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Rozzano Anno IV - N. 9 – Novembre 2017

Anno IV- n.9 – Novembre 2017

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Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

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Casella di testo: L’Appello. Daniele Silvestri appoggia la campagna di Agende Rosse: spettacolo e riflessione al Forum

S.F.

Succede che andando a vedere un concerto di Daniele Silvestri, incontri gli amici di Agende Rosse, conosciuti in tante iniziative nel rozzanese, all’interno del Forum di Assago mentre fanno volantinaggio proprio dinnanzi all’ingresso alle gradinate. Un attimo di sorpresa e poi il cervello fa il collegamento necessario: nell’album del 2011 S.C.O.T.C.H. si trova la canzone “L’appello” dedicata al giudice Paolo Borsellino e alla ricerca della verità sulla sua morte da parte del fratello Salvatore. Verità che forse è nascosta in quell’agenda rossa che il giudice portava sempre con sé e misteriosamente sparita dopo la strage di via D’Amelio. L’artista ha fatto di questa vicenda, oltre che una canzone dal motivetto accattivante, uno dei momenti più trascinanti del suo concerto, con centinaia di agende rosse agitate e il pubblico coinvolto nella richiesta di rompere “questa orribile omertà”. 

Daniele Silvestri condivide il palco con altri cantautori della sua generazione; Niccolò Fabi e Max Gazzè (romani come lui e quasi coetanei, classe 1970 i primi due e 1969 l’ultimo), Samuele Bersani, Manuel Agnelli e Carmen Consoli. A differenza degli altri però Silvestri ha mantenuto nella sua produzione artistica una vena politica e sociale che affronta più direttamente fatti, situazioni, condizioni che negli altri sono tratteggiate in maniera più sofisticata e sfumata. Da “Cohiba” e “L’uomo col megafono” (che pure gli è valsa un premio per il testo letterario a Sanremo 1995) che sembrano un po’ acerbe, l’artista è andando maturando in maniera costante sino a produrre pezzi, come “Il mio nemico”  o “Questo paese”, di grande maturità e che già rappresentano punti fermi della canzone “politica” italiana. D’altra parte le sue simpatie politiche sono dichiarate e restano memorabili le sue prese di posizioni contro Berlusconi espresse chiaramente e con grande trambusto ad alcuni concerti del primo maggio. Tutto ciò senza mai tradire la sua verve creativa e autoironica e senza vergognarsi di cadere a volte nella canzonetta leggera. “Salirò”, “Gino e l’alfetta”, “Testardo”, “Le cose che abbiamo in comune”, “Occhi da orientale”, sono attese dal pubblico per essere cantate a squarciagola, col sorriso sulla bocca, accennando qualche passo di ballo. Non mancano neppure canzoni più raffinate come “Strade di Francia” e “L’autostrada” per riprendere un po’ il fiato.

Nella sua produzione, come spesso capita ai migliori, non ha mai disdegnato le collaborazioni con altri artisti (non solo musicisti ma anche scrittori come Andrea Camilleri), ha composto per grandi artisti (Mina e Fiorella Mannoia), ha rivisitato  “gioiellini” di altri autori come Paolo Conte ("Una giornata al mare”) o Giorgio Gaber (“Io non mi sento italiano”), ha vestito i panni dell’attore. Sul palco dimostra la sua bravura sia come musicista che come interprete, con una voce che regge benissimo le oltre due ore e mezza di concerto. 

L’apporto di altri colleghi di assoluto valore, che non hanno certo il ruolo di comprimari ma protagonisti a loro volta acclamati, padroni di casa mentre snocciolano i loro successi “La favola di Adamo ed Eva”, “Giudizi Universali”, “L’ultimo bacio”, rendono la serata veramente godibile e alla fine sembrava che i più dispiaciuti che dovesse finire ( “Prima dell’ultimo metrò”, avvisa Silvestri) fossero proprio gli artisti sul palco. Il pubblico, numeroso e intergenerazionale, ha manifestamente apprezzato lo spettacolo.

Ma tornando a casa, chissà perché, fra tante belle canzoni, soprattutto è rimasto nella mente quel ritornello dell’agenda rossa e del fratello che vuole giustizia.

Vi proponiamo qui sotto il testo della canzone e se non la conoscete vi invitiamo ad ascoltarla. Forse non è un capolavoro ma ci serve a riflettere e non dimenticare.

L'Appello

Questo è un appello,

Io sto cercando in giro mio fratello

Scomparso all'improvviso a fine luglio,

'Mezzo ad un bordello,

E con addosso sembrerebbe solo un piccolo borsello

E niente altro,

Però attenzione perchè mio fratello è scaltro,

Che so magari per lo sdegno si è nascosto,

Che è un uomo giusto

Fin troppo onesto

E mi dispiace anche per questo.

 

Dillo! Se tu ne sai qualcosa adesso devi dirlo!

Non posso stare ancora io sul piedistallo

Che quando parlo poi me ne pento,

Ma se qualcuno deve farlo sono pronto

E ricomincio ancora con il mio racconto,

Perchè io ho lo stesso sangue e me ne vanto

E vi ricanto

Il ritornello

Che ho perso mio fratello

 

E non è bello

Lasciar fuggire un simile cervello,

Io chiedo l'intervento del Governo

O del Ministro dell'Interno

Che trovi almeno il suo quaderno.

E allora insisto

Perchè io mica posso andare a "Chi l'ha visto",

Ma so che c'è qualcuno che sa tutto,

Uno che c'era

Un pezzo grosso

Ma adesso è troppo che l'aspetto.

Non può finire, non può sparire, non può morire... così!

Ma... se penso al tempo che è passato e quanto ancora passerà,

Noo non credo proprio che sia giusto e che sia giusta questa orribile omertà,

Perchè si sa, si saaa, si saaa, si saaa

Che la faccenda è grossa

E per di più c'era un'agenda rossa

E non si trova più.

 

Se posso aggiungerei che lui non è mai stato rosso,

Anzi di Rosso conosceva solo quello

Che canticchiava

Quel vecchio ritornello,

"Che bello

Due amici una chitarra e uno spinello"

 

Questo è un appello!

Io sto cercando in giro mio fratello

Scomparso all'improvviso a fine luglio,

'Mezzo ad un bordello,

E con addosso sembrerebbe solo un piccolo borsello

Ma piccolo, piccolo, piccolo... così!

Ma... se penso al tempo che è passato e quanto ancora passerà,

Noo non credo proprio che sia giusto e che sia giusta questa orribile omertà,

Perchè si sa, si saaa, si saaa, si saaa

Che la faccenda è grossa

E per di più c'era un'agenda rossa

E non si trova più.

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