Periodico di informazione, cultura, opinioni

Rozzano Anno V - N. 6 – Luglio 2018

Salvini dà i primi taser alle forze dell'ordine. Quelli per la Guardia di Finanza saranno a salve.

 

Spinoza.it

Giustizia

Guai ad essere un’anomalia in questo paese

Frecciarossa

Anno V- n.6 – Luglio 2018

Distribuzione Gratuita

Registrazione al Tribunale di Milano n. 70 del 17.03.2015

Edito dall’Associazione  Rozzano Oggi

 

Locale

Rozzano: beni culturali e beni comuni

Memoria, paesaggio e patrimonio collettivo

Cosa succede in città

Archivio tematico dei numeri precedenti

Locale

Una rotonda sul mare

… e gli infiniti cantieri stradali a Rozzano

Globale

Una proposta in 7 punti contro le politiche proibizioniste sulle droghe

In questo numero

Direttore: Adriano Parigi

Direttore Responsabile: Elisa Murgese

Redazione: Stefania Anelli, Gabriele Arosio, Niccolò De Rosa, Daniela Giannoccaro, Giuseppe Foglia, Marco Garritano, Fiorella Gebel, Marco Masini, Elisabetta Martello, Lorenzo Parigi, Franco Spiccia, Gigliola Zizioli  

Mail: posta@piazzafoglia.it

www.piazzafoglia.it

Società

Disobbedienza civile contro le scelte dell’Italia sull’aiuto a profughi e migranti.

Un appello

Come eravamo

Casella di testo: Il Naviglio di Pavia, la conca e l’edificio della Filatura De Shappe. 
Foto degli Anni ‘70

Cultura

L’esperimento di Milgram

L’editoriale

Le parole e le cose

 

Non vi è osservatore che non abbia messo in risalto il mutare del senso che molte parole hanno acquistato nel vocabolario politico attuale e come molte di esse si siano voltate esattamente contro il loro significato originario. Prendiamo la parola riforma. Essa è stata da sempre collegata ad un cambiamento che allargava e faceva avanzare i diritti per soggetti sociali deboli. La riforme davano speranza di migliorare le proprie condizioni; esse erano il veicolo attraverso cui si poteva realizzare un progresso della qualità della vita di moltitudini. Oggi essa induce pensieri opposti! Le riforme, soprattutto quando – ahinoi! - sono “strutturali”, segnano un restringimento dell’orizzonte. Lo Statuto dei Lavoratori del 1970 ha riformato le relazioni di lavoro e alcuni connotati del mercato, nel senso di offrire ai lavoratori, alle persone, diritti e garanzie. Le riforme del lavoro di questo trentennio, hanno invece assunto come referente, come soggetto da soddisfare, il mercato. Oggi la riforma non ha come faro la condizione umana del lavoratore, ma la flessibilità, l’efficienza, la produttività… tutti concetti che fuori da un riferimento ai bisogni di uomini e donne, servono solo ad aggettivare un mercato che diventa il supremo regolatore delle nostre esistenze.

Quando le parole ruotano su stesse – qualcuno le fa girare, ovviamente – provocano un disorientamento in chi le usa e le ascolta che viene così maturando la convinzione di essere stato raggirato. E di ciò approfitta una propaganda che usa l’eco di questo vocabolario, rovesciato attraverso una inaccettabile semplificazione, parlando direttamente alla rabbia di chi si sente frodato, producendo un percezione aumentata di una già dura realtà.

Consideriamo tre parole pregnanti, di cui in realtà sentiamo più spesso la “riduzione” ideologica a categorie politiche e visioni del mondo: popolo, sovranità e protezione.

Partiamo dalla nostra Costituzione: essa assegna al popolo, ai cittadini tutti, la sovranità politica, nei limiti propri delle regole costituzionali, e dice che la repubblica ha il “compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano l’uguaglianza; ovvero, lo stato, la comunità politica organizzata, si assume il compito di attuare una protezione dei suoi cittadini più deboli in nome dell’uguaglianza sostanziale. Tre belle parole, non c’è che dire. Allora perché esse vengono usate, attraverso la loro ideologizzazione, populismo, sovranismo e protezionismo, per connotare le nuove e reazionarie politiche e visioni dei rapporti economici e sociali? Non è questo il luogo e lo spazio per avviare una disamina, anche sommaria, dei tre termini. Populismo, sovranismo e protezionismo  contraddistinguono pratiche politiche, tra loro diverse ma convergenti, che “reagiscono” ad un trentennio in cui dal governo si è passati alla “governance”, ovvero, da un potere riferito alle scelte elettorali e alla rappresentanza della volontà popolare, si è approdati ad un meccanismo più complesso a cui partecipano soggetti portatori di interessi “altri” – finanza, imprenditoria, tecnocrazia… –, con una perdita secca di sovranità da parte delle istituzioni politiche democratiche nazionali e sovranazionali e in cui la produzione e lo scambio di beni e merci hanno conquistato libertà prima inconcepibili, sconvolgendo il globo all’inseguimento degli interessi di un capitale indifferente a diritti, ambiente, sicurezza, in sostanza a quel bisogno di protezione sociale indicato anche dalla nostra Costituzione. Populismo, sovranismo e protezionismo, rovesciano in termini reazionari l’orizzonte della globalizzazione e i suoi disastri sociali, ambientali, culturali ed economici. Esse configurano una società priva delle mediazioni democratiche coi suoi limiti e regole, dove il popolo diventa una platea indistinta in rapporto diretto con la leadership, in cui il la sovranità diviene la bandiera per riproporre nazionalismi e la protezione dei più deboli dall’aggressività di un mercato globale in mano a soggetti potenti e predatori, si traduce nella riedificazione di frontiere e dazi nazionali, piuttosto che declinarsi in regole che sappiano fronteggiare dumping sociale, salariale, ambientale, salvaguardando ceti, territori e popolazioni.

Questa propaganda semplificatrice si fonda sul post-ideologico, sull’affermazione della presunta fine di ogni differenza tra destra e sinistra. Nel senso comune si è smarrita ogni carica evocativa del vocabolario di quel luogo politico, storica espressione delle ragioni e delle rivendicazioni dei ceti subalterni, che è stata la sinistra. Se non vogliamo restare definitivamente senza parole, depredati dalla retorica liberista delle “riforme strutturali” per il mercato e privati di concetti e idee dagli “ismi” dei nuovi reazionari, dobbiamo trovare la forza di riproporre le “nostre parole” con la carica positiva e progressiva che esse hanno sempre avuto e che la nostra Costituzione assegna loro. Potremmo cominciare proprio rivendicando parole come popolo, sovranità e protezione.

avete letto un  bel libro — magari più di uno, che l’estate è lunga! — e i compiti non li avete fatti proprio tutti tutti… Oh, noi la buttiamo lì, poi non dite che è colpa nostra, ma a volte un libro apre degli orizzonti che nessun esercizio di grammatica può stargli dietro! Se imparate ad amare le parole, i pensieri ben formulati, le immagini che suscitano, le storie ben raccontate vi si aprirà un mondo… e la scuola farà meno paura, vi annoierà di meno, diventerà un gioco da ragazzi!

Un libro per l’estate

“Nidi gratis!” anche a Rozzano

Riparte “Nidi gratis”, la misura promossa da Regione Lombardia per sostenere le famiglie che ne hanno diritto e garantire l’azzeramento della retta per la frequenza dei propri figli ai nidi e micro-nidi.

L’Avviso pubblico per l’adesione delle famiglie alla Misura Nidi Gratis 2018-2019 verrà pubblicato nel mese di settembre 2018 e soltanto a partire da quel momento le famiglie potranno quindi presentare la domanda di partecipazione esclusivamente online sulla piattaforma “Sistema Agevolazioni – Siage”.

La domanda, se accettata, prevede l'azzeramento della retta a partire dalla data di inizio della frequenza al nido e micro-nido per l'annualità 2018-2019.  Clicca qui per saperne di più.

Globale

La riforma della legittima difesa proposta da Salvini: nessuna urgenza, solo demagogia

Per tutti i ragazzi: prima di andare in vacanza al mare o al paesello, ma anche per chi resta qui in città, passate dalla biblioteca e procuratevi un compagno per le lunghe giornate estive. Si, lo sappiamo, dovete fare un sacco di compiti, ma, magari, maestr* e prof. chiuderanno un occhio se a settembre dite loro che