Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno IV - N. 10 – Dicembre 2017

Francesco Bertelli Movimento Agende Rosse – Gruppo Peppino Impastato Grosseto

Ci rendiamo conto di quello che sta succedendo?

Forse no. O forse molti cittadini sono talmente stufi e disinteressati che non vogliono neppure più rendersene conto.

E’ probabile che la seconda ipotesi sia la più attendibile. Ma questo è il triste destino di una popolazione che vive in un Paese diverso dal resto del mondo, in una democrazia perennemente controllata sia dall’intero, sia dall’esterno. Alla fine si arriva addirittura a considerare il diritto di voto, una delle conquiste più importanti della nostra storia, come un evento qualsiasi, di banale importante visto che tanto “i giochi vengono decisi a tavolino molto prima”.

Tutto ci scorre addosso senza che ognuno di noi muova un muscolo. Il nostro presente diventa passato e immediatamente entra a far parte della Storia del nostro Paese. L’Italia.

Siamo talmente abituati a tutto che non ci crea stupore il fatto che i mass media televisivi (e anche della carta stampata) hanno cercato in tutti i modi (e riuscendoci, tranne alcune eccezioni) di oscurare o di relegare “notizia secondaria” la riapertura da parte della Procura di Firenze dell’indagine a carico di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri indagati come mandanti delle stragi del 1993.

Una sorta di ritorno alle origini: Gabriele Chelazzi aveva seguito personalmente per la prima volta quest’indagine poi archiviata perché non c’erano le prove sufficienti affinché si potesse rinviare a giudizio Marcello Dell’Utri (definito come mandante Alfa) e Silvio Berlusconi.

Adesso le cose sono leggermente cambiate. Estate 2017. Agosto. Parla Giuseppe Graviano. E’ un sussurro il suo, avvenuto mentre era in discussione con il compagno di detenzione Umberto Adinolfi. Ed è in quell’occasione che Graviano ripercorre alcuni momenti dei suoi rapporti con la Milano degli anni 90.

 

Voleva scendere già nel 1992 o volevano indagare e Berlusca mi ha chiesto ‘sta cortesia”.

 

Questa è una delle frasi che ha fatto più discutere. Recentemente la difesa di Marcello Dell’Utri  sostiene che la parola pronunciata dal Graviano non si tratta di Berlusca ma di “bravissimo”. Nel Paese di Pulcinella tutto è opinabile.

Il Fatto è che i pm Antonino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia avevano trasmesso  a Firenze queste intercettazioni (decine di faldoni con tanti omissis). L’iscrizione nel registro degli indagati era d’obbligo. Si fa cenno ad un favore. E’ qui il nocciolo delle dichiarazioni del Graviano. Secondo le sue parole Silvio Berlusconi già a partire dal 1992 avrebbe chiesto al Graviano una cortesia.

Tutto normale.

L’indagine sui mandanti occulti delle stragi è stata adesso riaperta dalla Procura di Firenze. L’obiettivo dell’inchiesta è accertare un eventuale ruolo del leader di Forza Italia e del suo braccio destro (quest’ultimo non dimentichiamocelo, si trova in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, reato contestatogli fino al 1992) sulle bombe del 1992 e del 1993.

Ma c’è di più.

Nel marzo e nell’aprile 2016 (il periodo in cui Graviano è intercettato) si comprende dalla sue conversazione con Adinolfi la volontà del suo piano: convincere l’Adinolfi a mandare un soggetto di sua estrema fiducia a confrontarsi fuori con una persone al quale , il Graviano, vuole mandargli un messaggio.

Questo messaggio:

 “Umberto, ci mandi e qualcuno che loro non debbono sapere… lo dobbiamo sapere solo noi due…dice tizio…mi fai sapere…a qualcuno e incominciate a portare, a che poi saranno…con le mani in pasto…portare …altrimenti vi distruggiamo”.

E ancora:

 “Io ti ho aspettato fino adesso..ho 54 anni. I giorni passano, gli anni passano, sto invecchiando…eh no. E tu mi stai facendo morire in galera…io ho aspettato….ma ti viene ogni tanto in mente di passarti la mano sulla coscienza se è giusto che per i soldi tu fai soffrire le persone così?”

Per gli investigatori il destinatario di questi messaggio è una persona sola: Silvio Berlusconi. Per le difese si tratta invece di illazioni.

Ma analizziamo un attimo quel che è successo e quello che sta succedendo.

 Dalla sentenza di condanna a Marcello Dell’Utri la Cassazione ha certificato un legame trentennale tra Berlusconi e Cosa Nostra. Ha certificato anche il foraggiamento mensile di denaro, da parte dell’uomo di Arcore verso gli uomini di Riina e famiglia.

La storia di Silvio Berlusconi la conosciamo. Ma non tutti vogliono farla trapelare. Basta vedere il silenzio dei mass media di fronte alla notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati come mandante delle stragi del 1993: le bombe di Firenze, le bombe di Milano e Roma. Sono delle stragi atipiche quelle del 1993. Cosa Nostra che semina morte e distruzione sul continente. Viene colpito il patrimonio artistico e culturale del Paese. C’è Spatuzza che nel 2009 dice: “Quei morti non ci appartengono”. Ci sono segnali. Anni di libri d storia in cui i nomi di Marcello Dell’Utri e di Silvio Berlusconi vengono ripetuti più volte.

Ma oggi nel 2017, più di venticinque anni dopo, si preferisce considerare questa ennesima iscrizione nel registro degli indagati come un fatto qualsiasi. Come un vizio di certi magistrati accaniti. Come un attacco ad orologeria.

E forse questo modo di ragionare fa comodo a tanti quotidiani e a tanti telegiornali di questo Paese.

 Berlusconi indagato come mandante delle stragi del 1993. In un altro Paese ci sarebbe stato il terremoto. Qui da noi invece Berlusconi, con la sua coalizione di centro destra (e listine appositamente create ad hoc), ha appena vinto le regionali in Sicilia, con ampio margine sui pentastellati. Da politico sconfitto sulla via del tramonto è tornato in veste di nastro nascente per le prossime elezioni del 2018. Pochi anni fa era stato riabilitato come padre costituzionale delle riforme da parte del Governo Renzi (vedi patto del Nazareno).

E’ tutto normale Madama la Marchesa.

 Poi però c’è chi riflette, per fortuna. E’ vero che l’italiano medio è stato drogato ed invaso da messaggi forvianti, grazie alle reti private Fininvest e alla Rai che per due decenni ha martellato senza sosta marcando una distinzione fantasiosa fra liberali e giustizialisti (come se esistesse un partito giustizialista composto da magistrati e giudici che si accaniscono contro i politici a loro piacimento ogni volta che parte un’inchiesta, senza riflettere che si tratta sempre di atti dovuti). Una duello fra politica e magistratura. Scontri tutti italiani. Basterebbe notare che la politica in tutti questi anni è rimasta ferma al palo rendendo il sistema giudiziario ancora più complesso e sempre più garantista nei confronti dei colletti bianchi.

Se poi qualcuno è davvero puntiglioso ed attento ai dettagli, si ricorderà senza ombra di dubbio  un’intervista che Paolo Borsellino rese a due giornalisti francesi di Canal Plus.

Quella fu l’ultima intervista di Borsellino. Era il 21 maggio del 1992, due giorni prima della strage di Capaci. Tra le domande poste dai giornalisti, il nocciolo più interessante riguardava i legami fra Mangano e un settore imprenditoriale milanese facente capo a Silvio Berlusconi. Ai legami fra Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra. E, infine, ad inchieste in corso a carico di Berlusconi e Dell’Utri. Esistenza confermata da Paolo Borsellino.

Con il senno di poi quelle dichiarazioni sono spaventosamente importanti e come al solito sono state rimosse. Solo due anni dopo la strage di Via D’Amelio si venne a conoscenza dell’intervista e gli italiani poterono vederla per la prima volta soltanto nel 2000. Perché dopo così tanto tempo? E inoltre: è possibile che ambienti vicini a Berlusconi avessero avvisato in anticipo chi di dovere sulle parole pronunciate dal Dottor Borsellino?

Rimane l’alone del mistero. E’ tutto normale, va tutto bene. Silvio Berlusconi è indagato insieme a Dell’Utri per le stragi del 1993, il centrodestra grazie all’appoggio di Berlusconi ha vinto in Sicilia e adesso ci avviciniamo alle elezioni politiche del 2018 con Silvio Berlusconi nuovamente protagonista della scena politica. La maggior parte degli italiani non ci pensa più e considera la notizia dell’indagine sulle stragi del 1993 (e quella del 1992) come un fatto del tutto ininfluente perché il passato è passato, sempre con il solito vizio di delegare ad altri l’attività politica.

E la storia d’Italia va avanti.

E’ tutto normale.

Casella di testo: E’ tutto normale

Anno IV- n.10 – Dicembre 2017

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Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

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