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Rozzano Anno VI - N. 1 – Gennaio 2019

Anno VI- n.1 – Gennaio 2019

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

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Casella di testo: Beni in Comune
Una proposta di legge e una riflessione su Rozzano e le sue partecipate

Adriano Parigi

“Un Comune è tale – cioè comune – se fornisce ai cittadini i servizi di cui la vita associata ha bisogno: energia, acqua, gestione dei rifiuti, strade e mobilità, ristorazione collettiva, case a prezzi accessibili, nidi e scuole materne, edifici scolastici, assistenza agli anziani, spazi di socialità, cultura, integrazione del reddito e così via. Un Comune che non è più in grado di fare queste cose non serve a niente” (G.Viale, 2017)

L’art.43 della nostra Costituzione  prevede la possibilità di affidare, oltre che allo Stato, “a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”. La Costituzione quindi non contempla solo la proprietà privata o quella statale, prevede anche una terza possibilità proprietaria, pubblica anch’essa, ma direttamente riferita alle comunità, per quei beni che rispondano a “carattere di preminente interesse generale” e soprattutto a “servizi essenziali”. La nostra Costituzione pone un cuneo nel classico duopolio statale/privato, introducendo una terza categoria proprietaria per quei beni che rispondono a bisogni essenziali della popolazione e che pertanto rispondono ad un diritto primario dei cittadini. La giurisprudenza più attenta al tema dei diritti ha recuperato il concetto di Bene Comune per definire questa categoria di beni, comprendendo tutte quelle risorse indispensabili per la vita delle persone e delle comunità,  come la terra, l’acqua, l’aria  e delle forme che esse assumono nella loro espressione materiale come il paesaggio naturale, agricolo, lo spazio collettivo urbano, ma anche delle infrastrutture e delle reti di servizio, materiali e immateriali, volte ad assicurare la cura, l’istruzione, la conoscenza, la comunicazione, la mobilità, cioè i diritti fondamentali, nella loro determinazione storica, degli individui e della collettività. In modo più dirompente rispetto alle forme e agli assetti del capitale oggi, per Toni Negri e Michael Hardt il “comune” si riferisce anche a “tutto ciò che si ricava dalla produzione sociale, che è necessario per l'interazione sociale e per la prosecuzione della produzione, come le conoscenze, i linguaggi, i codici, l'informazione, gli affetti e così via" (2010). Il concetto di Bene Comune richiama pertanto le necessità della vita e le schiera contro le ragioni mercantili del regime proprietario. Ci dice il compianto Stefano Rodotà che il rapporto tra beni e diritti è essenziale e che “i diritti in realtà creano i beni”, ovvero che la risposta a bisogni fondamentali non può essere risolta o trovare ostacolo nell’astrattezza del vincolo proprietario che si offre interamente alla dimensione del prezzo nella dinamica del mercato. Scrive sempre Rodotà che “i beni comuni possono essere definiti partendo dalla considerazione  che essi si caratterizzano per l’appartenenza collettiva e la sottrazione alla logica totalizzante del mercato e della concorrenza, riguardando propriamente i beni materiali e immateriali indispensabili per l’effettività dei diritti fondamentali, per il libero sviluppo della persona e perché siano conservati anche nell’interesse delle generazioni future” (2017).

L’articolo 43 della Costituzione apre di fatto alla possibilità di porre anche la proprietà privata sotto una nuova sovranità del diritto pubblico, il cui protagonista non è un'astratta entità statale, ma la materialità di corpi sociali, “comunità di lavoratori o di utenti”, che assumono il controllo e garantiscono il diritto all’accesso a “ servizi pubblici essenziali”, interrompendo così anche l’automatica identificazione tra pubblico e statale.  Lo Stato infatti, finanche, e purtroppo, nelle sue articolazioni di prossimità come i municipi, ha spesso giocato negli ultimi 20 anni la sua proprietà  di beni e servizi in una logica, obbediente al dettato neoliberista, che vede il trasferimento al mercato anche del potere normativo e di regolazione della risposta pubblica ai diritti sociali e umani delle comunità. Abbiamo assistito alla trasformazione di società  pubbliche multiservizi, nate per gestire servizi di rete e infrastrutture collettive (Iren, A2A, Hera, Acea…), in società per azioni operanti sul “mercato dei servizi”, diventate vere e proprie holding di peso nazionale, impegnate nell’acquisizione di spazi di mercato, pacchetti azionari... E qui veniamo all’utilità di una riflessione radicale sul ruolo dell’Amministrazione Comunale nella gestione dei servizi e dei beni collettivi, viepiù a Rozzano dove una scriteriata gestione ha prodotto non solo il fallimento di API, una “azienda” in capo alla quale stava buona parte del patrimonio immobiliare pubblico, ma una crisi generale dell’intero sistema attraverso cui vengono erogati i servizi ai cittadini e gestito il patrimonio pubblico. Di fronte a queste forme di governo locale, sembra di buon senso l’osservazione di chi obietta sull’opportunità di mantenere la gestione dei servizi nelle mani di un simile “carrozzone pubblico inefficiente e partitocratico”. Tale osservazione però rovescia i termini della questione e non tiene conto del fatto che è stata proprio la logica mercantile e proprietaria a sostenere l’appropriazione “partitocratica” di un patrimonio collettivo che, con la maschera dell’innovazione e della modernità, ha usato i beni collettivi per politiche imprenditoriali in cui gli obiettivi del “comune” sono stati sovrastati dalla dimensione e dai dispostivi dell’impresa. Il mercato, con le sue inevitabili dialettiche concorrenziali, è penetrato negli assetti gestionali attraverso configurazioni finanziarie di diritto privato poste a governo delle aziende, trasformando il pubblico, la municipalità, forma di governo della comunità territoriale locale, da custode dei beni collettivi,  che “fornisce ai cittadini i servizi di cui la vita associata ha bisogno”, in organismo “predatore”: alti costi dei servizi – si veda “l’impresa” del teleriscaldamento a Rozzano con il conseguente insostenibile costo del riscaldamento per molti cittadini -, tasse locali elevate a fronte di servizi spesso poco efficienti, gestione del suolo con discutibili “pratiche immobiliari”…

Sono questi i termini in cui va collocato e discusso il sistema delle Aziende Partecipate e della sua ormai improrogabile riforma: a partire dalla dimensione dei beni pubblici naturali, sociali e sovrani, esso deve essere ripensato in forme rispondenti in primis ai bisogni dei cittadini che devono trovare forme di governo e controllo adeguato, collettivo e pubblico. L’intero sistema deve essere pertanto smontato pezzo a pezzo, a partire dall’impianto finanziario, dalle partecipazioni azionarie con i vincoli di mercato che condizionano la vita dell’azienda e della municipalità che l’ha prodotta, per riportare i dispositivi di governo del sistema sotto il pieno e trasparente controllo pubblico e comune.

Gli strumenti legislativi e tecnici per cominciare ci sono: esistono le “aziende speciali” e molte amministrazioni ormai le stanno utilizzando per riportare nell’orizzonte del diritto pubblico anche aziende multiservizi come la nostra AMA; si possono di sviluppare positivi rapporti con organismi senza fini di lucro per dar vita a esperienze di welfare locale. Tornando al lavoro di Rodotà e della sua commissione del 2007, è proprio di questi giorni la formulazione di una proposta di legge di iniziativa popolare sul governo dei Beni Comuni che riprende quell’elaborazione. Da qui può partire la riflessione e la discussione pubblica intorno a questi temi. Beni Comuni, beni pubblici, patrimonio collettivo, servizi essenziali e diritti fondamentali della persona, riguardano la vita quotidiana dei cittadini e danno senso all’esistenza stessa di un “Comune”. Magari, nonostante lo sconfortante avvio della campagna elettorale, si potrebbe provare a discuterne anche a Rozzano.

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