Periodico di informazione, cultura, opinioni

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Rozzano Anno IV - N. 7 – Settembre 2017

Anno IV- n.7 – Settembre 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

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Gabriele Arosio

Tutto si svolge nell’ultimo decennio del 1800.

Per l’economia italiana è un momento durissimo. Procede da tempo un’immigrazione rilevante e senza paragoni per altri paesi europei.

Solo tra il 1860 e il 1885 sono state registrate più di 10 milioni di partenze dall'Italia.

 

Primo tempo: Stati Uniti

Negli Stati Uniti arrivano soprattutto contadini e operai. Data la loro situazione e le difficoltà di integrazione nella nuova società, i gruppi di migranti tendono ad isolarsi all'interno di quartieri abitati prevalentemente da connazionali, così da poter mantenere i propri usi e la lingua di appartenenza. Questi quartieri sono caratterizzati da un alto livello di degrado, oltre che da un sovraffollamento degli appartamenti nei quali gli italiani sono disposti a vivere anche in condizioni igieniche precarie. Questa situazione è mal vista dai cittadini americani, che iniziano a provare disprezzo nei confronti degli immigrati, percepiti sempre più come simbolo di inciviltà e malcostume. Nello stesso periodo, proprio a causa di questo flusso migratorio, approda negli Stati Uniti anche la mafia.

Nel 1890 a New Orleans si trova un cospicuo numero di immigrati: su una popolazione di quasi 274.000 persone, infatti, circa 30.000 sono italiani. Nell'ambito della criminalità organizzata le due famiglie che si contendono il controllo della zona sono i Provenzano e i Matranga.

Tra le due famiglie si consumano scontri e vendette che portano il 15 ottobre 1890 anche alla morte del sovrintendente di polizia David Hannesy.

Le indagini portano all’arresto di 19 italiani ma a marzo 1991 il processo porta alla loro assoluzione, ma non alla loro scarcerazione.

La delusione per l’esito del verdetto e il sospetto di corruzione della corte, alimenta un senso di tradimento dalle istituzioni e dalle forze dell'ordine e quello che era malcontento nella popolazione inizia a sfociare in rabbia e violenza. Il clima di odio contro la comunità italiana viene cavalcato anche dal sindaco Joseph Shakespeare che arriva dire degli italiani«individui più abietti, più pigri, più depravati, più violenti e più indegni che esistono al mondo, peggiori dei negri e più indesiderabili dei polacchi».

Un gruppo di manifestanti si riunisce in una piazza: le fonti parlano di una cifra che varia da 3.000 a 20.000 persone. La folla si avvia verso la prigione locale dove le autorità tentano di evitare l'assalto alle celle, ma non possono alcunché contro un numero così alto di cittadini in rivolta. La folla si introduce nella prigione stanando i prigionieri che tentano inutilmente di nascondersi. Due sono impiccati, gli altri uccisi a colpi di fucile.

 

Secondo tempo: Francia

Ad Aigues Mortes, cittadina di 4000 anime, nel dipartimento di Gard nella Francia meridionale, sulle Bocche del Rodano, a 25 chilometri da Nîmes e da Montpellier, si trova stanziata una nutrita colonia di operai italiani che hanno trovato occupazione nelle vicine saline di Perrier e Peccais; i nostri connazionali sono preferiti ai colleghi francesi perché meno sindacalizzati e disposti ad accettare paghe inferiori pur di poter lavorare.  Il lavoro in salina è duro, scarsamente remunerato, e si svolge in un ambiente paludoso, dove sempre sono in agguato le febbri malariche.

Le relazioni dei nostri connazionali con i residenti francesi sono sempre tese, caratterizzate da grande diffidenza, quando non da aperta ostilità.

Con il passare del tempo la diffidenza dei francesi verso gli italiani si fa sempre più accentuata e sfocia in una vera e propria rivolta, il 17 agosto 1893. Causa degli scontri sarebbe stato, la mattina del 15, il tentativo di un piemontese di lavare un fazzoletto sporco di sale usando l’acqua potabile.  

“Cominciò proprio alle saline di Peccais durante la pausa del mattino: gli operai francesi e italiani mangiavano in silenzio la zuppa, sistemati alla meglio sul bordo delle paludi; per gioco, o forse per sfregio, un francese gettò della sabbia sul pane che un torinese stava mangiando, seduto dinanzi a lui. Il torinese non protestò.  Pulì il pane con il fazzoletto che poi andò a lavare nella bacinella di acqua dolce che la «Compagnie» distribuiva esclusivamente per uso potabile.  L’acqua dolce era preziosa, specie nei mesi estivi. «Ehi tu, orso!» gli gridò il francese.  Gli altri suoi compatrioti ridevano, ma forse era solo rabbia repressa per troppo tempo. «Lo sai o non lo sai che con quell’acqua ci dobbiamo arrivare a sera?  Se vuoi lavare il fazzoletto, pisciaci sopra che tanto è lo stesso per un italiano come te!». Il torinese era un tale di poche parole ma ci sapeva fare con il coltello.  Che estrasse dalla tasca, aprì e agitò sotto il naso del francese: «Merda!  Io me ne fotto di te e di tutti i francesi!».

(F. Guccini – L. Macchiavelli “Macaronì. Romanzo di santi e delinquenti”, Mondadori, 1997)

Il giorno successivo alcuni operai italiani, volendo vendicare il compagno offeso, avrebbero organizzato una spedizione punitiva ai danni dei francesi, provocando, secondo il “Times” di Londra, due morti e alcuni feriti. Più probabilmente però si tratta di un’assurda menzogna, propalata ad arte dalle autorità francesi desiderose di offrire alla folla un pretesto qualsiasi per esacerbare gli animi. La mattina di giovedì 17 agosto oltre 500 francesi inferociti attaccano i capanni che ospitano circa 100 italiani: da quel momento ha inizio una colossale caccia all’italiano, che devasta la cittadina di Aigues Mortes e i suoi sobborghi.  Al grido di “A morte gli italiani! Viva l’anarchia! Viva la Francia e morte all’Italia!  Fuori gli orsi italiani!”, la folla, armata di pietre, bastoni e forconi dà l’assalto agli improvvisati rifugi dei nostri connazionali, scoperchiando il tetto e devastando ogni cosa.  Interviene la forza pubblica (18 gendarmi) che fa sgombrare i capanni e intima agli italiani di portarsi alla stazione per non provocare l’ira dei manifestanti; tra gli insulti, gli scherni e le bastonate iniziano ad allontanarsi, ma ben presto vengono accerchiati dalla turba che portava in alto le bandiere tricolori della Repubblica Francese. Risuonano alcuni colpi d’arma da fuoco sparati dai gendarmi e dai manifestanti. Molti connazionali, vistisi spacciati, tentano   il tutto per tutto, gettandosi negli stagni salmastri o fingendosi morti: alcuni fortunati riescono ad attraversare gli stagni e a raggiungere Marsiglia a piedi dopo una marcia estenuante.  Una ventina di piemontesi, gettatisi nella melma dell’”Etagn des Pesquieres”, vi rimangono imprigionati e bersagliati dalle pietre che i francesi lanciano dagli argini: moriranno tutti. La furiosa caccia all’italiano dura due giorni.  Non sarà possibile stilare un esatto bilancio delle vittime, poiché molti corpi senza vita - e qualcuno ancora in vita - furono gettati senza pietà nelle paludi e mai più ritrovati.

Il numero dei morti può andare da un minimo – improbabile - di 7 o 9 (secondo la stampa francese) fino a 50 o più (secondo il “Times” di Londra): altre fonti parleranno addirittura di un centinaio di vittime, oltre ad un centinaio di feriti.

 

Finale che dà la parola ad un politico che, ahimè, oggi ci manca

A fermare la violenza e i massacri intervenne un socialista che avrebbe in seguito conseguito un posto rilevante nella storia d’Italia, Filippo Turati.

Invitò tutti i disperati in cerca di una nuova vita ad avere “una sola testa e un solo cuore, una testa che conosca le cause della propria miseria e delle proprie divisioni e un cuore che lo spinga contro di esse. Allora finirà la baldoria dei patriottardi e le stragi fraterne fra lavoratori diverranno impossibili”.

 

Sono grato a Roberto Saviano che mi ha fornito lo spunto per la ricerca che mi ha portato alla ricostruzione di questi eventi della nostra storia.

Casella di testo: Piccola storia in due tempi, di più di 100 anni fa, in cui si ascoltano la voce delle autorità e il saggio giudizio di un politico del tempo

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