Periodico di informazione, cultura, opinioni

Globale 1

Casella di testo: I colori della legalità!

N. 3 Maggio 2015

Movimento Agende Rosse gruppo " Peppino Impastato " Milano e dintorni

Rozzano 14 Aprile 2015: una quindicina di ragazze e ragazzi tra gli 13 e i 14 anni improvvisa una ovazione di plauso in modo spontaneo, naturale, immediato.

I giovani levano un grido : "Grazieeeee Professoreeeeeee, salutaci la Sicilia e torna presto" e giù applausi ed esternazioni di affetto  in un impeto di riconoscenza che ha persino imbarazzato chi vi ha assistito.

Il professore è Gaetano Porcasi, il pittore siciliano, acclamato dalla critica come il nuovo Guttuso, che dipinge nella casa di Bernardo Provenzano.

I ragazzi sono gli alunni delle scuole medie di Rozzano, che, sono stati inseriti in un progetto di educazione alla legalità, fortemente voluto e organizzato dal gruppo Peppino Impastato delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino e sostenuto dall'Amministrazione Comunale con il contributo della Fondazione Cariplo e l'adesione delle associazioni: Rozzano Oggi – Fondazione I Care, Ancora, insieme si può -  I Cittadini contro le Mafie e la Corruzione.   

Il luogo in cui ciò è avvenuto è la Cascina Grande di Rozzano, dove fino al 19 aprile sono state esposte le opere del talentuoso artista, e dove, nei giorni 13 e 14 aprile si è tentato un esperimento: far entrare gli adolescenti nella pittura di impegno civile del Maestro, farli partecipi della realizzazione di due tele, renderli protagonisti per due giorni del processo creativo su un tema attinente la società civile.

Gli Amministratori rozzanesi pur consapevoli delle difficoltà legate alla trattazione di temi così delicati hanno dato l'assenso, puntando sui giovani, e hanno vinto.

I ragazzi di Rozzano hanno partecipato attivamente, si sono commossi e hanno fatto commuovere, preparando due tele che ricordano la recente strage del Palazzo di Giustizia a Milano.

Gridare:  "grazieeeeeee" al passaggio casuale del Maestro, in un punto qualunque del cortile dove si è sperimentato l'interazione con la storia, con la coscienza,  con la dignità, equivale a gridare:  "infiammate i nostri cuori !!!" 

La fiamma qui ha avuto la vivacità delle tele dell'artista partinicese.

... " i colori maturano la notte ".... ha detto una volta Alda Merini, ed è esattamente questo l'intento di Porcasi.  Egli vuol far maturare la "notte" della corruzione, del malaffare, dell'illegalità, raccontando, denunciando, fissando la storia attraverso il sapiente uso del colore.

L'alchimista Porcasi converte il vile piombo in oro.

Il piombo dei proiettili e degli anni della "strategia della tensione" viene tramutato nell'oro prezioso della testimonianza eroica dei servitori dello Stato.

Il color oro è presente ovunque nelle opere, è il colore dell'omaggio, del lascito prezioso, dell'eredità che ci spetta, oltre a essere il colore del sole, dei limoni, delle ginestre, delle spighe .... della Sicilia insomma ....  perché egli resta un Siciliano ...

Sciascia avrebbe trascritto per lui quel che dedicò a Guttuso: "Qualunque cosa volle dipingere dipinse sempre la Sicilia"....
In questo progetto, noi del gruppo Peppino Impastato di Milano delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino, ci siamo immersi con la passione che ci contraddistingue, conquistandoci la fiducia degli studenti e dei lori insegnanti come pure dei tanti non più giovani che hanno visitato la mostra.
Molteplici sono stati i progetti di collaborazione pensati in questi giorni con gli insegnanti che hanno accompagnato i loro studenti.
Con tutti ci siamo lasciati con l'impegno di ritrovarci a breve per continuare un percorso
di legalità che attraverso l 'arte di Gaetano Porcasi possa permeare le giovani generazioni:  quelle più adatte a sentire subito quel fresco profumo di libertà ..

Per restare informati, anche in tempo reale, sugli sviluppi delle indagini e dei processi relativi alle stragi del ’92-93 e sulla Trattativa stato-mafia .., vogliamo ricordare quanto più volte abbiamo detto in queste settimane:

Spegni la TV , accendi in tuo il pc e naviga nelle pagine di www.antimafiaduemila.com e www.19luglio1992.com

Casella di testo: Vincono ancora “loro”: Saverio Masi condannato

N. 4 Giugno 2015

Francesco Bertelli Movimento Agende Rosse - Gruppo Peppino Impastato di Grosseto

C’è una storia agghiacciante che fa parte del nostro Paese. Lo sappiamo che l’Italia è costellata di storie strane ed inquietanti. Il passato ne è pieno. Ma questa vicenda appartiene ad un recente passato che si perpetua nel presente.

Come in un film. Sarebbe perfetta la voce fuoricampo del narratore; una voce che potrebbe dire queste parole: “Inutile che vi indignate, tanto qui funzionerà sempre così. Sono Loro che comandano”.

C’è un maresciallo dell’Arma dei Carabinieri che presta servizio presso il nucleo investigativo del comando provinciale dei Carabinieri di Palermo. Il suo nome è Saverio Masi, pochi oggi sanno la sua storia. Siamo nel 2001. Grazie al suo lavoro meticoloso, Masi riesce a costruire i movimenti di Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano. Arriva ad un passo dal catturarli. Poi però l’imprevedibile: tutto si blocca. Masi viene subito allontanato e spedito a Caltavuturo. Come per dire: troppo scomodi i curiosi, meglio allontanarli.

Masi non ci sta. Da solo e con pochissimi pezzi a disposizione ci riprova. Alla fine riesce ad individuare un contatore Enel attribuibile a chi gestisce (a quel tempo, siamo nel 2004) la latitanza di Provenzano.

Anche stavolta stessa cosa: indagini bloccate dall’alto.

Anche per la cattura di Matteo Messina Denaro il discorso non cambia. Masi , sempre nel 2004, riesce ad individuare la villa dove il boss è latitante. Ma niente da fare.

È come se ai piani alti la cattura di Provenzano e Messina Denaro risultasse scomoda. Collocate in un momento non propizio.

È la trattativa, bellezza.

Il bello però deve ancora venire. Nel 2011 infatti, Masi viene allontanato dal reparto operativo a cui apparteneva. Motivo? Una condanna a 8 mesi di reclusione per falso materiale, falso ideologico e tentata truffa, con l’accusa di aver falsificato un atto del proprio ufficio al fine di far annullare una sanzione per infrazione del codice della strada di 106 euro subita nel 2008 durante lo svolgimento delle sue funzioni, utilizzando una vettura privata, quando prestava servizio in forza al nucleo investigativo del comando di Palermo. Masi viene condannato in primo grado. Recentemente la sua condanna viene alleggerita dal campo del falso ideologico.

Adesso la Cassazione ha confermato la condanna: il maresciallo Saverio Masi (caposcorta del pm Nino Di Matteo) è stato condannato a sei mesi per falso materiale e tentata truffa. In appello era caduta l’accusa per falso ideologico e la difesa aveva chiesto , il giorno prima del pronunciamento della Cassazione, l’annullamento con rinvio per entrambe le accuse. Nulla da fare.

La domanda sorge spontanea: e adesso? Come agirà l’Arma dei Carabinieri? Espelle il maresciallo? Getta discredito nei suoi confronti? Staremo a vedere, il fatto certo è che questa condanna pare mossa sempre attraverso quel filo rosso che vuole liberarsi inesorabilmente di certe figure scomode al “sistema”. Condanna che potrà sicuramente mettere in cattiva luce le rivelazioni rilasciate da Masi stesso al processo sulla “trattativa” fra Stato e mafia.

Vincono “loro” quindi. Per l’ennesima volta. Si rischia così di perdere professionalmente uno dei soggetti più esperti nella lotta alla mafia. Ci sono soggetti in alto che aspettavano questo tipo di verdetto e si sono mossi perché ciò accadesse. Masi è scomodo. Non lo si può eliminare fisicamente, si sceglie l’eliminazione dal punto di vista professionale. Ecco l’Italia del 2015.

Non sono bastati i sit-in di Scorta Civica e delle Agende Rosse presenti in Italia. Non è bastato il grido della società civile contro gli abusi che un uomo onesto come Masi ha subito in questi quattro anni di processo. Serve qualcosa di più.

È lampante che tutte queste manovre giunte alla fine ad una condanna , siano il frutto della trattativa che è ancora in corso, e che tutti (nel mondo istituzionale) fanno finta di non vedere. Con una mano ci si tappa un occhio e con l’altra si stringono legami ed accordi per far fuori (professionalmente, come in questo caso) i migliori talenti nella lotta alla criminalità.

Casella di testo: Grecia, TTIP, profughi e migranti: proprio una bella Europa!

N. 5 Luglio 2015

Adriano Parigi

Procediamo con ordine. Quando questo articolo uscirà, forse alcune cose saranno già differenti rispetto a quando ho iniziato a scriverlo. Ma poco importa perché comunque vadano le cose, nel modo stesso in cui si sono venute ponendo le tre questioni, elencate nel titolo, è racchiuso il fallimento di questa Unione Europea, della sua leadership politica, dei fondamenti economici, prigionieri dell’ideologia neoliberista, che hanno guidato il processo di costruzione dell’Euro e dell’unità economica… be’ meglio fermarsi qui. Anche perché non vorrei dare un’impressione errata: rimango un tenace assertore della necessità di un’Europa unita, federale e democratica.

Grecia

Non è un mistero per nessuno ormai il fatto che con interventi coordinati e relativamente poco costosi si poteva sin dal 2010 avviare una politica di risanamento della piccola Grecia, che “pesa” tutt’oggi per meno del 2% del PIL dell’intera eurozona. Stupisce e indigna come di fronte al governo di Syriza, democraticamente eletto dal popolo greco sulla base di un programma di chiaro rifiuto di una nuova austerity, le burocrazie e il ceto politico dominante in Europa, insistano con posizioni provocatorie e al limite dell’irrisione, sordi anche a quanto economisti e studiosi di varia tendenza sostengono da tempo, a proporre ulteriori strette sul reddito e sul welfare dei greci. A nulla vale l’osservazione di come a fronte dei tagli draconiani di redditi e welfare che i greci hanno sopportato dal 2010 ad oggi, non sia corrisposto nessun barlume di crescita e, anzi, il PIL sia ulteriormente (-26%!) sceso e il debito pubblico aumentato (180% sul PIL). Appare drammaticamente “naturale” che le istituzioni finanziarie internazionali, le quali controllano e manipolano i mercati di titoli e derivati, siano poco interessate alla situazione dell’economia reale di un paese, alle condizioni di vita della sua popolazione, e che, invece, in cima ai loro pensieri stiano questioni legate alla solvibilità dei debiti contratti e al valore dei titoli che esse conservano, scambiano e su cui hanno speculato. Risulta invece incomprensibile l’atteggiamento dell’Unione Europea, organismo politico, che si vuole embrione di una federazione di stati e popoli, che continua a distogliere lo sguardo dalla drammatica crisi sociale e umanitaria greca e dall’oscuramento delle prospettive per quel popolo. Meglio sarebbe dire che questo atteggiamento appare chiaro solo di fronte al cinico perseguimento di interessi nazionali anche a scapito di quelli comunitari; meglio ancora: alla coincidenza evidente che hanno, per il ceto politico di governo europeo, l’interesse delle nazioni forti  e quello delle istituzioni finanziarie e delle banche. Argomento principe dei commentatori politici e di gran parte dell’informazione, è sempre lo stesso: la truffaldina finanza pubblica greca su cui si sono innestati privilegi, posizioni parassitarie che rendono insostenibile previdenza e welfare, peraltro già abbondantemente tagliati dai governi di “larghe intese” precedenti. Su tali questioni vi sono interventi e proposte del governo di Alexis Tsipras – in carica da sei mesi - che mirano ad abbattere le vere posizioni di privilegio, ma rifiutano un ulteriore taglio generalizzato dei redditi e non possono comprimere ancora welfare e servizi già ridotti all’osso. Per i cantori delle magnifiche e progressive sorti dell’economia di mercato, l’insostenibilità di un reddito per la vita di chi ne è titolare, è un dato trascurabile. E’ la “sostenibilità” finanziaria che conta e poco importa se poi anche quei redditi, che si vogliono tagliare, partecipano alla ricchezza del paese e la loro compressione deprime lo stesso PIL! Vi è una drammatica convergenza su queste posizioni da parte della maggioranza politica che regge l’Europa; popolari, conservatori, socialisti e democratici, con pochissime sfumature, sono concordi. Ad essi si contrappongono in primis il governo greco, partiti e forze di sinistra e ambientalisti, ma la sproporzione di forze è evidente. In gioco c’è la vita di un popolo, ma anche il destino politico dell’Unione, non solo la direzione che essa persegue, ma la sua stessa esistenza. Chiudo questo articolo di fronte alla proposta di Alexis Tsipras e del suo governo di chiedere ai greci, tramite referendum, se accettare o rifiutare definitivamente l’ultimatum che viene da Unione Europea, BCE e FMI. Il cielo dell’Europa non lascia presagire nulla di buono.

TTIP

Sigla misteriosa ai più, che significa Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, documento di cui, effettivamente, poco si sa e si è parlato. Ritenendola invece questione assai importante, noi le abbiamo  già dedicato spazio su queste pagine (dai un’occhiata qui). Si tratta di un accordo internazionale tra l’Unione Europea e gli USA, come altri già in atto riguardanti parti diverse del pianeta, che mira a dare un assetto al mercato degli scambi tra paesi e continenti. Il nucleo del Trattato risiede nella dichiarata volontà di abolire non solo le barriere doganali, ma anche tutte quelle “non tariffarie”, comprese quelle derivanti dalle varie legislazioni nazionali a tutela della qualità dei propri prodotti e del cittadino acquirente o utente. Prima preoccupazione del TTIP non è infatti la tutela del fruitore dei commerci, del mercato e degli scambi, cioè il cittadino lavoratore, ma chi da questi scambi trae vantaggio economico, cioè l’impresa e, nella fattispecie di un trattato intercontinentale, l’impresa multinazionale. La libertà suprema di scambiare merci, prodotti e servizi, in una concorrenza globale tra soggetti economici, è il bene assoluto da tutelare, al di sopra di qualsiasi possibilità di controllo, anche se motivato da ragioni sociali, ambientali, di salute pubblica… esercitato da stati, enti o soggetti altri rispetto all’impresa. E tutto questo non è riferito solamente al mercato delle merci, ma riguarda anche i servizi: sanità, previdenza, istruzione… sono, in questa prospettiva, territori per investire e trarre consistenti profitti senza arrestarsi di fronte ad alcun confine nazionale. Uno dei punti più gravi del Trattato, consiste nella clausola che prevede l’instaurazione di una commissione arbitrale internazionale per dirimere le controversie, sottraendole al controllo delle varie magistrature e leggi nazionali. Ciò significa che un accordo commerciale prevale su tutte le legislazioni nazionali di tutela della salute, dell’ambiente, del lavoro… che non sarebbero altro, secondo questa visione profondamente ideologica, ultraliberista (e disumana), che limiti protezionistici posti alla libertà di scambiare merci e prodotti. Bene, questo autentico attentato alla nostra vita e alla democrazia, per ora, è fermo, bloccato su entrambe le sponde dell’Atlantico da dubbi e perplessità che hanno, un po’ tardivamente, assalito pezzi del sistema politico europeo e, per motivi differenti, americano. Il Partito Socialista e democratico europeo si è spaccato a metà, pertanto la corsa del TTIP si è fermata. Nonostante, e preme sottolinearlo, il PD italiano, importante componente di quello schieramento, si sia più volte, per bocca del segretario e premier Renzi, espresso per un’accelerazione delle trattative! Permettetemi di osservare: che ne è del modello sociale europeo, orgoglio e fondamento delle democrazie sociali nordiche, modello di equilibrio che ha, almeno in parte, garantito ai cittadini europei buoni standard dei servizi e un’erogazione degli stessi attenta alla giustizia sociale? Al “sacro valore” dell’austerity sommiamo qui l’altro pilastro della più totale deregolamentazione dei mercati. Al prevalere degli intenti delle tecno/burocrazie europee sulle istanze politiche dei governi democraticamente eletti – vedi Grecia – aggiungiamo il carico da novanta dell’annullamento di leggi, disposizioni, norme e regole nazionali ed europee, di fronte alle clausole e ai commi di un trattato commerciale tra soggetti economici.

Profughi e migranti

Mentre sto scrivendo questo articolo, stiamo assistendo al drammatico “rimpallo” di diverse centinaia di esseri umani in fuga da guerre, persecuzioni e fame, tra i paesi europei: accampamenti nelle stazioni, sugli scogli, sotto i ponti, sgomberi con la polizia in assetto antisommossa. Dietro queste centinaia di esseri umani, ci sono certamente altri diseredati, perseguitati, vittime delle guerre, che premono alle frontiere d’Europa. Il nostro paese è l’avamposto nel mediterraneo dell’agognata meta europea; il ponte per entrare in Europa e su di noi grava il compito di fare immediatamente fronte a ciò.

Se paragonati ai flussi migratori degli ultimi trent’anni i numeri sono modesti. La stragrande maggioranza dei migranti economici giunti in Itali tra la fine del secolo scorso e gli anni 2000, sono arrivati a bordo di un aereo dalle Filippine, dal Sud America, dall’Est Europa con visti turistici poi regolarizzati attraverso le modalità più strampalate e vessatorie previste dalla nostra legislazione. Ricordo che la legge Bossi–Fini impedisce agli immigrati di regolarizzare la loro presenza, nonostante il lavoro e la volontà di procedere a regolari assunzioni, e costringe ad assurde e costose pratiche di andata e ritorno dal paese di origine, incentivando così il lavoro nero e “fabbricando” clandestini. Solo una piccola parte degli “immigrati economici” è giunta sui barconi o in esodi drammatici come accadde per i migranti dall’Albania nei primi anni novanta. Ora comunque la situazione è assai diversa. I flussi di migranti economici, grazie alla crisi, si sono considerevolmente ridotti. L’America Latina, ad esempio, offre oggi più occasioni della vecchia Europa. Chi sono quindi quelli che rischiano la vita per raggiungere l’”eden” europeo? L’ho accennato sopra: si tratta di disperati in fuga dalla guerra in Siria, dalle dittature del corno d’Africa, dalle persecuzioni razziali, religiose ed etniche nei vari paesi africani, di lavoratori precedentemente immigrati dai paesi dell’Africa centrale e occidentale in Libia e in altri paesi del Nord Africa. Questi sono i nuovi diseredati… e non sono poi così tanti. Certo: essi si inseriscono in un flusso che, nella lunga durata del tempo storico, appare ed è biblico. E se guardiamo alle condizioni sociali e alle prospettive di una vita dignitosa in gran parte dei paesi dell’Africa centrale, non possiamo che meravigliarci di quanto pochi siano in realtà gli esseri umani da lì fuggiti; in proporzione assai meno dei  nostri emigranti dopo l’unità d’Italia e per tutta la prima metà del ‘900. Quindi perché oggi si apre questa drammatica vertenza europea? Perché non si riesce a costruire una pratica comune che riesca a distribuire questi pochi profughi, richiedenti asilo e migranti rispettando, tra l’altro, i loro desideri? Pochi infatti vorrebbero restare nel nostro paese o in Grecia - altro “ponte” nel Mediterraneo - che offrono ormai assai poco; molti vorrebbero riunirsi a parenti e amici nel Nord Europa o in Germania. Ma le regole europee, la convenzione di Dublino, prevedono che i profughi chiedano asilo nel paese europeo di prima accoglienza, cioè da noi, che quindi abbiamo l’obbligo di  esaminare le richieste e provvedere alla prima sistemazione. Quindi? Ragionevolezza vorrebbe che si procedesse a un accordo tra i paesi europei – dell’Unione Europea! - per un’accoglienza che influenzerebbe ben poco strutture economiche, bilanci e finanze. Ma ogni paese deve fare i conti con un’opinione pubblica che la crisi ha incattivito, che se ne frega dei numeri, della logica, della demografia, che ha sviluppato i germi del rancore razzista… e che ha alimentato e alimenta molte forze politiche che in tutta Europa puntano sulla xenofobia del “prima i nostri”. Ceti e forze politiche di governo sentono il fiato sul collo di partiti e movimenti populisti e razzisti. Da un lato le politiche di austerity, l’asservimento al capitalismo finanziario, ha finito per far ricadere sulle classi medie impoverite e sui ceti popolari i costi della crisi, dall’altro l’incapacità di affermare con forza principi di accoglienza che partano dall’assunto “prima il bisogno” - anziché l’odioso “prima i nostri” -, li hanno resi “prigionieri” dei vari Front National, Lega, UKIP, AFD… di quel coacervo nazionalista, fascista e xenofobo che metterebbe volentieri una pietra sopra a qualsiasi idea di Europa. Inutile dire che, per me, la risposta non può consistere nel blandire questa opinione e le sue espressioni politiche. E nemmeno nel ritorno a un anacronistico e pericoloso “sovranismo”, che impedirebbe reali soluzioni a problemi che si presentano e sono globali. Io penso che la risposta stia invece in un’Europa unita e solidale, democratica e federale, fondata sui principi universalistici dello stato sociale, di un’economia che si fa carico dell’ambiente, della qualità della vita, di una sostenibile distribuzione delle ricchezze e delle opportunità. Qualcuno userebbe in proposito il termine “utopia”. Idea che non mi appartiene, concetto ambiguo e dalle diverse interpretazioni; io impiegherei piuttosto la definizione di “sano realismo”.

Questo è solo un abbozzo di ragionamento - già piuttosto lunghetto in realtà -, che avrebbe bisogno di seri approfondimenti e contributi… chiunque volesse offrirne è ben accetto!

Casella di testo: Il Movimento delle Agende Rosse a Festambiente

N. 6 Settembre 2015

Francesco Bertelli Movimento Agende Rosse – Gruppo Peppino Impastato di Grosseto

Quest'anno per la prima volta presso il Parco della Maremma a Rispescia, ha partecipato a Festambiente il Movimento delle Agende Rosse Nazionale di Salvatore Borsellino. Dal 7 al 16 agosto il Movimento ha così potuto usufruire di un suo stand in cui si sono alternati i gruppi delle Agende rosse che sono giunti un po' da tutta Italia.

Un'occasione perciò importantissima per instaurare un nuovo approccio con le altre associazioni ed i visitatori di Festambiente. Una delle battaglie del Movimento creato nel 2009 da Salvatore Borsellino infatti è quello di informare e stimolare lo spirito critico nella società civile . Ed è fondamentale riflettere sugli eventi che portarono all'uccisione di Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta nella strage di Via D'Amelio il 19 luglio 1992, per poi arrivare alle bombe (quasi sempre dimenticate) del 1993.

Siamo per tale ragione chiamati a rendere partecipe la società civile del fatto di vivere in un Paese

con una democrazia controllata. Il pm Nino Di Matteo ( che indaga sula trattativa fra Stato e mafia) ha giustamente più volte affermatouna sacrosanta verità: “Finché non si stabilisce la verità sulle stragi del 1992 e del 1993 finchè lo Stato non trova il coraggio e la volontà di processare se stesso, non possiamo dire di vivere in una vera democrazia.”

Sono queste e occasioni che servono alla società civile per formarsi. Far conoscere ai cittadini non solo la storia recente italiana (con la trattativa fra pezzzi dello Stato e pezzi deviati dello stesso Stato che tutt'oggi continuano a dialogare), ma anche quella meno recente come ad esempio quella che provocò la strage di Portella della Ginestra del 1 maggio 1947.

Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”.

Questa frase fu pronunciata da Paolo Borsellino ben oltre vent'anni fa ma risulta più che mai attuale. Cogliere l'occasione per informare. E' questo l'obiettivo primario che il Movimento delle Agende Rosse si è impegnato di svolgere durante la manifestazione di Festambiente.

Ormai è importante chiarire che le mafie non sono un fenomeno circoscritto, come vinivano considerate fino a quaranta anni fa, e come tanti oggi vorrebbero far credere. Esse sono entrate ovunque e sono le uniche che riescono a far girare denaro liquido in un'economia nazionale rimasta ferma al palo per volontà di poteri sovranazionali.

Non è mai troppo tardi per cambiare le cose attraverso quella rivoluzione culturale e morale invocata da Paolo Borsellino nella lettera che scrisse la mattina del 19 luglio 1992, poche ore prima di saltare in aria in Via D'Amelio.

Così facendo, sempre citando le sue parole, un giorno questa terra sarà bellissima”.

E' stata un'esperienza importante per tutto il Movimento che ha permesso a molti di conoscerci e a noi stessi di migliorare anche per le edizioni future.

Un sentito ringraziamento all'agenda rossa e pittore antimafia Gaetano Porcasi che ci ha concesso di esporre alcuni dei suoi dipinti sugli anni delle stragi. Opere che parlano da sole.

Grazie a tutti i gruppi che si sono avvicendati in questi dieci giorni a Festambiente e a quei tanti cittadini e associazioni che hanno sentito il bisogno di informarsi al nostro stand e di confermarci la volontà di continuare a seguire il Movimento attraverso i reciproci contatti, preludio questo ad un rafforzamento dei gruppi già esistenti ed alla formazione di nuovi gruppi Agende Rosse in Italia ed all'estero ed a cui abbiamo assicurato e rinnoviamo tutto il supporto necessario.

Ed infinite, grazie a quanti con il loro contributo (circa 1000 euro) hanno concorso a realizzare il progetto della Casa di Paolo: il progetto di Salvatore Borsellino, che da semplice sogno adesso è diventato realtà.

A tutti un arrivederci