Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno IV - N. 9 – Novembre 2017

Ma si quante storie, fanno bene a stare ore e ore in fila per accaparrarsi l'ultimo modello di iphone! Anch’io lo farei se fossi rincoglionito!

Centro… di gravità permanente

 

Questo era il titolo di apertura del numero di ottobre 2014 di Piazza Foglia. Il centro in questione era ovviamente quello cittadino, quell’insieme di aree, spazi, parcheggi, edifici prossimi al Municipio di Rozzano e alla piazza da cui questo giornale ha preso il nome. Altrettanto ovviamente nell’articolo si auspicava un’opera di riqualificazione di questo complesso di spazi urbani, auspicio che si concludeva con il desiderio di una Rozzano, “in cui ogni frazione trovi la sua "piazza" e la città un centro vero e nuovo”.

Possiamo pertanto legittimamente rivendicare attenzione e sensibilità verso il tema. E forti di questa attenzione e sensibilità oggi, di fronte alla concreta possibilità che si dia corso a interventi di “riqualificazione” del centro,  dopo aver più volte su queste pagine espresso dubbi sui modi e sui contenuti del progetto in corso di definizione, vogliamo riproporre questi dubbi, perplessità. In assenza ancora oggi di parole convincenti, nonostante pubbliche interviste da parte della Sindaca e la relazione di accompagnamento all’approvazione del piano da parte della giunta, vogliamo utilizzare la formula dubitativa. Proviamo cioè a formulare alcune domande.

1 Il bando della Città Metropolitana sulla “rigenerazione urbana” delle periferie, prevede la riqualificazione di spazi pubblici, edifici e luoghi. Rozzano si è aggiudicata un finanziamento di 4,5 milioni, a cui vanno aggiunti 1,4 milioni di fondi propri, per demolire e ricostruire altrove un edificio. Siamo proprio sicuri che ciò rispetti lo “spirito” di un bando che punta al recupero di spazi, luoghi, risorse per la qualità urbana e non alla costruzione di nuovi edifici?

2 Fondamentale in opere di ridisegno di luoghi e spazi urbani è la condivisione e la partecipazione dei cittadini, il loro coinvolgimento, che deve avvenire senza demagogie, ma evitando l’inganno di scelte già compiute e con una partecipazione commisurata all’importanza dell’oggetto. Possiamo ritenere 417 questionari distribuiti nelle scuole – a pochi giorni dalla fine delle lezioni –, che hanno coinvolto 1.560 cittadini, compresi gli scolari di 5 anni, un adeguato percorso di coinvolgimento e condivisione in una città di 42.000 abitanti?

3 Le risorse proprie dell’ente, cioè quell’1,4 milioni di cui sopra se non provengono dal’alienazione dell’attuale Fellini, con relativi diritti edificatori per nuova residenza, da dove provengono? E’ corretto legare un progetto complesso per cui si percepiscono finanziamenti pubblici al buon fine di un’operazione immobiliare?

4 La pessima qualità e il degrado delle aree in oggetto, è causata all’indeterminatezza del disegno urbano generale e, soprattutto, alla presenza delle stecche dei “negozi”, esempi di provvisorietà e di abbandono, agenti attivi di degenerazione urbana. Essi, a quanto pare, non vengono in alcun modo coinvolti in questo progetto. E’ possibile produrre una nuova qualità urbana senza coinvolgere sin da subito questi edifici nell’intervento? Si sono fatti tutti i passi necessari per coinvolgere ALER, ente proprietario dei “negozi”?

5 Si pensa che la sola introduzione di una nuova funzione urbana, l’edificazione di un nuovo edificio, collocato tra le aree e le costruzioni esistenti, per quanto dotato di qualità estetiche e funzionali, possa di per sé riqualificare l’insieme di spazi urbani che non mutano sostanzialmente qualità e forma?

6 L’intervento sui “negozi” e sulle aree circostanti è rimandato. Non vi è il concreto rischio di andare incontro all’ennesima opera incompiuta, spostando ciò che già c’è e procedendo senza un’idea organica del centro città?

Facciamo queste domande – tendenziose? – sperando di ricevere risposte convincenti e capaci di dissolvere i nostri dubbi  ancora prima di andare online. Se ciò dovesse accadere ci scusiamo con i lettori, ma saremmo soddisfatti di non dover assistere all’ennesima occasione mancata.

 

Scuola

Alternanza scuola — lavoro

Poca scuola e tanto lavoro (non retribuito) per studenti e insegnanti

Contributi

Sinistra. Spunti di riflessione, pensieri liberi….

Buon vivere

Frecciarossa

Cultura

L’Appello. Daniele Silvestri appoggia la campagna di Agende Rosse: spettacolo e riflessione al Forum

Anno IV- n.9 – Novembre 2017

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Giustizia

Tutti contro Davigo

Ma cosa diceva Paolo Borsellino ce lo siamo dimenticati?

Cosa succede in città

Archivio tematico dei numeri precedenti

La foglia nel piatto

Polenta!

Globale

La farsa del referendum e la questione dell’autonomia

Riflessioni dopo il voto

Società

La campagna  Ero Straniero – L’umanità che fa bene e il Programma Italia di Emergency Onlus

In questo numero

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

www.piazzafoglia.it

L’editoriale

Territorio

Torna l'allarme cemento nelle risaie della Cascina Basmetto che sarà circondata da palazzi di 7 piani

Il campo di via Buozzi è sempre là, incastrato tra la piscina Targetti e la cascina Dosso. Il suo destino sembra ineluttabile e, come un vecchio che aspetta il suo momento, vive alla giornata senza più nulla aspettarsi dalla vita. E’ scritto che sarà cemento, prima o poi. 

Da bambino, ricordo che a maggio il fattore della cascina, il Villatora, passava seduto sul suo triciclo tagliaerba e in poche ore falciava il tenero trifoglio che restava a terra cumulato in lunghe file parallele.

Con gli amici passavamo subito dopo per catturare ii grilli che scappavano in tutte le direzioni per divertirci a infilarli nelle cassette delle lettere negli androni dei nostri palazzi. 

Un po’ più grande, ricordo che il prato diventò un campo di calcio. Due belle porte e via. Partite interminabili, tanto divertimento. Là si svolgevano anche le feste del paese organizzate dagli amici dell’oratorio. Poi, piano piano, quel campo andò in disuso. Prima venne concesso ai circhi per piantarvi i loro tendoni; quando andavano via, lasciavano solchi profondi nel terreno che giocarci era impossibile, si rischiavano fratture. Le porte di ferro si arrugginirono e caddero, l’erba non fu più tagliata.  È un peccato che uno spazio così non sia stato più utilizzato. Vedo a Milano, al parco di Trenno, tutte le sante domeniche mattina un gruppo di signori più che attempati arrivare, ergere porte di fortuna, indicare sommariamente le linee laterali e di fondo e poi, sfidarsi in partite al cardiopalmo, indossando le magliette dei loro campioni di qualche anno fa (Zamorano, Vieri, Zidane, Maldini, ecc.), coperte da pettorine per non confondersi. Non hanno bisogno di prenotare il campo e nemmeno delle docce. Come si faceva un tempo, la doccia si fa a casa poi, dopo essersi tolti di dosso chili di fango ed erba.

Lamento per il campetto di via Buozzi

Mi chiedo perché a Rozzano non esista uno spazio e un’abitudine come questa. Alle volte basta poco: qualcuno che cominci a dare due calci, qualcun altro che si aggreghi, uno che proponga una partita e poi la promessa di una rivincita la settimana dopo. Ah già, dimenticavo: quell’area è destinata al cemento. Per gli urbanisti e i redattori del PGT non avrebbe alcun senso un campo di calcio libero proprio lì. Al massimo lì, una volta costruiti un po’ di palazzi, con i loro bei parcheggi, si potrà pensare ad un parchetto per i bambini uguale a tanti altri in una periferia milanese che diventa sempre più grigia e monotona. Dove è impossibile pensare di essere sorpresi da un vero campo di calcio, in mezzo al paese, in cui vecchi bambini si sfidano ancora al gioco più bello del mondo. Dove è da matti pensare di poter lasciare lì un’area a verde, semplicemente così come è: un campo tra i tanti che costituivano il nostro territorio, dove d’inverno si vede la brina e si posa la neve, dove d’estate nascono i fiori e saltano i grilli. 

Festa popolare nel campetto di via Buozzi 1980