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Casella di testo: Il suggeritore e quel sogno indicibile della politica: stralciare il lavoro di Falcone

N. 7 Ottobre 2015

Casella di testo: Una moderna tragica odissea 
Profughi, rifugiati e migranti: informazione, responsabilità e solidarietà

N. 7 Ottobre 2015

Francesco Bertelli – Movimento Agende Rosse Gruppo Peppino Impastato di Grosseto

Riapre il processo sulla Trattativa fra Stato e mafia e da Palermo, presso la Corte di Assise, nelle udienze del 10 e 11 settembre, arrivano rivelazioni scottanti.

A parlare è il collaboratore di giustizia Giovanni Ciaramitano. In sostanza ha ripetuto ciò che aveva dichiarato al Tribunale di Firenze in merito alle stragi del 1993.

Le stragi del 1993 dovevano essere fatte per abolire il 41 bis e cambiare la legge sui pentiti”. Quella del 1993 è una fase diversa della trattativa. Si raggiunge un passo successivo rispetto al patto che portò alla strage di Via D'Amelio. Nell'estate del '93 Cosa Nostra colpisce nel continente, fuori dalla Sicilia. E' la prima volta. E' un cambio di strategia diverso dal passato; niente a che vedere con le stragi di mafia dei decenni precedenti. Gli obiettivi colpito sembrano non avere niente a che fare con Cosa Nostra: Torre dei Pulci (Firenze), Basilica di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro (Roma), Via Palestro (Milano).

Ciaramitano parla e racconta i suoi trascorsi prima di essere arruolato dai Graviano e arriva al 1993 spiegando ciò che in un Paese realmente democratico sarebbe dovuto essere trasmesso su tutte le televisioni nazionali: “Giuliano e Romeno (Salvatore Giuliano e Pietro Romeo altri due mafiosi appartenenti al gruppo di Ciaramitano con all'interno anche Gaspare Spatuzza, ndr) dissero che ci stava un politico in mezzo, un politico che dava a Giuliano gli obiettivi per colpire duramente, gli indirizzi giusti Ho già fatto altre volte il suo nome, Silvio Berlusconi. Me lo disse Giuliano. Questo politico cercava una mano di Cosa nostra per prendere voti e diventare Presidente del consiglio, con la promessa che quando lo sarebbe diventato avrebbe abolito tutte queste leggi”.

Basterebbe questo per creare un caos istituzionale di proporzioni gigantesche. Invece la notizia è passata sotto silenzio.

Nel 1994 tra febbraio e marzo Mangano mi disse che doveva andare quattro cinque giorni a Milano, lo avevano mandato Bagarella e Brusca per parlare con un politico”.
Quando torna – ha continuato La Marca - ci dice tutto contento che era tutto a posto e che per far togliere il 41 bis, sistemare il problema dei sequestri di beni e migliorare le condizioni carcerarie dei mafiosi detenuti bisognava votare Forza Italia.”

Insomma verrebbe quasi da riprendere pedissequamente le indagini svolte dal compianto Chelazzi (morto nel 2003) sui mandanti esterni delle stragi deL 1993 , indagine poi archiviata: mandante alfa e mandante beta (Berlusconi e Dell'Utri).

E da queste rivelazioni il legame con la strategia sotterranea della politica odierna è evidente. Mentre televisioni,giornali e politici passano le giornate a discutere sulla riforma del Senato (inviandosi pseudo annunci a vicenda), una riforma incombe dietro le chiacchiere: Si tratta della proposta di riforma dell'ordinamento penitenziario. In poche parole stiamo parlando dell riforma dell'ergastolo . L'attenzione si è concentrata sull'art.4 bis: tale norma esclude i detenuti per mafia non pentiti dai benefici e dalle pene alternative al carcere. La riforma verte su punti moto tecnici. Il ddl infatti vuole rivedere “modalità e presupposti d’accesso alle misure alternative, sia con riferimento ai presupposti soggettivi sia con riferimento ai limiti di pena, al fine di facilitare il ricorso alle stesse, salvo i casi di eccezionale gravità e pericolosità e in particolare per le condanne per i delitti di mafia e terrorismo”. Cioò che il ddl si propone di eliminare sono gli “automatismi e preclusioni che impediscono o rendono molto difficile l’individualizzazione del trattamento rieducativo”.

Il tema e spinoso e' delicatissimo. Il fatto che si vada con la proposta del ministro Orlando a rimarcare la necessità di escludere a tale modifica i mafiosi e i terroristi non deve farci star tranquilli. Tutt'altro. Di fatto la legge già applica l'ergastolo ai mafiosi e terroristi. E solo a loro! Per il resto dei reati (compreso l'omicidio) l'ergastolo non esiste più, grazie ai mille abbuoni e sconti di pena disseminati lungo il corso di un processo. Dunque la domanda sorge spontanea: che bisogno c'è di rimarcare l'esclusione di mafiosi e terroristi se già la legge attuale lo dice? Si vuole forse tutelare questi signori?

E' interessante che la politica torni a parlare di riformare l'ergastolo. Lo fece nel 1999, governo di centrosinistra. Per due mesi (e pochi se ne accorsero) l'ergastolo venne tolto ai mafiosi. Oggi nel 2015 si torna a parlare di questo. Come se il quinto punto del papello di Totò Riina non fosse mai stato cancellato dal programma politico di tutti i governi che si sono succeduti: riconoscimento dei benefici dissociati per i condannati di mafia. Così recitava il quinto punto del papello. Se lo uniamo con il secondo punto (annullamento 41 bis) e con il quarto (riforma legge sui pentiti), vediamo che il disegno rischia di essere completato.

Di fatto la creazione di Giovanni Falcone rischia di essere definitivamente stralciata: già il 41bis è stato modificato, così pure per la legge sui pentiti (entro 180 giorni il pentito deve rivelare tutto altrimenti non entra nel programma di protezione). Con la modifica (o eliminazione) dell'art.4 bis dell'ordinamento penitenziario c'è il serio rischio che Totò Riina e altri escano dal carcere.

Forse ciò che i vari governi Berlusconi non sono riusciti a mettere in pratica, lo può fare il governo Renzi.

La solita politica: con una mano a portare i fiori nelle commemorazioni istituzionali di Capaci e Via D'Amelio , e con l'altra stringe accordi con i loro assassini.

Tira una brutta aria.

 

Post Scriptum: tira invece una bellissima aria in Via Vetreria in località la Kalsa a Palermo. Nella vecchia casa in cui nacquero i tre fratelli Borsellin: Paolo, Salvatore e Rita è ufficialmente partito il progetto “La Casa di Paolo”: il sogno di Salvatore Borsellino è diventato realtà. E' partito il 22 settembre il progetto per il primo laboratorio per i ragazzi della “Casa di Paolo”. A questo progetto culturale e sociale delle Agende Rosse di Palermo e voluto da Salvatore Borsellino, si sono già iscritti quattordici bambini e ragazzi. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza le infinite donazioni giunte da tutta Italia da comuni cittadini.

https://www.facebook.com/Salvatore-Borsellino-59534309051/timeline/

Casella di testo: #rompereilsilenzio
Qual è la situazione attuale del PM Nino Di Matteo?

N. 8 Novembre 2015

Fiorella Gebel

In queste ultime settimane, ancor più di prima, siamo sommersi dalle drammatiche immagini e notizie che arrivano dal fronte immigrazione e alle diverse reti televisive nazionali “autorevoli” politici, sociologici, storici e così via, dibattono delle diverse ragioni sociali, politiche e, economiche che dovrebbe spiegare questo travolgente fenomeno.  E davvero sentiamo di tutto!

Non abbiamo la presunzione di poter argomentare meglio dei numerosi autorevoli esperti, ma ci piacerebbe condividere con voi alcuni semplici pensieri e considerazioni, ora in forma scritta ma domani, perché no, in un dibattito pubblico che questa testata potrebbe promuovere sul territorio del Sud-Milano.

Parliamo di un fenomeno, tra l’altro, che noi italiani conosciamo bene, un paese il nostro che ha sperimentato lo stesso flusso migratorio verso altri paesi stranieri e che, ancora oggi, vede molti giovani lasciare l’Italia in cerca di condizioni di vita migliori e più appaganti.

Alcuni dati in risposta ad alcune domande retoriche di politici, forse, poco “informati”.

In Italia al 1° gennaio 2015 risultavano residenti circa 5 milioni di stranieri a fronte di una popolazione complessiva di 60 milioni.  La percentuale di stranieri regolari è quindi dell’8% mentre gli irregolari nel 2013 erano circa 300.000 (stima Fondazione Ismu), in sostanza piccole cifre.

Nelle carceri italiane abbiamo circa 62.540 detenuti di cui 21.850 stranieri (34,9%) una percentuale molto alta che ci racconta di una difficile integrazione. La delinquenza è un costo sociale, certo, ma la maggioranza degli stranieri lavora e paga le tasse, parliamo di 2.3 milioni di occupati stranieri che hanno contribuito con 123 miliardi di PIL che rappresenta l’8.8% della ricchezza italiana complessiva. Questi lavoratori, come ben ha spiegato il Presidente dell’INPS Tito Boeri, con i loro contributi pagano le pensioni a noi italiani, infatti la maggior parte di loro torna nel paese d’origine senza aver maturato la condizione necessaria all’assistenza previdenziale.

Cos’è che induce migliaia di persone ad abbandonare le terre native: la povertà, certo, ma anche come tutti i giorni possiamo ascoltare ai nostri TG, le gravissime condizioni politiche e di conflitto che stanno caratterizzando il medio oriente, e le altrettanto numerose guerre civili condotte da uomini senza scrupoli e senza alcun segno di umanità che sono ormai fuori controllo politico nazionale e internazionale (valga per tutti ricordare l’organizzazione terroristica jihadista di Boko Haram che semina morte e distruzione in molti stati africani).

 Ma forse noi occidentali dovremmo essere più onesti ed indagare meglio sulle nostre responsabilità nei conflitti di cui parliamo (pensiamo agli Stati Uniti ed all’Europa). Due realtà politiche, noi e gli Stati Uniti, che sono protagoniste e artefici di quanto accade nel mondo  e che hanno contribuito a determinare il caos mediorientale lasciandolo poi  gestire a paesi dai governi deboli e non democratici (pensiamo a quanto accaduto in Libia, in Siria,  in Afghanistan, in Pakistan, in Iraq ecce cc. ).

Le migliaia di persone a piedi sulle autostrade di questi giorni sono un evidente segno di questo fenomeno storico, di una parte del mondo devastato dalle guerre e politiche ottuse e codarde, sono popoli in movimento CHE NON SI FERMERANNO NEANCHE CON I MURI! Sono popoli disperati che dove vivono hanno un destino certo: soprusi, torture, fame, morte! Di fronte a questo meglio provare un’alternativa di vita, di qualunque tipo e a qualunque costo, tanto cosa si può rischiare, la morte? Questa è già certa nel paese di provenienza!!

Gli anni dell’inerzia europea, rappresentati da una Francia ottusa e da una Germania ostile stanno ora dimostrando la follia di chi governa l’Europa, cieca nei confronti una catastrofe umanitaria che si sta abbattendo alle nostre frontiere.

Poi arriva una foto, terribile, sconvolgente ma non certo rappresentante l’unico bambino morto in mare. Proprio mentre scriviamo questo articolo altri 11 bambini, tra cui due neonati, sono morti nel Mar Egeo, e ogni giorno altri bambini morti!

Ma quella foto muove la coscienza del popolo tedesco e della sua Cancelliera Angela Merkel. E quindi in Germania, unico governo nel quale si decidono le sorti dell’Unione, di colpo si modificano completamente i comportamenti: la Germania accoglie! e dichiara che accoglierà sino a 500.000 rifugiati all’anno! BENE!!! Ma come mai? Un bambino morto sulle spiagge greche? O forse per prima si è resa conto che i dati che sopra abbiamo riportato rappresentano la salvezza del suo paese? l’economia tedesca ha bisogno di questa forza lavoro e le casse previdenziali sono in cerca di qualcuno che possa pagare le pensioni ai lavoratori tedeschi?

Molti paesi europei invece, e tra questi anche il nostro, mentre tutto questo accade, continuano a confrontarsi e a dare voce a ottusi politici che fanno puro terrorismo sociale utilizzando argomenti “facili” (lavoro, sicurezza ecc.) nella speranza di incrementare le loro percentuali elettorali! Creano paure per lo più ingiustificate senza avanzare proposte che tengano conto dell’impossibilità di costruire “muri” e quindi della necessità di trovare soluzioni di integrazione.

Idiozie come “aiutiamoli a casa loro” (certo se l’Africa possedesse terre coltivabili e avesse un clima sostenibile!  Ah! Certo scusate, in quel caso lo avremmo già colonizzato noi occidentali!!); e ancora “non possiamo accoglierli tutti”: perché no! L’abbiamo detto e letto molte volte che l’Europa sta invecchiando e che il suo welfare sarà sostenibile solo grazie agli immigrati! non vorremmo più doverle sentire.

E quindi immaginiamo che dopo la Germania possa esserci un cambio di rotta sul tema dell’accoglienza da parte dell’Europa? Purtroppo crediamo di no, almeno non subito e non nel modo con cui è intervenuta la Germania nei giorni scorsi. Infatti, proprio mentre scriviamo, la stessa Merkel si sta rendendo conto che non si può, davvero, integrare i più di 19.000 profughi che hanno raggiunto Monaco in così pochi giorni! A queste persone occorrono cibo, abiti, lavoro, scuole, case!! E, ovviamente, questi 19.000 sono solo la punta di un iceberg che deve essere gestito in modo razionale e politicamente corretto.

L’accolita di burocrati europei che governa Bruxelles, politici dai curricula spesso opachi e scelti per ambizioni o compromessi personali, una volta tanto dovrà provare a ragionare in termini di medio periodo e non soltanto dare risposte inadeguate e di mera emergenza.  Dovrà tener conto che il flusso di immigranti continuerà e potrà terminare fino a quando le condizioni generali di guerra, corruzione, violenza e povertà nei loro paesi d’origine non termineranno. Occorrerà fare i conti con una mano d’opera non preparata e con tutte le evidenti difficoltà di integrazione.

E solo una classe politica degna di questo nome potrà trovare alcune risposte ad un problema che ha le caratteristiche di un esodo biblico che non si fermerà.

Francesco Bertelli Movimento delle Agende Rosse- Gruppo Peppino Impastato di Grosseto

Quale è la situazione attuale del pm Nino Di Matteo? Che sviluppi ci sono stati? Quella soliderietà istituzionale che tutti abbiamo invocato per questi mesi, dov'è?

Eppure le speranze c'erano tutte: un nuovo Presidente della Repubblica e un nuovo Presidente del Consiglio.

Niente è cambiato su questo fronte. Ti capita di leggere l'intervento che Di Matteo ha fatto il 25 settembre scorso per la presentazione del suo ultimo libro “Collusi”, e ti prendono dei brividi freddi. In riferimento alla sua protezione e al tritolo che si trova ancora a Palermo e non si trova lui risponde così: “Ho pudore a parlarne, purtroppo ho una brutta sensazione, ma amo il mio lavoro e lo vivo con enorme passione” .

Ed è qui che allora ti fermi a riflettere. Possibile che nel Paese dove tutti ci dicono che tutto va bene, un onesto servitore dello Stato si sente definitivamente abbandonato dal suo Stato? Si, definitivamente. E' questo che pensi quando rileggi quella frase: “ho una brutta sensazione”. Ti viene in mente il libro “Cose di Cosa Nostra” di Giovanni Falcone e Padovani, uscito nel 1991, pochi mesi prima di Capaci. Ti vengono in mente le decine di interviste a Falcone e Borsellino, accomunate dallo stesso messaggio: “non siamo protetti dallo Stato. La paura esiste sempre. Non ho paura del lavoro che faccio e ho capito che è necessario che continui a farlo. Convinciamoci che siamo cadaveri che camminano”. Poi le bombe

Possibile che non sia cambiato niente?

Si è possibile. Anzi, è peggio di quel maledetto 1992. Prima c'era una sorta di cuscinetto tra il menefreghismo popolare e il rispetto delle regole. Esisteva la consapevolezza che il rispetto delle regole, che la democrazia, che la lotta stessa alla mafia, erano il fulcro per combattere l'ipocrisia e il disinteresse comune. L'unica arma contro l'omologazione (il terrore denunciato spesso dal profeta Pasolini).

Ecco oggi questo cuscinetto sembra sempre più fragile di un tempo. Vuoi per i disfacimento dela politica, vuoi per la mancanza di consapevolezza di molti livelli della società. Mille sono i fattori ma il risultato non cambia: certi temi sembrano noiosi se li prospetti a chi crede che il Paese sia ripartito.

E allora se questo Paese è davvero ripartito (come molti si ostinano a ripetere) perchè Nino Di Matteo si sente così solo al punto da esternare il suo timore in pubblico? C'è uno Stato, meritevole di questo nome, che possa far sentire la sua voce a sostegno di un suo onesto servitore? Possibile che nessuno sappia dove si trovi quel maledetto tritolo?

Si perchè in questo Paese, dopo che la storia è già accaduta, esiste del tritolo arrivato a Palermo apposta per Nino Di Matteo e nessuno sa dove adesso si trovi. “In un posto sicuro” rilevano vari pentiti. Chi mantiene questo segreto? Possibile che non ci sia l'interesse per un fatto drammatico come questo?

Al momento no.

Ma la colpa non è solo della politica. E' anche un po' nostra. Ci siamo giocati un ventennio: spettatori inermi, mentre sotto i nostri occhi un trattativa scritta con il sangue, fra pezzi dello Stato e gli assassini prima di Giovanni e poi di Paolo, metteva in ordine la spartizione del potere in questo Paese. E questo silenzio che oggi ruota intorno a Nino Di Matteo, è figlio di quel patto. Inutile ripetere le cose, ma un punto va chiarito: il nostro destino di Paese, è legato indissolubilmente alla collusione fra Stato e criminalità organizzata, evolutasi nella mafia dei “colletti bianchi”. Questo è la causa di tutti i nostri mali. E pare che a tutto ciò non ci sia volontà per procedere in senso inverso

Ecco perchè c'è una brutta sensazione.

Qual'è la reazione della Città di Rozzano che ha conferito la Cittadinanza al Dott. Di Matteo ?  eppure le "discrete" sollecitazioni in tal senso non sono mancate.

Il rischio è quello che oltre a Di Matteo, a sentirsi soli, finiremo per essere tutti noi che lottiamo affinchè questo puzzo di compromesso morale un giorno (chissà quando) possa finire.

Ecco quindi che il Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino, e Scorta Civica di Palermo organizzeranno una manifestazione a Roma il prossimo 14 novembre, a sostegno di Nino Di Matteo per rompere il silenzio opprimente della politica.

Ecco un estratto di un messaggio postato su facebook da Salvatore Borsellino

Sabato 14 novembre: Manifestazione nazionale per chiedere, pretendere, dalle Istituzioni dello Stato di #rompereilsilenzio circa le sorti del PM Nino Di Matteo e della sua scorta. Un silenzio complice che determina l'isolamento istituzionale del PM più esposto e minacciato d'Italia, colui che è riferimento delle indagini nel processo trattativa stato-mafia celebrato a Palermo.
Diversi collaboratori di giustizia hanno riferito dell’esistenza di un progetto di attentato nei confronti del Giudice Di Matteo e alcuni di loro hanno addirittura parlato di un grosso quantitativo di tritolo già pervenuto nel capoluogo siciliano e pronto ad essere usato.
Le Istituzioni hanno taciuto qualunque parola di sostegno nei confronti del dottor Di Matteo. Gli stessi organi di informazione, tranne poche eccezioni, non hanno mai speso una sola parola o mandato in onda alcun servizio televisivo sui rischi che il Giudice Di Matteo e i ragazzi della sua scorta debbono affrontare ogni giorno. Abbiamo pertanto deciso di contrastare questo silenzio con una manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 14 novembre e consisterà in un pacifico quanto determinato corteo che si snoderà nelle vie del centro storico della Capitale.
All’interno del corteo saranno tassativamente vietati loghi o simboli e riferimenti
ad alcun partito e esponente politico. Il grido di sostegno per il Giudice Di Matteo dovrà arrivare dal cuore dei cittadini, a prescindere dalle loro convinzioni politiche,
Vi invitiamo a partecipare numerosi e a donare a questa causa la vostra passione, il vostro spirito civile e la sete di giustizia e verità che hanno contraddistinto il percorso lavorativo del Giudice Di Matteo.

Salvatore Borsellino con Movimento delle Agende Rosse e Scorta Civica Palermo

Per ricevere le informazioni in costante aggiornamento ecco il link dell'evento us facebook:

https://www.facebook.com/events/1628507964093818/

Rompiamo davvero questo silenzio.

Casella di testo: L’arroganza del potere

N. 9 Dicembre 2015

Salvatore Borsellino

 “LA LEGGE E’ EGUALE PER TUTTI” è la scritta che campeggia in primo piano in tutte le aule di Giustizia

Alle spalle dei giudici che questo fondamentale principio devono avere ben presente nell’applicare le leggi e stabilire le pene nei processi in cui sono chiamati a giudicare.
Ben visibile a tutti gli astanti, imputati, avvocati, pubblico, che in questo principio possono, a seconda dei casi, confidare o paventarne l’applicazione se quella legge hanno infranto.
La legge è eguale per tutti, o dovrebbe essere eguale per tutti dato che ci sono purtroppo individui cui l’arroganza del potere fa ritenere di potere essere, come il “princeps” dei regimi monarchici e imperiali, “legibus solutus”
E’ evidentemente il caso del senatore Giorgio Napolitano che ha
indirizzato una lettera al presidente della Corte del processo che si svolge a Caltanissetta e in cui, come parte civile, sono rappresentato dall’Avv. Fabio Repici, chiedendo che venga revocata l’ordinanza della Corte per la quale è stato chiamato a testimoniare il giorno 14 dicembre.
Si tratta di un atto assolutamente anomalo in quanto la produzione di documenti scritti utilizzabili a fini di prova è, nel processo penale, ammessa soltanto per gli imputati e quindi, a meno che l’ex presidente, non si ritenga in qualche maniera imputato o imputabile in questo processo, la sua richiesta è assolutamente al di fuori di
ogni norma e lo stesso dovrebbe ben saper che per lui, come per tutti i comuni cittadini chiamati a testimoniare, vige l’obbligo di presentarsi al giudice.
All’ex presidente, così come qualsiasi altro cittadino italiano, dovrebbe stare a cuore, prima di ogni altra cosa, l’accertamento della Verità su quella strage che nel 1992 costò la vita al magistrato Paolo Borsellino e ai cinque poliziotti della sua scorta, sulla scellerata trattativa tra Stato e mafia che determinò quella strage, sulla altrettanto scellerata congiura del silenzio mantenuta per venti anni da tutti i personaggi, anche istituzionali, che vi parteciparono.
Ma evidentemente così non è
.
Cosi non è per chi, con il conflitto di attribuzioni sollevato con la Consulta in merito alla vicenda delle intercettazioni, non solo ha implicitamente delegittimato il pool di magistrati che nel processo di Palermo percorrono, anche a rischio della vita, la difficile strada della Verità e della Giustizia, ma ha provocato un gravissimo vulnus al prestigio della più alta delle nostre Istituzioni, la Presidenza della Repubblica, che era a lui affidata.
Con la distruzione di quelle intercettazioni infatti chiunque potrà ipotizzare, senza che esistano i mezzi per smentirlo, che quelle intercettazioni avessero contenuti, se non penalmente, almeno eticamente condannabili,
se non addirittura assicurazioni di protezione o di impunità per l’interlocutore, l’allora indagato e oggi imputato, Nicola Mancino.
Sia sufficiente quindi all’ex Presidente Giorgio Napolitano, la disponibilità della Corte ad assumerne la testimonianza a Roma, negli uffici del Senato della Repubblica, anche se questo pregiudicherà la pubblicità dell’udienza, e renda la sua testimonianza rispettando, come chiede la legge e come gli verrà richiesto dal Presidente, “l’obbligo di dire la verità”, sforzandosi, se possibile, di non farci ascoltare quella sequenza di “non ricordo” che hanno costellato le testimonianze di troppi testimoni che hanno rivestito ruoli istituzionali.

Pino Cassata

MA CHE PAESE E’ IL NOSTRO ?  Nella giornata di giovedì 19 novembre da Caltanissetta è arrivata la ennesima conferma che la legge non è uguale per tutti. Basta una lettera dove affermo che non ho nulla da dire e di essere stato 2 volte Capo dello Stato, per esigere di non dover testimoniare al processo che indaga sulla strage di Via D’Amelio!