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Rozzano Anno VI - N. 3 – Marzo 2019

Anno VI- n.3 – Marzo 2019

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Casella di testo: SOS ambiente: le nostre coste scompariranno molto presto

Francesco Bertelli

Dopo il successo mediatico del 14 marzo scorso, il “Venerdì per l'ambiente”, che ha visto concretizzarsi in centinaia di eventi in piazza ad opera delle nuove generazioni nel segno dei messaggi lanciati dalla piccola Greta Thunberg, i giornali nostrani non parlano già più del problema più importanti che tutti noi abbiamo davanti ai nostri occhi: l'ambiente.

E' durato infatti lo spazio di un giorno l'interesse per una catastrofe ambientale che è già in atto e per la quale il mondo politico globale , ha mostrato in questi decenni più disinteresse che altro. I cambiamenti climatici, dovuti al surriscaldamento globale accelerato in maniera esponenziale dalle immissioni in atmosfera dei gas serra e continue ed incessanti deforestazioni globali al seguito, sono ormai sotto gli occhi di tutti da parecchio tempo. Ogni anno assistiamo a tempeste tropicali sempre più devastanti ad uragani violenti, a piogge torrenziali distruttive.

 Anche l'Italia ormai assiste a tutto questo: gli eventi estremi sono diventati abitudinari anche nel nostro Mar Mediterraneo e nel Tirreno. Lo abbiamo visto anche recentemente dopo la tempesta di vento e pioggia che si è abbattuta sulle coste tirreniche il 29 ottobre scorso: spiagge distrutte e il livello del mare che è andato ad invadere tutte le costruzioni turistiche da Nord a Sud, con gravi danni principalmente in Toscana (oltre 800 mila euro di danni solo nel tratto tra Piombino e Marina di Grosseto).

Ebbene tutto questo è solo un antipasto con quello che dovremo affrontare. E la politica, tutta, dovrebbe farsi carico di questo iceberg di proporzioni gigantesche verso cui sia la nostra generazione, sia quelle future, andranno a sbattervi.

In Italia vale lo stesso discorso: fa sorridere ad esempio, il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti che il 14 marzo scorso manifestava in favore delle centinaia di migliaia di giovani italiani nelle piazze delle nostre città, e poi, il giorno dopo la sua candidatura andava ad appoggiare la linea del governatore del Piemonte Chiamparino a sostegno del T.A.V. Ecco, queste sono le politiche dannose all'interno di un problema di proporzioni gigantesche, i cui effetti saranno devastanti per tutti. Un semplice dato: se per ipotesi tutte le emissioni di gas serra nell'atmosfera si dovessero interrompere oggi stesso, impiegheremmo 80 anni per tornare ai livelli normali del pre-inquinamento globale.

Ma restando alla nostra piccola, grande Italia, oltre al 14 marzo e al messaggio della piccola Greta, cui tutti dobbiamo tener presente senza le inutili manipolazioni della politica, è passato inosservato un rapporto uscito a febbraio, in tema delle nostre coste targato Enea - Agenzia Nazionale per le nuove tecnologia energia e sviluppo economico. Lo studio presentato da Enea è il primo che affronta il tema degli effetti dell’innalzamento delle acquedovuto al riscaldamento climatico su città e porti italiani. Una prospettiva preoccupante che necessita di un cambiamento totale nella programmazione delle opere marittimo-portuali. I dati e le proiezioni sono da far accapponare la pelle.

Secondo le proiezioni dell’Enea entro il 2100 ben 5.686,4 km2 di superficie del nostro territorio costiero sono a rischio inondazione. 15 zone di aree costiere, già mappate, rischiano di essere sommerse dal mare. In assenza di interventi di mitigazione e adattamento, fra 80 annil’innalzamento del mare è stimato tra 0,94 e 1,035 metri (modello cautelativo) e tra 1,31 metri e 1,45 metri (su base meno prudenziale). A questi valori, bisogna aggiungere il cosiddetto storm surge, ossia la coesistenza di bassa pressione, con onde vento variabili da zona a zona, che determineranno un aumento del livello del mare rispetto al litorale.

Il fenomeno dell’innalzamento riguarderà tutte le regioni italiane, in Adriatico da Trieste a Venezia e Ravenna, la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto, ma anche Foggia e Taranto in Puglia. Nel Mediterraneo La Spezia in Liguria, tratti della VersiliaCecinaFollonicaPiombinoMarina di Campo sull’Elba, le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana; la piana Pontina di Fondi e la Foce del Tevere nel Lazio: la piana del Volturno e del Sele in Campania. In Sardegna l’area di CagliariOristanoOroseiColostrai, e di NordigehedduPiloPlatamona e ancora Valledoria in provincia di Sassari, di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia). Metaponto in Basilicata, aree di Trapani e MarsalaGranelli e Noto in Sicilia; Gioia Tauro in provincia di Reggio Calabria e Santa Eufemia in Calabria.

Nella pianura padano-veneta le aree a rischio allagamento avranno una estensione di ben 5.451 km2 pari a 246 km di costa. Ad Oristano saranno 24,8 km2, a Cagliari19,8 km2,nell’area costiera di Lesina in Puglia 40 km2, per citarne alcune. In totale i km quadrati di costa allagata raggiungeranno i 385,5 km per un totale di 5.686,4 km2 a rischio. In Adriatico, Venezia raggiungerebbe il picco di + 1,064 metri e Trieste + 0,980 metri

Di fronte a tutto questo ciò che serve è un completo rovesciamento di prospettiva da parte della politica in primis e di noi cittadini, in secundis: manca la consapevolezza e la volontà di cambiare le cose. L'unica certezza che abbiamo è che il punto di non ritorno sta per essere raggiunto, a disposizione per invertire la rotta abbiamo una manciata di anni; già il 2030 è tardi per sceglierlo come anno di svolta. Occorre cambiare adesso, occorrono piani di messa in sicurezza delle coste e di nuove forme di sviluppo sostenibile che richiedono decine di miliardi di euro. E' questo il primo punto che i partiti politici (se ve ne sono ancora in giro) devono inserire al primo posto del loro ordine del giorno.

Giornate come quelle del 14 marzo servono e si spera che questa consapevolezza diffusa tra i più giovani dia luogo ad un nuovo 1968, magari con risultati migliori. Ma non basta. Sono gli stessi giovani scesi in piazza a chiederlo a gran voce: servono i fatti e al più presto. Altrimenti, come lo studio Enea ci ha mostrato, gran parte dell'Italia scomparirà senza che ce ne rendiamo conto.

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