema è che oggi manca, all’offerta politica italiana, la sponda Sinistra.  In molte situazioni particolari, tuttavia, penso al prossimo quadro nazionale o alla Napoli resiliente e resistente di De Magistris piuttosto che alla Palermo di Orlando, uno sguardo di interesse lo meritano sia i 5 Stelle, sia i movimenti civici e le personalità come quelle che ho citato. A Rozzano ci stiamo organizzando, con il Gruppo consiliare, una sede, iscritti. Al momento il PD è il partito di riferimento non solo per concludere la consiliatura, ma anche per la prossima avventura elettorale. Tuttavia dobbiamo ricostruire una Sinistra forte, credibile, pulita e di governo, per dialogare da pari e non da paria con il PD. A Rozzano abbiamo come coordinatore l’ex Vice Sindaco, Salvatore Rizza, persona capace, competente e trasparente, un amministratore rodato e di Sinistra. Il nuovo Gruppo consiliare sarà costituito, per ora, dai Consiglieri Ilaria Oppini, Marco Valenti e Franco Cuvello.

A livello regionale auspico si possa trovare un comune candidato del Centrosinistra con una figura forte e innovativa che liberi la Regione dalla destra.

 

Come, a suo avviso, si può uscire dalla frammentazione politica in cui versa la sinistra ormai da moltissimi anni e quale dovrebbe essere il rapporto col Partito Democratico?

Al di là dei velleitarismi, non credo si possa avere ambizioni di governo senza il PD. A livello nazionale la Legge elettorale proporzionale ha sancito il “tutti contro tutti”: ognuno faccia la propria parte e poi si vedrà, come nella cosiddetta Prima Repubblica. A livello locale occorre unire tutte le anime della Sinistra sui valori, sulle cose concrete da proporre e da realizzare, con buon senso e pragmatismo. Gli assolutismi servono solo a sventolare bandiere e non varcano più da tempo la soglia dell’uno-due per cento. Detto ciò, occorre cambiare decisamente passo e priorità dell’Amministrazione. Avendo partecipato alle “primarie” posso dire che a mio avviso non hanno nulla di democratico, di trasparente e non rappresentano più il metodo taumaturgico per selezionare la classe politica. Ne abbiamo viste di tutti i colori in Italia. E’ indispensabile sondare nuove strade. Le primarie hanno istituzionalizzato il “cammellaggio”!

 

Quali pensa saranno gli schieramenti politici più significativi che si candideranno alla guida del nostro comune alle elezioni amministrative del 2019? Lei da che parte sarà?

Sento nell’aria molte ambizioni e velleitarismi. Sento parlare di un “listone comune anti PD e anti Agogliati” che, pur nel caso di vittoria, non durerebbe alla guida del Comune più di tre mesi. Io e gli altri compagni e le altre compagne di MDP Articolo Uno intendiamo aiutare il PD a farsi del bene e a fare il bene della città. E quindi, a cambiare sostanzialmente passo. Io sarò a Sinistra, un alveo politico fratturato e tutto da ri-costruire a Rozzano.

 

Quanto influiscono le aggregazioni sociali di vario tipo (associazioni sportive o culturali, centri anziani, gruppi che si costituiscono per offrire il proprio voto al miglior offerente, amicizie professionali) e quanto i partiti tradizionali nel risultato elettorale rozzanese?

I Partiti non contano più nulla da tempo. A Rozzano, dal 2000 in poi gli stessi Partiti un tempo colonne portanti dell’Amministrazione, erano solo cinghia di trasmissione dell’Amministrazione. Apprezzo molto gli sforzi e il lavoro del segretario del PD rozzanese, Marco Macaluso, ma il partito deve essere dialogante ma distinto dall’Amministrazione.  Ad oggi vi è ancora troppa commistione. Le associazioni sono fondamentali per il consenso. L’importante è che lo siano in piena trasparenza e non con filosofia clientelare.

 

Il PD vincerà ancora?

Se cambia passo si, se diventa più “partecipativo” e più dialogante con i diversi strati della società rozzanese si. In questi anni abbiamo perso la sintonia con “pezzi di città” che erano sempre stati con noi. Occorre recuperare e anche di buona lena.

 

Rozzano ha vissuto negli ultimi anni vicende che possono essere senz’altro definite gravi: l’ex-sindaco D’Avolio inquisito, la Finanza negli uffici comunali, il fallimento di API e le difficoltà generali che sono sotto gli occhi di tutti. Lei è sempre stato nella squadra di governo. C’è qualcosa che si rimprovera, che potendo tornare indietro farebbe o non farebbe? Qualche colpa che attribuisce a qualcuno?

L’avventura del teleriscaldamento, per quanto giusta sotto l’aspetto ambientale, è stata condotta con troppo ottimismo e con una serie di matrioske, tra società partecipate e Aler, che avrebbe ingarbugliato qualunque matassa. E, infatti, i nodi sono venuti al pettine. Alcune scelte, possono apparire le migliori nel momento in cui sono assunte. E’ chiaro che, con il “senno di poi”, siamo tutti eccepibili. Bè se devo rimproverare qualcosa posso farlo solo al sistema o a me stesso: con la nuova legge, gli assessori hanno un ruolo importante, ma non decisivo e su alcune questioni non “toccano palla”. Da questo punto di vista sarebbe necessaria maggiore coralità e condivisione. Sull’ex Sindaco D’Avolio la parola definitiva e decisiva la dirà il terzo grado di giudizio e adesso siamo ancora al primo, neanche concluso. Una cosa è certa: l’Amministrazione pubblica non deve “giocare a fare impresa”. Detto ciò, nei 10 anni di Amministrazione D’Avolio, Rozzano ha cambiato faccia e in meglio.

 

Secondo lei, la competenza è stata sempre adeguatamente tenuta in conto nell’attribuzione delle funzioni di governo nel nostro comune?

Avrebbe potuto essere  sicuramente più aderente in diversi casi. Non sempre si è stati gramsciani nel senso del “siano i migliori a governarci!”. Sono logiche “cencelliane” che non mi sono mai appartenute e che non apprezzo. Ma io non sono nessuno per giudicare ex colleghi o colleghi.

 

C’è qualcosa invece di cui lei va particolarmente orgoglioso nel lavoro fatto dalle varie giunte di cui lei ha fatto parte?

Tante e troppe per descriverle in poche righe. Abbiamo il patrimonio verde più esteso del sud Milano, abbiamo realizzato molte eccellenze sul fronte ambientale e sociale. Nel 2009 abbiamo scritto un libricino sulle eccellenze realizzate a Rozzano, “La gemma del Naviglio” (D’Alema, quando ne ebbe copia, lo giudicò un “titolo vagamente promozionale!”). Diritti e tutele sono scritte nei nostri Regolamenti e nei Bilanci, in termini di investimenti: nei confronti dell’ambiente, delle persone più fragili, dei nostri amici animali. Abbiamo realizzato politiche di accoglienza diffusa e integrazione che possono rappresentare un modello per tutta Italia. La nostra Protezione Civile è riconosciuta come una eccellenza in tutta la Lombardia e a livello nazionale. I nostri Servizi Sociali, pur a corto di risorse, hanno condotto una valida lotta alla povertà. Ma per non consumare troppo incenso, mi fermerei qui.

 

Quale sarà il maggior problema che dovrà affrontare la prossima giunta? 

Semplificare ed efficientare la macchina comunale e le partecipate. O meglio, eliminare il sistema matrioska delle partecipate per tenerne in vita solo una, con conti e bilanci in ordine, che gestisca servizi ai cittadini. Reimpostare le priorità del Bilancio, rendendo concreto il Bilancio partecipato.

 

La crisi economica ha fermato lo sviluppo di quella che era stata definita la “La città nuova” al di là del Naviglio. Ora pare qualcosa torni a muoversi. In che maniera lei crede che sia possibile contenere il più possibile la cementificazione di quell’area? Qual era la sua posizione rispetto ai progetti originari molto invasivi che erano circolati e quale pensa potrebbe essere la migliore destinazione di quell’area?

Una parte del progetto era convincente, ma un milione di metri cubi di costruito sarebbero un eccesso ovunque. Vorrei ricordare che l’Amministrazione ha assunto non pochi impegni con la proprietà dell’area. Tuttavia, la modifica del PGT potrebbe, anzi dovrà, riportare la valorizzazione dell’area D3 a più consone e sostenibili vocazioni. Ci sta anche il costruito, salvo capire chi oggi è disposto e ha la possibilità di spendere 2.500 – 3000 euro al metro per una casa, ma la vocazione prioritaria deve essere di eccellenze (una volta si parlò della Nuova Accademia di Belle Arti, ipotesi poi sfumata), e di agricoltura di qualità e di prossimità. Altrimenti, si rischia di costruire un’altra Milanofiori, un contesto avulso dalla città.

 

Centri commerciali, grossi supermercati, nuove strade, tangenziali… Lei come ambientalista non vede proprio nessuna prospettiva per il verde intorno, e in particolare, a sud di Milano? Dobbiamo rassegnarci a perderlo un pezzettino alla volta?

Rozzano è ultra satura di centri commerciali, strade e tangenziali. Molte opere pubbliche, come la Brebemi, la TEEM e la Pedemontana sembrano nascere solo allo scopo di spendere fondi pubblici, garantire carriere, fondi neri e corruttele varie.

Sono strade nel deserto, li da vedere. Il Parco Sud che ha la stessa agilità di un ippopotamo narcolettico, dovrebbe avviare ipotesi sperimentali di frazionamento di terreni da assegnare a giovani coltivatori di eccellenze, ad associazioni e da destinare ad orti urbani, agricoltura biologica e di prossimità. Non mangiamo cemento ma prodotti della terra.

La marginalità e l’abbandono di molte aree verdi e agricole agevolano e fanno da volano alla speculazione.

 

Ringraziandola per l’intervista concessa (che altri suoi colleghi hanno rifiutato) le poniamo l’ultima domanda: sui “social” lei appare sempre battagliero e molto “informale” negli atteggiamenti e nel linguaggio. Ciò le sta portando molte critiche per il ruolo che ricopre. Ritiene di dover fare una pubblica ammenda o pensa che questo suo stile sia in qualche modo giustificato?

Io sono informale in tutto, anche se ho grande attenzione e rispetto per la dignità delle istituzioni e del ruolo istituzionale. Sono cristiano, quindi porgo sempre l’altra guancia. Il problema è che di guance ne ho solo due e, quindi anche incassare  ceffoni ha un limite fisiologico. I cosiddetti “social” incentivano i “leoni da tastiera” all’aggressività e alla maleducazione. Personcine dedite al rancore e all’animosità verso tutto e tutti: lo stato, i migranti, le tasse, il Comune, i vicini di casa, i giovani, i vecchi, i poveri….

Quando queste persone, con un qualunquismo e una demagogia avvilenti e stucchevoli, si rivolgono con disprezzo e arroganza ad una persona o alle istituzioni, non credo possano pretendere anche i tappeti rossi. O gli si risponde, talvolta a tono, o si chiamano i Carabinieri, i quali, a Rozzano, com’è noto, hanno cose ben più importanti da fare.

Casella di testo: Fuori dal partito di Renzi, per “cambiare passo all’Amministrazione”, per unire la sinistra, ma il PD resta “l’alleato naturale”
Intervista all’Assessore Stefano Apuzzo

Anno IV- n.7 – Settembre 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

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