Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno VI - N. 3 – Marzo 2019

Roberto Oggionni

John Lee Hooker, chi è costui?

Di domande come questa noi ragazzi degli anni ’60 ce ne facevamo in continuazione.

Sì perché dalle parti dei Navigli di blues se ne masticava poco o niente.

Magari qualche setta di pseudo intellettuali lo confondeva con il jazz di Satchmo o di Ella,

ma di vero blues non si vendeva neppure un disco. La musica americana era quasi esclusivamente

quella cantata in italiano dai vari Paul Anka, Neil Sedaka, Gene Pitney, o quella napoletanizzata da

un Dean Martin o un Perry Como.

Tutto questo fino a che quei quattro genietti di Liverpool ribaltarono il tavolo con il loro sound strabiliante.

Ma cosa c’entrano i Beatles con il blues?

C’entrano…c’entrano.

C’entrano perché in seguito al loro successo planetario nel 1963 le major discografiche inglesi si precipitarono a ingaggiare gruppi che potessero competere (mi vien da ridere, “competere” con I Beatles!?)

Ma i giovani musicisti inglesi e irlandesi - perché dovevano essere giovani e capelloni per rientrare nel “modello di offering” - non erano tutti dei beatles, per la maggior parte erano ragazzi che proponevano del r’n’r e quel rhythm ‘n’ blues dei neri americani, che avevano imparato a suonare grazie ai dischi portati dai marinai di Liverpool e di Belfast.

Già, il Blues, quella musica ignorante e “facile” che in USA non se la filava nessuno che non avesse la pelle nera. Race Music la chiamavano, robaccia di serie C, ma nella liberal Londra era un must. A Londra c’erano dei gruppi bravissimi nell’essere “ignoranti”. C’erano gli Alexis Corner e i John Mayall, navi scuola per ragazzini talentuosi come Brian Jones, Eric Clapton e tanti altri.

Lo stesso nome Rolling Stones fu scelto da Brian Jones e soci semplicemente riportando il titolo di un blues di Muddy Waters, indiscusso sovrano della musica del diavolo in quel di Chicago.

I Rolling - così li chiamavamo negli anni ’60, non Stones come si usa oggi - si definivano “Gruppo Rhythm’n’Blues”, lo stesso gli Yardbirds di Eric Clapton, gli Animals di Eric Burton, i Them di Van Morrison, per citare solo i più noti.

Così quando fu necessario incidere velocemente qualcosa per sfruttare l’onda lunga dei Fab Four, tutti questi, che non avevano il talento della premiata ditta di composizioni musicali Lennon-McCartney, non poterono che registrare le cose che erano usi suonare nei pubs e localini vari.

John Lee Hooker, chi è costui?

Sulle copertine 45 giri di Animals, Rolling e soci, noi ragazzi beat accaniti consumatori di musica british leggevamo che Boom Boom e Dimple degli Animals erano brani di un certo John Lee Hooker, che Little Red Rooster dei Rolling - primo e a tutt’oggi unico blues ad avere scalato la classifica UK - era un vecchio brano di Howling Wolf, che la bellissima Stormy Monday dei Them era un blues degli anni ’40 del virtuoso chitarrista texano T-Bone Wlaker, che AIn’t Got You degli Yardbirds altri non era che un brano di Jimmy Reed, e tanto altro ancora.

Fu così che noi teenagers italici venimmo in contatto con il mondo del blues.

Fu così che perfino una Caselli portò al Cantagiro una versione italiana di Baby Please Don’t Go, un blues traditional del delta del Mississippi.

E quelli di noi che strimpellavano cominciarono a cimentarsi con quelle maledette-benedette 12 misure che sono diventate forse l’unico linguaggio universale in circolazione.

Se vai a una jam session, sia essa in Siberia, a Casablanca o a San Francisco, suona le tue 12 misure e tutti ti capiranno, tutti saranno tuoi amici.

Casella di testo: Beat & Blues 
Un viaggio dal Mississippi al Po passando per il Tamigi

Anno VI- n.3 – Marzo 2019

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

www.piazzafoglia.it

Globale

Andiam, andiam, andiamo a lavorar…

Prima parte. Lavoro, ricchezza, grandi opere, crescita, natura, capitale

Globale

SOS ambiente: le nostre coste scompariranno molto presto

Futti, futti, che Dio perdona a tutti

Cultura

Globale

Il futuro è adesso

Beat &  Blues

Un viaggio dal Mississippi al Po passando per il Tamigi

Cultura