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Rozzano Anno V - N. 3 – Aprile 2018

Anno V- n.3 – Aprile 2018

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Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

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Casella di testo: Knowledge is power, la conoscenza è potere, diceva qualcuno. Vero Mr. Zuckerberg?

Niccolò De Rosa

Niente di più vero, soprattutto in questo mondo 2.0 fatto di algoritmi e dati tracciabili in cui un paio di click possono definire un profilo dettagliato su chi siamo e, soprattutto, su ciò che ci interessa.

In questo senso l'affair Facebook- Cambridge Analytica può essere utile per destare anche il più naïf degli internauti dal torpore, mettendolo di fronte alla dura realtà: il web, ed i social in particolare, si nutrono dei dati che lasciamo per strada ad ogni ricerca su Internet e tutte queste informazioni possono essere utilizzate per orientare le nostre scelte, le nostre preferenze e perfino la nostra stessa percezione della realtà, come nelle più perverse distopie dei libri di fantascienza degli anni '60-'70.

 

Ma cosa è successo realmente tra il colosso di Zuckerberg e un'azienda che abbiamo sentito nominare per la prima volta solo un paio di settimane fa? Perché questa storia dovrebbe interessare all'impiegato di concetto che usa Internet solo per prenotare le vacanze e sbirciare le foto del figlio teenager? Ecco un breve riepilogo.

 

I fatti

Qualche settimana fa, i quotidiani Guardian e New York Times hanno pubblicato una serie di articoli nei quali veniva dimostrato l’uso scorretto di dati appartenenti a migliaia di utenti che una certa azienda  di consulenza e per il marketing online chiamata Cambridge Analytica aveva sottratto dal Facebook. Quale fu questo uso scorretto, oltre naturalmente all'appropriazione indebita di informazioni personali? Lo sfruttamento di siffatti dati per orientare l'opinione politica americana in vista delle elezioni presidenziali del 2016!

 

Per farci un'idea della situazione, occorre precisare che la Cambridge Analytica è un'aziena specializzata in indagini di mercato sui social network che appartiene al miliardario Robert Mercer, un imprenditore iper-conservatore che tra le altre cose è uno dei  maggiori finanziatori del sito d’informazione vicino all'estrema destra Breitbart News; sì, proprio il sito diretto da Steve Bannon, il politologo dalle idee neo-naziste che fu lo stratega di Trump durante la campagna elettorale e che per breve tempo ha ricoperto il ruolo di consigliere alla Casa Bianca!

 

Ebbene secondo le recenti ricostruzioni, la  Cambridge Analytica nel 2014 avrebbe sottratto da Facebook i dati di circa 270.000 utenti legati all'utilizzo di un'app sperimentale in grado di ricostruire un profilo psicologico in base alla propria attività online. Tale app era stata realizzata da un ricercatore di Cambridge, Aleksandr Kogan, e richiedeva il login da Facebook per poter avviare il suo funzionamento. Questo Kogan però in un secondo momento condivise il suo enorme archivio di dati con Cambridge Analytica, violando i termini d'uso di Facebook che vietano la cominicazione di dati a terze parte.

 

Ma allora Facebook non ha colpe?

Bhe, non proprio, perché secondo i giornalisti che si sono occupati dell'inchiesta, l'azienda di Zuckerberg sapeva di questo oscuro giro da ben due anni, salvo poi bannare di colpo la Analytica il 16 marzo di quest'anno, dopo essere venuta a conoscenza dell'imminente pubblicazione degli articoli riguardanti la scottante questione.

Inoltre molti esperti imputano a Facebook la scelta di permettere la raccolta di così tante informazioni personale senza che gli utenti interessati ne avessero la minima conoscenza.

 

Perché dunque questa storia ha creato tanto scompiglio?

I dati prelevati da Cambridge Analytica sono stati utilizzati per orientare il clima politico.

Sapendo quali fossero le preferenze e le pagine web visitate dagli utenti, l'azienda aveva tutto il necessario per bombardare il pubblico con messaggi ad hoc pubblicità in grado di alterare la percezione di un evento o un progetto politico.

Secondo le indagini, sia la Brexit che l'elezione presidenziale del 2016, furono terreno di battaglia per la Analytica ed i suoi alleati politici.

 

Conseguenze

Dopo la pubblicazione dello scoop, il titolo di Facebook non solo ha subito un bel tracollo in Borsa, ma parecchie aziende note, tra cui la Tesla dell'eclettico Elon Musk, hanno abbandonato la piattaforma social.

Tutto ciò in verità potrebbe apparire un po' ipocrita, poiché non si scopre certo ora che i social network sono una vera miniera per i cacciatori di dati, ma la speranza è che un simile scossone possa portare, oltre che ad un uso più razionale degli strumenti da parte degli utenti, ad una regolamentazione maggiormente strutturata per la protezione di quei dati che, in fondo, rappresentano le nostre vite.

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