Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno V - N. 5 – Giugno 2018

Anno V- n.5 – Giugno 2018

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

www.piazzafoglia.it

Casella di testo: Tanti auguri vecchio Marx!
Breve saggio sul capitale, la crisi e il compleanno di Karl Marx

Roberto Piccolo

Celebrare i duecento anni dalla nascita del grande rivoluzionario tedesco vuole dire inevitabilmente verificarne l’attualità, la correttezza delle previsioni, e l’applicabilità del metodo critico al mondo contemporaneo, così diverso dal XIX secolo.

Una certa vena prometeica, pur se inserita nell’analisi della coeva situazione reale, percorre l’intera scrittura di Marx, ma le previsioni, lontane del vaticinio anche nell’estetica, si basano sempre su un metodo scientifico che parte dai dati sperimentali per individuare i grandi movimenti, le tensioni, le tendenze di corto, medio e lungo periodo,  le contraddizioni e il loro sviluppo nel tempo, utilizzando quella dialettica  - che era già compiuta e formalizzata a livello accademico da Hegel prima della sua nascita - cui applicherà “semplicemente” il famoso rovesciamento dall’ideale al materiale.

Quando ci si pone il problema dell’attualità del pensiero di Marx, si resta sorpresi dalla banalità delle contestazioni in merito a punti che non ha mai sostenuto, o addirittura ha lungamente combattuto durante la sua attività pubblicistica.

La vulgata di sinistra che vuole un Marx “buono ma utopico”, per cui tutti gli uomini sono uguali e hanno diritto al medesimo stipendio (contrappunto alla critica destrorsa che vuole nel comunismo un livellamento materiale eintellettuale atto a spersonalizzare l’individuo), è una vera e propria invenzione sollecitata da testi malmasticati. Nella critica al programma di Gotha (1) Marx chiarisce che l’astratto diritto borghese, che vuole i cittadini tutti (teoricamente) uguali, determina inevitabilmente gravi sperequazioni proprio perché gli individui sono diversi, hanno esigenze e bisogni differenti  (si pensi alle donne in gravidanza, gli anziani, coloro che sono impossibilitati a lavorare per ragione di salute ecc. ).

Dirime così la polemica ormai sterile sull’utilità delle prime rivendicazioni socialiste in merito all’assegnare un salario proporzionale alle ore lavorate, proponendo invece, per dirla in termina sloganistici, ma sicuramente chiari, che ognuno dia alla società in funzione delle proprie capacità e ciascuno ne riceva in base alle proprie necessità.

Dalle piccole imprecisioni(2) alle grandi narrazioni il passo è stato relativamente breve; una ben precisa ha dominato il pensiero economico mondiale, negli ultimi quarant’anni: il mercato ha dimostrato la sua efficienza, abbattendo definitivamente le chimere e i pericoli di un’economia pianificata. Il settore privato, più efficiente di quello pubblico, deve sostituirsi a quest’ultimo ecc. ecc.

Con un candore che fa a pugni con la logica, la narrazione descrive come sovrapposti un sistema economico (il capitalismo), il “mercato”, ovvero uno degli ambiti di tale sistema, un sistema politico (la democrazia parlamentare borghese), la Libertà, i principi liberali. Tutto un unico calderone che rappresenta la realtà ultima e definitiva, che supera e sostituisce qualunque antiquata fallimentare ideologia.

 

Crisi economica e marxismo

La crisi economica scoppiata nel 2007 ha sparigliato rapidamente le carte. L’incapacità non solo di risolvere, ma in primo luogo di interpretare correttamente le cause che la hanno prodotta ha lasciato un certo margine di visibilità a teorie economiche che, in realtà, erano tutt’altro che superate; al punto che The Economist, tempio del liberismo mondiale, può permettersi di dire “Marx diviene giorno dopo giorno sempre più rilevante” (3).

Il rapido sviluppo della crisi ha messo in discussione con altrettanta celerità i più triti dogmi del liberismo; tuttavia, recuperare il pensiero di Marx per poterla interpretare è qualcosa di molto diverso dal richiamo ad una presunta morale che, applicata al capitalismo, ne stimolerebbe comportamenti virtuosi (invisibili ai più) agendo da calmierante degli effetti della sua rapacità.

Questa chiave di lettura, che distingue fra capitalismo produttivo (buono) e finanziario (cattivo), o fra capitalisti rapaci e capitalisti illuminati, è tutt’altro che moderna e posteriore Marx; era in realtà di gran moda fra gli economisti liberali inglesi della metà dell’Ottocento, e si può ben capire come l’accusa di essere antiquato a Marx quando si sostengono proprio quelle tesi, appare oltremodo ingeneroso.

La sinistra liberal che sostiene che le crisi siano dovute ad un “eccesso della speculazione e all’abuso del credito” cita, inconsapevole ma in modo letterale, il rapporto della Camera dei Comuni inglesi sulle cause della crisi del 1857-58, le cui banali conclusioni Marx poteva tranquillamente etichettare come superate, avendo ormai perfettamente chiaro che le crisi economiche in ambito capitalista sono crisi di sovrapproduzione, in definitiva causate dalla profonda iniquità nella distribuzione delle merci, in piena contraddizione con l’efficienza produttiva tipica del capitalismo stesso.

L’analisi di Marx del capitalismo è successiva allo studio del tema da parte degli economisti liberali borghesi; anzi da costoro Marx ricava direttamente (e ci terrà sempre a riconoscere loro il merito) il concetto per il quale solo il lavoro crea valore, da cui consegue l’estrazione del plusvalore da parte della classe capitalista ai danni della classe lavoratrice. Una volta accettata questa interpretazione ne deduce le logiche conseguenze, fra le quali la legge della caduta tendenziale del profitto, vero strumento interpretativo delle crisi economiche.

Miracolosamente, a questo punto, gli economisti borghesi disconoscono la centralità del lavoro nella produzione di valore, introducendo fumose teorie per sostituirne una in realtà tanto efficace nel descrivere la vera origine de “La ricchezza delle nazioni”.

Marx, già dotato di formidabili strumenti logici hegeliani, applica il proprio metodo eliminando mani invisibili e metafisiche varie, per riconoscere che il sistema produttivo capitalista, tutt’altro che immanente, è storicamente determinato, ha un inizio e, prevedibilmente, una fine, legata alle contraddizioni che strutturalmente, dunque inevitabilmente genera.

 

Lavatrici e caduta tendenziale del saggio di profitto

Un amico che lavorava per una grossa azienda di elettrodomestici a Fabriano, in via di ridimensionamento come quasi tutto il sistema produttivo italiano, mi raccontava, con la sua piacevole cadenza marchigiana, delle formidabili innovazioni tecniche che hanno permesso di automatizzare e rendere efficientissime le operazione necessarie a produrre sempre più lavatrici in pochissimo tempo, tramite strumenti robotizzati all’avanguardia. Ma ora, mi diceva preoccupato, tutte ‘ste lavatrici chi se le compra?

Partendo dal presupposto che solo il lavoro produce valore, Marx chiama capitale variabile l’uso della forza lavoro, remunerato sotto forma di salari, e capitale costante quello per acquistare macchinari e materie prime.

Poiché i nuovi macchinari sostituiscono il lavoro umano, nel corso del tempo il capitalista sostituisce una parte consistente di capitale variabile con quello investito in capitale costante. Purtroppo per lui, il suo profitto deriva direttamente dalla parte investita nel lavoro umano, e più questa si riduce, meno saranno i profitti in proporzione al capitale complessivo investito.

La soluzione di non acquistare nuovi macchinari non è ovviamente praticabile, qualunque azienda sa che l’arretratezza tecnologica, in ambito di concorrenza, determina rapidamente la perdita di competitività e l’esclusione dai famosi mercati.

Ecco perché le aziende sono costrette ad ingrandire la propria produzione (a parità di produzione i profitti diminuirebbero). Ad un aumento di produttività deve corrispondere un aumento di produzione.

E tutte ‘ste lavatrici? Prima o poi il processo si deve interrompere (i mercati possono allargarsi solo fino ad un certo punto) e la crisi di sovrapproduzione si scatena. Le merci restano invendute nei magazzini, le aziende sono costrette a licenziare, i consumi si contraggono rapidamente, altre aziende devono chiudere alimentando la spirale della disoccupazione. Le soluzioni che il capitalismo ha storicamente adottato sono la guerra (la distruzione di capitali provoca un temporaneo aumento del saggio di profitto) ed il tentativo di valorizzare i capitali attraverso meccanismi speculativi o rilanciando i consumi attraverso il credito. Questo allontana il problema nel tempo, ma il conto si ripresenta comunque, e, come visto a partire dal 2007, può essere un conto parecchio salato.

La caduta tendenziale del saggio profitto, uno dei pilastri della concezione marxiana, è riscontrabile in un’analisi dei grafici relativi al saggio di profitto degli ultimi decenni nei paesi a capitalismo avanzato, e descrive questo processo come inquieto e burrascoso, più che come una linea dal percorso netto, andamento che giustifica la definizione di “tendenziale”, tuttavia fra risalite improvvise (conseguenti a catastrofi quale i conflitti mondiali) e situazioni stagnanti si riconosce chiaramente una direzione alla costante diminuzione.

Ma la capacità predittiva di Marx, e un bel po’ di sassolini marxisti dalle scarpe, salta all’occhio anche in quelli che Marx descrive, negli anni Sessanta dell’Ottocento, come fattori che normalmente contrastano tale caduta: aumento del grado dello sfruttamento del lavoro; compressione del salario al di sotto del suo valore; creazione di un esercito di lavoratori a basso costo da utilizzare delocalizzando le imprese o come manodopera immigrata; lo sviluppo del commercio estero. Le guerre commerciali.

La globalizzazione, un termine che descrive una moltitudine di processi contemporanei viene descritta da Marx ed Engels già nel Manifesto del 48, come ampiamente riconosciuto da storici marxisti e non: “Con il rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, con le comunicazioni infinitamente agevolate, la borghesia trascina nella civiltà tutte le nazioni, anche le più barbare. I bassi prezzi delle sue merci sono l’artiglieria pesante con la quale spiana tutte le muraglie cinesi, con la quale costringe alla capitolazione la più tenace xenofobia dei barbari. Costringe tutte le nazioni ad adottare il sistema di produzione della borghesia, se non vogliono andare in rovina, le costringe ad introdurre in casa loro la cosiddetta civiltà, cioè a diventare borghesi. In una parola: essa si crea un mondo a propria immagine e somiglianza”.

In regime capitalista, finché lo sviluppo tecnologico condurrà ad un aumento della produttività, il saggio di profitto sarà destinato a diminuire, e questo comporterà la necessità di allargare i mercati e la produzione.  I conflitti per la conquista di nuovi mercati impongono alleanze a blocchi di capitalisti, che conducono a guerre commerciali o guerreggiate.

Il recupero delle teorie di Marx rappresenta, allo stato attuale, l’unico strumento per analizzare correttamente il mondo economico contemporaneo, se si evitano le scorciatoie e le semplificazioni che rischiano di rovesciarne completamente il pensiero.

Nel 1915 Rosa Luxemburg preconizzava l’avvento delle barbarie qualora il socialismo non avesse trionfato, e sono bastati pochi anni a dimostrare quanto avesse ragione, con il suo assassinio da parte di paramilitari al soldo dei socialdemocratici tedeschi al governo, ed il suo corpo barbaramente gettato in un canale, fino all’avvento del nazismo. La sua previsione, che dall’enorme eredità marxiana prendeva spunto, è un monito attuale e tangibile. 

L’economia pianificata, e la titolarità ai lavoratori dei mezzi di produzione sono strumenti indispensabili per superare un sistema produttivo i cui effetti sulla società e sull’ambiente sono assolutamente fuori controllo, in Europa e nel mondo,  e forieri dei più atroci disastri; occorre ripensare agli strumenti interpretativi della realtà, ripartendo dall’analisi scientifica della situazione concreta, riconoscendo il ruolo centrale della lotta di classe nella storia, utilizzando categorie deliberatamente travisate con il lavoro incessante degli ideologi del capitalismo, che dispongono di visibilità, potere, e martellanti propagande: è sicuramente questo il miglior regalo di compleanno per il buon vecchio Karl.

———————————————————————————————————————————————————————

(1) https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1875/gotha/cpg-cp.htm

(2) Un altro tema illogicamente contestato a Marx è quello dell’allargamento della forbice della ricchezza, per il quale i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri.  L’accresciuto benessere di una porzione della classe media dei paesi industrializzati nel secondo dopoguerra, causata in ultima analisi da una temporanea ripresa del saggio profitto (dovuta a sua volta alla gigantesca distruzione di capitali in seguito al conflitto mondiale) non cambia il discorso generale di tendenza, riconoscibile in qualunque indicatore economico contemporaneo.

(3) https://www.economist.com/britain/2017/05/11/labour-is-right-karl-marx-has-a-lot-to-teach-todays-politicians

Giustizia

Radicali “chic”

Locale

Droga, cemento, biossido: notizie dal Sud Milano

 

Cultura

Tanti auguri vecchio Marx!

Breve saggio sul capitale, la crisi e il compleanno di Karl Marx

Globale

Aiuto! Ci stanno togliendo il politicamente scorretto!

Società

Cultura

Nando Dalla Chiesa, Per fortuna faccio il prof

Scuola

Fermiamo la trasformazione della scuola in impresa Un appello contro la scuola – azienda delle competenze europee, per una scuola che sia comunità educativa

Brave new world

Il lavoro, le macchine, gli algoritmi e nonno Marx