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Rozzano Anno IV - N. 9 – Novembre 2017

Anno IV- n.9 – Novembre 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

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Casella di testo: La farsa del referendum e la questione dell’autonomia
Riflessioni dopo il voto

A.P.

Chiamare trionfo la sperimentazione del voto elettronico come ha fatto Maroni nella conferenza stampa di mezzanotte - "Chiederò che il nostro sistema di voto possa essere utilizzato in futuro, magari già per le prossime elezioni regionali. Manderò una relazione dettagliata al ministro Minniti che ho già sentito al telefono"  -, vuol dire stravolgere completamente la realtà, visto che alle ore 13,00 del giorno dopo non c’era ancora il dato definitivo della partecipazione al voto.

Analogo giudizio vale anche per quanto riguarda la percentuale dei partecipanti al voto. Essa si è attestata al 38,3%: percentuale significativa, ma che è di gran lunga al di sotto della soglia del 50% e di quanto si è registrato in Veneto. Ciò nonostante  l’esiguità dello schieramento impegnato nel contrasto alla scelta voluta da Maroni, sostenuta invece da Forza Italia, M5S da molti Sindaci PD e dai Civici: praticamente il 90% delle forze rappresentate oggi in consiglio regionale.

La dislocazione territoriale di coloro che sono andati a votare evidenzia una netta difformità di partecipazione tra le diverse aree della regione: in particolare nella fascia Pedemontana si sfiora il 50% (VA, LC, BG, BS) mentre l’area metropolitana milanese, con meno del 30% dei votanti, sembra invece aver "bocciato" questo appuntamento.

 Dando per scontato che la quasi totalità (95,29%) dei votanti ha scelto il sì, comunque la si voglia vedere siamo di fronte ad una domanda politica a cui non solo va dato ascolto, ma occorre dare risposta.

Oggi la richiesta di autonomia avanzata dai Presidenti Zaia e Maroni sembra assomigliare di più ad una sorta di Brexit che, per riprendere una richiesta altrettanto radicale di “autonomia”, alle rivendicazioni catalane. E in questo parallelo Milano, autentica città-regione che si misura coi flussi globali, con il suo voto assomiglia alla Londra aperta e cosmopolita che non vuole tagliare i ponti con l’Europa e il mondo.

Il nodo vero su cui si ritorna oggi a pochi giorni dal voto è, ancora una volta, la questione fiscale e le risorse che si vogliono gestire in proprio.

 Di fronte alla crisi della globalizzazione, all’incapacità dell'Europa e degli Stati Nazionali di fornire una risposta adeguata all’impoverimento della classi medie e di molti territori, alla burocratizzazione dell’UE, si propone una soluzione di autogoverno regionale che corrisponde alle pulsioni di chi pensa di poter vivere in una sorta di isola felice, piuttosto che al reale desiderio di avvicinare i cittadini al governo con forme nuove di partecipazione e vero decentramento.

Siamo di fronte alla ripresa di temi storici della propaganda leghista – “padroni a casa nostra” -, riproposti in una chiave antiglobal. Chiudendo ulteriormente i confini di una sovranità locale, regionale e identitaria, si propone l’autonomia come sicuro riparo per i “suoi” abitanti, per le loro, più presunte che reali, ricchezze produttive.

Comunque appare evidente come questa costosa truffa referendaria cerchi di riprendere temi e armi di propaganda nordista, di fronte ai malumori della “gente del nord” verso la svolta neonazionale che Salvini sta imprimendo alla politica leghista.

Anche in questo appuntamento dobbiamo registrare la debolezza politica e la contraddittorietà del PD, che solo pochi mesi fa con il Referendum costituzionale si è schierato compattamente per un ridimensionamento delle autonomie locali e regionali, proponendo una forte centralizzazione delle competenze istituzionali, e che oggi se da una parte ha lasciato libertà di voto ai suoi iscritti, dall’altra si è di fatto, con l’iniziativa del suo candidato governatore Gori e di molti suoi sindaci, accodato all’iniziativa della Lega.

Di fronte a tanta confusione e subalternità, ci si dovrebbe piuttosto porre il tema di una  riorganizzazione amministrativa dello Stato che rilanci il ruolo costituzionale, previsto dall’art. 5 della carta, delle autonomie municipali e del decentramento.

La questione fiscale è il vero cuore del problema. Essa deve certamente essere affrontata di petto, ma rovesciando gli assunti del falso autonomismo leghista, che si salda con la proposta di improbabili e ingiuste aliquote uniche o “flat tax”, partendo invece dall’obiettivo di redistribuire il carico fiscale, sgravando da una parte le fasce più deboli della popolazione e colpendo dall'altra i grandi patrimoni, le grandi imprese che oggi, oltre alle produzioni, delocalizzano la sede fiscale, elusori ed evasori che sottraggono consistenti risorse alla comunità.  In questo ripensamento è centrale il ruolo delle municipalità, da cui bisogna ripartire per la distribuzione del carico fiscale e delle risorse, uscendo dalle ristrettezze e dai limiti che oggi impediscono ai Comuni un’adeguata erogazione di servizi e welfare e al contempo sviluppando un adeguato controllo partecipativo su sprechi, usi clientelari e sbagliati della ricchezza pubblica.

A questo si aggiunge il tema della qualità della spesa che da una parte, in questi anni, si è andata centralizzando e dall'altra continua a indirizzarsi in scelte che non risolvono i problemi territoriali: spese militari al posto di sanità e formazione, grandi e costose opere invece di cura del territorio e dell'ambiente, contributi e defiscalizzazioni, invece di investimenti pubblici.

 Insomma allo slogan "padroni in casa propria" dovremmo rispondere innanzitutto che la nostra casa è un grande open space che comprende tutto il paese, che ha le porte aperte e che vive di relazioni solidali e di interscambi col mondo e non può sopravvivere alle chiusure egoistiche.

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