Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno IV - N. 7 – Settembre 2017

Ad un anno dal sisma il governo fornisce i dati dei risultati ottenuti: consumo di amatriciana +210%

La banalità del male

 

Nel 1961 Hanna Arendt, per conto del periodico New Yorker, seguì a Gerusalemme il processo al criminale nazista Adolf Eichmann, rifugiatosi in Argentina nel 1945 e lì catturato degli israeliani nel 1960. Successivamente raccolse le sue riflessioni in un famoso libro dal titolo Eichmann in Jerusalem - A Report on the Banality of Evil, tradotto successivamente in italiano con il titolo: La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme.

Il processo si concluse con la condanna a morte di Eichmann. Ciò che colpì la Arendt fu la assoluta normalità di quell’uomo, che, come altri, applicò diligentemente norme e protocolli, definì e utilizzò con burocratica efficienza procedure e pratiche, nel pieno rispetto della legalità del suo Stato: "le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso". Uomini mediocri, funzionari ligi al dovere, impiegati grigi e gentili, che magari la sera prima avevano letto Goethe o ascoltato Bach e la mattina successiva si impegnavano nella più tragica e imponente opera di sterminio razziale che uno Stato abbia mai pianificato ed attuato. Ordinary people, gente comune, rispettosa delle leggi, dei costumi, degli usi e della religione, era convinta che ciò fosse necessario proprio per salvaguardare il loro primato di cittadini che obbedivano a quegli usi, a quella religione e a quelle leggi per nascita, credo e colore della pelle.

E’ la stessa maligna banalità che trabocca oggi dalla rete, dai social più popolari, ma anche al più tradizionale bar, implementata dall’ipocrita premessa “io non sono razzista, però...” e suggellata spesso da un’ignoranza orgogliosamente esibita come marchio di appartenenza a questa nostra ordinary people, la quale difficilmente legge Goethe e ascolta Bach, che odia e irride la “casta” di coloro che almeno una vaga idea di congiuntivo la possiedono.

A poco servirebbe ricordare qualche dato: che l’Italia ha poco più dell’8% di popolazione immigrata, meno dell’Austria, che anche per quanto riguarda i profughi e i richiedenti asilo siamo tra gli ultimi in Europa, che siamo un paese che invecchia con saldo demografico negativo e oggi anche saldo migratorio negativo, che il flusso dei profughi è sostanzialmente stabile, ecc. Servono a poco i numeri e ancor meno richiamare la complessità storica, economica e sociale della questione migratoria. Conta assai di più la sensazione, la narrazione, la leggenda. Anche le favole più improbabili e miserevoli, come quelle sulle spalle robuste dei giovani immigrati o sulle loro scarpe da ginnastica immacolate, riescono a trovare ascolto convinto in questo deserto della ragione e della ragionevolezza. Conta il racconto su  facebook o in fila al supermercato: “pensi quella famiglia di immigrati ha ottenuto un alloggio popolare, mentre quegli italiani aspettano da anni!” Con buona pace del bisogno: quanti sono in famiglia, qual è il reddito, a quando risale la domanda. La parola “razzista” evoca cappucci e croci in fiamme o elmetti con la doppia S, ma è proprio nell’apparente ingenuità e spontaneità di quel  “prima i nostri” che alligna in realtà la ferocia della banalità del male. Suona vuoto e privo di appeal per questa ordinary people  ricordare che in un mondo di libertà e di democrazia, come quello che delinea la nostra Costituzione, è il bisogno che fonda il diritto, non il luogo di nascita, la religione, il colore della pelle. Ma la politica mainstream, i partiti, dalla Lega al PD, da Forza Italia al M5Stelle, attenti e proni agli umori che la loro stessa propaganda ha contribuito a creare, si sfidano nella poco nobile tenzone a chi meglio compiace i rancori di questa gente comune, di questi penultimi che scaricano sugli ultimi la propria crisi, il disagio, le ingiustizie assolutamente reali, ma che altrettanto certamente non dipendono da quegli ultimi, dai migranti, dai profughi.

E con un tocco di pessimismo finale, non possiamo non rilevare come ha buone probabilità di essere una battaglia persa - battaglia di civiltà, di umanità e di cultura innanzitutto -, quella contro questo imbarbarimento civile, se non trova nella politica, nel sistema dei media e della cultura le voci e le azioni di contrasto adeguate. Sappiamo che non mancano le opinioni, i ragionamenti e le proposte che affrontano con umanità, solidarietà e raziocinio questo tema; ci auguriamo che resistano e si allarghino nella politica e nella società civile, ma ci assale lo sconforto se pensiamo alle orride forme che può ri-prendere il paesaggio politico nel dominio di questa banalità del male.

Scuola

Scuola: nuovo inizio, nuove pene

Note sulla proposta di riduzione di un anno del corso di studi liceali

Locale

Fuori dal partito di Renzi, per unire la sinistra, per “cambiare passo all’Amministrazione”, ma il PD resta “l’alleato naturale” Intervista all’Assessore Stefano Apuzzo

Buon vivere

Frecciarossa

Cultura

“La cecità è anche questo, vivere in un mondo dove non ci sia più speranza”. Josè Saramago, Cecità

Anno IV- n.7 – Settembre 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Giustizia

1993-1994: un biennio da riscrivere. E intanto “Faccia di mostro” muore per infarto

Cosa succede in città

Archivio tematico dei numeri precedenti

La foglia nel piatto

… e vai con i funghi!

Locale

La palude rozzanese e i furbetti del quartierino

Globale

Vaccini e prevenzione: non scherziamo con la salute!

Globale

Piccola storia in due tempi, di più di 100 anni fa, in cui si ascoltano la voce delle autorità e il saggio giudizio di un politico del tempo

In questo numero

Come eravamo

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

www.piazzafoglia.it

Casella di testo: Il “Gamba de’ legn” sulla Pavese all’altezza della Filatura de Schappe 1925

L’editoriale

La redazione di Piazza Foglia augura a tutti gli studenti, alle loro famiglie, ai lavoratori della scuola e della conoscenza un Buon Anno Scolastico!

Trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere

(Piero Calamandrei)

Due mesi sono tanti; ne accadono di cose in due mesi! Ma Piazza Foglia deve fare i conti con le sue forze… e con la pausa estiva. Pertanto ritorniamo a Settembre, al suono della campanella di inizio anno scolastico. E ritorniamo di fronte a un paesaggio politico cittadino che sta mutando e si arricchisce di nuovi soggetti politici e civici. Il costituirsi di nuove aggregazioni politiche e comitati civici porta ad interrogarsi sul prossimo confronto elettorale. Noi ci auguriamo che il fermento continui e vorremmo che si manifestasse con idee e progetti e non ricadesse nella costituzione di gruppi vocianti, ma che poi si traducono di fatto in voti e consenso disponibili al miglior offerente, come nelle peggiori tradizioni della nostra piccola città.