Periodico di informazione, cultura, opinioni

Globale 5

Casella di testo: Costituzione = diritti
Difendere la Costituzione per difendere i diritti sociali e le libertà di tutti!

N. 4 Aprile 2016

Mauro Valenti

La nostra  costituzione non piace a tutti, questo perché difende valori ed afferma diritti che danno fastidio a molti:  la pensione (art 38), il lavoro (artt. 4, 35, 36, 37), il sindacato (art. 39) la salute (art. 32), l’istruzione (artt. 33 e 34), la libertà di stampa (art. 21).

Pensiamo a questi ultimi anni ed a ciò che è stato fatto per rendere fragile  il dettato costituzionale:

Pensioni: La Riforma Fornero, che ha innalzato vertiginosamente l’età pensionabile, è del 6 dicembre 2011;

Lavoro: E’ passato circa un anno da quando il cosiddetto Job Acts, ha concesso, ai datori di lavoro, la possibilità di licenziare indiscriminatamente chiunque: grazie a un risarcimento di poche mensilità è possibile licenziare anche in modo illegittimo; è stato inserito l’uso dei voucher ; si consolida il lavoro a chiamata (una specie di caporalato) e del lavoro precario stabilizzato a 3 anni; con l’approvazione al demansionamento il dipendente è più ricattabile;

Istruzione:  nell’estate dell’anno scorso si è approvata la riforma della scuola che prevede  una gestione aziendalistica della scuola: il bene prodotto venduto è l’insegnamento, la “didattica” i clienti genitori e studenti  all’interno di un comitato di valutazione, valuteranno anche aspetti professionali e salariali

 Salute: 20 gennaio 2016  è stato approvato il cosiddetto Decreto Lorenzin che prevede che i medici potranno prescrivere gli esami esplicitamente previsti; molti esami di prevenzione sono a carico del contribuente.

Libertà di stampa: Secondo Reporter senza Frontiere nel  2014 l’Italia si posizionava al 73° posto nella libertà di stampa, dal sito di  huffingtonpost del 12 febbraio 2015 si legge:  "La situazione dei giornalisti è drammaticamente peggiorata in Italia, con un forte aumento degli attacchi alle loro proprietà, soprattutto alle auto", scrive Rsf nella scheda dedicata al nostro Paese. L'ong ha recensito 43 casi di aggressione fisica e 7 attacchi incendiari contro case o macchine, nei primi 10 mesi del 2014, oltre ad un aumento delle "cause per diffamazione ingiustificate", passate da 84 nel 2013 a 129. La maggior parte di questi procedimenti giudiziari, "che sono una forma di censura" secondo Rsf, vengono da "personalità politiche elette"”. Ad oggi  la riforma agognata dai giornalisti per raggiungere una maggiore tutela, almeno dal punto legale è inspiegabilmente ferma in parlamento.

Tutto questo non basta. Il percorso delle riforme non è finito. L’Italia deve ancora pagare molto in termini di diritti erosi e di libertà negate.

Il 28 maggio 2013 la società bancaria e finanziaria, una delle più influenti a livello mondiale,  Jp Morgan ha elaborato un documento in cui non solo chiede riforme strutturali ai vari paesi europei improntate sull’austerity  ma anche radicali trasformazioni costituzionali. Infatti, sempre secondo Jp Morgan, la nostra costituzione (ma cita anche quella greca e quella spagnola) ha una forte impronta socialista conseguenza inevitabile della caduta del fascismo, e, quindi,  non è adatta all’integrazione europea (pag 12 e 13 del documento jp Morgan su “The Euro area adjustment: about halfway there”). 

Il perché, a questo punto, è semplice da intuire:  la nostra costituzione va in netto contrasto con le politiche dell’austerity fin qui elaborate, al contrario, sancisce una democrazia fondata sul lavoro, sulla famiglia, mette in evidenza l’istruzione, l’informazione, la salute è insomma improntata sul sociale con un'economia mista pubblico/privato.

Il 13 gennaio 2014 la Corte Costituzionale con la sentenza n. 1/2014 ha dichiarato l’illeggitimità costituzionale la legge 270/2005 (meglio conosciuta come Porcellum).

Tra le motivazioni adottate la corte sottolinea che: il meccanismo elettivo della legge 270/2005 è tale “da determinare un’alterazione del circuito democratico definito dalla Costituzione, basato sul principio fondamentale di eguaglianza del voto” e di seguito” Le norme censurate, pur perseguendo un obiettivo di rilievo costituzionale, qual è quello della stabilità del governo del Paese e dell’efficienza dei processi decisionali nell’ambito parlamentare, dettano una disciplina che non rispetta il vincolo del minor sacrificio possibile degli altri interessi e valori costituzionalmente protetti, “  ed infine “ In definitiva, detta disciplina non è proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito, posto che determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente. L’attuazione della I Parte della Costituzione presuppone una forma di governo parlamentare incardinata su assemblee elettive ampiamente rappresentative.“

In buona sostanza la partecipazione del cittadino, l’espressione del l voto libero ed uguale, l’ampia convergenza assembleare parlamentare (camera e senato)  sono le pietre fondanti la nostra costituzione.

All’opposto la legge elettorale approvata da questo governo in combinazione con la costituzione riformata stravolge pesantemente quanto ora detto.

Ripropone il premio di maggioranza;

il voto bloccato sui capilista

lo sbarramento al 3%

il ballottaggio

L’abolizione del Senato è posta come necessaria per l’ottimale funzionamento del sistema elettorale.

 Riforme che sconvolgono il nostro assetto costituzionale e la nostra struttura sostanziale, realizzate da governatori non eletti e da un parlamento, come abbiamo appena visto, eletto grazie a una legge incostituzionale.

Casella di testo: Unioni civili
Un piccolo passo in ritardo di vent’anni

N. 4 Aprile 2016

Maurizio Zarrillo

Tema rovente di queste settimane, al centro di polemiche e discussioni che troppo spesso violano il decoro, è la questione delle unioni civili.

In ritardo di un ventennio, la battaglia della senatrice Monica Cirinnà ha portato a fissare un punto fermo nella legislazione italiana: le coppie di fatto oggi esistono davanti alla legge.

Approvato in Senato, dopo un iter di quasi tre anni, ora dovrà essere varato dalla Camera dei deputati, ponendo fine al massacro della comunità lgbt da parte di certi esponenti della scena politica italiana.

Senza dilungarci troppo sull’impervio percorso del ddl, come testo unificato tra le forze politiche per volere deciso della relatrice, ripercorriamo alcuni passi importanti per evidenziare quanto ancora scottante sia il tema delle “civil partnership”: il testo originale viene depositato in Senato il 15 Marzo 2013, passando poi alla commissione Affari Costituzionali il 26 Giugno dello stesso anno mentre il 4 Dicembre 2013 viene nominata come relatrice Monica Cirinnà. Dopo due anni di sostanziale fermo, viene approvato dalla Commissione coi voti a favore di PD e M5S, contrari FI ed NCD, il 26 Marzo 2015. Rimasto come congelato per altri 10 mesi, il testo approda a Palazzo Madama per la prima discussione il 2 febbraio 2016, su ripetute richieste di calendarizzazione da parte delle associazioni arcobaleno. Supera il primo “vaglio” delle opposizioni al testo (Fi-Ncd), che  tentano di dichiarare incostituzionale il testo, ponendo 8 pregiudiziali di incostituzionalità, chiedendo di rimandare il ddl in Commissione; il Senato, grazie ai voti di Sel, M5S e alcuni esponenti di Ala, respinge la richiesta. Intanto viene montata “ad arte” una polemica che segnerà significativamente il cursus del disegno di legge: la maternità surrogata e l’ipotesi che il testo voglia in qualche modo bypassare l’articolo 40 che decreta l’illegalità di tale pratica in Italia.

La relatrice ed altri esponenti politici e non, ribadiscono che la Stepchild Adoption, il vero fulcro del ddl, sia un atto necessario in un paese civile, in quanto è dovere del legislatore riconoscere delle realtà esistenti.

Come se non bastassero i Family Day, gli innumerevoli, spropositati ed indecenti tentativi di sabotare questo ddl, la Lega Nord aveva presentato un pacchetto di oltre 4500 emendamenti “fuffa”, dichiaratamente ostruzionistici, per minare l’incolumità e la volontà della legge stessa.

Grazie ad un accordo con i senatori PD, tale pacchetto viene ridotto a 500 emendamenti. Per ovviare al rischio di vedere ridotto a brandelli un testo importante e rivoluzionario come lo era il ddl Cirinnà, il senatore Marcucci presenta il “Supercanguro”,  grazie al quale si sarebbe evitato il voto di quei 500 emendamenti residui, creati ad hoc per svalutare il progetto originario, molti dei quali offensivi ed indegni di una discussione istituzionale.

Si oppongono al voto il 17 Febbraio, all’ultimo, i senatori di M5S, in quanto hanno ritenuto l’emendamento “incostituzionale”. Messi alle strette dalla reale minaccia di vedere smembrato il cuore del disegno di legge, la direzione del PD decide di optare per una scelta diametralmente opposta all’idea iniziale del testo: scelgono di proporre un maxiemendamento del governo, unendo i voti di NCD a quelli del PD, ma stralciando la Stepchild Adoption. Ecco i punti salienti del testo: due persone dello stesso sesso potranno registrarsi come “specifica formazione sociale” in riferimento agli articoli 2 e 3 della Costituzione, negli archivi civili, davanti ad un ufficiale di stato, che celebrerà la cerimonia alla presenza di due testimoni; possono accedere alle unioni civili solo persone maggiorenni, libere da altri legami giuridici e che non siano interdetti per infermità mentale; le coppie potranno scegliere un cognome comune e dovranno registrare una residenza comune in modo da adempiere all’obbligo di coabitazione; in materia di successione, assistenza, reversibilità e congedi parentali, si fa riferimento alle norme del Codice Civile; il contratto potrà essere sciolto dopo tre mesi e i tempi necessari vanno dai sei ai dodici mesi (divorzio breve). Ci sono poi altri articoli, volti a valorizzare le unioni civili ponendole quanto più possibili simili giuridicamente al matrimonio, come ad esempio la possibilità di accedere alle graduatorie per le case popolari oppure l’assistenza medica e carceraria del partner..

Il maxiemendamento viene approvato nella seduta del Senato del 25 Febbraio, ponendo il voto di fiducia.

Quest’ultima scelta, assieme al mancato inserimento dell’obbligo di fedeltà  tra i doveri dei contraenti, ha fatto indignare le associazioni lgbt, in quanto ancora una volta si è scelto di giocare al ribasso sui diritti delle persone omosessuali e soprattutto sui figli di quelle coppie che sono ormai una realtà. In special modo dopo che numerose sono le richieste da parte della Magistratura, la quale sta confermando sentenza dopo sentenza, il diritto di questi bambini ad essere riconosciuti come figli a tutti gli effetti, a livello giuridico, affinché si attui una normativa in merito.

Il PD con la relatrice del testo ormai declinato alla “meno peggio”, si dichiarano pronti ad una seconda fase della battaglia, ovvero la redazione di un nuovo testo che ponga la questione delle stepchild adoptions, da parte del partner del contraente l’unione civile. (adozione che, in ogni caso, verrebbe approvata solo da un tribunale dei minori)

Per una più chiara comprensione della materia in oggetto e della sua totale insensatezza nell’essere accostata alla pratica della maternità surrogata, vi rimando al mio prossimo intervento, sempre su Piazza Foglia.

Aspettando quindi che, intanto, il testo venga varato in via definitiva in tempi rapidi, si pensa già all’evoluzione che il riconoscimento civile porterà alla società italiana, società che si è già dimostrata nelle varie manifestazioni a sostegno, le quali hanno riempito un centinaio di piazze in tutta Italia, il 23 Gennaio 2016. Inoltre è d’obbligo evidenziare come sia radicata nella politica italiana, la guerra delle poltrone, la battaglia sul voto e sull’estetica, mentre ci sono casi in cui ci si deve sporcare le mani e portare a cambiamenti epocali, che ci rimetterebbero al passo con le politiche sociali del resto del mondo.

Sui diritti non ci si accontenta, perché se dovessero essere elargiti dall’alto, non saremmo in una democrazia ma in qualcosa più simile ad un regime.

Io voglio credere all’impegno di questo governo e di chiunque vorrà unirsi, perché quei bambini non possono aspettare altro tempo e perché non vi sia più nessuna sorta di discriminazione nella società, bisogna che per primo il legislatore spiani la strada a classismi tra cittadini, rendendo,  di fatto,  tutti uguali di fronte alla legge.

Casella di testo: Quel fascicolo conferma che Borsellino stava indagando sulla trattativa!

N. 4 Aprile 2016

Francesco Bertelli [Movimento Agende Rosse – Gruppo Peppino Impastato Grosseto]

E’ stato un argomento passato quasi inosservato durante l’estate 2013. Pochi giorni fa al processo sulla trattativa stato-mafia è parlato di un fascicolo. Non un fascicolo qualunque. Si tratta di otto pagine che hanno una storia fondamentale per capire cosa c’è dietro alla morte di Paolo Borsellino. Si, perché su questo fascicolo (che è tornato appunto argomento processuale) c’è una storia che vale la pena raccontare.

Siamo a metà giugno del 1992. Tale fascicolo (il cui autore venne denominato Corvo 2) riportava un incontro avvenuto tra Calogero Mannino e Totò Riina presso una sacrestia di San Giuseppe Jato a Palermo.

Oggi dai documenti prodotti dal pm Nino Di Matteo si scopre che Paolo Borsellino stava indagando formalmente su quell’anonimo. Dopo la sua morte con un’indagine del Ros Antonio Subranni chiese ufficialmente di archiviare la cosa perché non meritava l’attivazione della giustizia.

Andiamo con ordine. Le date sono fondamentali.

Il documento anonimo viene assegnato a Borsellino e a Vittorio Aliquò l’ 8 luglio 1992.

Nell’estate 2013, nell’aula di Caltanissetta, Carmelo Canale ha raccontato che il 25 giugno 1992 Borsellino era moltoincuriosito dall’anonimo e volle incontrare il capitano del Ros Beppe De Donno, in un colloquio presso la caserma Carini, proprio per sapere qualcosa di più su quel misterioso Corvo 2. Che cosa si dissero De Donno e Borsellino quel giorno resta un mistero. Per Nino Di Matteo gli ufficiali del Ros che oggi continuano a raccontare che in quell’incontro Borsellino e De Donno discussero solo della pista mafia-appalti, è una pura menzogna: si cerca di negare l’esistenza della trattativa. Il 28 giugno Liliana Ferraro parla con Borsellino e gli comunica l’iniziativa del Ros avviata con Vito Ciancimino. Borsellino le risponde con poche parole ma sufficienti per intuire che della cosa lui sapeva tutto: “Ci penso io” , le dice.

Il 1°luglio il procuratore di Palermo Pietro Giammanco firma una delega al dirigente dello Sco di Roma e al comandante del Ros dei Carabinieri per individuare l’anonimo.

Il 2 luglio Subranni risponde a Giammanco: “Caro Piero, ho il piacere di darti copia del comunicato dell’ANSA sull’anonimo. La valutazione collima con quella espressa da altri organi qualificati. Buon lavoro, affettuosi saluti”.

Nel comunicato dell’ANSA le soffiate del Corvo vengono definite come delle illazioni ed insinuazioni che possono solo favorire lo sviluppo di stagioni velenose e disgreganti”. Come mai il comandante del Ros il giorno stesso in cui avrebbe dovuto cominciare ad indagare, è a d’accordo con le tesi del comunicato ANSA? Lo sottolinea lo stesso Di Matteo, affermando che pare strano proprio che Subranni il primo giorno in cui avrebbe dovuto cominciare ad indagare dica a Giammanco: guardate che stanno infangando Mannino. Come mai Subranni ci tiene a comunicare a Giammanco che l’indagine sul Corvo 2 va fermata?

Ed eccoci all’ 8 luglio giorno in cui a Borsellino viene consegnato il fascicolo del Corvo 2.

Il 10 luglio Borsellino incontra Subranni a Roma. Secondo il pm Di Matteo  quell’incontro è decisivo. Borsellino che incontra l’interlocutore diretto di Mannino. Ci pare implicito che i due abbiano parlato della trattativa. Borsellino evidentemente voleva conoscere i dettagli della cosa e chiedeva conto e ragione di quella trattativa avviata con i capi mafiosi.

Ed è il 17 luglio che Borsellino rivela a sua moglie Agnese la frase famosa: Subranni è punciuto”.

Il 19 luglio sappiamo cosa succede. Borsellino viene fermato definitivamente.

Basta leggere attentamente queste date e questi fatti per capire che Borsellino fu fermato proprio perché si era messo di traverso di fronte a questa scellerata trattativa.  Doveva essere tolto di mezzo una volta per tutte.

Casella di testo: “Il tramonto di una democrazia rappresentativa è il terreno più fertile per populismi e nazionalismi” Appello contro la riforma costituzionale e la legge elettorale del governo Renzi

N. 5 Maggio 2016

Con queste parole si conclude una dichiarazione di quel “pericoloso sovversivo” di Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, contro la riforma costituzionale proposta dalla Ministra Boschi e voluta da Matteo Renzi. E con queste parole abbiamo voluto aprire questo articolo che è la riproposizione dell’appello per il referendum sulla legge elettorale, di cui inizierà la raccolta firme, e per il NO a quello sulla riforma costituzionale di un folto gruppo di personalità del mondo della cultura.

 

Con il voto alla camera si è ormai approvata una revisione costituzionale che riduce il Senato a un'assemblea non eletta dai cittadini e sottrae poteri alle Regioni per consegnarli al governo, mentre scompaiono le Province.

Potevano essere trovate altre soluzioni, equilibrate, di modifica dell’assetto istituzionale, ascoltando le osservazioni, le proposte, le critiche emerse perfino nel seno della maggioranza. Si è preferito forzare la mano creando un confuso pasticcio istituzionale, non privo di seri pericoli. La revisione sarà oggetto di referendum popolare nel prossimo autunno, ma la conoscenza in proposito è scarsissima. I cittadini, cui secondo Costituzione appartiene la sovranità, non sono mai stati coinvolti nella discussione. Domina la scena la voce del governo che ha voluto e dettato al Parlamento questa deformazione della Costituzione, che viene descritta come passo decisivo per la semplificazione dell'attività legislativa e per il risparmio sui costi della politica: il risparmio è tutto da dimostrare e la semplificazione non ci sarà. Avremo invece la moltiplicazione dei procedimenti legislativi e la proliferazione di conflitti di competenza tra Camera e nuovo Senato, tra Stato e Regioni. Il risultato è prevedibile: sono ridotte le autonomie locali e regionali, l'iniziativa legislativa passa decisamente dal Parlamento al governo, in contraddizione con il carattere parlamentare della nostra Repubblica, e per di più il governo non sarà più l'espressione di una maggioranza del paese. Già l’attuale parlamento è stato eletto con una legge elettorale definita Porcellum. Ancora di più in futuro: con la nuova legge elettorale (c.d. Italicum) - risultato di forzature parlamentari e di voti di fiducia - una minoranza, grazie ad un abnorme premio di maggioranza e al ballottaggio, si impadronirà alla Camera di 340 seggi su 630. Ridotto a un'ombra il Senato, il Presidente del consiglio avrà il dominio incontrastato sui deputati in pratica da lui stesso nominati. Gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale, Csm) ne usciranno ridimensionati, o peggio subalterni. Se questa revisione costituzionale sarà definitivamente approvata la Repubblica democratica nata dalla Resistenza ne risulterà stravolta in profondità. E’ gravissimo che un Parlamento eletto con una legge giudicata incostituzionale dalla Corte abbia sconvolto il patto costituzionale che sorregge la vita politica e sociale del nostro paese.

Nel deserto della comunicazione pubblica e con la Rai sempre più nelle mani del governo, chiediamo a tutte le persone di cultura e di scienza di esprimersi in un vasto dibattito pubblico, anzitutto per informare e poi per invitare i cittadini a partecipare in tutte le forme possibili per ottenere i referendum, firmando la richiesta, e per bocciare con il voto nei referendum queste pessime leggi. Sentiamo forte e irrinunciabile il compito di costruire e diffondere conoscenza per giungere al voto con una piena consapevolezza popolare, prima nel referendum sulla Costituzione e poi nei referendum abrogativi sulla legge elettorale. Per ottenere questi referendum sulla Costituzione e sulla legge elettorale occorrono almeno 500.000 firme, per questo dal prossimo aprile vi invitiamo a sostenere pienamente questo impegno.

Facciamo appello a tutte le persone di buona volontà affinché diano il loro contributo creativo a questo essenziale dovere civico.

 

Nicola Acocella, Marco Albeltaro, Vittorio Angiolini, Alberto Asor Rosa, Gaetano Azzariti, Michele Bacci, Andrea Bajani, Laura Barile, Carlo Bertelli, Francesco Bilancia, Franco Bile, Sofia Boesch, Ginevra Bompiani, Sandra Bonsanti, Mario Bova, Giuseppe Bozzi, Alberto Bradanini, Alberto Burgio, Maria Agostina Cabiddu, Giuseppe Campione, Luciano Canfora, Paolo Caretti, Lorenza Carlassare, Loris Caruso, Riccardo Chieppa, Luigi Ciotti, Pasquale Colella, Daria Colombo, Michele Conforti, Fernanda Contri, Girolamo Cotroneo, Nicola D’Angelo, Claudio De Fiores, Claudio Della Valle, Ida Dominijanni, Angelo D’Orsi, Roberto Einaudi, Vittorio Emiliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Vincenzo Ferrari, Maria Luisa Forenza, Patrizia Fregonese, Mino Gabriele, Alberto Gajano, Giuseppe Rocco Gembillo, Roberto Giannarelli, Paul Ginsborg, Antonio Giuliano, Fabio Grossi, Riccardo Guastini, Monica Guerritore, Elvira Guida, Leo Gullotta, Alexander Hobel, Elena Lattanzi, Paolo Leon, Antonio Lettieri, Rosetta Loy, Paolo Maddalena, Valerio Magrelli, Luciano Manisco, Fiorella Mannoia, Maria Mantello, Ivano Marescotti, Annibale Marini, Anna Marson, Federico Martino, Enzo Marzo, Citto Maselli, Stefano Merlini, Gian Giacomo Migone, Giuliano Montaldo, Tomaso Montanari, Paolo Napolitano, Giorgio Nebbia, Guido Neppi Modona, Diego Novelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Oldoni, Moni Ovadia, Alessandro Pace, Valentino Pace, Antonio Padellaro, Giovanni Palombarini, Giorgio Parisi, Gianfranco Pasquino, Valerio Pocar, Daniela Poggi, Michele Prospero, Alfonso Quaranta, Antonella Ranaldi, Norma Rangeri, Ermanno Rea, Giuseppe Ugo Rescigno, Marco Revelli, Stefano Rodotà, Umberto Romagnoli, Gennaro Sasso, Vincenzo Scalisi, Giacomo Scarpelli, Silvia Scola, Giuseppe Sergi, Tullio Seppilli, Toni Servillo, Salvatore Settis, Armando Spataro, Barbara Spinelli, Corrado Stajano, Mario Tiberi, Alessandro Torre, Aldo Tortorella, Nicola Tranfaglia, Marco Travaglio, Nadia Urbinati, Gianni Vattimo, Daniele Vicari, Massimo Villone, Maurizio Viroli, Mauro Volpi, Roberto Zaccaria, Gustavo Zagrebelsky, Alex Zanotelli.