Cultura 8

Periodico di informazione, cultura, opinioni

Casella di testo: Ancora sulla strada (On the road again)
Rifugiati, profughi, migranti: il cammino millenario della specie umana

N. 10 Novembre 2016

Elisabetta Franchi

La specie umana è per natura nomade e da sempre, per la propria sopravvivenza, nel corso dei millenni, ha generato migrazioni che hanno portato a mutamenti epocali senza i quali la creazione della nostra attuale società non sarebbe stata possibile o comunque non esisterebbe così come la conosciamo.

Gli studi più recenti datano la comparsa della specie Homo sapiens intorno ai 200.000 anni fa nella zona che oggi chiamamo Africa orientale. Da lì nasce la nostra storia di uomini moderni e volendo riassumere il tortuoso e periglioso percorso lungo appunto 200.000 anni, in pochissime righe, possiamo solo ricordare alcune delle fasi più significative:

125.000 anni fa: l’Homo sapiens lascia l’Africa verso l’Asia occidentale

100.000 anni fa: si dirige verso l’Asia orientale incrociandosi con la specie Neanderthal

60.000 anni fa raggiunge il Medio Oriente (la cosiddetta “mezzaluna fertile”)

46.000 anni fa: raggiunge l’Australia

44.000 anni fa : arriva in Europa, in piena era glaciale e proprio il clima lo costringe a periodiche migrazioni da nord a sud alla ricerca di terre più calde

16.000 anni fa : raggiunge le Americhe

8000 anni fa: gli agricoltori mediorientali raggiungono l’Europa unendosi ai cacciatori-raccoglitori

6000 anni fa (VI millennio a.C): un notevole flusso migratorio raggiunge la Mesopotamia, dove la civiltà sumera con le sue città-stato è agli albori

4500 a.C.: pastori nomadi delle steppe (ai quali si attribuisce la diffusione della lingua protoindoeuropea e la discendenza delle attuali lingue europee) raggiungono l’Europa

3000 a.C: popoli eurasiatici occidentali si muovono verso est ritornando poi in Africa

370 d.C: il popolo degli Unni, nomadi di origine turco-mongolica, muovono verso occidente

789 d.C: i Vichinghi colonizzano l’Inghilterra

1200: messicani del nord si muovono verso sud e portano alla nascita dell’impero Azteco

1492: Colombo raggiunge i Caraibi dando inizio alla migrazione europea verso le Americhe

1520: le navi europee intraprendono il trasporto degli schiavi dall’Africa occidentale verso il Nuovo Mondo

1840: inizia la migrazione di massa dall’Europa verso il Nordamerica e l’Australia

1847: una grande carestia costringe un milione e mezzo di irlandesi ad emigrare in Inghilterra e in America

1913: l’emigrazione europea verso l’America raggiunge picchi di 2.1 milioni all’anno

1917: la rivoluzione bolscevica costringe più di un milione di persone a spostarsi in Europa occidentale

1945: la seconda guerra mondiale muove 30 milioni di persone

 

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) conta, nel 1975, in tutto il mondo, 2.4 milioni di rifugiati, nel 2000, salgono a 12.1 milioni e nel 2015 a 15.1 milioni (1).

Sempre numeri, dati statistici e fatti troviamo nel saggio “ Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione” del sociologo Stefano Allievi (Milano, 1958) e del demografo Giampiero Dalla Zuanna (Padova, 1960). Libro di forte attualità che analizza dati statistici e demografici ineccepibili, proponendo un’analisi qualitativa ed interpretativa del fenomeno migratorio. “L’ambizione di questo libro è di offrire una sintesi di alcuni aspetti cruciali del processo migratorio che ha investito l’Italia negli ultimi quarant’anni, raccontando da alcune (non tutte, naturalmente) prospettive questa storia grandiosa, […] dove un paese che si credeva monoculturale e in passato di emigrazione si è trasformato, nel giro di un paio di generazioni, in un grande porto di mare”.

Si tratta di un saggio di facile lettura che, come dicono gli autori, non si limita a raccontare fatti e ad esibire numeri ma anche ad indicare errori, omissioni e buone pratiche con l’auspicio che “la torta migratoria riesca ben amalgamata e digeribile per i vecchi come per i nuovi italiani”. Il saggio è articolato in 10 capitoli dai titoli evocativi: 1.La forza dei numeri; 2.Aria fresca in un’economia in declino; 3.Un laboratorio d’eccezione:la scuola; 4.Visti da vicino sembriamo uguali; 5.Tutti delinquenti?; 6.Nuove schiavitù: la tratta sessuale; 7.I rifugiati non sono un’emergenza; 8.Il fattore C (come cultura); 9.Mamma li Turchi!; 10.Se non ora quando? Il posto della politica. Il primo capitolo approccia l’argomento da un punto di vista strettamente demografico (e quindi numerico) associando al fenomeno migratorio tre concetti fondamentali: la necessità che spinge una persona a lasciare il proprio paese e a dirigersi altrove, la selezione che avviene nel luogo di origine per cui chi parte è, di solito, colui che è in migliori condizioni di salute somatica e psichica, e l’integrazione che porta al concetto di “fusione fra nativi e migranti”, nel paese di arrivo. Si racconta di come, a partire dal XIX secolo, le tre fasi della rivoluzione demografica (la prima: aumento del numero di bambini e di giovani; la seconda: diminuzione delle nascite; la terza: natalità e mortalità in calo con conseguente aumento degli anziani), si siano manifestate nelle diverse regioni e paesi del mondo con tempistiche diverse: “la terza fase, quella della ricchezza e dell’invecchiamento, è tipica dell’Occidente di oggi […] di conseguenza la maggioranza dei nativi può permettersi di rifiutare i ddd jobs (dirty, dangerous and demeaning) e cioè i lavori ritenuti sporchi, pericolosi e umilianti.” E quindi quante persone dovrebbero entrare nei paesi ricchi tra i quali l’Italia, nei prossimi vent’anni, per impedire che la popolazione in età lavorativa (24-60 anni) diminuisca? Se i paesi ricchi chiudessero le frontiere, entro il 2035 la ‘forza lavoro’ diminuirebbe di circa 4,5 milioni all’anno, passando da 753 a 664 milioni. E viceversa nei paesi poveri, questa fascia di popolazione aumenterebbe di quasi 42 milioni l’anno. Dunque, il mondo ricco non potrà fare a meno dei migranti. Nello specifico, in Italia, nei prossimi vent’anni, per mantenere costante la popolazione in età lavorativa dovranno entrare nel paese, 325.000 potenziali lavoratori.

I capitoli centrali del libro si dedicano agli aspetti oggi più discussi che riguardono la presenza degli immigrati nel nostro Paese,e cioè la delinquenza, la devianza minorile, la tratta sessuale e il problema legato ai rifugiati politici. Gli ultimi tre capitoli trattano invece le tematiche religiose, culturali e politiche relative in modo particolare alla religione islamica e alle sue derive negli stereotipi italiani e alle possibili strategie che le istituzioni dovrebbero mettere in atto  perché questo non sia considerato sempre e solo un problema ma piuttosto una realtà e una ricchezza.

Ragionando in ambito lavorativo e analizzando, dal punto di vista normativo e territoriale, la contrapposizione tra lavoro irregolare (nero o grigio) svolto in netta prevalenza dagli stranieri e il lavoro regolare (bianco) principalmente svolto dai nativi, gli autori smascherano e abbattono numerosi stereotipi che vengono inesorabilmente attibuiti ai migranti come quello che rubino il lavoro agli Italiani o che costino al Paese. L’evidenza è che l’8,8% del PIL, pari a 123 miliardi di euro (dati del 2014) è stato prodotto da cittadini stranieri e che, come dimostrano gli economisti, “i nuovi flussi di immigrati hanno causato la crescita dei salari dei nativi, favorendo nel contempo la compressione dei salari degli stranieri da tempo in Italia […] ma ha anche spinto verso mansioni meglio retribuite i lavoratori italiani non qualificati”. Le colf e le badanti straniere hanno permesso un aumento dell’età pensionabile delle donne italiane e una maggiore occupazione femminile.

Considerare quindi i migranti il capro espiatorio del declino economico dell’Italia è assolutamente sbagliato. E’ quindi necessario soffermarsi su chi saranno i nuovi Italiani di domani, e cioè i minori di oggi nati in Italia da famiglie straniere o miste o arrivati da noi molto piccoli che presentano meno elementi di diversità rispetto ai minori italiani, e coloro che, invece, sono giunti in Italia in età scolare, a seguito di ricongiungimenti familiari o non accompagnati, e che presentano maggiori divergenze rispetto ai minori italiani. Alla questione dei minori sono inevitabilmente legati due ambiti fondamentali: l’acquisizione della cittadinanza e l’istruzione, tra loro fortemente interrelate tanto che oggi si parla dello ius scholae al posto dello ius sanguinis o ius soli. Nel libro si espongono tutte le normative attualmente vigenti per la richiesta di diventare cittadino italiano o essere almeno regolare nel Paese; quanto all’istruzione, si dedica ampio spazio alla scuola dell’obbligo che conta oggi 802.844 alunni stranieri. Gli autori ravvisano un potenziale futuro rischio: “se i giovani stranieri non avranno a disposizione risorse per raggiungere una posizione sociale migliore dei loro genitori, potrebbero sviluppare forme di opposizione, rancore e antagonismo verso la società ospite e le sue regole”, come già accaduto in Francia.

Nel settimo capitolo, gli autori affrontano la tematica dei rifugiati politici, sia da un punto di vista prettamente normativo e legislativo (Convenzione di Ginevra del 1951, articolo 10 della Costituzione Italiana e legge Martelli del 1990) che demografico e statistico. Nel 2014, sono sbarcati sulle coste italiane (in particolare in Sicilia, Calabria e Puglia) 140.000 profughi ma solo 60.000 hanno chiesto asilo politico (gli altri 80.000 sono andati verso l’Europa del Nord, quando ancora non esistevano i recenti blocchi delle frontiere). E alla fine dell’anno solo la metà delle domande era stata esaminata. A fronte delle numerose domande di richiesta di asilo politico il governo italiano sta rispondendo con una lentezza burocratica ed esecutiva che porta ad attendere, per ogni singolo, almeno uno o due anni dall’istanza. Dall’agosto del 2015, un decreto legislativo ha ridefinito le procedure con l’assegnazione di un numero considerevole di magistrati nelle corti con il maggior numero di richieste. E’ importante elaborare “una strategia che consideri strutturale e non emergenziale, pianificandolo, l’ingresso di rifugiati e migranti in Europa, in maniera sicura, legale e, appunto, pianificata”. Il rifugiato, a differenza del migrante economico, “porta con sé il destino, la coscienza e il desiderio di riscatto di un intero paese”.

L’analisi dettagliata, supportata dai dati statistici e demografici, permette agli autori una profonda riflessione sull’evidente cambiamento, strutturale e fisiologico, della società italiana. “E’ questa la chiave di lettura principale […]: la tras-formazione, il formarsi in maniera continuamente cangiante delle cose”. Al 2014, su una popolazione di 60.782.668, i cittadini stranieri erano circa 5.364.000. Tra questi, circa un terzo è di religione musulmana (il 3%) e ormai la maggior parte è rappresentata da famiglie e non più solo da giovani. Si tratta quindi di una presenza strutturata che sta, lentamente, portando a numerose proposte per l’integrazione, il riconoscimento simbolico e istituzionale di questa religione, che non può più essere considerata una minoranza etnica.

Per finire citiamo le conclusioni degli autori: “L’orizzonte storico in cui ci collochiamo è quello di ulteriori gigantesche trasformazioni […] delle nostre società; all’interno delle quali si collocano anche le crescenti mobilità umane […]. Ci sono ottime ragioni per guardare ad esse con il dovuto realismo, le necessarie cautele, valutandone gli inevitabili costi, ma anche cogliendo le ragionevoli opportunità e forse le speranze che queste prospettive offrono”.

 

Da: New Scientist 3068, 6 aprile 2016, “On the road again” di Debora Mackenzie (www.newscientist.com/article/mg23030680-700-the-truth-about-migration-how-it-will-reshape-our-world/).

Stefano Allievi, Giampiero Dalla Zuanna (2016), “Tutto quello che non vi hanno detto sull’immigrazione”, Editori Laterza, 152 p., 12 €.

Casella di testo: Dopo il “giullare” Dario Fo, un “menestrello” nell’olimpo della letteratura 
Il  premio Nobel a Bob Dylan

N. 10 Novembre 2016

A.P.

Per la prima volta il premio Nobel per la letteratura è stato assegnato a un autore di canzoni, cantautore come diciamo noi, songwriter come dicono gli americani. Bob Dylan, il “menestrello di Duluth”, poeta della speranza in un cambiamento dei tempi. Un musicista che ha cercato nelle radici culturali del proprio paese, gli Stati Uniti, un ancoraggio da cui far partire musica e poesia nella forma della canzone folk o rock, che ha poi, grazie anche alla forza dell’industria culturale, investito il mondo intero. Poco ci interessano le polemiche su questo premio o su cosa sia poesia e cosa no. Rendiamo omaggio comunque a un grande artista che ha segnato profondamente anche il cantautorato nostrano. Valutate voi se di poesia si tratta o di qualcos’altro. Qui pubblichiamo le traduzioni di alcune delle più famose canzoni di Mr. Zimmerman, con il link per andarsele a sentire, parole e musica. Si, perché una cosa è senz’altro vera: le canzoni sono fatte di parole e musica, di poesia e accordi. (cliccate sui titoli per ascoltare il brano)

With God on our side (Con Dio dalla nostra parte)

(1962)

“Il mio nome non conta
e la mia età nemmeno
il paese da cui vengo
è chiamato il Midwest
là sono cresciuto e ho imparato
a obbedire alle leggi
e che il paese in cui vivo
ha Dio dalla sua parte

 

I libri di storia lo dicono
e lo dicono così bene
la cavalleria caricava
e gli indiani cadevano
la cavalleria caricava
e gli indiani morivano
perché il Paese era giovane
con Dio dalla sua parte

 

La guerra Ispano Americana
ha fatto il suo tempo
e anche la guerra civile
fu presto messa da parte
e i nomi degli eroi
li ho imparati a memoria
con i fucili in mano
e Dio dalla loro parte

 

The times they are a-changin’  (I tempi stanno cambiando)
(1964)
Venite intorno gente
dovunque voi vagate
ed ammettete che le acque
attorno a voi stanno crescendo
ed accettate che presto
sarete inzuppati fino all'osso.
E se il tempo per voi
rappresenta qualcosa
fareste meglio ad incominciare a nuotare
o affonderete come pietre
perché i tempi stanno cambiando.

Venite scrittori e critici
che profetizzate con le vostre penne
e tenete gli occhi ben aperti
l'occasione non tornerà
e non parlate troppo presto
perché la ruota sta ancora girando
e non c'è nessuno che può dire
chi sarà scelto.
Perché il perdente adesso
sarà il vincente di domani
perché i tempi stanno cambiando.

Venite senatori, membri del congresso
per favore date importanza alla chiamata
e non rimanete
sulla porta
non bloccate l'atrio
perché quello che si ferirà
sarà colui che ha cercato di impedire l'entrata
c'è una battaglia fuori
e sta infuriando.
Presto scuoterà le vostre finestre
e farà tremare i vostri muri
perché i tempi stanno cambiando.

I ragazzi della Prima Guerra Mondiale
è venuta ed è andata
i motivi per combattere
non li ho mai capiti
ma ho imparato ad accettarla
ad accettarla con fierezza
perché non si contano i morti
quando hai Dio dalla tua parte

 

La Seconda Guerra Mondiale
finalmente finì
abbiamo perdonato i tedeschi
e poi siamo diventati amici
anche se hanno assassinato sei milioni
nei forni li hanno bruciati
anche i tedeschi adesso
hanno Dio dalla loro parte

 

Ho imparato ad odiare i russi
per tutta la mia vita
se un’altra guerra viene
è loro che dobbiamo combattere
odiarli e temerli
correre a nasconderci
e accettare tutto coraggiosamente
con Dio dalla mia parte

Venite madri e padri
da ogni parte del Paese
e non criticate
quello che non potete capire
i vostri figli e le vostre figlie
sono al dì la dei vostri comandi
la vostra vecchia strada
sta rapidamente invecchiando.
Per favore andate via dalla nuova
se non potete dare una mano
perché i tempi stanno cambiando.

La linea è tracciata
La maledizione è lanciata
Il più lento adesso
Sarà il più veloce poi
Ed il presente adesso
Sarà il passato poi
L'ordine sta rapidamente
scomparendo.
Ed il primo ora
Sarà l'ultimo poi
Perché i tempi stanno cambiando

Casella di testo: Questa terra è la tua terra 
Woody Guthrie. Voci da un’altra America

N. 11 Dicembre 2016

Do – Re – Mi (I soldi)

 (1940)

Dicono che un mucchio di gente all’Est lascia le proprie case ogni giorno
e si mette in cammino sulla via rovente e polverosa che conduce al confine con la California‎
Attraversano le sabbie del deserto per fuggire da quella terra della polvere
Pensano di andare in una terra di zucchero ma ecco cosa trovano
Ora, la polizia alla frontiera ti dice:‎
‎“Sei il numero quattordicimila di oggi”‎

Oh, se non avete la grana, ragazzi, se non avete la grana
fate meglio a tornare nel vostro bel Texas, Oklahoma, Kansas, Georgia, Tennessee
La California è un giardino dell’Eden, un paradiso da vedere e pure
per viverci
ma, credeteci o no, non la troverete così attraente ‎se non avete la grana‎

Se volete comprarvi una casa o una fattoria che non sia male
o fare le vostre vacanze sui monti o al mare
non scambiate la vostra cara mucca per un'auto, restate dove siete
meglio che ascoltiate questo mio piccolo consiglio
che tutti i giorni dò uno sguardo alle offerte di lavoro
ma i titoli dei giornali dicono sempre:‎

Oh, se non avete la grana, ragazzi, se non avete la grana
fate meglio a tornare nel vostro bel Texas, in Oklahoma, Kansas, Georgia, Tennessee
La California è un giardino dell’Eden, un paradiso da vedere e pure per viverci
ma, credeteci o
no, non la troverete così attraente ‎se non avete la grana‎

A.P.

Nei giorni scorsi abbiamo sentito dire che Mr. Trump esprime l’America profonda, darebbe “voce” ai lavoratori bianchi ricattati dalla globalizzazione e impoveriti dalla crisi. Ma è una voce che non ci piace. E’ una voce che esprime solo rancore e odio, incolpando altri poveri, i migranti, i “latinos”, della situazione; che finge di prendersela con le banche e la finanza, ma cerca solo consenso per far prevalere sempre e comunque gli interessi di chi detiene dollari e potere. Contro questa voce stridula ne leviamo un’altra che viene sempre dall’America profonda, da un’altra America che ha lottato per affermare i diritti sociali e civili di tutti, bianchi e neri, migranti e nativi, uomini e donne. Abbiamo già pubblicato nello scorso numero alcune canzoni di Bob Dylan in occasione del conferimento del Nobel, in questo numero pubblichiamo due canzoni di Woody Guthrie (1912-1957) che è stato l’ispiratore di Dylan e di una moltitudine di musicisti e songwriters popolari. Woody è stato cantautore, poeta, operaio, scrittore; ha girato con la sua chitarra gli Stati Uniti negli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, cantando per i migranti, gli hoboes, i lavoratori in lotta. Sulla sua chitarra aveva scritto “questa macchina uccide i fascisti”. Cliccate sui titoli per ascoltare le canzoni.

The Flood And The Storm (L’alluvione  e  la tempesta)

( 1947)

L'anno è il 1920, amici cari,
e abbiamo vinto la Grande Guerra.
Il vecchio kaiser Bill lo abbiamo battuto ancora una volta
In mezzo al fumo del cannone e del fucile.

Il vecchio Von Hindenburg e la sua regia armata tedesca
sono ridotti a barboni cenciosi, a straccioni.
Lo zio Sam ha accalappiato ogni paese del mondo
alle sue borsate di vecchio cuoio piene di soldi.

Wilson ha fatto un viaggio in treno fino a Parigi
per incontrare Lloyd George e Mr. Clemenceau.
Hanno detto a Mr. Wilson: “Ecco la pila delle nostre pretese,
e per Lei non c'è nient'altro.”

“Io ho
arato parecchie terre, ho costruito fabbriche più grandi
e ho sbarrato la strada a Hindenburg.
E il vostro grazie agli Yankees è reclamare tutti i paesi,
però dovete ancora quattrini alla mia banca.”

“Continuate a mandare le vostre navi per questi mari;
ci impresterete tutti i soldi che ci potrete dare.
Ci abbiamo da fabbricare nuovi vestiti, aratri e fabbriche,
e ci servono dollaroni d'oro da spendere.”

Beh, tutti i dollari del mondo scorsero e scorsero,
e andarono a finire alla porta dello zio Sam.
Pochi diventarono sempre più ricchi e straricchi,
ma la povera gente continuò solo a essere povera.

Beh, nel mondo i lavoratori fecero una rivoluzione
per cacciar via quegli imbroglioni dalla loro terra.
Contadini, mezzadri e operai della città
Lottarono insieme sulla base dei loro piani quinquennali.

 

Beh, nel mondo i lavoratori fecero una rivoluzione
per cacciar via quegli imbroglioni dalla loro terra.
Contadini, mezzadri e operai della città
Lottarono insieme sulla base dei loro piani quinquennali.

L'anima e lo spirito della rivoluzione dei lavoratori
si diffusero per ogni paese del mondo;
dall'Italia alla Cina, all'Europa e all'India,
e davvero zampillò il sangue dei lavoratori.

Sacco e Vanzetti avevano tenuto discorsi ai lavoratori
e la cosa fu riferita al vecchio giudice Thayer.
Furono accusati di avere ammazzato i portavalori
e morirono sulla sedia elettrica a Charlestown.

Beh, il mondo ebbe una scossa, la notte in cui morirono
più forte di quella della Grande Guerra mondiale.
Per Sacco e Vanzetti marciarono più milioni di persone
di quelli che marciarono per i grandi signori della guerra.

I contadini, i mezzadri, i paesi e le città,
le colline e le valli ne risuonarono.
Hindenburg e Wilson, Harding, Hoover e Coolidge
non avevano mai sentito cantare talmente tante voci.

Il fulmine guizzante, i rombi
del tuono
e il canto delle nuvole che esplodeva,
l'alluvione e la tempesta per Sacco e Vanzetti
fecero strappare i capelli e sparger lacrime al ricco.