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Rozzano Anno V - N. 6 – Luglio 2018

Anno V- n.6 – Luglio 2018

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Casella di testo: Guai ad essere un’anomalia in questo paese

Francesco Bertelli Movimento Agende Rosse – Gruppo Peppino Impastato Grosseto

L'Italia è un paese alla rovescia. Da sempre. Un Paese in cui il Potere, quello vero, quello che vive intorno al mondo politico e che si serve di esso, dirige i suoi adepti verso un unico scopo: fare in modo che il Potere si mantenga e auto alimenti senza che il mondo circostante ad esso cambi.

E' così da sempre e lo si nota in maniera plastica nel mondo della giustizia e della lotta alla mafia. Politici , giornalisti, giuristi, opinionisti storicamente si sono sempre scagliati contro quei pochi (ahimè) soggetti che in un modo o nell'altro si contraddistinguevano davanti al piattume omologato dei propri colleghi, sia che fossero appunto politici, giornalisti, giuristi, ecc.

Perchè in Italia bisogna tutti correre verso la stessa direzione e fare spallucce di fronte ai macro-problemi le cui soluzioni sono sotto gli occhi di tutti ma il Potere potrebbe risentirsene. Per cui tutto va bene Madama la Marchesa finché ti adegui.

Il problema nasce quando non ti adegui al sistema e vivi come una missione personale quello di rendere un po' più bello (sempre nelle tue possibilità professionali e nell'ambito di quella determinata professione) il tuo Paese.

Lo abbiamo visto a Palermo nella metà degli anni 80 quando le attività di magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino venivano considerate quasi come “eretiche”: le indagini che portarono al nascita del Maxiprocesso, lo svolgimento di quest'ultimo sancivano e le condanne successivamente emesse non hanno solo rappresentato la prima (e per ora quasi unica) vittoria dello Stato (quello vero) contro Cosa Nostra, ma anche la prima ammissione a livello della giustizia italiana dell'esistenza di Cosa Nostra, della mafia, sancita in un'aula di tribunale. Fino ad allora erano pochi quelli che ne ammettevano l'esistenza e molti di quelli che avevano paura a parlarne e perciò se ne stavano in silenzio.

Poi però quando soggetti come Falcone e Borsellino (ma prima di loro anche Dalla Chiesa, Chinnici, Piersanti Mattarella, ecc) cominciarono non più a limitasi a condannare l'esistenza di quella cosa che tutti chiamano Cosa Nostra bensì ad andare oltre, ad analizzare quel mondo grigio di convivenza e comuni interessi n cui i mafiosi cercavano e venivano cercati dalla politica, dalla massoneria, da settori deviati dello Stato, ecco che da lottatori solitari e coraggiosi, questi soggetti diventarono delle anomalie in un Paese che aveva (e ha tutt'ora) troppi legami con quei settori che erano (e sono tutt'oggi) linfa vitale per il Potere.

Dalle infinite bocciature di carriera e dai linciaggi mediatici a Falcone impegnato in ricerche ed indagini complesse che legavano la politica alla mafia e alla massoneria con le “menti raffinatissime” di cui parlò egli stesso all'indomani del fallito attentato all'Addaura (si arrivò addirittura ad accusarlo di essere stato lui a mettere la bomba alla sua casa estiva all'Addaura nel 1989 miracolosamente non esplosa) alla convocazione di Paolo Borsellino davanti al Csm per essersi opposto al vero a proprio smantellamento che il sostituto di Caponnetto, Antonino Meli stava applicando al pool di Palermo. Anomalie osteggiate e lasciate sole per arrivare alla loro tragica fine che tutti noi conosciamo.

La stessa procedura di lotta contro le anomalie lo si vide per Tangentopoli, prima un Paese in festa e tifoso di quel pool di Milano che finalmente applicava la legge verso i potenti, poi nel giro di un paio di anni e grazie a giornali, giornalisti, televisioni, e altri servi del Potere, un Paese che iniziò a remare contro quello stesso pool di coraggiosi.

 

Lo abbiamo visto anche con quello che è accaduto a Nino Di Matteo e al pool di sparuti e coraggiosi magistrati che a Palermo hanno cercato nel processo sulla trattativa fra Stato e Mafia di far luce sul nostro tragico passato

Tra di loro c'era anche il padre di quell'indagine sulla trattativa: Antonio Ingroia. E proprio su di lui adesso queste tecniche di continua lotta contro le anomalia si sta applicando.

E' notizia di queste ore che poche settimane dopo la sentenza di primo grado al processo “Trattativa Stato-Mafia” con una semplice lettera del prefetto di Palermo gli è stata tolta la scorta perchè considerato un soggetto non più in pericolo. La notizia l'ha data ad un convegno a Milano il suoex collega Nino Di Matteo

Non è questa la sede per ripercorrere la storia del Dott. Ingroia ma merita una riflessione il fatto che si sia arrivati a questo gesto, nei confronti del quale Ingroia stesso ha a suo tempo (e tenendo il tutto riservato) scritto una lettera di disaccordo per tale decisione anche perchè i segnali di pericolo continuano ad esserci anche ora che la scorta non c'è più. Ma si può capire però perchè anche Ingroia è un'anomalia.

Se crei squarci su un muro di omertà secolare forse non sei come tutti gli altri: se ti occupi con successo di vicende che non hanno più a che fare con la criminalità spicciola o con Cosa Nostra militare, ma se ti spingi in quel mondo grigio di connivenze fra Stato e mafia allora sei un'anomalia (vale lo stesso discorso fatto in precedenza). Sei scomodo. Fai paura agli omologati.

Alcune vicende meritano di essere elencate: il caso Bruno Contrada, Marcello Dell'Utri, la trattativa fra Stato e Mafia, tutti casi svolti quando Ingroia era ancora magistrato. Ma da avvocato continua giustamente il suo percorso di onesto servitore dello Stato proprio in un settore ancora più grigio e il nuovo processo sugli omicidi della 'ndrangheta stragista ai carabinieri Fava e Garofalo. Un settore che può essere considerato una Trattativa 2 proprio per quegli interessi reciproci che tra il finire del 1993 e l'inizio del 1994 volevano portare l'Italia verso un'ulteriore fase di destabilizzazione.

Ecco sono queste le vicende che danno fastidio al Potere. Sono questi gli squarci che un Paese diverso dal nostro dovrebbe pretendere a gran voce. Perché o si svelano i gangli da cui trae linfa vitale il vero Potere che ha condizionato la nostra storia democratica passata e recente (e cche continuerà a farlo anche nel futuro) oppure non riusciremo mai a essere o voler essere una democrazia.

Per questo bisognerebbe ringraziare le anomalie che ci sono state nel passato e sostenere a gran voce quelle che ci sono oggi togliendo loro quell'orribile dicitura di persone scomode e dare loro la definizione che si meritano: onesti servitori dello Stato. Ovvero, persone perbene. Come Ingroia, appunto.

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