Periodico di informazione, cultura, opinioni

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Rozzano Anno IV - N. 10 – Dicembre 2017

Anno IV- n.10 – Dicembre 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

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Giuseppe Eriano

La progressiva esasperazione del capitalismo occidentale, che negli ultimi tempi sta evolvendo inesorabilmente verso un' “implosione” irreversibile per impossibilità di controllo dei meccanismi perversi da lui stesso generati  con effetti peraltro scaricati (“spalmati”) su tutti, ha causato un sostanziale indebolimento della “cosa pubblica”.

Anche in Italia, il “pensiero unico”  sempre più “finanziarizzato” che potremmo definire “liberista”, e che  accomuna destre e PD, ben esprime il “programma politico globale” della BCE e del FMI, e porta ad un progressivo smantellamento dello Stato Sociale.

Infatti, non potendo più superare alcuni limiti in merito a tasse e tagli alla spesa pubblica si arriva a sancire la limitazione dei servizi ai cittadini (fino alla loro scomparsa?), con l’inserimento del cosiddetto Pareggio di Bilancio (figlio del Fiscal Compact europeo) in Costituzione, purtroppo passato a grande maggioranza e senza molto clamore, dopo pochi minuti di discussione in Parlamento (si direbbe che ce ne siamo accorti solo noi).

Il drammatico tentativo di trasformazione dello Stato di Diritto in Azienda è perfettamente riuscito: i Conti dello Stato devono essere in pareggio, quindi anche i servizi  vengono forniti solo in questo caso.

Siamo ben lontani dai Diritti sanciti originariamente dalla nostra Costituzione: diritto alla salute, diritto all’istruzione, diritto al lavoro etc.

Dunque in ambito sanitario, in particolare in Lombardia, la risposta al progressivo aumento delle esigenze della popolazione, la cui età media è vorticosamente aumentata negli ultimi decenni, invece di basarsi su un aumento di fornitura di servizi pubblici, con incremento del personale sanitario, è caratterizzata da una parte dalle grandi privatizzazioni, che si avvalgono della costruzione di “nicchie sanitarie” di serie A, regolate da logiche assicurative private alla portata di pochi, relegando “la massa” a strutture di serie B, dall’altra da un ristrutturazione radicale delle Aziende  Pubbliche (ormai si chiamano così), che, all'insegna dell' “ottimizzazione delle risorse” di bocconiana memoria, mira in realtà al risparmio sui “costi fissi”, cioè sugli stipendi di Medici ed Infermieri, che si realizza col limitare al massimo le nuove assunzioni.

Ottimizzare le risorse significa in questo caso svolgere tutto il carico lavorativo in una quantità di ore pro capite superiore a quella prevista dal comune “buon senso”, oltre che dal contratto, con conseguenze, peraltro non prive di implicazioni medico-legali, che si ripercuotono sul personale stesso, oltre che sui pazienti, oppure non svolgere tutto il lavoro necessario per tutelare la salute dei cittadini con l’ovvia comparsa di lunghissime liste d’attesa.

La logica dei “Tagli” e del “risparmio a tutti i costi” nella struttura pubblica” porta ad anteporre l’“efficienza” (maggior quantità di prestazioni nel tempo, con minor personale possibile)  all’“efficacia” (qualità del servizio fornito).

L’obiettivo principale, che dovrebbe essere la tutela della salute e che si attua principalmente attraverso la difesa della sanità pubblica, in quanto unica garante di trattamento equo ed uguale per tutti, viene in questo modo disatteso.

La Legge Regionale Lombarda del Luglio 1997 (Legge 31) avrebbe dovuto essere modificata, soprattutto nei capitoli Sussidiarietà. (complementarietà tra pubblico e privato peraltro mai realizzata, con  netta prevalenza del privato sul pubblico attraverso criteri di accreditamento di Cliniche ed Ospedali privati a dir poco "elastici", per usare un eufemismo) e Concorrenza tra pubblico e privato (in realtà inesistente a causa della totale assenza di regole di gestione della struttura privata, non obbligata a “gare pubbliche“ e della canalizzazione preferenziale delle risorse regionali a suo favore ... con i soldi dei cittadini!). Nel Pubblico si assiste invece in campo Ospedaliero alla realizzazione delle  cosiddette “Aree di Intensità di Cura”: in pratica tutti i pazienti vengono collocati in diverse aree (sostanzialmente 3) in base alla gravità della loro malattia. In questo modo, se da una parte si risparmia sul personale (medici ed infermieri “tutor” che seguono i pazienti con diverse patologie collocati in quell’area di intensità di cura) con maggior apparente efficienza del “sistema” Ospedale, dall’altra si perde sicuramente in qualità delle prestazioni (minor efficacia) in quanto gli Infermieri precedentemente addestrati ad una sola tipologia di paziente (il cardiopatico, il nefropatico, il broncopneumopatico) si trovano ora ad affrontarne diverse ed i Medici Specialisti di un determinato settore non vedono più i pazienti “settorializzati” nei loro Reparti, ma distribuiti nella varie aree. Inoltre spesso i pazienti cambiano (in meglio od in peggio) la loro intensità di malattia con inevitabili spostamenti nelle diverse aree, quindi con inevitabile discontinuità di cura e di rapporto medico/paziente, peraltro già pesantemente minato da un' informatizzazione non sempre perfettamente efficiente .

Ne deriva che “Intensità di Cura” non significa “Intensità di Assistenza” (tempo ed attenzione per il paziente) che si basa invece sull’individuazione di specifici problemi clinici, sulla loro conoscenza, il più possibile approfondita e sull’impostazione dei diversi protocolli operativi idonei alla loro risoluzione.

Sul Territorio la “novità” consiste nell’attribuzione di “Gestori” non meglio definiti ai pazienti cronici con contratti  che li vincolano a fare accertamenti dove il gestore vorrà con i tempi ed i modi previsti da un piano assistenziale standard, cioè totalmente avulso da quello specifico caso clinico. Se le necessità cliniche prevedono un superamento del tetto previsto, i pazienti dovranno pagarsi un’assicurazione privata od utilizzare i fondi integrativi dei contratti di lavoro. Libera scelta del cittadino..…Che ha i soldi! Altro che diritto alla salute!

La Medicina di Base, che dovrebbe fare della prevenzione “primaria” (cioè agire prima che le malattie insorgano) il suo caposaldo con l’Educazione Sanitaria /invito alla modificazione degli “stili di vita”, invece non solo non riesce a svolgere appieno questa funzione, ancora relegata alla “buona volontà” del singolo medico, ma non riesce neppure a collaborare proficuamente con quella specialistica ospedaliera allo scopo di mettere in atto un adeguato programma di prevenzione “secondaria” (controllo delle complicanze), in quanto non esiste una programmazione Regionale della Sanità Pubblica in grado di connettere e di integrare il lavoro dei Reparti Ospedalieri con quello dei Medici di Medicina Generale, perché più in generale non esiste un “Piano del Territorio” che comprenda anche la “questione Salute”.

I Distretti Sociosanitari, che della sanità territoriale dovrebbero essere il fulcro, nel cui ambito, in particolare sarà indispensabile riorganizzare SERT, CPS e Consultori, sottraendoli alle mire dei privati e restituendoli ai cittadini, non sono mai stati realizzati in questa logica.

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