Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno V - N. 4 – Maggio 2018

Anno V- n.4 – Maggio 2018

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

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Casella di testo: Politica e vecchi merletti… e tra una anno tocca anche a noi!
Temi e problemi per le elezioni amministrative del 2019 a Rozzano 
(dalla prima pagina)

A.P.

Piantiamo quindi qualche paletto, ma siccome siamo un giornale, manteniamo la forma interrogativa e ci rivolgiamo ai partiti, ai movimenti, ai cittadini organizzati e no, cominciando a perimetrare un campo d’azione. I punti sottostanti non sono volutamente numerati, proprio perché rappresentano tutti delle priorità.

 

Partecipate e beni comuni

È forse superfluo accennare al fallimento di API e alla conseguente perdita di patrimonio pubblico, per ricordare come la questione delle aziende partecipate, del loro destino rappresenti un nodo ineludibile per qualsiasi politica di cambiamento reale nelle pratiche amministrative della nostra città.

Parlare di aziende partecipate, significa parlare del compito principale a cui la pubblica amministrazione locale non può sottrarsi: erogare e garantire a tutti i servizi, dare risposta ai bisogni e alle necessità immediate di una comunità, gestire e custodire i beni comuni. Che debbano essere “aziende” a fare ciò non sta scritto da nessuna parte. Che poi queste aziende siano delle società per azioni di diritto privato, a loro volta proprietarie di pacchetti azionari in altre SpA, con posti nei consigli di amministrazione da distribuire a cascata, non è affatto inscritto nel destino di questi strumenti pubblici. API è nata come “cassaforte”, come azienda che, in quanto “proprietaria” del patrimonio immobiliare pubblico, si fa garante di attività creditizie per intraprese, libera dai vincoli e dagli obblighi della finanza pubblica, presupposto per un’azione imprenditoriale disinvolta… e si è visto come è andata a finire! È possibile pensare a un destino per AMA che prefiguri un assetto radicalmente diverso dallo status quo traballante sul piano economico, in costante arretramento dal punto di vista della qualità e dell’efficienza dei servizi erogati? È possibile pensare alla trasformazione di questa azienda da società per azioni di diritto privato, in azienda speciale multiservizi di diritto pubblico, strumento diretto delle politiche comunali di soddisfacimento dei bisogni collettivi, che risponda direttamente alla municipalità del proprio operato e della sua organizzazione, ponendo fine ad un sistema di potere, a logiche clientelari, a una gestione che spesso dimentica i motivi di fondo della propria esistenza? È impensabile provare a ipotizzare un percorso di “internalizzazione” nella municipalità di pratiche che la vulgata liberista vuole progressivamente spostarsi nel mercato, tra scambi di pacchetti azionari, nomine di CdA, quote di mercato da accaparrare… dimenticando che stiamo parlando dei bisogni e delle necessità di una comunità?

 

Piano di Governo del Territorio, difesa del suolo, del paesaggio e qualità urbana

Abbiamo più volte sostenuto su queste pagine e in iniziative pubbliche che il Piano di Governo del Territorio di Rozzano è un regalo alle immobiliari e ai costruttori, siano essi presunte cooperative o liberi imprenditori. Esso è fuori misura e fuori tempo sia per le previsioni circa l’aumento della popolazione, sia per i mc di abitazioni e i mq di asfalto di cui prevede la realizzazione. Non torneremo qui sull’area D3, sull’edificazione dei campi di calcio e su altre amenità lì previste. Si può pensare ad una revisione di questo strumento urbanistico partendo dall’obiettivo di azzerare il consumo di quel bene comune e irriproducibile che è il suolo libero? Si può ripartire dall’idea che esiste un paesaggio – bene comune, diritto e volto di un’economia da stimolare – che deve essere gelosamente e rigorosamente custodito? Si può al contempo avviare un percorso pubblico che preveda un ridisegno all’insegna di una nuova qualità urbana per le aree dismesse evitando ulteriore concentrazione di spazi commerciali – v. via Manzoni -, ma ponendo precisi vincoli nel disegno urbano, nella forma dell’edificazione? È possibile chiudere l’epoca degli incontrollati “premi volumetrici” nelle ristrutturazioni urbanistiche e porre precisi limiti e obiettivi di qualità negli interventi su aree dismesse e capannoni trasformati in residenza?

 

Quartiere ALER, diritto ad un abitare dignitoso e riforma urbana

La dolorosa storia del teleriscaldamento, della sua inefficienza e dei suoi costi spropositati, ha riaperto la questione più generale della qualità abitativa del grande quartiere ALER.  Tale questione ha visto protagonisti con una rinnovata vitalità le Autogestioni e il loro Comitato, che si sono meritoriamente assunti un ruolo di rappresentanza degli interessi e dei bisogni degli abitanti, al di là dei compiti che normalmente essi svolgono. Tale rappresentanza e il ruolo di garante competerebbe all’Amministrazione, ma le cose non sono proprio andate così. A partire da qui deve riprendere con forza l’attenzione verso le condizioni di chi vive nel “villaggio” avendo ben presente che la composizione sociale, la complessità, le dimensioni e la qualità urbanistica ed edilizia del quartiere impongono che si mantenga alta la cura partecipata dell’ambiente e delle abitazioni, con una rinnovata attenzione al ruolo delle Autogestioni, e al contempo si imposti una strategia capace di porre nella giusta dimensione – regionale e nazionale – la questione della “riforma” complessiva di uno dei più grandi agglomerati di edilizia popolare d’Europa. Si può pensare all’avvio di stabili momenti di contatto e programmazione tra le Autogestioni e l’Amministrazione? È possibile un’azione comune tra abitanti e Municipio per concordare iniziative autonome e, soprattutto, rivolte verso l’ente regionale proprietario, nella direzione di una manutenzione, una cura e un rinnovamento costante del patrimonio abitativo? È possibile che il Comune si faccia promotore, coinvolgendo saperi, risorse culturali e politiche, di una iniziativa che porti a una nuova attenzione e soprattutto alla comprensione delle importanti risorse necessarie per una altrettanto necessaria riforma complessiva – vi sono esempi e modelli in Europa – di questo nostro “villaggio” popolare?

 

Cultura e pratica dei diritti e dell’accoglienza

Noi crediamo che sia necessario conquistare per tutti nuovi e più avanzati diritti di cittadinanza a partire dal diritto ad una casa, all’istruzione, alla cura, alla partecipazione civile, a un lavoro e a un reddito che consenta una vita dignitosa. Oggi il welfare locale deve misurasi con nuovi problemi, con un aggravarsi delle disuguaglianze sociali e con l’aumento della povertà. Non è certamente possibile caricare sulle spalle dei Comuni pesi che essi non possono sopportare, dopo anni di depauperamento delle loro risorse in nome di “vincoli di bilancio”, tagli generalizzati e privatizzazioni che hanno trasformato in business e profitti servizi e diritti. Noi perciò chiediamo che l’Amministrazione non abdichi a questo ruolo di sostegno alle fasce più deboli e lo faccia tenendo sempre presente che sono i bisogni a fondare i diritti e null’altro, non la nascita in un luogo, non la religione o il colore della pelle. È utopia l’idea di un Comune che cominci almeno a porsi il problema del reddito come primo elemento di cittadinanza? È concepibile un’idea non respingente, ma solidaristica e accogliente di cittadinanza rivolta a tutti in nome del bisogno? È possibile un Comune attivo nella diffusione di una cultura autentica dell’accoglienza che lo faccia non con le parole, ma a partire da una efficace e pronta risposta a tutti i cittadini e ai loro bisogni?

 

Etica pubblica, partecipazione e giustizia

La storia politica e amministrativa della nostra città impone che si assuma una nuova etica pubblica nella vita politica della comunità. Se vogliamo che il Comune sia realmente la casa della comunità dei cittadini, è necessario che si tolgano di mezzo anche solo i sospetti che l’azione amministrativa sia piegata a interessi economici e di potere di gruppi o singoli e i bisogni della città restino sullo sfondo senza un’adeguata risposta. Se vogliamo che ritorni un po’ di fiducia e con essa quella partecipazione e condivisione, che sono le condizioni per una cultura civica della cura e della “educazione” ad un abitare civile, è necessario che si affermi in ogni ambito di decisione e iniziativa pubblica la legalità, non solo nella sua forma e norma, ma intesa come strumento di affermazione della giustizia. Leggi e regole ci sono, ma è necessario che vivano nella pratica amministrativa. È impensabile un’amministrazione attenta ai rapporti con i cittadini – oltre gli URP e i social media -, per la quale gruppi, comitati, singoli abitanti attivi e pronti a segnalare, a intervenire, a chiedere, a sollecitare, rappresentino una ricchezza ed un alleato e non una “scocciatura”, come oggi spesso accade? È un pensiero bizzarro auspicare che la macchina comunale sia organizzata a partire da un rinnovato clima di collaborazione con la cittadinanza, da una logica di servizio proiettata verso la dimensione pubblica escludendo ogni logica autoconservativa e di potere interno? È concepibile che le forze politiche, soprattutto quelle logorate da anni di potere, trovino la forza di rinnovare radicalmente anche i volti e le biografie dei loro rappresentanti?

 

Certo la campagna elettorale imporrà programmi più articolati, che tocchino questioni e problemi qui non considerati, ma vitali per la qualità della vita in città: dalla mobilità al trasporto pubblico, dalla manutenzione della strade allo sfalcio dei prati. Ma non è nostra intenzione scrivere un programma elettorale, bensì porre a chi questo programma dovrà redigerlo, alcuni temi che riteniamo centrali per il futuro della nostra città.

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