Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno IV - N. 7 – Settembre 2017

Anno IV- n.7 – Settembre 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

www.piazzafoglia.it

Casella di testo: “La cecità è anche questo, vivere in un mondo dove non ci sia più speranza”
 Josè Saramago, Cecità, Feltrinelli, Milano, 2010

Giacomo Spiccia

Una delle migliori qualità dei grandi scrittori sta nella capacità di anticipare i tempi, intercettare le traiettorie più disparate che il mondo, nel suo instancabile seppur lento movimento, può assumere e descriverle anzitempo ai lettori dotati dell’accortezza necessaria per distinguere un grande scrittore da uno, invece, normale. Nel caso di José Saramago, riconoscere il talento dell’autore non è particolarmente difficile perché il portoghese nel 1998 ha vinto il premio Nobel per la letteratura e, tendenzialmente, si nutre fiducia nei confronti di chi vince un Nobel.

 

Uno dei libri più belli che Saramago ha scritto si intitola “Cecità”. Pubblicato nel 1995, il romanzo ha come perno intorno cui far ruotare la vicenda narrata un tema fondamentale e incredibilmente attuale: la mancanza di solidarietà tra gli uomini.

Immaginare che in una città, improvvisamente, scoppi un’epidemia estremamente contagiosa che in breve tempo porti un’intera comunità alla cecità più totale richiede un duro sforzo di fantasia, ma è da qui che inizia un viaggio che porta inevitabilmente a riflettere, porsi delle domande e quindi aprire gli occhi per vedere anche ciò che non vorremmo vedere. Analizzare lo sviluppo dei rapporti di potere all’interno di una società di ciechi  spinge a notare preoccupanti analogie con la nostra società. L’organizzazione è semplice: il più forte (ovvero chi possiede le armi) comanda e delibera in totale mancanza di solidarietà nei confronti delle altre persone, come ricondotti ad uno stato di inciviltà. Forse non siamo a quei livelli, ma anche nel 2017 la ricchezza si concentra nelle mani di pochissimi, mentre in miliardi sono costretti alla fame.

Anche nel 2017 chi controlla il traffico di armi gode di un peso politico-economico che consente di sedersi al tavolo dei grandissimi del pianeta e prendere decisioni vitali per tantissime persone. La cecità raccontata da Saramago (atipica, tra l’altro, perché causata da una sorta di nebbia bianca anziché nera) sta proprio nel non cogliere il bisogno di solidarietà tra noi umani (ormai ciechi) e, soprattutto, sta nel non capire quanto sia dannoso perdersi in conflitti interni, finendo così per combattere quando in realtà ci sarebbe bisogno di collaborazione, di apertura, di andare incontro a chi più ne ha bisogno.

 

Sotto questo profilo, con il fenomeno migratorio in pieno sviluppo e costantemente sulle prime pagine dei giornali, il libro in questione accende una luce che illumina in modo diverso la tematica, offre spunti diversi che possono portare a nuovi punti vista e quindi consente di uscire dai soliti schemi accusatori che vigono nelle perenni ed animate discussioni tra “buonisti” e “razzisti”. Questo perché il libro mette a fuoco i problemi ed evidenzia le situazioni di profonda ingiustizia che nascono dalla più totale mancanza di empatia, nonostante la condivisione di problemi e disagi comuni.

 

All’incredibile attualità che il romanzo possiede si deve aggiungere la magistrale capacità di Saramago di concepire ogni singola situazione (materiale e psicologica) che può venire a crearsi in una città vissuta ed animata da ciechi. L’autore riesce a descrivere con semplicità e freddezza ogni singolo momento (anche il più crudo) ed ogni singolo stato d’animo (anche il più difficile), facendo sì che non si abbia mai la sensazione di leggere una favola. Si rimane ben ancorati alla realtà pur muovendosi nel campo della fantasia, visto che l’intera storia è ambientata in un luogo non precisato, in un tempo indefinito e i personaggi si identificano grazie ad epiteti fissi e non grazie a nomi propri.

 

In conclusione, per rimanere ancorati alla realtà, è importante tenere presente che la cecità di cui si parla è un’epidemia allegorica, che causa una patologia fisica ma ha effetti morali, politici e soprattutto sociali più che materiali. Sarà fondamentale per ciascuno di noi (e per il nostro futuro) sviluppare gli adeguati anticorpi a questa particolare pestilenza, così da evitare il contagio di persona in persona. Un buon libro può essere la medicina giusta; un vaccino (questo, impossibile oggetto di polemiche) che può difendere dalla chiusura, dall’indisponibilità e dalla mancanza di solidarietà nei confronti degli altri.

 

Josè Saramago, Cecità, Feltrinelli, Milano, 2010, 288 pgg. € 13,50

Le recensioni di Piazza Foglia

Home page

Scuola

Scuola: nuovo inizio, nuove pene

Note sulla proposta di riduzione di un anno del corso di studi liceali

Locale

Buon vivere

Cultura

“La cecità è anche questo, vivere in un mondo dove non ci sia più speranza” Josè Saramago, Cecità

Giustizia

1993-1994: un biennio da riscrivere. E intanto “Faccia di mostro” muore per infarto

La foglia nel piatto

… e vai con i funghi!

Locale

La palude rozzanese e i furbetti del quartierino

Globale

Vaccini e prevenzione: non scherziamo con la salute!

Globale

Piccola storia in due tempi, di più di 100 anni fa, in cui si ascoltano la voce delle autorità e il saggio giudizio di un politico del tempo

Fuori dal partito di Renzi, per unire la sinistra, per “cambiare passo all’Amministrazione”...ma il PD resta “l’alleato naturale” Intervista all’Assessore Stefano Apuzzo