Lettere e contributi 1

Periodico di informazione, cultura, opinioni

Casella di testo: Storie di gioco d’azzardo patologico dalla voce dei nostri lettori

N. 4 Giugno 2015

Egregio Direttore

 

Ho letto sugli scorsi numeri di “Piazza Foglia” che vi state occupando dei problemi conseguenti la ludopatia.

Purtroppo ho un parente affetto da tale vizio, sì lo chiamo vizio, perché è terribile e devastante. Mi piacerebbe perciò esporre la mia esperienza, inviandole questo scritto che racconta la prova vissuta.

I primi sospetti, no non sospetti, alcune sensazioni, alcuni dubbi mi sorsero il pomeriggio nel quale ci eravamo dati appuntamento, noi quattro fratelli e relativi consorti, alla Rotonda di Saronno.

Venivamo dai quattro angoli del nord Italia: mia sorella da Conegliano Veneto, il fratello più giovane da Fortunago, in provincia di Pavia, la sottoscritta da Rozzano e lui, il maggiore da Varese. L’ impegno era quello di partecipare all’atto di vendita dell’ appartamento dei nostri genitori, ormai entrambi defunti, che ero riuscita a concludere dopo lunga e tribolata contrattazione.  Avevamo inoltre concordato di consumare una cena tutti insieme, concluso l’impegno col notaio.

Umberto era in ritardo. Poi molto in ritardo. Poi troppo in ritardo. Solo. Nella norma: la moglie non lo accompagnava mai.

Arrivò e accampò scuse strampalate: ho trovato traffico, mi ha fermato la polizia, perché ho l’auto tutta gibollata…… appunto, l’auto. Sempre sfregiata o ammaccata, costantemente da riparare, fino al punto di richiedere l’intervento a base di prestiti sostanziosi dalla mamma, che qualche volta si lasciava andare e me lo confidava.

Arrivò sciatto e irriconoscibile. Pantaloni stazzonati e non solo, sicuramente in auge molti anni fa, camicia di dubbia pulizia, barba trascurata, denti ingialliti, certo non profumato di doccia e abiti freschi.

Assistette all’atto notarile quasi soprapensiero, con una strana urgenza di intascare l’assegno e andarsene, cosa che fece al termine della riunione, dopo uno sbotto di pianto improvviso e presto camuffato.

Pareva un barbone. Il componente barbone di una famiglia per bene e dignitosa. Una famiglia di temperamento allegro e battagliero, parole della notaia, stronza, che voleva addebitarci il costo delle copie dell’atto, adducendo il motivo che noi eravamo in quattro, mentre a lei competeva una sola copia. Naturalmente una componente della famiglia allegra e battagliera, cioè mia sorella, che è come un rottweiler, se ti azzanna non ti molla più, prontamente le ha sottoposto il regolamento notarile, che impone al notaio di fornire una copia a ogni titolare dell’atto.

Umberto veniva guardato con sufficienza, quasi con fastidio. Alla prima esplicita espressione di dispregio, ho interrotto la notaia, brutta, ma brutta e sgradevole, che se ci fosse stato il papà l’avrebbe definita una che “a l’è tant bròta, che quanc la camina, la ‘ncrusa fin le gambe”. L’ho interrotta e con parole di miele l’ho diffidata dal permettersi di insistere nel dileggio e l’ho informata che mio fratello era una persona con grandi doti, manager di valore, capace di  prendere in gestione un’azienda scalcagnata e rimetterla in sesto.

Ecco questo era mio fratello maggiore: brillantissimo, poco studio-tanto ingegno, versatile, sagace, incantatore. Aveva una famiglia composta da lui e ben cinque donne: suocera, moglie e tre figlie femmine. Ha mantenuto tutte agiatamente. Le ragazze sono  laureate e con un ottimo lavoro. Ha acquistato casa per tutte e tre, più un alloggio al mare, un monolocale per la suocera, accanto al suo appartamento, che era molto ampio. Nessun alloggio intestato a se stesso. Lavorava come un mulo. Accumulava trasferte. A volte restava all’estero per mesi, sempre solo.

Da giovane, ma si difende pure adesso, era bellissimo: aitante, aperto, allegro, scherzoso. Ci chiamavano i gemelli, perché ci alleavamo nelle birichinate, soprattutto ai danni della sorella maggiore, che invece era austera e inappuntabile. Rimasta nella leggenda familiare è stata la volta in cui il papà era fuori dalle grazie, perché avrebbe dovuto sborsare l’intera retta annua all’Istituto privato Zanoni, non ostante la non frequenza di Umberto. Il contratto, è stato firmato un contratto, adducevano come motivazione. Più giovane di sette anni, perciò ancora bambina, io mi frapposi fra il papà e mio fratello e intimai: “Non osare toccare mio fratello, altrimenti te la dovrai vedere con me!”

Lo adoravo, vedevo in lui il principe azzurro, il cavaliere che mi avrebbe sempre difeso. E lui ne approfittava….. mi faceva disegnare le tavole tecniche al posto suo e se non gli garbavano, me le stracciava sotto gli occhi. Poi mi aveva insegnato a giocare a poker, ma si arrabbiava se io lo vincevo con la fortuna degli incapaci.

Negli ultimi anni si era come defilato. Non partecipava alle riunioni familiari, non rispondeva al telefono oppure affrettava una conversazione incostistente. Adduceva motivazioni strane. Nonostante le insistenze, le continue richieste di incontro, si negava. Se provavi a farti trovare sotto casa sua, non faceva scattare il citofono. Non gode di buona salute e in più ha una moglie caccia parenti, e ciò lo assolveva da qualsiasi mancanza.

Fino a quel terribile, indimenticabile risveglio al trillo del telefono fisso. Era mia nipote, sua figlia maggiore, che mi informava della tragedia avvenuta.

La mamma aveva tentato il suicidio, insomma, tentato, aveva sollecitato e atteso la visita della figlia da Roma, dove risiede. Poi, calcolandone l’arrivo, aveva ingurgitato una buona quantità di benzodiazepine, che si era procurata da tempo, miste a una notevole dose di Campari. Era gravissima. Prima ricoverata in rianimazione, nonostante il parere contrario di Umberto, che insisteva per tenersela a casa. Poi per lunghi mesi in una clinica privata in Svizzera, costosissima, indicata e agevolata dalla terza figlia, medico, che esercita appunto in Svizzera.

Il motivo? Umberto giocava, da anni, di tutto. Aveva dilapidato un patrimonio di oltre 800 000 euro, ma  fortunatamente non aveva potuto intaccare il patrimonio immobiliare.

“I suoi amici sono molto compassionevoli - diceva quella stupidotta di mia cognata - Vengono a prenderlo in auto, lo accompagnano in giro, lo fanno divertire, gli fanno un sacco di compagnia” Sì, come no.  Andavano a raccoglierlo a casa per spillargli soldi in continuazione, nell’ordine di circa 2000 euro a settimana. Pure l’assegno per la vendita dal notaio aveva fatto quella fine. Ma avere qualche dubbio, no? Io, che sono abbastanza incredula del buon cuore altrui, avevo posto il tarlo, invano.

Infine la verità era venuta a galla in tutto il suo orrore, perché sparivano pure i soldi per la spesa o le bollette. Scomparsi i numerosi gioielli avuti in regalo, una pelliccia di visone si era eclissata. Ma la signora non aveva informato le figlie, né si era opposta con fermezza. Beveva. Ormai non usciva quasi più di casa. Si dedicava alle bottiglie di Campari. Si era instaurata una sorta di associazione a delinquere. Omertà e compartecipazione. Io bevo, tu giochi. Io ti compro il Campari, tu mi dai tutti i soldi che chiedo e anche di più.

Insomma, il programma era chiaro e definito: la nonna prontamente ricoverata in una casa di riposo di lusso, vista lago; la mamma clinica privata in Svizzera; il papà…. mio gradito ospite.

Ci ho riflettuto solo qualche ora, il tempo di appurare se mio marito se la sentiva di assumersi il fastidio di un ospite così problematico, poi ho richiamato. “D’accordo. Domani mattina vengo a prendere mio fratello”. Ciò che mi aveva fatto decidere in tal senso era la certezza che, se fosse stata ancora al mondo, la mia mamma sarebbe morta di crepacuore. Non è possibile felicitarsi di aver perso una madre, anche se anziana. Eppure in quei terribili momenti, io l’ho pensato. La mamma lo chiamava “el mè Bertù”, il maggiore, il simpatico, travolgente, sovversivo primo figlio.

Abbiamo resistito un mese. Il tempo di cercare e rintracciare una comunità che lo accogliesse. In Brianza, responsabile un personaggio molto noto, un disastro. La sede in un capannone bollente e non arieggiato, disorganizzati, inconsistenti, assolutamente impreparati a rieducare un soggetto afflitto da ludopatia.

E il soggiorno in casa mia? Potete immaginare che cosa significa assistere alle crisi di pianto angoscioso del proprio fratello? Alle urla, all’ insonnia, allo sguardo allucinato che fissa il giardino dal quarto piano, ai tentativi di minimizzare, a quelli di giustificarsi, alle promesse, alle minacce, alla ribellione? In quel mese sono stata la sua ombra e la sua disciplina. Ho dovuto costringerlo ad alzarsi dal letto, a contenerlo quando si agitava la notte, a lavarsi, a non ingozzarsi di cibo, a controllare il fumo, tanto che quando l’hanno rivisto, le figlie lo hanno trovato fresco e ringiovanito. Ti credo, aveva condotto per anni una vita da topo, chiuso per giornate intere in ambienti fumosi e poco salubri. Non mangiava né regolare né sano. Tornava a casa stralunato e nervoso e si gettava sul letto senza un minimo di igiene personale, per poi ricominciare da capo la mattina successiva.

 Gli ho comperato abiti decenti, gli ho controllato costantemente il cellulare, gli ho lesinato i soldi, l’ho fatto camminare ogni mattina, ogni pomeriggio e spesso pure la sera, e sempre amorevole, ma ferma. Falso, non c’è altra definizione. Diceva fandonie in continuazione. Sapete che cosa significa avere il fratello maggiore che ti prega, ti supplica, ti promette, piange, ti minaccia anche, afferma di essere una persona adulta e perciò libera di andarsene quando le pare eppure resistere e restare calma? Contemporaneamente trovare parole per consolarlo, per incoraggiarlo, per assicurargli l’affetto? Far sparire dalla vista denaro, gioielli, oggetti di valore? Controllarlo al supermercato, al bar, quando vai in visita da qualcuno? La persona affetta da ludopatia è un tossicodipendente che ha vere crisi di astinenza ed è disposto a tutto, anche a rubare.

Ricordo il pomeriggio in cui era tranquillo sul divano a leggere il giornale. Faceva caldo, molto, ho creduto di potermi staccare e farmi una doccia. Beh, non ero ancora pronta e Umberto era già scappato. L’ha rincorso e rintracciato mio figlio,  rientrato dal lavoro appena in tempo.

E poi le terribili parole della figlia di mezzo: mio padre è un delinquente, non lo voglio più vedere. Se fa ancora del male alla mamma io lo denuncio. “E io denuncio voi – ho risposto – per mancata assistenza ai genitori anziani”. Tuttora non so come mi siano sgorgate tali parole.

Le figlie hanno requisito ogni deposito bancario; pure la pensione volevano intestarsi, ma non si può. Anche quella volta le parole si sono concretizzate a mia insaputa: “Attente a quello che fate. Perché voi siete le figlie, ma noi siamo i fratelli e abbiamo il dovere di vigilare sulle vostre manovre”.

Poi la delusione dei due mesi passati in comunità e la decisione: trasferimento a Roma, in un alloggio accanto alla figlia maggiore, che era venuto libero. Tutto bene. Mutuo accollato alla maggiore, e ti pareva… Venduto l’alloggio al mare, venduto il grande appartamento a Varese. Il monolocale no: è intestato alla nonna, insipiente, ma ancora vivente.

Umberto ha sempre amato Roma. Gira per le strade e conosce tutti, va a fare la spesa; gode del clima decisamente più favorevole per una persona della sua età, non molto sana.

Ma, non è ancora finita. Si ristabilisce l’associazione a delinquere. Questa volta la moglie si dà alla grappa, anche questa volta finisce in rianimazione per coma etilico. In cambio Umberto vende l’ultimo gioiello rimasto: il prezioso anello della nonna.

Ricominciamo tutto da capo. Anzi mia nipote ricomincia tutto da capo, con una testardaggine e un amore filiale veramente ammirevole. Il gioiello più prezioso che ho, ricordo della mia mamma, un bracciale di filigrana regalo del papà, è già destinato a lei, l’unica che si è presa cura di mio fratello fino in fondo. Perde il fidanzato, cosa che si rivela una fortuna. Rischia di perdere pure la visibilità sul lavoro, perché è costretta a frequenti trasferimenti, che ora si vieta di accettare.

 Però proprio grazie ai suoi agganci in alto loco, otteniamo l’inserimento nella casa di cura Santa Lucia a Roma, dove Umberto viene rivoltato e rimesso in sesto, tra farmaci diversi per  la sua malattia, sedute psicologiche, fisioterapia, terapia occupazionale .

Ora è nuovamente a casa. Chissà…

Grazie per l’ascolto!

Lettera firmata

Casella di testo: Dalla Terra al Cielo
Un percorso culturale all’Abbazia di Mirasole

N. 5 Luglio 2015

Spett.le Redazione di PIAZZA FOGLIA

Vi segnaliamo, nell'ambito del palinsesto culturale "Dalla Terra al Cielo", inserito nel circuito Expo in Città, che prevede ogni week-end, dal 23 maggio al 31 ottobre 2015 nella magnifica cornice della duecentesca abbazia di Mirasole in Opera (MI) una mostra permanente e un ciclo di conferenze che rileggono in chiave astronomica e scientifica le tematiche di Expo 2015, il convegno di sabato 4 luglio (ore 18:00, ingresso libero) a cura del Prof. Federico Nitamo Montecucco, Presidente del Club di Budapest Italia, la massima istituzione culturale a livello internazionale impegnata nella sviluppo, teorico e pratico, di nuovi sistemi etici e modelli di comportamento collettivo per affrontare la più urgente sfida del nostro tempo, vale a dire la custodia e salvaguardia degli equilibri ecologici del nostro pianeta, sempre più precari e a rischio.

(cfr. pagina Expo in Città: http://it.expoincitta.com/Calendario/Appuntamenti/La-Terra-Verso-Una-Nuova-Etica-Di-Comprensione-E-Rispetto-Per-Il-Nostro-Pianeta.kl).

Prossimi appuntamenti

04 luglio

Prof. Nitamo Montecucco - LA TERRA:

verso una nuova etica di comprensione e rispetto per il nostro Pianeta.

25 luglio

Dott. CESARE GUAITA - IL PIANETA MARTE:

dal mito dei canali di Marte alle più recenti scoperte delle sonde, alla ricerca di acqua e vita.

La tematica di fondo dell’Esposizione Universale 2015 è legata al problema, quanto mai impellente, della tutela dei delicati rapporti che rendono possibile nella sua globalità la Vita sulla Terra. Passata indenne dalla guerra fredda, l’Umanità si trova comunque a fare i conti con le minacce provenienti dallo stesso livello vertiginoso di crescita che essa continua a seguire, pur a fronte del rischio capitale dell’autoannientamento.

Forse nessun movimento intellettuale ha saputo raccogliere e elaborare in maniera più rigorosa e complessa il noto imperativo categorico di Hans Jonas “agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra”, quanto il Club di Budapest, fondato nel 1993 dal celebre filosofo Ervin László candidato due volte al Premio Nobel per la Pace per il suo impegno nella creazione di una “coscienza globale”, insieme scientifica, economica, morale e politica.

Il Prof. Nitamo Montecucco, rappresentante italiano del Gruppo che annovera personaggi autorevoli (tra cui il Dalai Lama), terrà, più che una semplice conferenza, un invito prima a prendere coscienza e poi a partecipare attivamente al cambiamento, introducendo l’ospite alla necessità di una visione olistica delle relazioni su cui si reggono i ritmi di Gaia, la nostra casa comune sempre più violata e devastata da interessi particolari.

La cornice della duecentesca Abbazia di Mirasole costituirà un ulteriore stimolo per ripensare, a partire da realtà storiche antiche ma non per ciò superate, nuove prospettive di integrazione tra l’uomo e l’ambiente, capaci di armonizzare e rendere compatibili le esigenze dello sviluppo con quelle della conservazione.

Profilo  dei relatori

NITAMO  FEDERICO MONTECUCCO

Laureato  in medicina e chirurgia presso l’Università di Milano,direttore dell’Accademia Olistica del  Villaggio Globale di Lucca. Medico esperto in psicosomatica e ricercatore in neuropsicologia degli stati di coscienza. Dal 2012 insegna al Master di medicina complementare dell’Università  di Medicina di Pavia e Medicina olistica presso il Centro di Ricerca sulle Medicine Naturali dell'Università di Milano, associato all'OMS. Insegna Sviluppo del potenziale umano presso l’Università di Siena. Dal 2001 è membro del Planetary Ethic Alliance e Presidente del Club di Budapest Italia dal 2001 (che  conta  tra  i membri onorari, 6  premi  Nobel per  la  pace e  ha  sedi  in 19  nazioni)

Nel  2010  e  2012  ha  realizzato i film  “Olos, l’anima della Terra”  e “Global shift la R-evoluzione della consapevolezza globale”, patrocinati dall’Unesco (ONU), Club di Budapest International e con sostegno del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali.

Ha vissuto  in  India  e  Nepal   per  approfondire  le  medicine  sacre  yogiche, tantriche  e  tibetane, e fare esperienza degli stati di meditazione profonda. Per tre anni ha vissuto negli USA per approfondire le tecniche di psicosomatica, regressione, emotional release e terapie di gruppo.

Inventore dell'elettroencefalografo  Brain  Olotester    ricercatore  sulla  neurofisiologia della salute globale e della meditazione. Dall’85 tiene corsi e gruppi in Italia e in Svizzera. Autore di articoli e saggi sulle principali riviste italiane,citiamo tra gli altri: "Energia Vitale", Riza Scienze; coautore  di  "Politica e Zen", Feltrinelli Ed.; "Le  divisioni  del  Cervello  e l'Unità  della  Coscienza", FCE Ed.; "Psicosomatica Olistica"  (2 voll.) FCE Ed.; "Lo Sviluppo   del  Potenziale  Umano  nei  Gruppi di  Crescita" FCE Ed.; "Cyber La Visione Olistica", Ed Mediterranee.7

CESARE GUAITA

Nato a Tradate (VA), laureato in Chimica, specializzato in Chimica organica, lavora come ricercatore presso i laboratori di una grande azienda. E’ uno dei maggiori esperti europei di cosmochimica, esobiologia e planetologia, ha pubblicato, su riviste divulgative e professionali, un centinaio di articoli di interpretazione chimica e geologica di dati ottenuti da esplorazioni planetarie. Ha effettuato ricerche originali nel campo delle comete e sui meccanismi della sintesi cosmica di molecole organiche. E' conferenziere del Planetario di Milano, presidente del G.A.T., Gruppo Astronomico Tradatese e socio di molte società astronomiche italiane e straniere. Ha un' enorme esperienza nel campo

della didattica e della divulgazione dell'Astronomia, cui si dedica assiduamente da 30 anni. Autore di diversi libri: “Alla ricerca della vita nel sistema solare “ (Mondadori) – “I pianeti e la vita“ (Gruppo B) - “I giganti con gli anelli” (Guppo B).

UFFICIO STAMPA ASSOCIAZIONE ASTRONOMICA MIRASOLE

DALLA TERRA AL CIELO

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Casella di testo: Esiste un’opposizione a Rozzano?

N. 6 Settembre 2015

Mauro Valenti

A poco più di un anno dalle elezioni comunali l’opposizione rozzanese latita: qualche intervento sulle manutenzioni stradale, dei report sulle partecipate e poco altro -  Sel, come dichiarato dal segretario cittadino,  ha prodotto in un anno tre iniziative (per lo più slegate dal territorio) e tre volantini (di cui uno sul “caso D’Avolio”), messe insieme fanno una iniziativa ogni due mesi , ed è (sempre secondo il segretario) il secondo partito dell’opposizione più attivo (dopo il Movimento 5 Stelle)!

 

Una così repentina debacle ha valide motivazioni:

· le priorità: ad esempio: la famiglia, la casa ed il proprio lavoro

· le competenze:  per approfondire tutte le materie sottoposte al consiglio occorre un impegno che non tutti sono disposti ad assumersi

· il lavoro: enorme, spesso affrontato da singoli soggetti, e non ricompensato adeguatamente

· L’inesperienza

· L’interesse: mancano sufficienti motivazioni personali

· ...

Da quanto emerso la politica ne esce male; la si vede come un’attività di volontariato, svolta nei ritagli o da chi ha tempo da perdere.  Non è un caso, infatti,  che la più temuta organizzazione presente sul territorio comunale, sia il comitato “Occhi Aperti”  oggetto di attacchi, cha hanno superato il livello democratico della dialettica e si sono attestati su quello della querela giudiziaria.

La conseguenza di tutto ciò è che le elezioni sono viste come una gara podistica dove ci si complimenta con il vincitore dimenticandosene il giorno dopo.

Che fine hanno fatto, tutti i candidati consiglieri non eletti? E chi si proponeva di gestire questa città come assessore?

E’ chiaro che tale atteggiamento può fare felice chi ci governa.  In fondo, penso che abbiamo il sindaco che ci meritiamo.

Che fare?

Fare proposte è la parte più difficile, si rischia di apparire presuntuosi, ma, alla fine, è anche necessario:

Il primo passo è riconsiderare drasticamente quanto fatto fino ad ora: aprire la sede, promuovere la partecipazione, riacquistare credibilità ed autorevolezza, ormai ridotta ai minimi storici, per fare ciò, occorre, mettere da parte l’orgoglio e farsi aiutare da chi per anni ha dimostrato di saperlo fare (mi riferisco in particolar modo ad Igino Gabriele e Roberta Pergolini)

Successivamente organizzare un incontro pubblico trasversale per costruire (o ricostruire) un tessuto politico sul territorio e poter coinvolgere soggettività che abbiano ancora voglia di impegnarsi concretamente.

Verificare la possibilità di aprire sportelli tematici rivolti alla cittadinanza

Volutamente non ho parlato degli argomenti che secondo me si devono  trattare, perché questo è, nella fase attuale,  secondario. “Il modo migliore per diventare noiosi è dire tutto” , quindi mi trattengo, rimandando, caso mai, in un secondo momento il seguito.