Periodico di informazione, cultura, opinioni

Globale 14

Casella di testo: C’è alternativa! 
Intervista a Franco Davalle del direttivo del circolo di Sinistra Italiana Sud-Ovest Milano

N. 5 Giugno 2017

A cura di A.P.

E’ nata Sinistra Italiana. Che ragione c’era di costituire un nuovo partito della sinistra?

Intanto cominciamo a dire che  Sinistra Italiana non nasce dal nulla e che il Congresso fondativo è stata la conclusione di un percorso lungo e faticoso partito principalmente dalla decisione di SEL di sciogliersi e di unirsi ad altri movimenti presenti nella società e ad altre personalità uscite in tempi non sospetti dal PD su tematiche quali la difesa dello Statuto dei Lavoratori e della Costituzione.

La nascita e l'azione del gruppo Parlamentare di  Sinistra Italiana alla Camera dei Deputati ha creato pratiche unitarie prima ancora che il Partito nascesse ufficialmente ed espresso nelle istituzioni un'opposizione di Sinistra alle politiche dei governi Renzi prima e  Gentiloni.poi.

La battaglia condotta in prima linea per la difesa della Costituzione nel Referendum del 4 Dicembre assieme a  tanti pezzi della Sinistra, del Sindacato, dell'associazionismo e della società civile è stata il primo e vittorioso banco di prova.

Le ragioni fondamentali, secondo me, di arrivare a questo nuovo soggetto politico sono nell'oggettiva necessità che anche in Italia ci sia una forza di Sinistra autonoma e alternativa alle politiche liberiste dei governi che si sono succeduti. Insomma, per dirla in breve cito la prima frase del documento congressuale: C'E' ALTERNATIVA.

E l'alternativa deve partire dalla critica al Centrosinistra, al PD e al Renzismo che hanno portato tra l'altro all'abolizione dell'Articolo 18, al Jobs Act, alla “Buona Scuola” e che sono culminate nell'attacco alla Costituzione.

Tutte misure, come si vede, che hanno una visione autoritaria della gestione della cosa pubblica e delle relazioni sociali.

Ragioni quindi ce ne sono eccome per impegnarsi in  Sinistra Italiana.

 

Tre parole per capire come la pensa Sinistra Italiana su importanti questioni: Europa, lavoro, migranti e rifugiati.

E' impossibile in tre parole affrontare questioni così complesse ma va detto da subito che proprio questi saranno i temi con cui cercheremo, nei prossimi mesi, di confrontarci nel   concreto, non a parole.

Queste problematiche sono tutte connesse alla drammatica crisi mondiale generata dal “disastro politico planetario della globalizzazione neoliberista” come recita il Documento del Congresso di Sinistra Italiana. Quindi sono problemi che non potranno essere risolti? Sicuramente non potranno essere risolti con le politiche che li hanno provocati. Per questo diciamo che è necessaria una Sinistra radicalmente alternativa a quelle politiche, che lotti per l'eliminazione delle diseguaglianze, contro l'austerity che ha caratterizzato le politiche europee  producendo solo crisi soprattutto nell'Europa meridionale, per l'accoglienza  solidale tra i paesi UE, contro i muri e le chiusure nei confini nazionali.

Sul lavoro ci batteremo a fianco della CGIL e dei lavoratori per reintrodurre l'Articolo 18, contro la reintroduzione  fraudolenta dei Voucher, contro la precarizzazione del lavoro contenuta nel Jobs Act.

 

Quasi contemporaneamente a SI sono nati altri movimenti e formazioni che si collocano alla sinistra del PD: Art. 1 MDP, costituito essenzialmente dalla ex minoranza di sinistra del PD e Campo Progressista di Giuliano Pisapia. Come si pone SI nei confronti di queste formazioni?

La situazione politica è in continuo movimento per cui ciò che sto per dire potrebbe essere obsoleto solo tra pochi giorni, però proviamo a fare alcune considerazioni.

Per prima cosa dobbiamo essere consapevoli  che l'unità  davvero indispensabile è tra la Sinistra e la totalità del suo     popolo che negli ultimi anni, non sentendosi adeguatamente rappresentato, si è abbondantemente  rifugiato nel non voto oppure nel voto di protesta.

Per quanto riguarda le altre forze e movimenti di Sinistra l'approccio, secondo me, non puo' essere che unitario. Se vogliamo che la Sinistra abbia il           ruolo che le compete è necessario   unire le forze.

Questo non vuol dire unità a priori disgiunta dalla chiarezza e dall'individuazione di obbiettivi comuni. E i comportamenti devono essere prioritari rispetto alle enunciazioni.

I compagni di Art. 1 MDP che finalmente si sono affrancati da Renzi ed hanno dato un significativo contributo alla vittoria del NO al Referendum Costituzionale, hanno pero' votato in Parlamento tutte le leggi che citavo prima, compreso il Jobs act. Devono chiarire, non solo a noi, ma principalmente a loro stessi ed al popolo della Sinistra se su questo tema hanno un ripensamento e quindi adottare comportamenti conseguenti. Ci stanno a porre come tema unificante della Sinistra la reintroduzione dell' Articolo 18?  A cancellare la “Buona Scuola” ?

Su questi temi li sfidiamo a costruire una prospettiva comune.

Per quanto riguarda Pisapia posso dire per esperienza che è stato un buon sindaco, ma un pessimo politico (per la sinistra). Prima l'intempestivo annuncio di non ricandidarsi a sindaco che ha messo in ginocchio la Sinistra milanese, poi quando la sinistra ha individuato Majorino come candidato alle primarie ha tirato fuori la candidatura Balzani dividendo i voti di sinistra e permesso la vittoria alle primarie di Sala (manager Expo candidato da Renzi). Poi l'annuncio di votare SI al referendum costituzionale. Senza dimenticare la dichiarazione secondo la quale la scissione del PD sarebbe stata una catastrofe. Ora  fa una proposta che somiglia molto all'ulivo come se la situazione politica, economica, la legge elettorale fossero quelle di 20 anni fa.

Ecco, il suo modo di affrontare la questione  dell'unita' a Sinistra ambigua ed avulsa dai contenuti penso debba essere rifiutata come peraltro sostiene molto bene il nostro Segretario Fratoianni in un'intervista sul “Corriere della Sera”.

 

Si è costituito anche il circolo di Sinistra Italiana nel Sud Ovest Milano. Come è possibile oggi ricostruire un rapporto con i territori, i quartieri, la città in quest’epoca di social media, per una formazione di sinistra al passo e all’altezza dei tempi?

La presenza nei territori di una forza come la nostra è di vitale importanza, anzi direi che è il fattore decisivo per la riuscita di questo ambizioso progetto. E' nei territori che si vive il contatto con le persone in carne ed ossa, i loro problemi, le loro angosce, le loro aspirazioni ed il nostro dovere è di cercare di dare risposte positive a tutto questo.

Per la nostra azione però utilizzeremo anche i mezzi messi a disposizione delle nuove tecnologie, ad esempio è già attivo il gruppo Facebook Sinistra Italiana Sud Ovest Milano.

Un fatto importante inoltre è l'avere una sede per poter portare avanti la nostra opera nella zona del Sud Ovest Milano. La sede di Viale Lazio 32 a Rozzano è condivisa con altre associazioni del territorio e questo penso contribuirà ad un confronto sulle varie problematiche locali.

La prima occasione di incontro sarà  domenica 18 giugno alle ore 10 nella sede di Viale Lazio 32 a Rozzano   dove Sinistra Italiana Sud Ovest Milano si presenterà ai cittadini.

Saranno presenti Antonio Pizzinato, Sinistra Italiana Milano, ex Segretario Generale della CGIL e Concetta Longo, Segretaria di Sinistra Italiana Sesto San Giovanni. Due generazioni in movimento per costruire la Sinistra italiana.

Vi aspettiamo.

Casella di testo: Flat Tax. Quando il PD è uguale al PDL

N. 5 Giugno 2017

F.S.

Mentre i poveri sono impegnati a farsi la guerra tra di loro, cioè mentre buona parte delle fasce più deboli della nostra popolazione è preoccupata ed indignata per l’aiuto prestato ai migranti che arrivano dai confini meridionali e orientali, i ricchi fanno bisboccia.

Per non essere da meno di quello che sta diventando un vero e proprio ispiratore della politica dei nostri ultimi governi, cioè quel Berlusconi che fu artefice di una delle più vergognose leggi della nostra Repubblica, quella dello scudo fiscale che ha permesso il rimpatrio dei capitali detenuti all’estero con il pagamento di un simbolico cinque per cento (e senza ulteriori domande o indagini sulla natura e origine degli stessi), per non essere da meno -dicevamo- l’attuale governo ha introdotto, senza neanche troppa opposizione nella società civile, la cosiddetta flat tax. Una tassazione fissa che permette agli stranieri, o a chi risiede da molto tempo all’estero, di stabilire la propria residenza in Italia ed avere garantito per quindici anni il pagamento forfettario di imposte sul reddito di centomila euro l’anno senza ulteriori esborsi o richieste da parte del nostro fisco. Così il famoso motociclista o automobilista che avevano portato da anni la residenza a Montecarlo, il calciatore che guadagna 10 milioni netti l’anno, il top manager o l’industriale con entrate a sei zeri all’estero potranno decidere di venire in Italia e cavarsela con il pagamento  dello zero virgola qualcosa per cento del loro reddito. In pratica pagherebbero più o meno quanto un italiano che ha un reddito di 170 mila euro l’anno. Se poi anche un suo familiare porta la residenza Italia, questo se la cava con una tassazione forfettaria di 25 mila euro l’anno. Infine, verghino signori verghino, i nuovi residenti sono esenti dalla tassa di successione su beni e proprietà detenuti fuori dello stato italiano. Questo mentre la tassazione media dei comuni mortali italiani supera abbondantemente il quaranta per cento. Non è necessario che portino in Italia lavoro o competenze, basta che scrollino dalle loro tavole le briciole. Con queste i nostri governanti sperano di dare slancio alla nostra economia. Magari riusciamo a rilanciare il golf in Italia oppure incrementiamo le vendite dei nostri migliori stilisti e designer. Anche le assunzioni delle tate potrebbero avere un buon impulso. 

Purtroppo l’ironia è l’unica arma legittima che ci resta davanti alla protervia del potere.

Il messaggio culturale prima che politico che viene trasmesso al paese è misero: noi abbiamo bisogno dei ricchi e non viceversa. Sembra di vedere uno di quei film neorealisti del dopoguerra dove i ragazzini del povero sud assalivano gli americani per qualche sigaretta o un po’ di cioccolata. Magari ci regalano anche le scarpe smesse. Oppure, potremmo dirla come il famoso Conte Tacchia: “Io so' io e voi nun siete un c…”. 

E’ un messaggio di ingiustizia sociale che mortifica anche tutti gli sforzi che, pur tra mille difficoltà, a partire dalla grande crisi che ha colpito il nostro paese nell’ultimo decennio, una certa parte della società e della politica hanno fatto per rilanciare i principi di equità, di sviluppo basato sulla dignità del lavoro, di lotta ai privilegi in generale.

Tutto ciò è tanto più grave, anche se non ci sorprende affatto, in quanto alla guida del governo vi è una forza che appartiene al Partito Socialista Europeo e che dovrebbe quindi ispirarsi a criteri di giustizia sociale anche morali e non meramente economicistici (intendendo quest'ultima parola nel senso deteriore di opportunismo). Non ci aspettiamo che “Trionfi la giustizia proletaria”, come cantava Guccini, ci basterebbe  che ci fosse ogni tanto un piccolo sussulto di dignità da parte di qualche parlamentare.

Anziché dare la caccia agli evasori e batterci anche a livello internazionale per una efficace lotta all’elusione fiscale, ci accodiamo a quanto già fatto in altri paesi, premiando chi, continuando a spostare la residenza da un paradiso fiscale all’altro, cerca la maniera per pagare il meno possibile. Cioè -ce lo ripetiamo per ricordarcelo quando sarà il momento- il governo taliano è a favore di questa specie di dumping fiscale che privilegia i milionari. Questa è la guerra guerra che combattiamo con Inghilterra, Spagna e Malta. Non puntiamo più all’armonizzazione fiscale all’interno dell’Europa unita ma partecipiamo a questa specie di inaccettabile concorrenza che, tra l’altro, lascia più di un dubbio di costituzionalità. Ma la Costituzione, oramai, la difendono solo i professoroni e i semplici cittadini. 

Casella di testo: Estate 1992. Quando a bordo di uno yacht si decise lo “smantellamento” del paese

N. 5 Giugno 2017

Francesco Bertelli Movimento Agende Rosse – Gruppo Peppino Impastato Grosseto

Il periodo che andò dal maggio al luglio del 1992 fu forse il peggiore della storia Repubblicana del nostro Paese. Sono questi i giorni del ricordo, venticinque anni dopo. Prima Capaci il 23 maggio in cui persero la vita Giovani Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta: Rocco Diciglio, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Le immagini di un’autostrada divelta. Frammenti di cemento e terriccio sparsi ovunque. Una macchina sbalzata ad oltre 300 metri di distanza tutta accartocciata. E poi quella Fiat Croma bianca priva del muso anteriore ed una portiera che pende dal lato del guidatore. Immagini che ci restano impresse nella mente.  La vita di uno dei più grandi magistrati d’Italia e del mondo, stroncata da soggetti poco chiari. Si, perché pur essendo passati venticinque anni, pur essendoci  stati diversi processi, su Capaci ancora la completa luce non è stata fatta. Per questo motivo le commemorazioni che ci attendono rischiano di far sparire quel poco che da diverse indagini è uscito e poi magari non confermato  a livello processuale. Diventa sfumata ormai anche l’ipotesi (un tempo accreditata e oggi taciuta da tutti) del doppio esplosivo fatto brillare sotto l’autostrada, la vicenda dell’elicottero di proprietà dei servizi che quel pomeriggio svolazzava sopra Capaci, il numero telefonico appartenente ad un membro della Falange Armata ritrovato in mezzo ai detriti.

Si ricorderà Falcone, ci auguriamo che venga ricordato l’uomo, le sue intuizioni, le sue battaglie e le tante sconfitte che è stato costretto a patire in vita (odiato da vivo e osannato da morto).

Quel 1992 ha anche un’altra immagine che ci scorre nella mente: uno scenario stile medio oriente. Via D’Amelio , 19 luglio. Un altro servitore dello Stato , stavolta fatto a pezzi insieme a cinque angeli custodi. Paolo Borsellino viene tolto di mezzo insieme a Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vicenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Servitori dello Stato fatti sparire con un’esplosione catastrofica in una via di Palermo. Anche in questo caso , a distanza di venticinque anni sono molte le immagini che ci rimangono in mente: un uomo in divisa che si dirige verso Via dell’Autonomia Siciliana con in mano la borsa bruciacchiata di Borsellino, i tanti volti che si aggirano intorno al cratere dell’esplosione (troppi in giacca e cravatta); i misteri dell’agenda rossa del giudice mai più ritrovata; la prove che Borsellino venne  conoscenza di quel disgraziato dialogo, patto, “trattativa” tra pezzi dello Stato e gli assassini di Falcone. “Sto vedendo la mafia in diretta”, disse alla moglie pochi giorni prima di essere ucciso. Queste oltre ad immagini dovrebbero anche essere i temi centrali delle commemorazioni, troppo spesso ignorati o sorvolati con poca attenzione.

 Ma in quel periodo, proprio a cavallo tra le due stragi, accadde anche altro. Un fatto che molti ritengono frutto di semplice fantasia.

Siamo nel porto di Civitavecchia. E’ il 2 giugno 1992. L’Italia è ancora sotto shock per la strage di Capaci, Scalfaro è stato eletto Presidente della Repubblica e i nuovi equilibri tra Cosa Nostra e settori infedeli dello Stato iniziano a prendere forma. Che c’entra il porto di Civitavecchia? Accade un fatto, taciuto nei giornali dell’epoca; un incontro che avrebbe definito le sorti di un paese intero: l’Italia. Attracca il “Britannia”, grande yacht della corona inglese. Al suo interno vennero ospitati i principali personaggi del sistema economico, finanziario e aziendale d’Italia. E’ curioso come il rapporto di questo incontro è stato reso noto il 14 gennaio 1993 con documento diffuso dall’Executive Intelligence Review e dal Movimento Solidarietà. Il titolo di questo documento è disarmante: La strategia anglo-americana dietro le privatizzazioni in Italia: il saccheggio di un'economia nazionale. Scorrendo tale rapporto se  si osservano i personaggi che hanno fatto parte a quell’incontro si capisce qualcosa di più. Anzitutto il gota della finanza inglese: i rappresentanti della BZV, quelli della Baring & Co e della SG Warbug. Sul lato italiano invece vi erano i rappresentanti di ENI, AGIP, il futuro Presidente della BCE Mario Draghi (all’epoca al Ministero del Tesoro), alti funzionari della Banca Commerciale e delle Generali,  e molti rappresentanti della Società Autostrada. Fu in questo incontro che si discusse i preparativi per la liquidazione, privatizzazione dei centri bancari, industriali più importanti del nostro Paese. Londra si proclamava luogo centrale di capitale liquido. Le banche londinesi e newyorkesi diventano i fautori delle politiche di privatizzazione che avrebbero invaso l’Italia in ogni aspetto proprio a partire da quel 1992 con la svendita dell’IRI (il cui decreto governativo venne presentato nel luglio dello stesso anno, circa un mese dopo l’incontro del “Britannia”).

Poi si sa; certi temi sono pericolosi da far trasmettere ai cittadini. Per forza di cose tutto questo è rimasto inosservato. Molti fattori vi hanno contribuito: la fragilità dei partiti politici, le stragi sotto ai fili segreti della trattativa Stato-mafia, la crisi della lira. Molta stampa ha fatto finta di non vedere. La politica dell’epoca e quella successiva (fino ad arrivare ai giorni nostri) ci ha messo del suo per non far trasparire nulla di questa attività decisa a tavolino.

 E’ questo che occorre aver presente. Una scientifica e disarmante azione di smantellamento delle ricchezze strategiche di un Paese. L’economia e la finanza che si sostituiscono alla produzione industriale a scapito dello Stato sociale. Tutto cominciò in quel 1992: la scusa fu la necessità di abbassare il debito pubblico italiano; scusa che tutt’oggi viene sostenuta da tutti per incentivare a liberalizzare o a privatizzare aziende. Già si parlava di Moneta Unica; sarebbe giunta da lì a qualche anno , ma questa è un’altra storia. Quello che conta capire è osservare gli eventi di quel 1992 dall’altro unendoli con il contesto internazionale che si stava dipanando sotto ai nostri occhi: Mani Pulite che di fatto frantumò i vecchi partiti, sancendo sempre di più la debolezza e la recidività della classe politica italiana; le stragi di Capaci e Via D’Amelio; gli attacchi alla lire e alla altre valute europee da parte di George Soros. Tutto è avvenuto in pochi mesi.

Poi si è cominciato a smantellare i fiori all’occhiello del nostro Paese. Da qui in avanti ci sono state altre bombe (quelle del 1993), altri arresti fino a Craxi (sempre nel 1993) e altre decine , se non centinaia di operazioni di liberalizzazione.

Pare normale agli osservatori esterni che l’Italia prima del 1992 era il primo paese manifatturieri d’Europa, nei primi cinque Paese Europei a livello industriale e nel giro di pochi anni è diventato il fanalino di coda dell’Europa?

Furono due le fasi di svendita dell’Italia (sempre ripercorrendo il documento uscito nel gennaio 1993) il documento: la prima fase che iniziò a bordo del “Britannia” e che ha portato alla svendita di dell’IRI, Telecom Italia, ENI, ENEL, IMI, INA, Autostrade, industria siderurgica, ecc. Poi ci fu una seconda fase (tutt’oggi in esecuzione) che ha come obiettivo lo smantellamento del settore previdenziale, dei trasporti, della sanità, delle aziende municipalizzate.

Si privatizza ciò che prima era pubblico. Si diminuiscono i posti di lavoro. Si riduce drasticamente la capacità produttiva. E sullo sfondo le stragi del 1992 e 1993.

Questo è il quadro da tener presente quando si parla del 1992 e di quell’estate. Fu una scelta politica strategica dettata a tavolino dai futuri “poteri forti” d’Europa e del mondo.

E’ dunque necessario commemorare anche il venticinquesimo anniversario dall’inizio della fine dell’Italia con quelle politiche scellerate che ci hanno portato (chiudendo il cerchio) alla situazione attuale.

Tutto questo meriterebbe una profonda riflessione.