Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno V - N. 6 – Luglio 2018

Il 22 giugno la Guardia Costiera italiana ha inviato un comunicato ai comandanti delle imbarcazioni che si trovano nella zona del Mediterraneo antistante la Libia in cui si intima, in caso di soccorso di naufraghi, di chiedere appoggio alla Guardia Costiera libica.

Questo è l’ultimo atto imposto dal governo italiano che ha deciso unilateralmente di chiudere ogni possibilità di sbarco nei porti italiani ai profughi che con imbarcazioni di fortuna e dopo aver attraversato l’inferno dei campi di concentramento in Libia (dove a volte sono detenuti per anni subendo ogni sorta di violenza fisica e psicologica e di ricatto economico). Contravvenendo e violando in questo modo moltissime convenzioni internazionali che riguardano il diritto marittimo e umanitario, ma soprattutto rendendosi primo artefice di altre tragedie.

 

Il nostro governo sa benissimo che far rientrare i profughi in Libia, come già sta avvenendo, significa rimetterli nelle mani degli aguzzini delle bande armate più o meno legate al governo libico di Al Sarraj, che diverse inchieste internazionali hanno dimostrato essere le organizzatrici del traffico di persone e non come sostengono Matteo Salvini, Danilo Toninelli e Giuseppe Conte, insieme con tutto il governo italiano, le Organizzazioni Non Governative che, invece, da anni salvano migliaia di vite nel Mediterraneo.

 

Questo braccio di ferro è insensato perché non è vero che in Europa c’è un’emergenza profughi. In ogni caso, chiusura o non chiusura dei porti italiani, la fuga dai Paesi dove ci sono guerre civili (più o meno esplicite) non si fermerà, perché la gran parte delle donne, degli uomini e dei bambini fuggono dai regimi corrotti e dittatoriali con cui il nostro governo spera di far accordi per fermarli.

Irrigidire le attuali regole sul suolo europeo, il progetto di trasformare gli hot-spot in veri campi di concentramento, rispedire nei Paesi di primo ingresso i richiedenti asilo che li hanno lasciati o ripristinare i controlli alle frontiere terrestri, non sarà la soluzione perché renderà ancora più precaria e insicura la vita dei profughi. Tutto ciò darà solo più forza al razzismo e alla xenofobia che renderà le nostre città più insicure per i profughi come per tutti e tutte noi. L’unica soluzione è accogliere, come vuole il diritto internazionale, chiunque fugga da zone di guerra e non il contrario.

 

Ora il nostro governo si sta assumendo la responsabilità politica, etica e penale di trasformarci in corresponsabili di ulteriori tragedie. A questo non possiamo che opporci con forza e immediatamente con atti di disobbedienza civile. Prima che sia troppo tardi.

 

 

Joseph Halevi, Università di Sydney e International University College (IUC) of Turin, Torino. Domenico Quirico, giornalista, Gustavo Gozzi, Università di Bologna, Riccardo Bellofiore, Università di Bergamo, Riccardo Cristiano, giornalista, Aldo Garzia, giornalista, Alessandra Mecozzi, Fiom Cgil, Thomas Casadei, Università di Modena, Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo, Luca Baccelli, Università di Camerino, Orsetta Giolo, Università di Reggio Emilia, Alessandra Sciurba (Univ. di Palermo), Donatella Loprieno (Univ. della Calabria), Cinzia Nachira, Università del Salento e rivista Rproject, Fausto Gianelli, Avvocato – Giuristi Democratici, Stefano Galieni, Rifondazione Comunista, Antonio Ciniero, Università del Salento, Guglielmo Forges Davanzati, Università del Salento, Luciano Nuzzo, Università del Salento, Sergio Bellavita, USB Nazionale, Angelo Salento, Università del Salento, Aldo Milano, SiCobas Nazionale, Eliana Como, Direttivo Nazionale CGIL, Fabio De Nardis, Università del Salento, Cesare Quinto, fotografo-giornalista, Marco Cinque, il manifesto, Elisabetta Della Torre, Università della Calabria, Giuliana Commisso, Università della Calabria, Walter Greco, Università della Calabria, Giorgio Sivini, professore emerito Università della Calabria, Alessandro Somma, Università di Ferrara

Casella di testo: Disobbedienza civile contro le scelte dell’Italia sull’aiuto a profughi e migranti
Un appello

Anno V- n.6 – Luglio 2018

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Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

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