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Rozzano Anno VI - N. 7 – Luglio 2019

Roberto Oggionni

Si può parlare non benissimo dei Beatles?

Se il primo album Please Please Me aveva marcato la innovativa freschezza del gruppo, questo secondo album dà la sensazione di un prodotto confezionato con una certa urgenza per sfruttare il momento magico, prima che l’onda di immensa popolarità possa esaurirsi. Concesso che il 99,9% dei gruppi pop, rock. etc si dannerebbero l’anima per vendere tanto quanto questo album ha venduto, va detto che tra tutti i Long Playing del Fab4 questo With The Beatles, uscito nel 1963 come il precedente, porta poca acqua al mulino delle Beatles Goldies.

Se nel primo album si potevano giustificare 7 covers su 14 tracce con la circostanza di essere il primo e di non avere ancora un enorme nome da difendere, le 6 covers presenti in questo secondo lavoro, pur se interpretate con grande maestria, sembrano un po’ più “riempitive” delle precedenti.

In generale questo album, dalla bellissima e ben nota copertina, suona meno fresco di Please Please Me, appare un po’ più di maniera, un po’ più “preparato” a tavolino, un po’ più anonimo. C’è però una eccezione che da sola vale l’intero album: All My Loving, un brano tipicamente Maccartiano che sanno canticchiare tutti. Quando con il mio gruppo attacchiamo “Close your eyes and I’ll kiss you…” è raro che non parta un coro di voci aggiunte dall’intero pubblico, indipendentemente dall’età’ (e dall’intonazione).

Qui Lennon tira una ritmica clamorosa con la Rickenbacker, tanto spinta da non permettergli di cantare con Paul nelle strofe, cosa che fa Harrison per poi inanellare con la Gretsch un bellissimo e delicatissimo assolo obbligato (ovvero non improvvisato) il stile country finger picking , da buon estimatore di Chet Atkins, il Raffaello della chitarra country in quel di Nashville e di Scotty Moore, il chitarrista di Elvis.

Una citazione speciale la merita anche Don’t Bother Me, prima canzone scritta e cantata da Harrison in un disco ufficiale. Una ulteriore citazione va spesa per I Wanna Be Your Man, dalla voce inconfondibile di Ringo, con quel suo simpatico sembrare sempre un cantante per caso.

Il brano fu anche “regalato” dalla coppia Lennon-McCartney agli amici-nemici Rolling Stones, che lo incisero a loro volta.

Una terza citazione la merita Roll Over Beehtoven, cover del brano con cui Chuck Berrry esplose nel 1956.

I Beatles sapevano suonare molto bene la musica rock’n’roll degli anni ’50, spesso anche meglio degli interpreti originali. Ma di questo ne parleremo in un’altra occasione.

 1964 – Il primo album dei Beatles privo di covers. Il primo a non essere una raccolta retrospettiva ma un vero progetto. Il primo ad essere abbinato ad un film. Con questo 33 giri i Fab4 fanno un primo salto di qualità. La ormai consolidata consapevolezza di non essere un fenomeno passeggero li libera dalla necessità di incidere pur di incidere. Prendono il loro tempo, girano un film in bianco e nero per la regia di Richard Lester dove interpretano sé stessi. A differenza dei musicarelli in auge in quel periodo, dove il/la cantante è l’eroe di una improbabile storia di amore, il film di Lester vuole illustrare la beatlesmania attraverso la lente del classico british humor delegato agli stessi Beatles. Il film, intitolato appunto A Hard Day’s Night, mostra una teorica giornata da Beatle, e i quattro ragazzi mostrano nelle riprese tutta la loro innata verve e la loro spontanea simpatia. E’ un film che va senz’altro visto, dai diversamente giovani per rivivere un fenomeno che ha marcato l’intera società trasversalmente in ogni nazione, e dai giovani per capire cosa sono stati i Beatles allo stato nascente.

Ma torniamo all’album. I brani che costituiscono la colonna sonora del film sono le prime sette, praticamente l’intera facciata A del vinile. Lo stesso Richard Lester presenziò le registrazioni negli studi di Abbey Road, dando suggerimenti per un ottimale inserimento dei brani nella sceneggiatura. Rispetto ai due albums precedenti ci sono un maggiore uso delle chitarre acustiche, la presenza di ballate e di alcuni testi autobiografici.

I tre brani più significativi, quelli che conoscono anche i sassi, sono A Hard Day’s Night, Can’t Buy Me Love e And I Love Her. La prima si apre semplicemente con un accordo di chitarra. SI tratta di un accordo misterioso su cui si sono scervellati esperti musicisti senza venirne a capo. La mia personale convinzione è che si tratta di un accordo-non accordo, del tipo “ acc… mi è caduto il bicchiere sulla chitarra – acc… stai attento a dove netti i piedi, mi hai fatto cadere la Gibson”. La seconda apre con il tipico siparietto alla Beatles, come già in diversi brani precedenti. Tutti i brani della facciata A hanno magnifiche armonizzazioni vocali, in particolare If i Fell, Tell Me Why, I Should Have Known Better e Can’t Buy Me Love.

Nella facciata B, tutta piacevole ma meno gagliarda delle facciata A, spicca la rockeggiante You Can’t Do That, cantata da un magnifico John Lennon, con un inciso che da solo vale la spese per il disco.

George Harrison canta I’m Happy Just To Dance With You, scritta da Lennon-McCartney, mentre Ringo non canta nessun brano ma nel film è forse quello con il ruolo più significativo.

In questo A Hard Day’s Night il gruppo comincia ad avere una sostanza propria, non più mutuata dal rock’n’roll delle serate di Amburgo e di Liverpool. Le composizioni cominciano ad avere una struttura armonica e melodica più complessa delle precedenti. A Hard Day’s Night è il terzo gradino di una scala che li porterà sempre più in alto, verso vette ancora oggi insuperate.

Casella di testo: The Beatles 
Album N.2  “With The Beatles” e N. 3 "A Hard Day’s Night”

Anno VI- n.7 – Luglio 2019

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

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Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

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