Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno V - N. 3 – Aprile 2018

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Territorio

Rigenerazione urbana. Dal nostro “progetto centro”, al caso di Roma Un appello — denuncia di studiosi e urbanisti

Frecciarossa

Anno V- n.3 – Aprile 2018

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Globale

Effetto Rosatellum: il grande sconfitto è il principio di sovranità popolare

Cosa succede in città

Archivio tematico dei numeri precedenti

Cultura

Tecnologie radicali

Ideologia e mercato nella trasformazione digitale della nostra vita quotidiana

Globale

Appello di 29 accademici europei sul sequestro della nave di soccorso Open Arms da parte delle autorità italiane

In questo numero

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

www.piazzafoglia.it

Globale

Reato di solidarietà: quando la legge non ammette sentimenti

Come eravamo

Casella di testo: Cascina Fornace a Valleambrosia (oggi officina di Amiacque), anni ‘70

Cultura

Knowledge is power, la conoscenza è potere, diceva qualcuno. Vero Mr. Zuckerberg?

Contributi

Dopo il 4 marzo

Dalla delusione alla riflessione; dall’amarezza al ragionamento

L’editoriale

Destra, sinistra, sopra e sotto

 

C’è una vecchia canzone, La Nave, in cui Giorgio Gaber racconta di una nave, amara e ironica metafora, con le sue classi I, II, III e via scendendo (“…donne, negri, ebrei…”), che procede nella sua navigazione, ma prima un beccheggio più accentuato e poi il mare procelloso, provocano ai suoi passeggeri un insopportabile mal di mare. Scoppia allora una battaglia a suon di rigurgiti tra chi sta sopra e chi sta sotto e, ovviamente, chi sta sotto ha la peggio. Già se la passano maluccio col mare calmo, laggiù nelle parti basse dello scafo, quando poi arriva la tempesta, chi sta sopra elimina le proprie scorie rigettando sui piani inferiori. Ed è difficile da lì sotto evitare i conati di chi sta sopra: anche quelli sotto cercano di liberarsi, ma vomitare verso l’alto, come tenta di fare il nostro Signor G, è difficile, impossibile, e allora ti liberi dove capita e su chi capita. E di sotto  si comincia a faticare a trovare spazi adeguati per liberarsi e i vicini, quelli messi peggio, possono tranquillamente beccarsi conati e rigurgiti.

Provando con il necessario rispetto a dare un seguito alla metafora di Gaber, rileviamo come manca e dritta nella nave travolta dalla tempesta si sono confuse. Navigando col vento che soffiava sulle vele a mancina, il vascello si è scoperto completamente fuori rotta: anziché ritrovarsi protetto dai venti tempestosi, si è trovato esposto alla più brutale delle tempeste che hanno sconvolto i mari e molti di quelli di sotto ora si trovano sotto la linea di galleggiamento. I capitani avevano visto male; le previsioni meteo erano clamorosamente sbagliate: indicavano sole e bel tempo un po’ per tutti, soprattutto nei mari di questo nostro vecchio continente, invece… Così venivano abbandonati porti e baie protette, il mare divenne un oceano vasto, senza più confini  (anche se in verità qualcuno non ha mai smesso di chiedersi come mai mentre casse e barili e signore imbellettate della prima classe, salivano e scendevano liberamente dal vascello, uomini e donne scalzi e malvestiti venivano ricacciati nella stiva o abbandonati sulle zattere). E proprio quei capitani che avevano sempre detto di voler offrire a chi stava in terza classe un po’ di comfort, per essere moderni e spregiudicati, collaborano ora attivamente a gettare in mare salvagente e scialuppe (quelle della seconda e terza classe, beninteso), perché la nave più “leggera” possa competere con vascelli pirati, che perdono olio e sbuffano fumi, ma hanno schiavi ai remi che spingono di brutto!

Così nelle classi di sotto — come storia insegna — si fa strada un’evidente insofferenza un po’ per tutti i capitani, che hanno guidato il vascello alternandosi al timone, ma mantenendo spesso la stessa rotta. Sembrava che qualcuno avesse inchiodato il timone! E anche i comandanti in seconda, il nostromo, insomma un po’ tutti, ufficiali e sottoufficiali, più o meno colpevoli o consapevoli, sono oggetto dell’ira di chi sta sotto. Si fa così largo l’idea di ammutinarsi! E siccome proprio quei capitani che prima guidavano le rivolte, ora sembrano entusiasti estimatori della nuova rotta, cosi nuovi capitani hanno cominciato a soffiare sul fuoco e tentano ora l’assalto alla cabina di comando. Senza porsi troppe domande su chi ha inchiodato il timone, i nuovi capitani cercano colpevoli facili da individuare: qualche sfigato giù nella stiva, qualche romantico sognatore o qualche sottufficiale azzimato…

Il 4 marzo scorso prima, seconda e terza classe, pur nella nausea generale, sono andati a scegliere qualcuno che prendesse il timone. Sarà l’effetto della tempesta, ma seconda e, soprattutto, terza classe sembrano decisamente affollate e guardano con rancore verso l’alto… e spesso anche verso il basso o verso il vicino e si fatica a riconoscere e a delineare chi ha tracciato la rotta e perché. Mica facile in realtà e il fatto che da vent’anni i capitani si alternano al timone mantenendo quasi la stessa rotta non aiuta a ragionare lucidamente.

I nuovi capitani hanno la forza, e la faccia tosta, per spacciare come nuova una rotta che è poi sempre la stessa e spesso sono gli stessi anche ufficiali e sottufficiali: scialuppe e salvagente in prima classe – poche tasse, più o meno piatte -, buttare a mare chi si è nascosto nella stiva, punire qualche sottufficiale con la divisa stirata, promettere qualche bracciolo a chi sta annegando…

La linea di navigazione deve essere ridisegnata, il timone schiodato; bisogna studiare e capire come fare a cambiare pezzi di motore che non girano più o provare ad andare a vela, dare una regolata su in prima classe – altro che salvagente! - e soprattutto convincere quelli della terza classe! Se qualche vecchio capitano vuole dare una mano bene, ma si tolga la feluca e ceda il cannocchiale se vuole che il vento ricominci a distinguere la dritta e la manca.

Manifesto del Movimento Studentesco di Architettura per il 25 aprile 1970. Grafica di Lica e Albe Steiner