Periodico di informazione, cultura, opinioni

Globale 3

Casella di testo: Giubileo 2015: Anno Santo della misericordia

N. 9 Dicembre 2015

A.P.

Sento già i primi commenti: ”la vita è già complicata di suo senza che ti ci metti pure te a mescolare così tutte ‘ste cose!”

Capisco e anch’io sono disorientato, ma qui tutto si tiene in realtà,  in questa potente “narrazione” – passatemi il termine, ma ci sta - , in questa idea del governo e della politica che fa saltare la sostanza consiliare e parlamentare che la nostra Costituzione repubblicana ha messo a fondamento dell’assetto istituzionale democratico.

Questa narrazione è messa in campo dal nostro Presidente del Consiglio Renzi ed è costruita, e qui sta la sua forza, sulle macerie dell’inefficienza, della corruzione, del malaffare cui proprio la politica non solo non ha saputo dare risposta, ma appare sempre più sprofondata. Ma procediamo con ordine.

Non entrerò nel merito della vicenda Marino. Mi interessa invece la sua conclusione: dimissioni in massa, pilotate, dei consiglieri comunali e conseguente fine della consiliatura; nomina di un “commissario” – parola magica, risolutiva e reiterata – che dovrebbe, secondo Costituzione, sbrigare l’ordinaria amministrazione e portare a nuove elezioni la città. Senonché le faccende ordinarie comprendono un bel Giubileo straordinario voluto dalla Santa Sede. Ecco allora che da Milano arriva, reduce da quel trionfo di efficienza e luci colorate dell’EXPO, il prefetto Tronca, che si porta dietro un po’ di collaboratori già impegnati nella suddetta esposizione universale. E prima ancora di presentarsi alla città il commissario si è presentato e genuflesso in Vaticano, pronto e obbediente… altro che il riottoso Marino! Giunge così sul Campidoglio il “modello Milano”, decantato da un altro commissario, Cantone, come portatore degli anticorpi necessari per giungere in fondo alle imprese, sconfiggendo inefficienze e malaffare. In questo paese di commissari - lasciamo fuori Montalbano però - , meglio se straordinari, un altro esponente di questa ormai indispensabile componente della vita politica, tale Giuseppe Sala, si prepara a competere per dirigere da sindaco la città di Milano, ripetendo il “miracolo” di EXPO. Per il quale l’azione combinata di commissari integerrimi nonché abili manager, in primis il suddetto Sala, superando ostacoli, dubbi…  e indagini opportunamente bloccate in procura, ha dato splendidi frutti mediatici. Eh sì! Perché tutti sappiamo quali e quante rogne, scambi, corruttele stavano sotto le opere di EXPO; come sino all’ultimo siamo stati col fiato sospeso nell’incertezza del compimento della titanica impresa. Ma a botte di commissariamenti, cercando di evitare che la burocrazia e le indagini della procura bloccassero tutto, come ha osservato acutamente Renzi a proposito del “senso di responsabilità” che ha indotto una sorta di moratoria delle indagini, i nostri fecero l’impresa. Grande successo mediatico appunto, perché sul piano economico bisogna ancora tirare qualche somma… e non hanno tutte il segno +. Tra le opere che l’esposizione ha portato con sé vi sono cose buone accadute in città – la sistemazione della Darsena, la rivitalizzazione socio-culturale della città -  e cose pessime, inutili per EXPO e dannose per il territorio – BreBeMi, TEEM… -, ma per gli artefici di questa nuova narrazione non è questo il bilancio da tirare. Come si vede lo sguardo è tutto fuori dal perimetro della politica, dentro il terreno degli affari, dell’impresa economica, di un agire che ha di fronte il solo orizzonte delle realizzazioni, che non si pone più di tanto il problema di un bene comune da conquistare o salvaguardare, di un equilibrio tra ragione e pratica, ma è tutto sbilanciato sulla necessità del fare, valore in sé assoluto. Ecco allora che è quasi trascurabile la perdita progressiva del significato originario, del tema stesso dell’EXPO,  affogato nelle abbuffate turistico-culinarie lungo il decumano… si certo qualche convegno c’è stato e il padiglione di Slow Food non era affatto male, ma vuoi mettere quello della Nutella?

E se oggi Milano è salita nel ranking mediatico internazionale è tutto merito di EXPO e del suo commissario, ci dicono gli editorialisti del Corrierone. Poco importa in tutto ciò se la città ha avuto in questo periodo un suo governo, un sindaco eletto dai cittadini, tal Pisapia, una sua politica, se si è riscritto quella bazzecola del PGT, se, nonostante il gigantesco taglio ai trasferimenti dello stato, si è salvato e anzi in qualche caso riqualificato il welfare locale, se si è messa una toppa alla storia dei derivati di albertiniana memoria, se qualcosa di buono è saltato fuori anche per la città nel casino di EXPO… se in mezzo alla dinamica degli affari guidati dall’evento, qualcuno ha pensato anche alla politica, come terreno autentico dell’agire pubblico. Certo ci sono le ombre, gli obiettivi mancati, le iniziative subite, prima fra tutte proprio EXPO, ma la giunta Pisapia testimonia la resistenza di una politica fatta di rappresentanza, consenso e mediazione, alla pura managerialità.

Ma non è Pisapia che sbarca a Roma, non è questa visione politica del fare, misurata e responsabile, bensì l’ideologia renziana del “commissario” che supera e blocca ogni burocratico impedimento al procedere spedito dell’innovazione. E qui l’applauso è d’obbligo: come si fa infatti a non essere d’accordo quando si parla male della burocrazia? Siam mica qui a tessere le lodi dei funzionari borbonici… direbbe qualcuno! Peccato che insieme alla burocrazia acefala e pusillanime, qui saltino anche i controlli, le procedure, la valutazione degli obiettivi… in una parola la politica, intesa come pratica di governo e trasformazione – o conservazione perché no? – delle cose, perseguita avendo chiaro verso quali benefici si tende, per soddisfare quali bisogni e interessi.

A che serve un Consiglio Comunale frutto di elezioni, quando si può avere un bel Consiglio di Amministrazione con un Amministratore Delegato, pardon, un commissario libero di agire, libero dalle pastoie degli equilibri politici, tutto orientato al fare, magari sostenuto mediaticamente da una bella campagna tesa a delegittimare come conservatrice e arretrata qualsiasi posizione che chiede equilibrio tra i poteri e rispetto della rappresentanza.

Siamo al compimento di una lunga fase della politica nazionale, iniziata con Craxi, proseguita con Berlusconi e giunta vicino al traguardo con Renzi, con la sua ideologia della rottamazione, con le ipocrisie anti-casta… che vede l’affermarsi di principi dirigisti, leaderistici e sostanzialmente autoritari, insofferenti agli equilibri, a una idea della politica frutto di confronto e mediazione. Purtroppo il degradarsi del paesaggio politico italiano, nelle sue ricombinazioni, nella sua manifesta incapacità di rigenerarsi,  ha offerto più di una legittimazione a questa visione che, e ciò non sembri paradossale, appartiene anche alla nuova opposizione a 5stelle, anch’essa refrattaria a qualsiasi strategia di alleanze e mediazione: la cosiddetta antipolitica sta da tutte e due le parti. Così che mentre una folla composita strepitava sotto i vessilli di “Casapound” e con le 5stelle, contro gli scontrini del sindaco di Roma, veniva avanti questa operazione di sostituzione della democrazia con il management, in attesa che quest’ultimo trovi una piena legittimazione elettorale… che purtroppo per l’apparato renziano è ancora necessaria, ma, a quanto pare, stanno facendo il possibile per rimuovere anche questo intoppo o almeno per limitarne i danni.

Casella di testo: Largo ai commissari!
Il “caso Marino”, il modello EXPO, la politica, l’impresa, la democrazia

N. 9 Dicembre 2015

N. 1 Gennaio 2016

Stefania Anelli, Elisabetta Martello

Nel secondo anniversario della sua elezione, Papa Francesco ha annunciato l’indizione di un Giubileo della misericordia, iniziato l’8 dicembre 2015 e che terminerà il 20 novembre 2016. Nella tradizione della Chiesa il giubileo o anno santo ha messo a tema soprattutto il cammino di purificazione e conversione personale di ciascun fedele, in particolare attraverso la pratica delle indulgenze.

Papa Francesco ha indetto il giubileo straordinario della misericordia «come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti», ma anche come occasione propizia per chi non crede per affacciarsi insieme alla porta dell’umanità e «guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità», pronti ad ascoltare il grido di aiuto. Una provocazione per l’uomo contemporaneo che non vuole chiedere perdono a nessuno e neppure perdonare, non solo perché ha perso il senso del divino e del peccato, ma perché, rinchiuso com’è nel proprio egoismo, è sopraffatto dall’indifferenza e dall’apatia.

Dedichiamo questo spazio di Piazza Foglia all’evento eccezionale e straordinario che ha segnato la fine del 2015 spalancando il nuovo anno con la parola MISERICORDIA il cui significato etimologico richiama le parole di pietà, compassione e cuore.  Parola messa dal Papa al centro della vita cristiana.

Ma qual è il significato di questo Giubileo? Il giubileo è l’anno della remissione dei peccati attraverso l’indulgenza che libera il peccatore dalle pene legate ai propri peccati.

Questo giubileo della misericordia è definito “diffuso” in quanto per la prima volta nella storia sarà possibile ottenere le indulgenze senza compiere un pellegrinaggio a Roma. Infatti, in ogni diocesi è stata aperta una porta santa sotto la quale, secondo la tradizione, si potrà passare per chiedere misericordia al Signore, attraversarla ha quindi il significato simbolico di abbandonare la propria vita di peccato per passare ad una nuova fase dell’esistenza.

E’ la prima volta nella storia che è possibile ottenere l’indulgenza giubilare anche effettuando una delle sette opere di misericordia spirituale (tra cui pregare per i vivi e i defunti, insegnare agli ignoranti, perdonare le offese, ecc.) e corporali (dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi) previste dalla Chiesa.

Ci chiediamo perché oggi un giubileo della misericordia. Papa Francesco risponde semplicemente dicendo «perché la Chiesa in questo momento di grandi cambiamenti epocali è chiamata ad offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio».

Egli insiste sull’importanza del sentire misericordia, una parola che cambia tutto: «è il meglio che l’uomo possa sentire, cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto».

E’ un giubileo che si apre in coincidenza del cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio ecumenico II, ed alla ripresa dello slancio conciliare il Papa si rivolge con le sue riflessioni dove risuona più volte la parola “incontro” che si declina in modi diversi.

Un incontro con la Grazia che tutto trasforma, un incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello spirito che spinge la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano chiusa in se stessa per riprendere il cammino missionario. La ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo, dovunque c’è una persona là c’è una chiesa che non può limitarsi ad accettare il tempo così com’è ma ha il compito di attraversarlo ed andare oltre.

Una chiesa che abbiamo potuto abbracciare nel recente viaggio del Papa in Africa, un continente attraversato da violenze e conflitti in un contesto internazionale di altissima tensione e in cui la paura del terrorismo impera.

Papa Francesco si rivela uno spirito rivoluzionario poiché il suo messaggio è rivolto a tutti indistintamente, fa appello allo spirito civico e al bene comunitario. I tempi attuali richiedono un grande sforzo di amore verso il prossimo, respingendo l’indifferenza e l’egoismo che ci rendono schiavi di noi stessi, del potere e di ogni forma di fondamentalismo. La misericordia che il Papa invoca è perdono, carità e amore, virtù ed atteggiamenti che devono indurre  i popoli verso un cammino di riconciliazione e di pace in un tempo in cui si sta combattendo una guerra mondiale divisa geograficamente e dove molti paesi subiscono le iniquità economiche. «L’anno giubilare doveva restituire l’eguaglianza tra tutti i figli d’Israele» e servire al ripristino della giustizia sociale.

In questa luce, misericordia e giubileo possono davvero diventare per tutti un’occasione per recuperare il fondamento del legame sociale e della solidarietà, a recuperare il senso dell’amicizia, dell’ascolto e del perdono reciproco.

Curiosità

La Porta Santa è la porta di una Basilica che viene murata e aperta solo in occasione di un Giubileo. Attraversando la Porta Santa si ottiene l’indulgenza plenaria. La prima Porta Santa del mondo è contenuta nella Basilica di Collemaggio a L’Aquila. Nel capoluogo abruzzese si tiene ogni anno un Giubileo, la Perdonanza.

Casella di testo: #rompereilsilenzio 
Si dice aut aut si legge trattativa, il resto è omertà di Stato

N. 1 Gennaio 2016

Giuseppe Cassata

 Nel corso dell’evento organizzato dalle Agende Rosse il 4 dicembre, abbiamo potuto ascoltare la registrazione della deposizione resa dall’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano il 28 ottobre 2014, nel processo denominato sulla trattativa Stato-mafia.

Tale deposizione è stata letteralmente nascosta dai mezzi di informazione.

Grazie a Radio Radicale è possibile rintracciare l’audio integrale della deposizione al seguente indirizzo: http://www.radioradicale.it/scheda/434020/processo-trattativa-28-ottobre-2014-testimonianza-di-giorgio-napolitano-al-quirinale

A distanza di 23 anni dalle stragi del ’92-93 abbiamo l’ammissione che le istituzioni ed il governo sapevano che quegli attentati arrivavano dalla mafia per ottenere dei benefici carcerari. Benefici carcerari che arrivarono puntualmente a novembre 1993 con la mancata proroga del ministro Conso di circa 340 provvedimenti di 41Bis (cioè di carcere duro) e poi negli anni successivi in considerazione delle richieste della mafia contenute nel “papello”.

Purtroppo quel cedimento ebbe come risultato di mettere il nostro Paese nelle mani della mafia.  Cosi afferma Giovanni Brusca nel processo sulla strage di Via D’Amelio “  Lui (Giuseppe Graviano) era felice, mi disse che avevamo il Paese nelle mani grazie ad alcune persone serie che non erano come i 'quattro crasti' dei socialisti che prima avevano preso i voti poi ci avevano fatto la guerra. Poi mi fece il nome di Berlusconi e del nostro compaesano Dell’Utri“.   Le conseguenze di quella trattativa con la mafia sono sotto gli occhi di tutti…, oggi più di ieri il sistema mafioso sottrae: risorse al paese, democrazia, partecipazione e futuro delle giovani generazioni.

Di seguito ne riportiamo gli stralci più significativi:

Giorgio Napolitano: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno

a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.

Presidente Alfredo Montalto: Benissimo, grazie. Allora, a questo punto possiamo dare la parola al pubblico ministero per l’inizio dell’esame vero e proprio.

 (...)

1:17:50

Pm Di Matteo: Lei venne informato dal presidente Violante o eventualmente da altri, che il già allora noto Vito Ciancimino aveva richiesto di essere audito innanzi alla Commissione parlamentare antimafia?

Napolitano: Sì, ricordo vagamente sì, poi fu notizia apparsa rapidamente anche sulla stampa.

Pm Di Matteo: Al di là della pubblicazione sulla stampa, presidente, riesce a ricordare in che termini e chi gliene parlò in esito alla richiesta di Vito Ciancimino?

Napolitano: Molto probabilmente lo stesso presidente Violante, poi l’orientamento che fu assunto, fu un orientamento negativo nei confronti di quella richiesta.

Pm Di Matteo: E le ebbe anche per caso a dire, ad esternare gli eventuali suoi, del presidente Violante, orientamenti e le ragioni per le quali poi prevalse l’orientamento negativo?

Napolitano: No, io su provvedimenti o su decisioni di qualsiasi organo parlamentare non sono mai intervenuto (...) Il presidente non ha, il presidente non ha altri poteri.

1:24:47

Pm Di Matteo: Ricorda, presidente, quali furono ai più alti livelli istituzionali e politici le reazioni più immediate a quelle stragi? (...)

Napolitano: La valutazione comune alle autorità istituzionali in generale e di governo in particolare, fu che si trattava di nuovi sussulti di una strategia stragista dell’ala più aggressiva della mafia, si parlava allora in modo particolare dei corleonesi, e in realtà quegli attentati, che poi colpirono edifici di particolare valore religioso, artistico e così via, si susseguirono secondo una logica che apparve unica e incalzante, per mettere i pubblici poteri di fronte a degli aut aut, perché questi aut aut potessero avere per sbocco una richiesta di alleggerimento delle misure soprattutto di custodia in carcere dei mafiosi o potessero avere per sbocco la destabilizzazione politico-istituzionale del paese e naturalmente era ed è materia opinabile. Comunque non ci fu assolutamente sottovalutazione, noi siamo arrivati con la sua domanda ad un periodo che vede Carlo Azeglio Ciampi presidente della Repubblica e Ciampi è tornato molte volte, in più pubblicazioni, anche in libri recenti, su quello che di inquietante presentò quel momento e non soltanto per gli attentati che furono compiuti a Firenze, a Milano, a Roma in modo quasi concomitante, un po’ prima maggio, se ben ricordo, i Georgofili, e luglio gli altri. Ma addirittura citò come particolarmente inquietante l’episodio di un black out al Quirinale. Quindi c’era molta vigilanza, molta sensibilità e molta consapevolezza della gravità di questi fatti.

Pm Di Matteo: E quindi lei ha detto si ipotizzò subito che la matrice unitaria e la riconducibilità ad una sorta di aut aut, di ricatto della mafia, ho capito bene?

Napolitano: Ricatto o addirittura pressione a scopo destabilizzante di tutto il sistema.

(…)

1:36:05

Pm Di Matteo: Presidente, pochi giorni dopo il 10 agosto del 1993, un alto funzionario della Dia, mi pare allora vicepresidente della Direzione investigativa antimafia (..), il dottor Gianni De Gennaro, inviò (..) al ministro dell’Interno Mancino, che successivamente lo  trasmise al presidente della Commissione antimafia Violante, un appunto riservato concernente le stragi consumate a Roma e Milano (..) Nell’appunto si evidenziava la probabile causale collegata alla reazione della mafia al regime penitenziario speciale del 41 bis e si concludeva, le leggo testualmente “l’eventuale revoca, anche solo parziale, che dispongono l’applicazione dell’articolo 41 bis potrebbe rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato, intimidito dalla stagione delle bombe”  Le vogliamo chiedere, presidente, il ministro Mancino, il presidente Violante, (..) o eventualmente altri, la misero a conoscenza del contenuto di questa nota riservata del vicecapo della Dia?

Napolitano: Non ricordo, signor presidente. Mi permetto di osservare che ci stiamo allontanando di molti chilometri dal luogo, diciamo, della originaria sollecitazione di una mia testimonianza.

E poi davvero un po’ supponendo che io abbia una memoria che farebbe impallidire Pico della Mirandola ricordare ogni elemento, se mi fu data quella nota, come reagirono Tizio e Caio, francamente non credo di poter rispondere.

Casella di testo: La Casa di Paolo
Una lettera di Salvatore Borsellino

N. 2 Febbraio 2016

Caro amico

nella impossibilità di scrivere singolarmente ai più di 8000 iscritti al Movimento delle Agende Rosse dal 2010 al 2015 invio a te come a tutti gli altri i miei più sinceri auguri di un sereno Natale e di un anno nuovo che, più di quello che sta per finire, si avvicini agli ideali di Verità e di Giustizia per i quali combattiamo la nostra lotta.

Da anni, con nel cuore la rabbia e la speranza, per affermare questi ideali, stiamo combattendo una lotta di RESISTENZA senza tregua, senza fine, senza mai arrenderci o scoraggiarci, ma anzi moltiplicando le nostre forze quando gli ostacoli appaiono più alti e più difficile da superare.

La nostra bandiera è una AGENDA ROSSA che non vuol essere soltanto un ricordo di Paolo e dei suoi ragazzi. ma il simbolo della lotta per la loro memoria, per realizzare il SOGNO per cui hanno sacrificato la loro vita.

Levando in alto questa bandiera, da anni combattiamo la nostra lotta di RESISTENZA, ma gli anni passano e il tempo che mi rimane si assottiglia sempre di più.

E per questo che ho impegnato questo anno che sta per finire,  per realizzare un mio sogno, quello di fare tornare Paolo alla Kalsa, il quartiere dove siamo nati e dove abbiamo vissuto da ragazzi.

In questo quartiere, insieme al nostro movimento, ho voluto fare nascere un posto dove chiunque, negli anni che verranno, possa venire a trovare Paolo, non al cimitero o nella via dove lo hanno ucciso, ma nel quartiere dove siamo nati, dove abbiamo giocato per le strade, dove siamo andati a scuola insieme a tanti bambini, alcuni dei quali sono poi finiti nella perversa spirale che dalla povertà e dall’emarginazione porta alla criminalità e alla mafia, quel cancro che da sempre ha corroso la nostra Terra e che ora, entrato mi metastasi, ha intaccato l’intero tessuto del nostro Paese. 

Per fare nascere la Casa di Paolo ho utilizzato i locali della nostra vecchia farmacia in via della Vetriera, che ho dovuto recuperare dal loro stato di degrado, e dei locali attigui, sottostanti al balcone della casa dove Paolo è nato, che sono riuscito ad acquisire a mie spese.

I locali sono stati riadattati grazie a una sottoscrizione pubblica, nata per iniziativa della poetessa siciliana Lina La Mattina, alla quale hanno partecipato sia gli aderenti al Movimento sia tanti comuni cittadini che hanno voluto dare il loro aiuto.

Ha cominciato così a vivere un posto nel quale la gente, anche quando io non ci sarò più, potrà andare a cercare e a trovare Paolo.

Non una “casa di memoria”, ma qualcosa di vivo, dove i ragazzi a rischio del quartiere potranno trovare una alternativa a quella perversa spirale che potrebbe  inghiottire tanti di loro, come i nostri compagni di giochi di un tempo.

Nella Casa di Paolo, grazie ai volontari del Gruppo delle Agende Rosse di Palermo, è già nato ed è attivo un doposcuola e a breve, grazie ai computers che ci sono stati donati, nascerà una scuola di informatica nella quale io stesso potrò insegnare ai ragazzi il mio mestiere, l’uso dei computers come strumento di lavoro.

Per potere vivere e sostenersi la Casa di Paolo ha però bisogno dell’aiuto di tutti, sia a livello di volontariato sia a livello economico, e per questo ho realizzato al suo interno una foresteria, piccola ma indipendente, con 8 posti letto, bagno, cucina e locali per il pranzo e per il soggiorno, dove chi vorrà aiutarci potrà prestare dei periodi di volontariato alloggiando nella Casa per tutto il periodo dello stesso.

Le risorse economiche necessarie per il mantenimento e l’accrescimento delle attività della Casa di Paolo, poiché ho deciso di non chiedere nulla alle Istituzioni, dalle quali pretendo solo Verità e Giustizia, dipenderanno dalle libere contribuzioni da parte di tutti quelli che vorranno aiutarmi.

Basterebbe che ciascuno degli iscritti al nostro Movimento offrisse anche solo un piccolo mattone, una piccola offerta volontaria, per rendere la nostra Casa più grande e più solida.

Chi volesse farlo potrà fare la sua donazione, tramite Paypal o Carta di Credito, accreditando l’IBAN dell’Associazione le Agende Rosse, che a breve assumerà la statuto di ONLUS

                 IT19D0335901600100000116925

indicando nella motivazione “Casa di Paolo” (vedi sito www.19luglio1992.com )

Mi spiace essere costretto a chiedervi anche questo piccolo sacrificio ma da solo non potrei mai farcela.

Rinnovandovi il mio più sincero augurio per le prossime festività spero di potere incontrare un giorno ciascuno di voi nella nostra Casa di Paolo

Salvatore