Periodico di informazione, cultura, opinioni

Globale

Casella di testo: I due Presidenti
In Italia un galantuomo sale al Quirinale e il popolo greco manda la sinistra in Europa. Forse il nuovo anno poteva iniziare peggio.

F.S.

Il 2015 si è aperto politicamente, con due importanti elezioni: quella del Presidente della Repubblica italiana e quella del Capo del Governo greco.
Sono stati eletti un esperto e fedele servitore delle nostre istituzioni e un giovane politico che invece, all'interno di istituzioni internazionali che vede assai lontane dalla dura vita del suo popolo, cerca di smuovere le acque: Sergio Mattarella e Alexis Tzipras.
A Roma, Renzi sembra aver fatto la cosa giusta proponendo agli altri partiti (e soprattutto alla minoranza interna al proprio) il nome di quello che appare un galantuomo poco incline ai compromessi della politica. L'effetto
è stato dirompente per le forze di centrodestra, nelle cui fila lo scontro in essere già da tempo è esploso palesando la mancanza di una leadership forte e di una linea politica chiara.
Forza Italia e NCD sono in grave crisi. La prima sconta, oltre all'appannamento del proprio leader, una classe dirigente generalmente di infimo livello. Il secondo gioca un ruolo difficile e contraddittorio: sostenitore del governo Renzi e allo stesso tempo supposto nucleo promotore di un nuovo Centrodestra moderato e alternativo al Centrosinistra. I sondaggi sono drammatici per entrambi i partiti. Solo Salvini, in quel campo, sembra
raccogliere consensi. Ma è difficile immaginarlo avversario in grado di impensierire Renzi in ipotetiche elezioni politiche. Dovranno trovarne un altro che sia in grado di tenere insieme posizioni molto distanti. Berlusconi lo ha fatto col carisma e con i soldi, cose però molto rare al giorno d'oggi.
Per il Capo del Governo il percorso della legislatura sembra spianato. Forte delle debolezze altrui avanza deciso in preda a un delirio riformista che guarda più alla quantità che alla qualità delle riforme stesse. La legge elettorale, la riforma del Senato e il Jobs Act  per esempio hanno evidenti limit,i ma
trasmettono l'idea di un governo molto attivo.
Il personaggio è spregiudicato e molto sicuro di sé: questo alla lunga può diventare un rischio che già altri leader non hanno saputo valutare appieno perdendo il contatto con la realtà. La reazione infastidita, quasi negligente, rispetto a critiche fondate, a vicende elettorali preoccupanti (l'astensionismo alle primarie emiliane o l'inquinamento di quelle liguri), a scandali che coinvolgono il partito di cui è ancora segretario, l'accoglienza data a campioni mondiali di "salto sul carro del vincitore", potrebbero portarlo, in una fase politica in cui l'elettorato è molto mobile,
a commettere errori gravi che gli facciano perdere rapidamente i consensi di cui gode.

Guardando il risultato di Syriza in Grecia e i sondaggi spagnoli che attribuiscono al movimento Podemos percentuali di voto molto alte, ci si chiede se in Italia le forze che hanno posizioni analoghe in materia di vincoli di bilancio, rapporti con la Troika, riequilibrio dei costi sociali della crisi economica, riusciranno a unirsi per creare qualcosa che sia terzo rispetto alle posizioni anti europeiste della coppia Grillo-Salvini e a quelle di critica parolaia e paracula verso la Commissione Europea di Renzi.
Al momento la risposta
è un secco no. Troppe cautele, tipiche di un ceto politico molto machiavellico, forse un po' vecchio e sicuramente poco disposto a rischiare quella che nel nostro paese viene vista come un'onta non lavabile: la sconfitta. Meglio temporeggiare. Aspettare. Gli esponenti della sinistra PD difficilmente usciranno dal partito, anche memori del fatto che in Italia le scissioni (forse solo con l'eccezione del Partito Comunista)  difficilmente hanno avuto successo. Occorre quindi un fatto nuovo che faccia sgretolare una delle due maggiori forze in cui andare a pescare voti (PD o M5S) o consenta di mobilitare nuovamente quelli che ormai non votano più. Questo fatto può essere solo l'affermarsi di una nuova chiave di lettura della società: dopo decenni in cui liberismo e mercato sono stati considerati in grado di far progredire nel benessere tutti i popoli, ci si renda finalmente conto che essi invece creano inaccettabili disparità ed erosione di diritti. Occorre quindi che la Politica, quella con la p maiuscola, torni ad avere un ruolo preponderante nel definire il percorso verso una società più giusta, non succube di interessi economici di piccole élit, e ne detti le nuove regole. Questo significherebbe veramente "cambiare verso". Non ci si può più accontentare di strappare alle istituzioni europee e mondiali uno zero virgola qualcosa nel rapporto deficit-PIL. Solo il coraggio di volare alto, a rischio di cadere, può permettere alla Sinistra di incidere culturalmente in Italia e nel mondo. Tutto ciò non è solo una necessità della Sinistra cosiddetta radicale, ma avrebbe dovuto esserlo anche per il PSE, che invece ha giocato negli ultimi lustri un ruolo completamente subalterno rispetto alla cultura liberista predominante, ai diktat della Troika, alla visione mercantile di un grande sogno quale l'Unione Europea.

N. 1 Marzo 2015

Casella di testo: Stop — TTIP
Un accordo segreto per la “libertà” dei mercati, contro la libera scelta dei cittadini, la democrazia, la qualità della vita

N. 2 Aprile 2015

Fiorella Gebel

La sera del 4 marzo scorso, presso la sede di Sel-Sei Rozzano si è tenuto un incontro molto partecipato con Alberto Somoza (alla fine di questo articolo vi riportiamo una sua scheda di presentazione)  che a lungo ci ha parlato,  con grande chiarezza e precisione, di un tema che, siamo  pronti a scommettere, a molti di noi è quasi sconosciuto! Il tema era il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership)  – trattato di liberalizzazione commerciale USA-UE.

Ma guardate, la ragione per cui a molti di noi questo è un tema quasi sconosciuto sta proprio nel fatto che il negoziato, pur lanciato ufficialmente nel luglio del 2013, è stato portato avanti in modo “opaco e segreto” dalla Commissione europea e dall’Amministrazione statunitense.

Ad aprire l’incontro erano presenti, tra gli altri, il segretario di SEL Franco Spiccia e il consigliere comunale di Sel-Sei Rozzano Guido De Vecchi. Quest’ultimo in particolare, introducendo la serata ha voluto ricordare l’importanza di una partecipazione attività dei cittadini di Rozzano per pensare ed organizzare incontri come quello che vede ospite Somoza, incontri che hanno lo scopo principale di aiutare ad informare ed a rielaborare fatti che accadono, come questo, nel silenzio più totale degli organi di informazione ed anche delle forze politiche “di governo”.

Ma torniamo al Trattato. Stiamo parlando di un trattato di “libero scambio” e dentro al termine “libero” c’è tutto il peggio che si possa immaginare. Cercheremo di darvi una breve sintesi dei punti più rilevanti ma soprattutto vi invitiamo a documentarvi su questo tema per poter attivare una forte “opposizione” sociale.

Quando parliamo di questo accordo parliamo di “deregolamentazione” ed in particolare non tanto nel tentativo di ottenere l’abbattimento delle barriere che riguardano le tariffe al fine di mantenerle basse e competitive, ma di abbattere le barriere NON tariffarie che riguardano gli standard di sicurezza e di qualità di aspetti sostanziali della vita delle persone quali: l’alimentazione, l’istruzione e la cultura, i servizi sanitari, i servizi sociali le tutele e le sicurezze sul lavoro.

In sostanza le istituzioni europee e americane stanno decidendo del presente e del futuro dell’ambiente, della sicurezza ecc. con l’intento di creare un’enorme area di libero scambio tra due economie che insieme rappresentano la metà del Pil mondiale.

Per il nostro paese, ma per l’Europa tutta, significherebbe abbassare tutte le barriere non tariffarie che ostacolano il commercio dei profitti delle multinazionali americane e considerando che in Europa e in Italia le leggi in queste materie sono molto più sicure di quelle americane (salute, lavoro agricoltura, privacy ecc.), consentendo ad un mercato molto più “spregiudicato” di modificare tutto il nostro sistema commerciale e del lavoro.

Il TTIP opererà in materia ambientale, commerciale, diritti sociali e sul concetto stesso di servizio pubblico. In merito a quest’ultimo punto, i servizi pubblici, ad esempio dal negoziato sono esclusi soltanto i servizi pubblici per i quali non esiste la possibilità di gestione privatistica. E l’acqua? La salute? La scuola?

Alberto Somoza ci ha spiegato che fermare il TTIP significa riaffermare ii diritti sociali e riconoscere i beni comuni come diritti umani universali. Significa opporsi alle politiche di privatizzazione portate avanti dai governi nazionali, dall’Unione europea e dagli Usa, all’unico scopo di consegnare i beni comuni e i servizi pubblici ai profitti delle multinazionali!

E ancora il TTIP si propone di ridurre la possibilità d’intervento legislativo nel caso in cui un certo tipo di investimento venga incluso nei negoziati. Se un tema quindi è inserito nell’accordo si pensa che debba essere pensato un meccanismo di compensazione della controversia a tutela dell’accordo sottoscritto e sovraordinato ad ogni tribunale. Questo significa che ogni investitore straniero potrà citare per danni davanti ai tribunali internazionali  i singoli governi nazionali per politiche ritenute potenzialmente dannose per i profitti (presunti e futuri) delle imprese.

Pensate che sia frutto della mente perversa delle attuali multinazionali? No, questo accordo arriva da lontano. Già alla fine del Novecento (1998 per l’esattezza) il trattato commerciale Ami tra 29 paesi dell’area Ocse si presentava come “una macchina da guerra” delle multinazionali contro gli Stati. Ma fu bloccato! Ora si ripresenta, se possibile, anche peggio!

Oggi l’impegno che Alberto Somoza ci chiede di portare avanti è quello di una battaglia contro l’ennesimo attacco frontale delle lobby economiche, dei governi e dei poteri forti contro ciò che rimane dei diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente e di cittadinanza dopo questi lunghi anni di crisi economica e finanziaria.

Anche per questo vi invitiamo ad andare a vedere i siti che su questo tema stanno agendo con grande impegno e capacità comunicativa attorno ad un tema così complesso e difficile da rappresentare in poche parole. Tra gli altri il sito della campagna “fermiamo il trattato” che è www.stop-ttip-Italia.net .

Alfredo Somoza

Nato in Argentina, è stato dirigente studentesco durante la resistenza alla dittatura militare tra il 1976 ed il 1981. Esule politico con Status di Rifugiato riconosciuto dall’ACNUR (ONU) in Italia dal 1982, è stato rappresentante della Lega per i Diritti dei Popoli presso il Working Group on Indigenous Affairs delle Nazioni Unite. E’ Presidente del CIETYD (Centro Internazionale di Studi sul turismo e la lotta alla povertà) e membro del Board di EARTH (European Association Responsible Tourism and Hospitality). E’ collaboratore-editorialista di Radio Popolare-Popolare Network e direttore della testata online “dialoghi.info”. Membro del Comitato tecnico scientifico di Terra Madre-Slow Food Lombardia, è inoltre presidente dell’ONG di cooperazione “ICEI” (Istituto Cooperazione Economica Internazionale) e docente della Winter School dell’ISPI. Ultimo dei suoi lavori come scrittore è “Oltre la Crisi: appunti sugli scenari globali futuri” pubblicato a Napoli nel 2013.

Casella di testo: Lotta alla mafia, alla corruzione, per la legalità e la giustizia. Rozzano c'è!

N. 2 Aprile 2015

Movimento Agende Rosse gruppo " Peppino Impastato " Milano e dintorni

Il Movimento delle Agende Rosse Gruppo Peppino Impastato di Milano e dintorni ci tiene innanzitutto a ringraziare la redazione di Piazza Foglia per questo spazio che ci è stato donato, con la promessa che ne custodiremo l'importanza attraverso i nostri articoli, con i quali tenteremo di spiegare il significato delle nostre lotte e delle nostre speranze, le stesse per le quali sono morti magistrati, poliziotti, carabinieri, giornalisti. "Abbiamo un grande debito verso di loro" ripeteva Paolo Borsellino, " e dobbiamo pagarlo gioiosamente". In questo nostro percorso di lotta alla mafia, Rozzano ha scelto di esserci: il Comune di Rozzano ha infatti concesso il patrocinio per la realizzazione dei nostri eventi, che culmineranno con una mostra delle opere del maestro Gaetano Porcasi, pittore sociale e antimafia, che si svolgerà proprio nel territorio rozzanese dall'11 al 19 aprile. Abbiamo scelto di dare vita a questo ciclo di eventi spinti dalla consapevolezza che anche Rozzano, come d'altronde tutto l'hinterland milanese, sia notevolmente esposta al rischio di infiltrazioni mafiose (spesso accertate dall'autorità giudiziaria). Inoltre siamo felici di sapere che questi dati non sfuggono assolutamente sia al Sindaco che agli Amministratori della città, e tra questi in primis l'Assessore alla Cultura.  E questo, al giorno d'oggi, è sicuramente un fattore importantissimo. Attraverso la partecipazione di oltre mille cittadini alle nostre iniziative, abbiamo constatato con piacere la presenza di un forte tessuto sociale rozzanese sano e non irrimediabilmente corrotto dalla metastasi mafiosa. Un tessuto ricettivo e sensibile, dunque, che trova spazio soprattutto all'interno delle nuove generazioni.

Il nostro percorso è incentrato non solo sulla ricerca della verità per i tanti delitti mafiosi e di Stato che hanno costellato la storia della nostra Repubblica, ma ha come obiettivo principale quello di dar vita ad una sana coscienza civica, spesso assopita o assente anche per colpa dell'insufficiente istruzione scolastica sul tema.  Verità e giustizia, quindi, affinché si possa far luce sulla stagione stragista del 1992/93 e sugli indicibili accordi tra mafia, istituzioni e servizi deviati, che contribuirono a innescare (e addirittura forse anche a eseguire) le tristemente famose stragi. Stragi che, oltre a privarci degli straordinari magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, causarono la morte di molti onesti servitori dello Stato e innocenti cittadini italiani. Questi argomenti sono stati al centro del nostro evento, tenutosi l'11 marzo al cineteatro Fellini in viale Lombardia, all'interno del quale sono state inserite tre distinte proiezioni del film " La Trattativa " che hanno visto la partecipazione di 360 studenti delle scuole superiori: 16 classi di Rozzano e una di Milano, dell'Istituto Cavalieri di Milano Famagosta. Quest'ultima classe, tra l'altro, ha aderito all'evento grazie alla convinta e determinata volontà di una giovane studentessa rozzanese che è riuscita a coinvolgere i propri insegnanti e compagni. Il dialogo con i ragazzi si è rivelato non solo molto produttivo e animato dalla curiosità dei ragazzi che hanno posto numerose domande, ma a tratti anche toccante e commovente (soprattutto quando abbiamo ricordato le vittime della mafia). La proiezione pomeridiana ha visto la presenza di poco meno di un centinaio di cittadini, non solo rozzanesi, e tra questi quella del sindaco di Trezzano sul Naviglio Fabio Bottero, al quale esprimiamo ancora una volta la nostra piena solidarietà per le minacce ricevute da parte della criminalità locale. Anche in questo caso il dibattito è stato certamente molto sentito e approfondito. Ci fa piacere per altro osservare come grazie anche al nostro contributo in tutta Italia siamo prossimi a mettere in scena la 500entesima proiezione del film " La Trattativa ",  boicottato dalla grande distribuzione alla sua prima uscita nelle sale cinematografiche.  In serata infine, con il teatro stracolmo di oltre 500 cittadini, siamo stati raggiunti in sala da Sabina Guzzanti, attrice e regista della pellicola appena proiettata e subito dopo la visione del film si è aperto un dialogo ben ravvivato dalle numerose domande poste alla regista sulle motivazioni che l'hanno spinta a realizzare il lungometraggio. Sono state poste anche domande su come i cittadini possano attivarsi per far fronte comune contro la mafia e per giungere in futuro a vivere in un paese normale e non malato di quel cancro in metastasi che è la mafia e il malaffare. Importante poi la partecipazione e il dibattito che è seguito alla proiezione del docu-film "Fuori la mafia .." di Mirko Preatoni e Mauro Baldelli,  che è stata organizzata presso la galleria dellaCascina Grande il 14 marzo, che ha visto la partecipazione di uno degli autori e di Aaron Pettinari della redazione di www.antimafiaduemila.com, che segue in tempo reale tutte le udienze legate ai processi in corso legati alle stragi del '92-93 e alla trattativa stato mafia.

Date queste esperienze, non abbiamo dunque dubbi che dall'11 al 19 aprile i cittadini di Rozzano visiteranno con interesse la mostra del Maestro Gaetano Porcasi e parteciperanno agli eventi correlati alla stessa. In questa circostanza ci auguriamo anche di poter annoverare tra i cittadini onorari di Rozzano, grazie alla grande sensibilità dimostrata dall'Amministrazione Comunale,  il P.M. Dott. Nino Di Matteo ed il suo Capo Scorta Mar. Saverio Masi in rappresentanza dell'intero servizio di scorta .

E infine ringraziamo quelle associazioni e movimenti che ci hanno aiutato a realizzare questi importanti appuntamenti.

Casella di testo: Memoria Rom
Quattro chiacchiere col mio amico “zingaro”

N. 3 Maggio 2015

Fiorella Gebel

Questo mese affronto con una certa difficoltà l’articolo che mi appresto a scrivere. Il tema è tra i più “spinosi” da qualunque punto lo si prenda: i Rom!

L’8 aprile è stata la Giornata Internazionale del popolo Rom e in questa data è stata avviata la campagna di raccolta delle firme per il riconoscimento della minoranza Rom e Sint. Obiettivo:  presentare una proposta di legge d’iniziativa popolare in Parlamento che preveda l’uguaglianza totale nei diritti delle persone e il riconoscimento delle minoranze (artt. 3 e 6 della Costituzione).

Molte associazioni e partiti hanno aderito a livello nazionale, ma vi è la consapevolezza che raggiungere l’obiettivo previsto, sarà tutt’altro che scontato!  Le forze politiche e sociali sono consapevoli degli atteggiamenti di discriminazione nei confronti di Rom e Sinti da parte non solo dei cittadini, ma anche di alcune istituzioni.

E’ bastat, infatti  “postare” sulla pagina Facebook di Piazza Foglia la notizia della raccolta firme,  per dare avvio a una lunghissima serie di interventi alcuni dei quali, onestamente, sono stati anche di difficile “digestione”!

A questa notizia, per altro, si è aggiunta anche quella dello sgombero di un campo rom avvenuta a Rozzano, un campo abusivo sito a Cassino Scanasio. La sindaca Agogliati intervenendo sul fatto, ha dichiarato alla stampa che: “Come Amministrazione Comunale abbiamo il dovere da una parte di erogare tutti i servizi di assistenza possibili, dall’altra però di agire con fermezza perché sul territorio non si creino, come in questo caso, discariche a cielo aperto con gravi rischi per la salute, non solo dei cittadini, ma degli stessi occupanti”.

Fiumi di parole sono state quindi scritte sulle pagine Facebook e il cattivo gusto in qualche caso si è davvero sprecato!

“I Rom sono ladri, sporchi e non rispettano  le leggi!”... ma guardate che il numero di Rom che vive all’interno di un contesto “ordinario,” come noi lo intendiamo, cioè in case e al di fuori delle comunità rom, è ormai la maggioranza. Abbiamo letto cose del tipo: “Le auguro di avere bisogno e di sentirsi negare il diritto perché già dato ai Rom!” o cose tipo: “...le bestie si aiutano sempre privilegiando la stessa razza!!” e non vado più avanti perché ciò che è stato scritto è ancora li e può essere letto senza intermediari!

E’ un tema facile? NO! Siamo prevenuti? SI’! E io che scrivo? Come gli altri, sapete quante domande mi faccio, quante battaglie con la mia coscienza, la mia morale, la mia etica!!

Ma la verità è che tutti noi pensiamo di essere nel giusto, siamo subito pronti a esprimere giudizi, sentenze e condanne. Troppo spesso coloro che accusano altri di comportamenti incivili sono i primi autori di comportamenti inqualificabili.

Nella valutazione dei comportamenti degli altri e dei nostri dovrebbero prevalere sempre i principi valoriali che ciascuno di noi può mettere in campo e prima di tutto il valore della legalità!

Credo sia quest’ultimo che deve contraddistinguere il nostro giudizio nel comportamento degli altri e, in particolare, quando si parla di etnie diverse o comunità diverse una cosa sola deve essere richiesta: agire all’interno della legalità. E se ciò non accade? Vale per loro quello che vale per tutti (o dovrebbe valere per tutti), saranno applicate le specifiche sanzioni.

D’altro canto nell’erogazione dei servizi, negli interventi di aiuto, sostegno e assistenza deve valere l’unico criterio del bisogno indipendentemente dalla provenienza, dal colore, dalla religione. Rispetto della legalità e bisogno sono i pilastri su cui fondare i diritti e  sostenere convivenza e rispetto.

Si sono letti commenti degni del peggior razzismo e, per altro, totalmente falsi, come purtroppo spesso accade anche quando si parla di persone che arrivano in Europa sui “barconi”; “Usiamo i soldi per i nostri disoccupati!”; “Hanno la sanità più garantita di noi”!  Che tristezza vivere in una comunità che non ha più rispetto delle persone, dei bisogni, della povertà e cavalca l’ingiustizia sociale con grande maestria.

Noi siamo un popolo che più di molti altri ha viaggiato nel mondo alla ricerca di un lavoro, della sicurezza propria e della propria famiglia, ma la memoria è breve e per troppi è come se non fosse mai accaduto.

Questo vuol dire che i Rom (ora parliamo di loro) possono fare ciò che vogliono indisturbati? Direi proprio di no. Come tutti devono imparare a vivere in un contesto di legalità. Devono mandare i figli a scuola; devono imparare a vivere in condizioni igieniche adeguate per loro e per coloro che li circondano e, ovviamente, non devono rubare. Ma attenzione, questo vale anche per molti di noi di “razza” italiana!

Casella di testo: ROM. Il difficile cammino della convivenza e dell’inclusione

N. 3 Maggio 2015

F.S.

Incontro il mio amico in un bar di Gratosoglio una sera, sul tardi. Domani parte e va a lavorare in montagna, a fare opere di contenimento contro le valanghe. Tutto in regola.
Il mio amico è  Rom. Vive in Italia dal 2001.
" Abitavo in un piccolo paese di campagna. Vivevamo insieme bene, noi Rom e i Rumeni. Eravamo cresciuti insieme ed eravamo amici. Magari ci si sfotteva un po' ma sempre in amicizia. C'era molta povertà e il lavoro in campagna era fatto ancora quasi tutto a braccia, quindi era molto faticoso. Vedevo l'Italia alla televisione e mi
sembrava il paradiso. Quando clandestinamente sono riuscito a entrare in Italia, c'era mio cugino che mi aspettava in macchina per portarmi a Milano. Ci siamo fermati a un Autogrill a mangiare qualcosa e a vedere tutto quel ben di Dio quasi svenivo dalla felicità. Poi sono arrivato al campo di Triboniano e ho visto i topi, le baracche, il casino e sono rimasto scioccato: almeno al mio paese avevo una casa vera, umile, ma con un tetto solido.
" Ma oramai ero qui - prosegue - e dovevo cercarmi un lavoro. La stragrande maggioranza di noi viveva lavorando nell'edilizia.
In nero, ovviamente, e pagati pochissimo. Ma siamo ottimi muratori. I Milanesi non lo sanno ma molte opere della loro città sono state costruite da squadre di manovali e muratori Rom (me ne elenca una sfilza). Io per cinque anni non ho parlato al mio capo circa la mia etnia. Poi un giorno mi sono detto che non potevo continuare a nasconderlo, che non c'era niente di male ". "Come l'ha presa?" gli chiedo. "Mi ha licenziato poco dopo. Era mancato del materiale sul cantiere e ovviamente la colpa ricadde su di me. Da allora, quando mi capita di fare un lavoro in casa di qualcuno voglio assolutamente che lui o un suo familiare sia presente, altrimenti piuttosto non lo faccio".
Prosegue: " Poi c'erano quelli che vivevano di elemosina e qualcuno che rubava. Non molti, ma c'erano. Noi - quelli che lavoravamo onestamente - non li sopportavamo ma non avevamo il coraggio di denunciarli per paura di ritorsioni".
" I bambini si integravano bene. Andavano a scuola, giocavano a calcio, frequentavano l'oratorio. Questo era importante anche per noi genitori perché così, attraverso i figli, riuscivamo a entrare in contatto con i genitori italiani e stabilire anche buoni
rapporti con alcuni. Poi hanno deciso di chiudere il campo. Ricordo i bambini, una in particolare, che piangeva disperatamente, mentre le abbattevano la baracca, perché non avrebbe più potuto andare a scuola. Per dividerci (perché altrimenti non ce l'avrebbero fatta a entrare nel campo per abbatterlo) offrivano 15 mila euro a ogni nucleo familiare che fosse tornato in Romania. Molti accettarono, andarono via qualche mese e poi ritornarono".
Continua: "Poi alcuni di noi, diciamo cinque su cento, sono riusciti a ottenere degli alloggi popolari. Paghiamo l'affitto e, per quanto mi riguarda, non ho grossi problemi. Non c'è paragone
rispetto al campo, anche se là stavamo come in una grande famiglia e quella zona di Milano la preferivo. Secondo me la metà delle famiglie Rom preferirebbero lasciare la vita dei campi e del gruppo e vivere come gli Italiani".
Poi mi confessa "Quando ci siamo conosciuti, alla società di calcio dove giocano i nostri figli, io mi sentivo molto in imbarazzo. Avevo paura di essere rifiutato per la mia etnia. Invece devo dire che è andato tutto bene: la comune passione per il calcio e per i figli ci ha permesso di conoscerci meglio e avere rapporti normalissimi
come in tutti i gruppi. Sappiamo che c'è questo pregiudizio contro di noi ma non so che fare: io lavoro onestamente e duramente. Mi spacco la schiena".
“E di tutti i campi irregolari, di questi Rom che bivaccano magari sotto i ponti della Tangenziale, che ne pensi?” gli chiedo.
"Guarda, quelli temo ci saranno sempre. Li sposti da una parte vanno da un'altra, poi ritornano e poi rivanno. Convengono anche a Salvin,i sennò, se spariscono loro, come fa a prendere voti?  Però è meglio che si prepari: tra qualche anno troverà nelle Istituzioni, tra
i docenti universitari, tra i manager anche dei Rom. Ho un nipote che va benissimo a scuola e sono sicuro che avrà un futuro. Lo stesso vale per altri di cui mi hanno raccontato".
Gli chiedo che progetti ha per il futuro. " Per ora solo quello di lavorare, poi magari mi rioccuperò della mia comunità e della sua integrazione con quella locale. Quando vivevo nel campo, avevo fatto un progetto per organizzare  una squadra di calcio e anche delle attività sportive per le bambine. Era una bella idea ma non si è potuta realizzare. La vorrei riprendere. Solo facendo
crescere insieme i bambini si può superare la reciproca diffidenza".
“Certo” dico io. Domani però si deve lavorare e dobbiamo alzarci presto. Ci lasciamo quindi con una stretta di mano e con l'augurio che la squadra dei nostri figli domenica vinca. E che vinca la loro amicizia.