Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno VI - N. 4 – Aprile 2019

Caso Cucchi: il carabiniere che ha confessato ora ha paura. “Non mi manderete dalla D’Urso, vero?”

Spinoza.it

Frecciarossa

Anno VI- n.4 – Aprile 2019

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Globale

Andiam, andiam, andiamo a lavorar 2

Seconda parte. Lavoro, immateriale, conoscenza, salario, tempo, capitale umano

Archivio tematico dei numeri precedenti

Locale

La giornata d’uno scrutatore

Note, citazioni, pensierini sulle prossime elezioni a Rozzano e in Europa

Azzerare il cemento dal PGT si può!
Il Tar dà ragione al Sindaco di Pieve Emanuele; bloccate nuove costruzioni su aree agricole

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

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Territorio

Globale

Diritto alla città, beni pubblici, amministrazione locale

Teoria, giurisprudenza ed esperienze amministrative

Nel mese di Aprile 2019 abbiamo pubblicato

Ci vuole il manico

Un tributo a Mr. Leo Fender, elettrotecnico

Cultura

Locale

Noi non ci saremo…

Comunicato del comitato per la costituzione di una lista civica di sinistra a Rozzano

Manifesto serigrafato dal Movimento degli studenti di Architettura nel 1973.

Da un progetto di Albe e Lica Steiner

Giovanni Pesce, Visone, comandante della 3° GAP

Verso il mattino mi addormento. Mi sveglia il trillo del telefono, all’alba. E’ Vergani. Pronuncia le parole che aspetto ormai da tanto tempo. Il momento è giunto. Tutte le pene, i lutti, le persecuzioni stanno per finire. Mi pare impossibile. Non avrei mai immaginato di ascoltare al telefono quelle parole: “La città insorge, agisci con la tua brigata secondo il piano prestabilito”. Forse mi ero sempre figurato che le parole fossero gridate alle folle sulle piazze.
Scendo in strada. E’ il 25 aprile. C’è gente. Ci sono operai armati, squadre di giovani che corrono verso le caserme abbandonate nella notte
dai fascisti(…) Il nemico non è ovunque battuto: asserragliato nei fortilizi e nei punti strategici, tenta la fuga sui mezzi corrazzati.(…) Finalmente mi sento in un mondo pieno, completo, vivo. Io che per mesi senza fine ho lottato con piccoli gruppi di tenaci patrioti; io che per mesi mi sono mosso come un’ombra, isolato, senza contatti se non quelli (tanto rari e fuggevoli da sembrare irreali) con esponenti del comando regionale, con le staffette o con pochi altri compagni della brigata; io, in mezzo a tutta questa gente, a questi operai, a questi giovani, a queste donne mi sento immerso in un grande mare di affetto. Fino a ieri ho camminato nelle strade di questa grande città considerando i passanti potenziali nemici, dubitando di tutti, sospettando di ognuno. Oggi, confuso in questa folla amica, è come se uscissi da un incubo. Mi accorgo che le case sono belle case, che le strade sono ampie e che sopra di me c’è il cielo. Mi sorprendo a pensare cose come queste e mi fermo davanti al portone della OLAP. C’è un gruppo di operai, tutti hanno un fucile. Un uomo dà alcuni ordini. Mi fermo ad osservarlo. Mi vede e mi chiede chi sono. Parlo. Finalmente parlo. (…) L’uomo rimane qualche secondo senza parlare, poi all’improvviso mi abbraccia, mi afferra per le gambe e mi alza tenendomi in alto, sopra gli altri, e grida. Tutti capiscono che sono un amico, che sono un partigiano.(…)
E’ un grande giorno. E’ il grande giorno.
C’è tutta la città che corre e grida, che risorge. Per ore e ore le squadre dei GAP e dei SAP, degli operai, dei giovani, in attesa delle formazioni di montagna in marcia verso Milano, corrono da un quartiere all’altro per eliminare
un nido di resistenza fascista, per arrestare un gerarca, per costringere alla resa un reparto tedesco. Quarantotto ore prima eravamo pochi ora siamo folla. Però, dietro di noi a sorreggerci, ad aiutarci, a nasconderci, a sfamarci, a informarci, c’è semre stata questa massa di popolo che ora corre per le strade, si abbraccia e ci abbraccia, e grida: “Viva i partigiani”.

 

Giovanni Pesce, Senza tregua. La guerra dei GAP, Milano 1967

W IL 25 APRILE